lunedì 4 giugno 2018

IL FRANCESE ASCESO ovvero francesco d'assisi


il francese asceso, alias Francesco D’Assisi


Giovanni Bernardone Morosini (Moriconi) (alias Francesco d’Assisi e alias Marino Morosini) è nato a Parigi ed era uno dei figli della potente famiglia giudaica sefardita veneziana di commercianti / banchieri formata da Pietro Bernardone Moriconi e Pica de Bourlemont dalla Francia.
Fatti Chiave
Altri Nomi :   Giovanni Bernardone Morosini (Moriconi)
Anno di nascita 1181
Luogo Parigi, Francia
Linea di sangue Morosini
Sposato Sì
Figli –
Posizione :   Fondatore dei frati francescani, Primo Doge Cristianogiudaico di Venezia (1249-1253)
Morto Gennaio 1253 (72 anni)
Il nome “Francesco” (Francis) è semplicemente un soprannome – che significa “francese” – in quanto nacque appunto a Parigi. Allo stesso modo, “Assisi” è una corruzione intenzionale della antica parola che si utilizzava per indicare la locazione di Ascesi. Pertanto il soprannome “Francesco d’Assisi” si tradurrebbe più correttamente in “Il francese asceso”.
Contrariamente alla mistificazione storica, i Veneziani non ebbero alcun motivo per convertirsi al cristianesimo fino a questo momento, per cui Giovanni era certamente di religione giudaica.
Entro la fine del 12 ° secolo, il settore bancario e l’impero commerciale della famiglia Morosini (lana, tessuti preziosi, metalli, sale e grano) si estendeva dall’Inghilterra a Costantinopoli. Tuttavia, gli eventi che portarono al Trattato di Venezia e l’espulsione dei Veneziani dalla Francia nel 1182 e da Bisanzio nello stesso anno rovinò le fortune della famiglia.
Suo padre, Pietro Bernandone Morosini pose quindi suo figlio e la sua intera famiglia sotto protezione a Pisa, mentre egli tornò a Venezia per confrontarsi con i risultati del disastroso regno del Doge Vitale II Michiel. Per ragioni sconosciute, la famiglia fu in seguito costretta a lasciare Pisa ed a trasferirsi nella località conosciuta come Ascesi (oggi Assisi), dove vissero per pochi anni.
Nel 1187, l’Antipapa Beneventano Gregorio VIII fu scacciato dal potere ed esiliato, e la famiglia Morosini si spostò nell’appena commissionato Palazzo Moriconi a Lucca, destinato a restare una potente roccaforte della famiglia per i successivi duecento anni. Lì, Giovanni ed i suoi fratelli furono istruiti nelle lingue, nelle materie finanziarie e nelle leggi derivanti dai trattati di Venezia (le basi dell’odierno diritto marittimo e commerciale).
Tuttavia, fin dalla più tenera età, si narra del grande desiderio del giovane Giovanni di divenire un “trovatore”, un cavaliere militare piuttosto che seguire le orme dei suoi antenati Ebrei Sefarditi Veneziani come commerciante e finanziere.
I cosiddetti “Longhi” Veneziani, infatti, erano orgogliosi del loro status “al di sopra” della guerra e delle miserie a queste riconducibili che essi stessi avevano costantemente finanziato, e per uno dei figli di un Morosini ricercare il proprio successo in una posizione così “inferiore” sarebbe stata incontrata con grande disappunto dal padre Pietro Bernandone.
Quando un discendente dei Pierleoni – una delle più antiche famiglie di Venezia (tra i cosiddetti “Longhi”, quindi) – l’Antipapa Innocenzo III giunse al potere nel 1198, Giovanni decise di seguire la chiamata alle armi di Innocenzo III e di intraprendere la carriera militare – che implicava la sua conversione, almeno in apparenza, al cristianesimo. Tale evento è certamente la base storica del contesto legato al fatto di essere stato diseredato da suo padre Pietro Bernardone.
Giovanni lasciò Lucca non più tardi del 1201, spostandosi a Nord-Est verso le terre del famoso generale Bonifacio I, Marchese del Monferrato. Sebbene non sia chiaro se egli abbia raggiunto in effetti il Monferrato, è certo invece che il suo nobile e potente lignaggio fu riconosciuto e che egli fu catturato, imprigionato (probabilmente in attesa di riscatto) e rilasciato nel giro di un anno, probabilmente contraendo qualche forma di malattia.
Una volta fatto ritorno a Lucca, ed essersi ripreso, egli intraprese un nuovo viaggio, questa volta verso Sud con una scorta, a Roma. Lì  incontrò l’Antipapa Innocenzo III per la prima volta: un discendente della casata Ebraica dei Pierleoni/Urseoli di Venezia che incontrava un discendente dei suoi acerrimi nemici della famiglia Morosini.
Sebbene nulla di concreto emerse da questo primo incontro, è chiaro che, non essendo Giovanni stato immediatamente giustiziato, Innocenzo abbia creduto alle forti motivazioni di questo antico nemico dei suoi antenati e sia stato probilmente lo stesso Innocenzo a battezzarlo come Cristiano.
Giovanni prese quindi congedo da Innocenzo con la convinzione di divenire un grande generale e di poter vendicare l’onore ferito della sua famiglia ad opera dei Francesi e dei Bizantini. Nello stesso anno, Venezia cooperò con il Culto Romano e gli Inglesi per il trasporto delle loro truppe in sicurezza via mare e preparare l’assalto navale a Costantinopoli nell’Aprile del 1204, dando man forte alle truppe di Innocenzo ivi dislocate.
Quattro anni dopo, nel 1209, il ventottenne Giovanni Bernardone Morosini (Moriconi) ritornò da Innocenzo III con alcuni collaboratori ed un piano. Egli – Giovanni – avrebbe fatto quello che a nessuno mai era riuscito prima: convertire Venezia alla cristianità e forgiare la sua leale alleanza con Roma ed il Culto Romano. Sebbene Innocenzo non abbia probabilmente creduto alle possibilità di successo di un simile piano, diede tuttavia a Giovanni la propria benedizione.
Giovanni si recò quindi, l’anno successivo, a Venezia, dal Doge Pietro Ziani (1205 – 1229). Essendo un Morosini, Giovanni risiedette probabilmente nel Palazzo della famiglia Morosini incontrandosi lì con lo stesso Pietro Ziani.
Le proposte che egli portò a Venezia erano in fondo piuttosto semplici: fino a quando Venezia avesse agito come potenza neutrale nelle guerre tra Cristiani e Cristiani e tra Cristiani e Musulmani, avrebbe continuato a fronteggiare rischi imminenti riguardanti le fondamenta stesse del proprio potere commerciale, marittimo e finanziario. Ma se Venezia avesse supportato i discendenti dei Pierleoni/Urseoli ed il loro Culto Romano, garantendogli il potere a Roma, il loro futuro sarebbe stato assicurato, almeno fino a quando il Culto Romano avesse tenuto in pugno le sorti della Chiesa Cattolica.
