giovedì 1 novembre 2018

I SIONISTI WAHHABITI CI METTONO LA FACCIA

Alleanza criminale tra

imperialismo, sionismo e wahhabismo


Pablo Jofre Leal, Internationalist 360°


L’aggressione al popolo yemenita ha superato tutti i livelli di crudeltà e azioni dettate dall’odio, dall’ambizione e dalla perversione che un regime monarchico come quello dell’Arabia Saudita e la sua visione del mondo estremista possa attuare.
Disordini criminali supportati, non solo attaccando un popolo con una coalizione senza avere alcun sostegno legale internazionale, bloccandone accesso via terra, aerea e marittimo, generando enormi difficoltà nel settore alimentare, sanitario e ambientale, comportando la dichiarazione dello Yemen come Paese in crisi umanitaria, ma anche sviluppando una politica di guerra che uccide migliaia di bambini e senza mai fermare i propri criminali.
Lo scorso aprile, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres affermò che “i tre quarti della popolazione dello Yemen ha bisogno di protezione e assistenza umanitaria. Più di otto milioni di yemeniti non sanno dove prenderanno il prossimo pasto e il rischio di un’altra epidemia di colera è ancora latente”. Guterres, oltre a chiedere un fondo di 2 miliardi di dollari per alleviare la crisi, affermava che le agenzie umanitarie devono accedere alle zone di conflitto in cui le persone necessitano di assistenza umanitaria urgente.
È in questa cornice che il funzionario internazionale denunciava il blocco aereo, marittimo e terrestre saudita imposto allo Yemen e ne chiese la fine, realizzando che mere misure umanitarie non risolveranno lo stato attuale delle cose, poiché si richiede una soluzione politica negoziata.
Il wahhabismo uccide i bambini
Gli stessi media statunitensi, alleati del regime di Riyadh, hanno pubblicato rapporti che descrivono la crudeltà delle azioni dell’aggressione saudita. Il Washington Post dettagliava, il 3 agosto, che l’aggressione della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita, le cui forze sono la maggioranza, lasciava almeno 50mila morti, la rapida crescita di varie epidemie, una carestia che divora il Paese, provocando in media la morte di 130 bambini al giorno nello Yemen, a causa di proiettili e bombe, così come dal blocco criminale cui è sottoposto il Paese arabo, impedendo l’invio di cibo, farmaci e assistenza sanitaria, generando la lenta agonia nella popolazione.
Asili, scuole, ospedali, tutti i luoghi pubblici sono bersagli degli attacchi sauditi. Come è successo l’8 agosto, quando gli aerei della monarchia wahabita bombardavano autobus scolastici nel mercato nella città di Dahian, nel nord della provincia di Sada. Bombardamento che significò la distruzione di autoveicoli scolastici, provocando la morte di 40 bambini e 77 feriti. In una dichiarazione che rivela il carattere morale del regime saudita, l’ambasciatore della monarchia wahabita all’ONU, Abdullah al-Mualimi, indicava in una lettera inviata al Consiglio di sicurezza che l’uso dei loro aerei e il lancio delle bombe che uccisero decine di bambini, “erano una misura militare legittima condotta in conformità agli standard umanitari internazionali”.
Di fronte all’incredibile affermazione del diplomatico saudita, dobbiamo rispondere: quale legge internazionale consente di uccidere bambini, quale norma internazionale autorizza a bombardare uno scuolabus, quale legge internazionale offre un quadro legale al regime saudita, similmente al suo partner sionista nella regione, per massacrare la popolazione e poi giustificarlo spudoratamente? Alcuna legge, non esiste norma e il diritto internazionale non approva tale perversione delirante, criminale e l’impunità che consenta a un regime di uccidere impunemente. Nella sua retorica vittimista, Riyadh sostiene che tali attacchi furono effettuati contro la difesa della resistenza del movimento popolare Ansarrullah, che ha inflitto colpi efficaci alle forze d’invasione saudite e ai loro alleati della coalizione.