Giovanni quindi propose che il Doge e le dominanti famiglie Veneziane dei “Longhi” gli garantissero la possibilità di fondare un’accademia cristiana di sacerdoti-navigatori leali tanto a Venezia, quanto a Roma che sarebbe stata rafforzata nel tempo da un editto appositamente elaborato dal Culto Romano ed impegnativo per tutte le nazioni cristiane. Di conseguenza, la Chiesa stessa avrebbe contribuito a rinforzare il monopolio di Venezia nel controllo dei traffici via mare in cambio della lealtà di Venezia, oltre che di una parte dei proventi dei traffici stessi.
Sebbene Pietro Ziani probabilmente non ritenesse possibile l’attuazione di un simile piano, egli acconsentì tuttavia a garantirgli il futuro sito della Basilica di San Marco nei pressi del Palazzo del Doge, così come il futuro sito di San Francesco della Vigna, nei pressi di Piazza San Marco, come primo Monastero Francescano e Scuola di Finanza e di Navigazione.
Utilizzando i beni della ricostituita fortuna di famiglia, anche grazie agli attacchi condotti su Costantinopoli, la costruzione della futura Basilica destinata ad ospitare i resti di San Marco – di cui Giovanni (Francesco) si era appropriato ad Alessandria – iniziò immediatamaente.
Giovanni lasciò quindi Venezia per dirigersi verso la Spagna e l’Inghilterra e reclutare i migliori navigatori del tempo per la costituzione della sua nuova scuola e del suo nuovo ordine monastico a Venezia.
Nel 1215, Giovanni ritornò a Roma per presenziare al Quarto Concilio Laterano. Nel 1216, Innocenzo III morì e ad egli successe Onorio III che prese molto a cuore i piani di Giovanni, e, non più tardi del 1219, egli assegnò ai suoi primi consiglieri il compito di vigilare sui progressi dell’Ordine dei Frati Minori.
Nella stessa direzione, i Veneziani consolidarono la loro joint-venture con il Culto Romano tramite la creazione della Santa Sede (“Holy See”) – un monopolio commerciale comprendente l’intero mondo conosciuto, fondato sul controllo dei mezzi di trasporto per il commercio, sulla conoscenza delle tecniche di navigazione, sulla mappazione e sulla cartografia così come sulla tecnologia concernente la costruzione dei mezzi navali.
La prima partnership dell’Ordine dei Frati Minori fu con l’Inghilterra: ed è così che il Culto Romano ed i Veneziani permisero per la prima volta l’accesso Inglese a tutte le conoscenze più avanzate riguardanti le più moderne tecnologie applicate alla costruzione delle navi, alle tecniche metallurgiche, alle materie militari ed all’educazione, grazie appunto al ruolo di “Francesco d’Assisi”.
Fu tale il successo dell’azione di Giovanni (Francesco) che nel 1249 egli divenne il primo Doge Cristiano di Venezia (1249 – 1253). E’ anche per questo che gli storici del Culto Romano hanno nel tempo provveduto ad eliminare tutte le possibilità di riconnettere San Francesco – della famiglia dei Morosini/Moriconi – al Doge “Marino” (marinaio, dei mari) Morosini che regnò a Venezia, tra il 1249 ed il 1253.
Nel primo anno del suo regno, i lavori sulla Basilica di San Marco furono ampliati ed il primo Bucintoro – in qualità di galea di stato – fu costruito. Quindi Giovanni invocò presso l’Antipapa Innocenzo IV (1243 – 1254) l’anello papale come riconoscimento della sua appena costituita nuova autorità.
Nel 1250, sul Bucintoro, il Doge Giovanni ed  Innocenzo IV si recarono sul mare antistante Piazza di San Marco, ed il Doge Marino lanciò ritualmente l’anello papale in mare nel corso di una cerimonia formale del Culto Romano, pronunciando le storiche parole “Desponsamus te, mare, in signum veri perpetique domini” ovvero “Noi sposiamo te, o mare, in nome dell’unico Signore onnipotente”: una cerimonia che sancì Venezia ed il mare come una indissolubile unità (Monade) – ed è così che nacque la Santa Sede (in Inglese “Holy See”: Sacro – “Holy”; “See” Mare), come la prima completamente cristiana “joint-venture” della storia tra il Culto Romano, Venezia e la Corona d’Inghilterra.
Con l’aiuto dei Francescani addestrati dai Veneziani, Papa Innocenzo IV promosse quindi nuovi centri di insegnamento a Roma, attirando i migliori e più talentuosi studiosi, come, tra gli altri, Tommaso d’Aquino. Fu sotto la supervisione e la guida di Tommaso d’Aquino che il Culto Romano sviluppò le sue più potenti armi per combattere nel mondo e dominarlo, tramite termini e trucchi legali ed i termini essenziali stessi costituenti gli odierni termini di “legge” e “giustizia”.
I Veneziani erano in effetti in possesso del più sofisticato sistema di editti marittimi, passato di Doge in Doge e formalizzato in un codice già a partire dalla fine del Decimo secolo. Quest’ultimo fu infine consolidato nella cosiddetta Legge dell’Ammiragliato (“Admiralty Law”), ovvero la legge della proprietà e del debito – la legge che regola il denaro, la terra, il mare e la proprietà. Di conseguenza, utilizzando il diritto marittimo veneziano come infrastruttura di base, Tommaso d’Aquino sviluppò una nuova serie di leggi che fu concessa di diritto anche alla Corporazione della Corona d’Inghilterra e chiamata legge dell’Ammiragliato: quest’ultima considerava tutti gli uomini e le donne nate senza titoli nobiliari alla stregua di animali, ovvero come “esseri umani” e non “uomini”, rappresentati da una persona giuridica fittizia che forniva la possibilità alla Corona stessa, a quel punto riconosciuta quale loro “proprietaria”, il loro trattamento alla stregua di vascelli, vessilli, o meglio “oggetti”.
Alla morte di Giovanni Bernardone Morosini (Moriconi), nel 1253, egli aveva adempiuto alla sua inizialmente assai ambiziosa promessa. Era nata la Santa Sede – ovvero la joint-venture tra il Culto Romano, Venezia e la Corona Inglese. Il nome della sua famiglia e la fortuna della stessa era restaurato al massimo degli onori possibili ed egli venne da quel punto in avanti ricordato come il più grande generale di Venezia e come il più grande santo del Culto Romano.
Per proteggere la memoria del più importante e riverito tra i servitori tanto di Venezia quanto del Culto Romano, Giovanni fu ribattezzato Francesco (il Francese) e promosso come santo immediatamente dopo la sua morte. Quindi, durante il Quindicesimo ed il Sedicesimo secolo, il Culto Romano ebbe la pretesa di reclamare che egli fosse andato incontro agli stessi segni miracolosi di Gesù Cristo nella forma specifica delle Stimmate. [Non Vi ricorda moltissimo la storia e le truffe di Francesco Forgione, alias padre pio???]
deca

martedì 22 maggio 2018

VETTORI IPERSONICI IN SERVIZIO: non solo Khinzal


Avendo la fortuna di seguire l'autore di Palaestina Felix e Federico Pieraccini, ho l'onore
di presentarvi questo multiarticolo d'aggiornamento tecnologico :

Federico Pieraccini su "Strategic Culture" spiega cosa siano le

armi ipersoniche e cosa voglia dire il loro sviluppo da parte russa e cinese!

Federico Pieraccini é una delle persone più oneste, competenti, informate e affidabili che abbia il piacere di conoscere virtualmente, e non mi lascio sfuggire nessuno suo scritto. 
Ha appena pubblicato un articolo molto completo sulle armi ipersoniche, in Inglese, io mi sono offerto, molto modestamente, di tradurlo in Italiano.
Spero che lo troverete interessante.
Come recentemente confermato in un dibattito tenutosi all'Istituto Brookings dal Comandante del Corpo dei Marines USA, Generale Rob Neller "Ci sono aree militari in cui gli Stati Uniti mantengono un vantaggio tecnologico (su Russia e Cina), altre in cui si mantiene una parità, ed altre ancora in cui gli USA segnano il passo, riveando un gap tecnico contro i loro principali competitori".

L'ultimo punto si riferisce ai sistemi d'arma progettati per operare a velocità ipersoniche.
Iniziamo con la semplice e pragmatica definizione fornita da 'National Interest' su cosa siano i veicoli e le armi ipersoniche:

Un veicolo ipersonico é qualcosa che si muove attraverso l'atmosfera ad una velocità minima di cinque volte quella del suono (Mach 5). Un missile da crociera ipersonico viaggia continuamente nell'aria impiegando un motore ad alta potenza. Un aliante ipersonico viene lanciato nello spazio tramite un missile balistico, dopodiché manovra attraverso gli alti strati dell'atmosfera finché può tuffarsi verso il suo bersaglio. Ambedue questi tipi di veicolo possono portare "payload" convenzionali o nucleari.

Come possiamo vedere, si parla di sviluppi tecnologici che richiedono denaro e strutture scientifiche d'esagerato livello per raggiungere tali risultati significativi e complessi. La difficoltà d' implementare sistemi di simile complessità viene spiegata da questo passaggio, tratto dalla 'Defense Review':

Una delle questioni primarie poste da 'Defense Review' a proposito dei velivoli d'attacco ipersonicie e dagli alianti ipersonici russi e cinesi é se essi generino attorno a sé un campo/scudo di plasma che possa efficacemente mimetizzarli e/o disturbare eventuali raggi laser ad alta potenza che cercassero di intercettarli, evitando così l'individuazione o la distruzione in volo. Gli scienziati russi e i progettisti e sviluppatori aeronautici di Mosca hanno condotto esperimenti sulla generazione di simili campi/scudo fin dalla fine degli anni '70, il che porta a pensare che ormai siano abbastanza proficienti in tal senso.
Né bisogna dimenticare i recenti sviluppi cinesi nei materiali radarassorbenti "sintonizzabili" nelle bande a frequenza ultra alta (sia per veicoli pilotati che per droni, sia aerei che navali).

Tutti questi fattori si sommano e si rafforzano gli uni con gli altri, e sono motivi di preoccupazione sufficienti a portare quasi tutti gli analisti militari nordamericani al pessimismo ed allo sconforto.