Riyadh rifiutava la responsabilità dei crimini commessi, come quello del 9 agosto, e tutti quelli commessi dal marzo 2015 quando iniziò le operazioni contro il popolo dello Yemen e cercando, così, di ripristinare il potere all’ex-presidente fuggiasco yemenita Abdurabu Mansurhadi, e annientare il movimento popolare Ansarullah. Se le organizzazioni internazionali denunciavano il nuovo attacco alla popolazione civile da parte di Riyadh, ciò non basta.
È il caso del direttore regionale del Fondo per l’infanzia (UNICEF) per l’Africa e il Medio Oriente, Geert Cappelaere, che affermava “è necessario porre fine alla crudeltà sui bambini”. D’altra parte, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres chiese un’indagine “indipendente” sugli attacchi dell’Arabia Saudita contro lo Yemen. Le parole di Guterres mostrano una posizione asettica, che non permette d’ impedire a Riyadh di assassinare, come applicando ad esempio il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, che consentirebbe alla comunità internazionale di agire contro un’aggressore, applicando le misure permesso dalla lettera quando la pace è violata e minacciata, come fa la monarchia wahhabita.
Per il portavoce del movimento popolare yemenita Ansarurllah, Muhamad Abdasalam, ci sono molte carenze nelle organizzazioni internazionali che permettono tale impunità nel commettere crimini e non essere sanzionati, come nel caso dell’Arabia Saudita e dei suoi bombardamenti contro autobus scolastici. “Il Consiglio di sicurezza manca di determinazione nel formare un comitato indipendente per la verità. Né la comunità internazionale ha adempiuto ai propri obblighi nel porre fine alla brutale aggressione saudita contro lo Yemen. Con indifferenza, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite incoraggia l’Arabia Saudita a commettere altri crimini”.
Alleanza criminale tra imperialismo, sionismo e wahhabismo
Le azioni criminali del regime saudita sono specificate dal quadro degli obiettivi politici e militari sostenuti dal marzo 2015, quando Riyadh iniziò l’aggressione militare contro lo Yemen. Obiettivi volute con due linee d’azione principali: distruggere il movimento popolare Ansarullah e, come obiettivo finale insieme agli obiettivi strategici dei partner imperialisti e sionisti, lottare contro l’influenza della Repubblica islamica dell’Iran nella regione. Ciò, catalizzato ancora di più al sostegno della nazione persiana al popolo siriano, comportando il cambiamento nella correlazione di forze oggi, con l’Asse della Resistenza che controlla un ampio corridoio territoriale.
Una striscia di enorme importanza strategica, dal confine occidentale dell’Iran al Mar Mediterraneo, terrorizzando i sionisti, che hanno queste forze liberatrici ai confini delle alture del Golan e sul confine palestinese, territori occupati dalla guerra del 1967. Una presenza che ogni giorno recupera la sovranità siriana sui territori in cui aleggiavano il terrorismo e le sue organizzazioni taqfire organizzate, finanziate e armate proprio dalla triade criminale composta da Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita. Indubbiamente, la forza dell’Asse della Resistenza in Medio Oriente implica anche l’avvertimento sull’aggressione saudita allo Yemen, che a sua volta, giorno dopo giorno, contende con successo le forze d’invasione, anche portando la guerra nel territorio saudita.