Un'altra area di complessità concerne le comunicazioni tra il velicolo-carrier ipersonico e le componenti basate a terra che lo devono controllare e dirigere, specialmente se il veicolo di rientro deve essere guidato da remoto.

La componente fondamentale nell'effettuare un volo ipersonico sta nei motori, usati per raggiungere velocità superiori a Mach 7. Ci sono studi in corso da parte di tutti questi paesi riguardanti motori 'scramjet' (in Italiano: statoreattori a combustione supersonica), che sono essenziali ai fini della produzione di armi ipersoniche. Impiegando un motore 'scramjet' e integrandolo con altre tecnologie, come motore a reazione o statoreattore, si permetterebbe a missili ed aerei di raggiungere tali incredibili velocità, come spiegato dall'Istituto di Ricerca per la Meccanica di Pechino:

Un TRRE (Statoreattore o Statoreattore a Combustione Supersonica Turbo-Assistito), usa un potenziamento a razzo per aiutare la transizione dal regime di volo supersonico a quello ipersonico e potrebbe essere il primo motore a ciclo combinato a volare entro il 2025, aprendo la strada a 'spazioplani ipersonici' e a lanciatori spaziali a stadio singolo.



La DARPA spiega il punto di vista Usa su questa particolare area di ricerca:

il programma AFRE (Motore Avanzato a Pieno Raggio), intende creare un motore ipersonico riutilizzabile che combini normali propulsori a reazione con uno statoreattore a doppio uso.

"War is Boring" chiarisce definitivamente questo concetto impiegando un lessico accessibile:

Turbogetto? Statoreattore? Statoreattore a Combustione Supersonica? Un turbogetto fa girare molte pale per comprimere e riscaldare l'aria "ingoiata" dal motore. Uno statoreattore si muove così velocemente che il motore stesso é sufficientemente incandescente e comprime l'aria al punto tale da accendere il combustibile (legge di Lavoisier -NdT-), uno statoreattore a combustione supersonica fa 'esattamente quel che dice l'etichetta', creando uno statoreattore dove l'aria 'ingoiata' viene spinta a velocità supersoniche, creando una spinta semplicemente inimmaginabile coi sistemi precedenti.

Il mondo delle armi ipersoniche si divide in quattro 'regni':
missili da crociera ipersonici, che possono venir lanciati da superficie o dall'aria;
alianti ipersonici, portati ad immense altezze da missili o da jet che poi rientrano nell'atmosfera a enormi velocità mantenendo la capacità di manovra per colpire bersagli con testate convenzionali o nucleari;
aerei d' attacco ipersonici, cioé velivoli che viaggiano a velocità ipersoniche capaci di decollo e atterraggio e perciò utili per compiti di sorveglianza ma anche capaci, all'occorrenza, di attaccare come bombardieri;
ed infine, missili ipersonici antinave.


1 commento:

La Russia dispone già in larga misura di sistemi iper-sonici, come ad esempio l'Iskander, di cui l'ultima variante avio-trasportata (dal MIG-31) è nota come Kinzhal, per realizzare questi missili la Russia ha dovuto superare due notevoli gap tecnologici, il primo naturalmente è quello dei materiali che vengono sottoposti a temperature di >2000°C, il secondo riguarda la possibilità di comunicare del missile con l'esterno, impedita dalla bolla ionizzata che si sviluppa intorno al missile a quelle velocità, è evidente che la Russia, ma anche la Cina anche se più di recente, siano a riuscite a risolvere questi problemi tecnici brillantemente, a differenza degli occidentali che non sono ancora riusciti nemmeno a livello sperimentale a produrre un sistema iper-sonico funzionante, va quindi smentita una volta per tutte la narrativa dal sapore propagandistico che dice che l'occidente è sempre al top delle tecnologie e questo sviluppo ne è dimostrazione eccellente.
P.S.
Concordo su quanto scritto riguardo a Pieraccini e ringrazio il Dr. Kahani per la traduzione.

deca


Torniamo con Federico Pieraccini sulla questione

delle armi ipersoniche e del vantaggio russo-cinese in questo campo!


Federico Pieraccini é una delle persone più oneste, competenti, informate e affidabili che abbia il piacere di conoscere virtualmente, e non mi lascio sfuggire nessuno suo scritto. 
Qui di seguito presento la seconda parte del suo interessantissimo articolo sulle armi ipersoniche e sul vantaggio accumulato nel loro sviluppo da Russia e Cina rispetto agli Usa.
Spero che lo troverete interessante quanto la prima parte, che avevamo già pubblicato.


Come Russia e Cina hanno guadagnato un vantaggio strategico nella tecnologia ipersonica

Un "tema caldo" delle profezie militari riguardo Cina, Russia e Usa è centrato sullo sviluppo e l'uso delle tecnologie ipersoniche per missili e droni come mezzo d'attacco invulnerabile. Come vedremo non tutte le tre potenze hanno affrontato e risolto con successo questo compito.

Gli Stati Uniti, la Cina e la Russia hanno aumentato negli ultimi anni i loro sforzi per equipaggiare le proprie forze armate con missili altamente distruttivi e veicoli quali quelli descritti nella parte precedente dell'articolo. Il recente discorso di Putin a Mosca riflette questa condotta, presentando una serie di armi e mezzi con caratteristiche ipersoniche, come l'Avangard e il Kinzhal.

Il Dottor Michael Griffin, Sottosegretario alla Difesa per la Ricerca e l'Ingegneria, conferma:

"Noi (gli Usa -NdT-) oggi, non abbiamo sistemi in grado di minacciare o contrastare armi ipersoniche ..... e non abbiamo difese contro attacchi portati da sistemi ipersonici. Non appena i nostri potenziali avversari schiereranno queste armi e questi sistemi, ci troveremo in completo stato di svantaggio e inferiorità".

Ulteriore conferma che gli Usa sono indietro in questo campo ci viene dal Generale John Hyten, Comandante del Comando Strategico Usa:

"Non possediamo allo stato attuale nessuna difesa in grado di contrastare o negare l'uso di simili armi a nostro detrimento, quindi, automaticamente, contro tale possibilità possiamo ricorrere solo al nostro deterrente strategico, organizzato nella triade nucleare (cioé missili intercontinentali, sottomarini lanciamissili e bombardieri strategici a lungo raggio -NdT-).

Lo sviluppo delle armi ipersoniche é stato parte della dottrina militare che Cina e Russia hanno sviluppato ormai da lungo tempo, sotto la spinta e la guida di differenti motivazioni. Innanzitutto le armi ipersoniche rappresentano una maniera di raggiungere parità strategica con gli Stati Uniti senza avere bisogno di eguagliare il potere di spesa militare americano.
L'ammontare di armi e armamenti posseduto dagli Stati Uniti attualmente non può venire eguagliato da nessun altro stato del mondo; esso é il risultato di decenni di spese militari illimitate da parte di Washington (almeno dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica) che ha surclassato dalle cinque alle quindici volte il volume di spesa combinato degli stati immediatamente inseguitori nella 'hit parade' degli stanziamenti per la difesa.

Per queste ragioni la Marina Usa é in grado di schierare dieci gruppi di portaerei, centinaia di aeroplani e sviluppare dozzine e dozzine di progetti contemporaneamente. Nel corso degli ultimi 30 anni la macchina militare americana ha visto il proprio unico avversario di pari classe, l'URSS, morire e decomporsi senza che fosse necessario sparare un solo colpo. Questo, a partire dagli anni '90, ha portato uno spostamento di paradigma, dalla preparazione per una guerra mondiale contro un nemico in grado di porre una minaccia "di pari grado" a uno che prevedeva "interventi di polizia" e guerre minori contro avversari in grado di schierare forze solo semi-moderne (Yugoslavia/Serbia, Afghanistan, Irak...).
Pertanto, furono favoriti gli investimenti per la produzione e manutenzione di armi già esistenti e limitati o cancellati quelli per la ricerca avanzata e lo sviluppo di armi ad alta e altissima tecnologia, considerate se non proprio 'inutili' quantomeno ridondanti dovendo affrontare paesi del Terzo Mondo.

La decisione di concentrarsi sull'acquisizione di grandi quantità di aeroplani, carri armati, sottomarini e vascelli di tipo già esistente, con uno sforzo economico notevolissimo durato circa vent'anni, ha portato a un arsenale americano ricchissimo di sistemi che, sebbene all'avanguardia quando furono progettati e costruiti, risentono adesso di diversi sintomi di obsolescenza, nonostante programmi di aggiornamento e migliorie.
Tutti questi problemi non erano eccessivamente apparenti fino al 2014, quando il concetto di una nuova "competizione tra superpotenze" (o almeno tra potenze quasi sullo stesso piano) ritornò 'en vogue', portando con sé il bisogno per gli Usa di tornare a pensare alla possibilità di un confronto contro avversari in grado di avvicinarsi al livello di potenza di fuoco che da oltre vent'anni gli Usa consideravano propria esclusiva 'riserva'.

Spinti dalle circostanze a seguire strade ben differenti da quelle percorse dagli Americani, Cinesi e Russi iniziarono a fine anni '90 una razionalizzazione delle proprie forze armate, focalizzando la loro attenzione su quelle aree che avrebbero meglio permesso una difesa contro il potere militare statunitense, Non é affatto una coincidenza che la Russia abbia accelerato con forza il suo programma di difesa missilistica introducendo sistemi rivoluzionari come il Pantsir, l'S-300 e l'S-400 che consentono una difesa efficiente contro bersagli 'stealth', missili cruise e missili balistici.
In particolare, trovare una contromisura contro la tecnologia 'stealth' su cui il Pentagono aveva puntato fortissimo per garantirsi la supremazia militare era un imperativo urgentissimo e, con l'entrata in servizio degli S-400 sembra proprio che la Russia abbia risolto quel rompicapo.
Con la prossima entrata in produzione seriale degli S-500 Mosca avrà addirittura realizzato il sogno 'reaganiano' di uno scudo di difesa antibalistico realmente efficace.
In una maniera simile la Repubblica Popolare Cinese ha accelerato al massimo il proprio programma missilistico interconinentale, riuscendo in appena dieci anni a produrre un deterrente credibile con un vettore paragonabile agli SS-18 russo-sovietici o ai Minuteman III americani, con un raggio effettivamente globale e veicoli di rientro multipli.

Dopo aver 'sigillato' i propri cieli con una robusta difesa antiaerea/antimissile e avere raggiunto una confortevole parità nucleare con gli Americani, Mosca e Beijing hanno iniziato a concentrare la loro attenzione sul sistema ABM di difesa antibalistica, che Washington aveva iniziato fin dai primi anni 2000 a schierare intorno ai loro confini, e anche al sistema missilistico AEGIS installato sulle navi della marina USA.
Come Putin aveva avvertito, questi elementi ponevano un 'pericolo esiziale' che metteva a repentaglio la capacità russa (e cinese) di lanciare un "second strike" vulnerante in caso di 'primo colpo' nucleare americano; attraverso questa minaccia gli Stati Uniti speravano di intimidire Russia e Cina negando loro il conforto della dottrina "MAD" (Mutua Distruzione Assicurata).

Per questa ragione Putin fin dal 2007 ha continuato ad avvisare i partner occidentali della Russia che il suo paese sarebbe riuscito a sviluppare un sistema per annientare l'ABM americano. In capo a pochi anni sia Russia che Cina sono riuscite nel compito, testando e schierando vari tipi di missile "da sfondamento" (alcuni con caratteristiche ipersoniche) che beneficiano di numerose importanti scoperte scientifiche effettuate nei due paesi, contro le quali gli Usa non hanno rimedi o strategie.