Solo l’azione dei popoli del Medio Oriente, come Yemen, Libano, Siria, Iraq, Palestina, accompagnata dalle organizzazioni rivoluzionarie e di resistenza come Movimento Ansarullah, Hezbollah, Esercito arabo siriano, Forza al-Quds, Movimento al-Nujaba, milizie palestinesi che combattono le forze d’ aggressione, i terroristi e le ideologie occidentali come sionismo e wahhabismo, possono combattere e sconfiggere tali strumenti dell’imperialismo e questi regimi, punta di diamante di Washington e dei suoi alleati occidentali. In questo quadro, il trionfo delle forze popolari nello Yemen simboleggia il consolidamento dell’Asse della Resistenza, consentendo d’indebolire il legame tra gli aggressori e allo stesso tempo di avanzare verso l’obiettivo d’indebolire il potere wahhabita e la politica d’aggressione del sionismo, ideologie pervertite dai giorni contati.
La società yemenita in questi 3 anni e mezzo di aggressione ha alzato una voce ferma e ha compiuto azioni sovrane in difesa del proprio territorio, resistendo con coraggio, condannando l’imposizione del blocco alla popolazione. Un blocco criminale che priva di cibo, medicine, carburante e sostiene un popolo stanco della brutalità della monarchia saudita che interferisce nelle sue questioni interne, e che vede nell’aggressione un palliativo destinato a impedire le lotte nel clan Sudayri e l’imposizione della più bellicosa fazione della monarchia.
La vecchia tattica delle ideologie totalitarie di sfogare all’estero, di attaccare i vicini e quindi cercare di standardizzare la società sotto un’unica leadership. L’intervento dell’Arabia Saudita negli affari dello Yemen, i suoi crimini, come quello che ha provocato la morte di 40 bambini il 9 agosto a Sada, è inscritto in ciò che definii pochi mesi fa, “la difesa dei loro interessi regionali, la propagazione del wahhabismo e l’intensificazione della repressione contro qualsiasi movimento che intenda generare libertà. Ciò è accaduto in Bahrayn, dove Casa al-Saud è intervenuta con pugno di ferro senza che l’occidente alzasse la voce, temendo che l’influenza della lotta in questo piccolo Paese si diffondesse altrove mentre iniziava”.
L'importanza geostrategica dello Yemen in medioriente
Lo Yemen è un Paese di enorme importanza geostrategica, non solo in relazione al Corno d’Africa, allo stretto di Bab al Mandeb e i passaggi marittimi della ricchezza energetica dell’area. Lo Yemen è stato definito dai cervelli imperialisti come sorta di “cortile” dell’Arabia Saudita, che rifiuta di perdere influenza davanti la crescente potenza della Repubblica Islamica dell’Iran e al sostegno al Movimento Popolare Ansarullah.
Le migliaia di morti yemeniti, 15 mila secondo stime modeste, oltre alle decine di migliaia di feriti, distruzione di strade, porti, infrastrutture sanitarie, tra gli altri, hanno costretto le persone a sviluppare difesa e resistenza, per dissuadere il nemico saudita.
Con questo obiettivo, che deve avere il sostegno dell’Asse della Resistenza e di chi si oppone alla triade criminale formata da imperialismo, sionismo e wahhabismo, va compresa logica e strategia militare delle forze della Resistenza yemenita guidata dal movimento Ansarrullah, portando la guerra nel territorio saudita per costringerne la monarchia a cessare i crimini contro il popolo yemenita. Il ricordo di migliaia di uomini e donne, e migliaia di bambini uccisi, feriti, spinge a sconfiggere un regime pervertito e delirante come la monarchia wahhabita.
Traduzione di Alessandro Lattanzio
Sembra che i Khazariani adoratori di satana abbiano uno strumento in grado di staccare i volti delle persone mentre sono ancora vivi. Apparentemente serve a dare il massimo dolore possibile alla vittima nel sacrificio a Ba'al, dicono fonti ebraiche del WDS.
deca