Attualmente non esistono difese efficaci contro attacchi anche solo parzialmente ipersonici; dato il trend dello sviluppo e dell'impiego sempre più massiccio e affidabile di propulsori ramjet/scramjet (statoreattori e statoreattori a combustione supersonica) anche sulla prossima generazione di jet da combattimento, sembra che sempre più paesi saranno interessati a equipaggiarsi con questi sistemi rivoluzionari.
La Russia, per annientare la superiorità navale americana, ha già messo in servizio il missile antinave "Zircon", di cui presto metterà in vendita una versione da esportazione con raggio di 300 Km.



Russia e India hanno lavorato insieme al missile Brahmos, che é un primitivo vettore ipersonico, le cui future versioni potranno venire lanciate tranquillamente dal Sukhoi-57. Anche se é una tecnologia recente, l'ipersonicità sta già causando numerosi mal di testa ai pianificatori militari occidentali, che stanno solo ora iniziando a realizzare quale vantaggio sia stato accumulato dall'asse russo-cinese.

It is a defensive strategy that could potentially halt US Naval power projection as well as its ability to control the skies, two linchpins in the way the US plans to fight its wars. No wonder think-tanks in Washington and four-star generals are starting to sound the alarm on hypersonic weapons.

Ci vorranno anni e anni perché il tentativo americano di colmare tale 'gap' (se pure sarà mai possibile) possa produrre qualche risultato. La Lockheed Martin ha recentemente vinto un contratto a tal fine. Nel frattempo i due giganti d'Eurasia si concentrano sulla mutua integrazione tramite la Nuova Via della Seta e l'Unione Eurasiatica, un accordo strategico che proibirà a Usa e NATO di intervenire nelle aree-chiave per gli interessi di Mosca e Beijing, nell'heartland del continente. A quel punto sarà creata una enorme 'zona di esclusione' dove gli Stati Uniti e i loro lacché non potranno agire militarmente in alcun modo.

Obiettivo russo-cinese é quindi la realizzazione di una sfera di anti-accesso/negazione d'area (A2AD) che vada dalle loro coste ai loro cieli fino al cuore del confine comune, tale area sarà rinforzata e spalleggiata dalla minaccia delle armi ipersoniche, tramite cui Russia e Cina potranno minacciare e offendere le linee logistiche marittime dell'Atlantide/Cartagine a stelle e strisce o prendere di mira i suoi gruppi di intervento basati attorno alle portaerei nucleari o anche i suoi siti antibalistici ABM.

Questa strategia difensiva sarà in grado di bloccare la proiezione di potenza americana, basata sulle task force navali e sulla minaccia di aerei supposti 'invisibili' come si é strutturata a partire dall fine del bipolarismo Usa-Urss e ampiamente sperimentata contro Belgrado, Kabul, Bagdad negli anni dell'hubrys unipolaristica degli anni '90 e primi 2000.
Non é affatto sorprendente che i centri studi washingtoniani e gli alti papaveri del Pentagono da diverso tempo suonino l'allarme come novelli Paul Revere che vedono arrivare gli Inglesi dal mare. Ma c'é ancora tempo perché i loro allarmi sortiscano qualche effetto?
deca



Putin ordina di avviare la produzione

in serie del sistema missilistico S-500


Il leader russo chiedeva anche di riarmare 14 reggimenti coi sistemi missilistici balistici Jars
TASS 15 maggio 2018


Il Presidente Vladimir Putin ha detto che saranno necessari ulteriori sforzi per migliorare i sistemi d’arma antimissile e di preparare i sistemi missilistici S-500 per la produzione in serie.
Uno dei compiti principali è migliorare i sistemi d’arma antimissile: è necessario sviluppare e costruire le basi tecnologiche della difesa aerea, continuare la modernizzazione dei sistemi Pantsir, completare lo sviluppo e i preparativi per la produzione in serie dell’S-500, i più avanzati sistemi in grado di colpire obiettivi ad altissime quote, anche nello spazio circumterrestre“, dichiarava a un incontro coi vertici militari e i dirigenti dell’industria della Difesa.
All’incontro coi comandanti delle Forze Armate e i dirigenti dell’industria della Difesa partecipavano il Ministro della Difesa Sergej Shojgu, il Capo di Stato Maggiore Valerij Gerasimov, il Viceministro della Difesa Jurij Borisov ed altri funzionari. Vladimir Putin chiese la modernizzazione delle Forze Strategiche Nucleari ed il riarmo di 14 reggimenti coi sistemi missilistici intercontinentali Jars entro dicembre.
Le Forze Nucleari Strategiche hanno un valore cruciale per la difesa e la sicurezza. Conformemente alle disposizioni del programma statale degli armamenti, continueremo a sostituire i complessi missilistici Topol coi nuovi sistemi Jars e li assegneremo a quattordici reggimenti missilistici“.
Il Presidente indicava anche che la triade nucleare della Russia sarà potenziata coi modernizzati bombardieri strategici Tu-95MS e Tu-160M2, dotati degli avanzati missili da crociera strategici Kh-101 e Kh-102, aggiungendo che la costruzione di cinque sottomarini nucleari strategici classe Borej deve proseguire nei tempi previsti.
“Negli ultimi anni, abbiamo fatto molto per rafforzare le Forze Armate“, dichiarava Vladimir Putin. “Loro struttura e numero sono stati ottimizzati, esercitazioni vengono effettuate regolarmente in tutti i rami militari, le unità ricevono nuove armi ed attrezzature regolarmente“.
Il leader aggiungeva che quest’anno la Russia lanciava avanzati sistemi d’arma, ineguagliabili per i rivali esteri. “Sappiamo che sono su vari gradi di completamento e terremo d’occhio questi problemi“, affermava Vladimir Putin. Mentre dichiarava sullo stato della nazione all’Assemblea federale, Vladimir Putin annunciò sviluppo e prove delle nuove armi strategiche, tra cui il missile balistico intercontinentale Sarmat, il complesso ipersonico Kinzhal, il missile da crociera nucleare e un drone sottomarino [STATUS-6] in grado di trasportare armi convenzionali e nucleari al cobalto.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

deca
https://ilprimoraggio.wordpress.com/2018/05/16/putin-ordina-di-avviare-la-produzione-in-serie-del-sistema-missilistico-s-500

giovedì 10 maggio 2018

PIRATERIA DISUMANITARIA delle associazioni a delinquere tra marina militare ed Ong sioniste