La Croce Rossa svela le cifre della catastrofe in

Yemen causata dall'Arabia Saudita ed Israele

Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ha lanciato                      

l'ennesimo allarme sulla situazione "catastrofica"nello Yemen dopo

quasi tre anni di aggressione da parte dell'Arabia Saudita e dei suoi alleati.


In un messaggio pubblicato oggi sul suo account Twitter, la Croce Rossa ha evidenziato che attualmente ci sono circa 22 milioni di persone nello Yemen che hanno bisogno di aiuto per sopravvivere e molti altri milioni che soffrono per la carestia.

La guerra lanciata illegalmente dal regime dittatoriale dell'Arabia Saudita nel marzo 2015, con il via libera degli Stati Uniti, contro il paese più povero del mondo arabo, ha portato alla "peggiore crisi umanitaria" e, secondo i dati forniti dal CICR, circa 15 milioni di yemeniti non hanno accesso all'acqua potabile.

Inoltre, circa 2 milioni di bambini yemeniti non possono andare scuola, ha deplorato l'organizzazione internazionale, e in seguito ha insistito sul fatto che le cifre sopra menzionate riflettono la situazione catastrofica che lo Yemen sta attraversando.

In precedenza, il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef) aveva riferito che più di 2.500 scuole non possono essere utilizzate nello Yemen, dal momento che due terzi di loro presentano danni di varia natura dovuti al bombardamento del regime di Al Saud e dei suoi alleati stati canaglia Israele, Usa, Francia; Il 27% sono chiuse e il 7% è utilizzato per scopi militari o come rifugio per gli sfollati.

Nel frattempo, in un articolo pubblicato sabato dal quotidiano britannico 'The Independent' si è evidenziato che il bilancio delle vittime nello Yemen supera di cinque volte quello stimato dalle Nazioni Unite (ONU).

"Stimiamo che il bilancio delle vittime sia di circa 56.000 tra civili e combattenti, tra gennaio 2016 e ottobre 2018", ha dichiarato Andrea Carboni, che sta indagando nello Yemen il Progetto di base sulla localizzazione degli avvenimento dei conflitti armati, Acled.
Venerdì scorso, la ONG Oxfam ha chiesto agli Stati Uniti ed ai paesi €uropei di frenare la vendita di armi all'Arabia Saudita, dato che, come evidenziato, un civile yemenita muore circa ogni tre ore, l'industria bellica sarda si fa grasse risate.....

Fonte: CICR - The Indepedent
deca

Khashoggi ucciso per le armi chimiche saudite


Jamal Khasoggi stava per rivelare che l’Arabia Saudita aveva usato armi chimiche nello Yemen ed era in procinto di ottenere prove documentali su tale crimine. Così un amico intimo del giornalista ucciso il 2 ottobre nel consolato saudita di Istanbul al Daily Express.

Le rivelazioni del Daily Express

La fonte del giornale britannico, che ha chiesto l’anonimato, aveva incontrato il dissidente saudita una settimana prima della sua morte, e lo aveva trovato “triste e preoccupato”.
Avendo egli chiesto il motivo di tanta preoccupazione, Khashoggi aveva dapprima nicchiato, per poi rivelare quanto poi pubblicato sul Daily.
Il giornale britannico riporta anche le dichiarazioni di una fonte interna all’intelligence del Regno Unito, il quale a sua volta ha affermato che i servizi segreti di Londra sapevano che Riad aveva ordinato di rapire il cronista e portarlo in Arabia Saudita. Missione che in realtà poteva avere anche altri sviluppi, compreso il suo assassinio.
Invero, si può aggiungere, la via del rapimento non era affatto percorribile. Una sua carcerazione a Riad sarebbe stata insostenibile: avrebbe suscitato la reazione dei suoi colleghi del Washington Post e innescato una crisi irreparabile con gli Usa.
L’uomo doveva dunque essere ucciso. E ucciso ad Istanbul. Ed il suo corpo doveva sparire per evitare grane. Omicidio premeditato, dunque, e non altro. Ma andiamo per ordine:           D I S S E Z I O N E ....
"Dr. Salah Muhammed Al-Tubaigy !!!" lui é il NUMERO UNO del 'Gruppo TNT' mandato da Mohammed bin Salman ad ammazzare ad Istanbul il giornalista in esilio Jamal Khashoggi.
Secondo la testata online http://palaestinafelix.blogspot.com Khashoggi entrò nel consolato meno di un'ora dopo alle 13.14, fu salutato da un funzionario e condotto nella stanza del Console. Poco dopo, due uomini sono entrati nella stanza e hanno trascinato Khashoggi fuori dall'ufficio e in un'altra stanza, poi spostato in una terza stanza e smembrato con l'aiuto di una sega da ossa, il Dr. Salah Al-Tubaigy consigliava ai presenti d'ascoltare musica mentre tagliava le dita al giornalista, al che alcuni hanno vomitato ed uno è svenuto. Successivamente, con il poveretto ancora vivo, gli sono state tagliate le gambe, poi le braccia.
Secondo i canoni antichi, dalla tradizione del Dio uomo Ba'al, gli omicidi rituali giudaici del Purim contemplano anche l'adozione di una vecchissima tecnica per staccare i volti delle persone mentre sono ancora vive.
Apparentemente serve a dare il massimo dolore possibile alla vittima nel sacrificio a Ba'al, dicono fonti giudeaiche. Ba'al era il tradizionale dio semitico-giudaico della tempesta, a cui corrispondevano anche il controllo della fertilità e della fecondità; infatti oltre agli arti di cui sopra, gli investigatori dei servizi segreti turchi, noti per la loro efficienza, trovarono anche il gruppo riproduttivo, ovvero testicoli attaccati al pene, gli occhi, strappati da vivo, in dono per la fertilità, la testa mozzata senza il volto, scarificata, ed il volto, comprensivo delle orecchie, con baffi e pizzetto.
Qua sotto la lista dei 15 dell'"apocalisse", di cui si conoscono vita, morte e "miracoli", sotto le foto degli stessi .......
Una fonte turca separata ha detto che il Console non ha lasciato la sua casa negli ultimi tre giorni e ha annullato tutti i suoi appuntamenti. Una fonte ha anche detto che i macellai sauditi hanno portato via tutti gli hard disk delle telecamere di sorveglianza del consolato quando hanno lasciato l'edificio.
La fonte, che ha delineato il racconto di come Khashoggi è stato ucciso, ha detto che gli investigatori della polizia erano fiduciosi di avere già abbastanza prove forensi da ricerche sulla rete fognaria collegata all'edificio. Una seconda fonte a conoscenza delle indagini ha detto che i Turchi avevano prove video e audio dell'uccisione. Tuttavia, non hanno rivelato come avrebbero ottenuto queste prove.