ONG sempre più aggressive:

da taxi del mare, a pirateria umanitaria

L’arroganza umanitaria, gli arrembaggi pirateschi contro la Guardia Costiera Libica, le strategiche scomparse dai radar e la presunta impunità per superiorità morale dei “salvatori di vite umane”.
di Francesca Totolo
Tutto è cambiato in seguito all’accordo del luglio scorso siglato da Paolo Gentiloni e dal Presidente al-Serraj, e dopo l’introduzione del Codice di Condotta delle ONG del Ministro Minniti.
Certamente sono cresciute sia l’arroganza delle organizzazioni non governative attive nelle operazioni di ricerca e “salvataggio” davanti alle coste libiche, sia la loro presunta superiorità morale che le rende refrattarie ad ogni tipo di codice e legge invocando. A tutto ciò, si aggiungono le sempre maggiori pressioni istituzionali delle organizzazioni internazionali finanziate dal solito George Soros, come Amnesty International e Human Rights Watch.
L’intesa tra Gentiloni e al-Serraj, sostenuta anche dall’Unione Europea, ha stabilito che la Libia tornasse in possesso della propria zona SAR di competenza, e conseguentemente l’invio dei fondi e dei mezzi necessari per presidiare le coste e per combattere i trafficanti di esseri umani. La formazione degli uomini della Guardia Costiera Libica è stata delegata alla nostra Guardia Costiera in collaborazione con EUNAVFORMED Operazione Sophia, e prevede l’istituzione di un MRCC a Tripoli.
Partiamo da un veloce resoconto sul dopo Codice Minniti per meglio inquadrare la situazione attuale a proposito delle organizzazioni non governative.
Medici Senza Frontiere si è prontamente e tempestivamente ritirata dalla missione nel Mediterraneo fornendo però personale medico-sanitario a bordo della nave Aquarius di SOS Mediterranee. Lo stesso ha fatto la maltese MOAS dei discussi coniugi Catrambone, che hanno deciso di trasferire navi e fondi a favore dei profughi Rohingya del Myanmar.
Save The Children ha concluso le operazioni di ricerca e salvataggio nel mese di ottobre, in seguito alla perquisizione della nave Vos Hestia, dove le autorità hanno rintracciato il “tariffario dei salvataggi” e indagato il comandante Marco Amato. (clicca per ingrandire)
All’inizio del mese di agosto, la tedesca e radicale ONG, Jugend Rettet, è stata accusata del reato di favoreggiamento dell’immigrazione dall’allora Procuratore di Trapani, Ambrogio Cartosio. Le conseguenze sono state il sequestro immediato della nave Iuventa e tre avvisi di garanzia indirizzati a tre responsabili dell’organizzazione. Certamente non dei ferventi sostenitori delle istituzione italiane: basta ricordare la scritta “F**K IMRCC” (Maritime Rescue Coordination Centre di Roma) posizionata sulla prua della nave, e il discutibile saluto del capo missione della ONG, Sascha Gierke, alla Guardia Costiera italiana dopo un’ispezione avvenuta a Lampedusa.
Nella medesima inchiesta figura anche Padre Mosè Mussie Zerai, amico e collaboratore di Vittorio Longhi, ex fidanzato di Laura Boldrini. L’allora Presidente della Camera, nel 2013, ricevette con tutti gli onori del caso Zerai accompagnato da uno stuolo di attivisti pro “regime change” eritreo. La solita occidentale “esportazione di democrazia”.
Il 24 aprile la Corte di Cassazione non ha accolto il ricorso di Jugend Rettet: la nave Iuventa rimane sotto sequestro e le indagini della Procura di Trapani proseguono.
Al momento sono quattro le organizzazioni non governative attive davanti alle coste libiche: SOS Mediterranee, Sea Watch, Sea-Eye e Proactiva Open Arms. L’ultima arrivata, la tedesca Mission Lifeline, rimane ancorata nel porto di Malta per mancanza dei fondi necessari per una nuova missione.
Mission Lifeline è stata fondata da Axel Steier, attivista dell’estrema sinistra radicale tedesca e già indagato dalla Procura di Brema per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina; l’organizzazione ha iniziato la sua missione nell’autunno scorso senza aver sottoscritto il Codice Minniti.
SOS Mediterranee è un’organizzazione italo-franco-tedesca presieduta da Francis Vallat, presidente di diverse lobby del settore della marina commerciale europea e di una società assicurativa, con sede legale nel famoso paradiso fiscale delle Bermuda, che opera nel mercato degli armatori internazionali. Non sono note le fonti di finanziamento della ONG che le hanno permesso di operare dal 2016 nelle milionarie missioni davanti alle coste libiche. Il costo stimato per un solo giorno di pattugliamento con la nave Aquarius si aggira sugli 11.000 euro.
Sea Watch è organizzazione non governativa tedesca dalle caratteristiche quantomeno estremiste. Dopo l’uscita di scena di Medici Senza Frontiere, i tedeschi hanno da loro acquistato la nave Dignity 1 perché più grande rispetto a quella precedente e, quindi, ritenuta più adatta al trasporto di un maggior numero di migranti. Nel contempo, hanno comprato anche l’aereo Moonbird (lo stesso in dotazione all’aviazione militare maltese) per le operazioni di monitoraggio dall’alto, grazie anche alla donazione di 100.000 euro della Chiesa Evangelica Tedesca. Ovviamente non sono disponibili né bilanci né liste dei sostenitori, una mancanza totale di trasparenza degli umanitari tedeschi.
Due figure rilevanti dell’organizzazione però caratterizzano la sua condotta in mare decisamente sopra le righe. Il capitano della nave di Sea Watch è Pia Klempt, ex comandante delle motovedette speronatrici di baleniere di Sea Sheperd, e il responsabile media Ruben Neugebauer. Quest’ultimo è stato sia legale rappresentante di Peng Berlin, associazione radicale tedesca finanziatrice di Fluchthelfer che gestisce la rete di “agent escape” in Europa che aiutano gli immigrati irregolari a oltrepassare i confini, sia il produttore del relativo video promozionale. Quasi una filiera dell’immigrazione indotta.
La condotta di Sea Watch davanti alle coste libiche sfocia nella “pirateria umanitaria” ingaggiata ai danni della stessa sicurezza nei salvataggi dei migranti.
Contravvenendo agli ordini della MRCC di Roma di tenersi a debita distanza dalla zona dove la Guardia Costiera Libica stava portando a termine i trasbordi delle persone recuperate dai barconi alla deriva, Sea Watch è ostinatamente intervenuta causando il caos tra i migranti consci che l’organizzazione li avrebbe portati in Italia. Questo è successo in due diverse occasioni; l’ultima il 22 aprile per fortuna senza conseguenze grazie al buon senso dei libici. Non è stato lo stesso però il 6 novembre scorso, quando 5 migranti sono morti affogati cercando di raggiungere il gommone dell’organizzazione tedesca.
Il discutibile atto di “pirateria umanitaria” di Sea Watch ha mobilitato anche l’Ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone che, ai microfoni di RaiNews, ha dichiarato: “La competizione ONG-Guardia Costiera Libica crea situazioni di pericolo.(…) All’arrivo della Guardia Costiera Libica, se è presente la nave di una ONG, molti si gettano in mare. Ma la Guardia Costiera di Tripoli agisce in un quadro di legalità internazionale”. L’appello al rispetto degli ordini impartiti alle ONG è stato ribadito anche dall’Ambasciatore Perrone in un post su Twitter.
Sea-Eye è l’ennesima ONG tedesca operante nelle operazioni di ricerca e salvataggio davanti alle coste della Libia con due pescherecci riadattati, Sea-Eye e Seefuchs. La particolarità di questa organizzazione è quella di aver organizzato delle vere e proprie crociere turistichecon salvataggio migranti incluso” per danarosi borghesi tedeschi.
Proactiva Open Arms, l’organizzazione non governativa spagnola fondata dal bagnino Oscar Camps, è stata indagata dal Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dopo essersi rifiutata di riconsegnare i migranti alla Guardia Costiera Libica e per non aver acconsentito allo sbarco degli stessi a Malta proseguendo cocciutamente per Pozzallo. Per competenza territoriale, l’inchiesta è poi passata alla Procuratore di Ragusa; lo scorso 16 aprile, il Gip Giovanni Giampiccolo, membro attivo di Magistratura Democratica, ha disposto il dissequestro della nave Open Arms, che a breve tornerà attiva davanti alle coste libiche affiancando l’altra imbarcazione di Proactiva Open Arms, la Astral. Quest’ultima è stata donata all’organizzazione di Camps dall’italiano Livio Lo Monaco, proprietario di Grupo Lo Monaco leader dei materassi in Spagna.
Lo scorso fine settimana, le navi delle quattro ONG appena elencate erano tutte schierate, per la prima volta nel 2018, davanti alle coste della Libia. Questo ha segnato un esodo di massa: 1.500 migranti sbarcati nei porti siciliani. È stato fondamentale anche l’aereo Moonbird di Sea Watch che ha segnalato molti dei barconi.
Il nuovo modus operandi delle operazioni di “salvataggio” ha già visto gravi violazioni al Codice di Navigazione e al Codice Minniti: alcune ONG operano con transponder spento (o guasto) come la Astral di Proactiva Open Arms e SOS Mediterranee, che sembrerebbe attivarlo solo come segnale di “richiamo”; altre, come Sea Watch, ingaggiano una lotta piratesca “all’ultimo migrante” con la Guardia Costiera Libica, con le conseguenze già citate; altre, come Sea-Eye e Sea Watch, sembrano richiamare l’attenzione dei trafficanti con un andirivieni simile al “canto delle sirene” in prossimità della zona di Gasr Garabulli, ancora controllata dalle milizie facilitatrici degli scafisti.
La nemica comune è diventata la Guardia Costiera Libica, rea di riportare i migranti in Libia diventata, nella retorica immigrazionista, l’inferno sulla terra. Ora le amate “risorse” delle ONG non scappano più “dalla fame e dalla guerra” dei Paesi di origine ma dalla Libia e dai centri di detenzione definiti campi di concentramento.
Per smentire la nuova narrazione degli umanitari, basta ricordare che nei centri di detenzione governativi operano attivamente dall’estate scorsa due agenzie delle Nazioni Unite: IOM e UNHCR.
La IOM Libya è riuscita anche a rimpatriare più di 15 mila migranti in soli 3 mesi, grazie al programma “Assisted Voluntary Return and Reintegration”, in accordo con l’Unione Africana e le autorità libiche, e con il supporto dell’Unione Europea.
Con buona pace della propaganda immigrazionista in Italia.
deca