Siamo certi che se avessero mandato La Cariatide, il Conte Oliver e Bob Rock se la sarebbero cavata mille volte meglio dei quindici "clouseau" che si sono fatti scoprire e identificare quasi subito. L’ordine, secondo la fonte del Daily, sarebbe arrivato dalla cerchia reale, anche se la fonte non è a conoscenza di una responsabilità diretta del principe ereditario Mohamed bin Salman, che i turchi, e non solo, indicano come mandante del delitto.
I servizi segreti britannici, secondo l’agente inglese, avevano suggerito ai sauditi di desistere, ma evidentemente non sono stati ascoltati. La spia non è al corrente di un’eventuale condivisione della notizia con altre agenzie di intelligence. Certo è che Khashoggi non è stato avvertito. Omissione fatale.

Khashoggi e la sporca guerra dello Yemen

Ma al di là della soffiata dell’agente britannico, la vera rivelazione dell’articolo del Daily è quella riguardante le armi chimiche. Perché è questo il motivo per il quale Khashoggi è stato ucciso. Tale notizia, infatti, avrebbe cambiato il volto del Medio oriente.
Di fronte a una rivelazione del genere, per di più pubblicata sul Washington Post, il giornale sul quale scriveva Khashoggi, gli Stati Uniti sarebbero stati costretti a togliere il loro sostegno a Riad nella guerra yemenita, già oggetto di critica di alcuni membri del Congresso.
La guerra sarebbe finita, dal momento che Riad non poteva sostenerla da sola. Oltre che per Mohamed bin Salman, che l’ha fortemente voluta, sarebbe stato uno scacco dell’intero fronte anti-Teheran, dato che l’Iran appoggia i ribelli yemeniti (Piccolenote).
Inoltre è più che probabile che lo scoop di Khashoggi avrebbe avviato un’inchiesta sull’operato dell’esercito americano, che non poteva ignorare l’uso di tali armi da parte del suo alleato ed aveva taciuto.
Non solo, avrebbe anche gettato ombre sulla politica americana riguardo la Syria, dove l’asserito uso delle armi chimiche da parte di Damasco ha suscitato dissimulata indignazione ed innescato bombardamenti “punitivi”.
L’Arabia Saudita, ovviamente, non avrebbe subito la stessa sorte, dati i suoi rapporti con Washington. Una discrasia che avrebbe messo a nudo, in maniera palese e irrevocabile, la totale strumentalità di quell’indignazione e di quei bombardamenti.

Di documenti segreti

Si capisce anche perché il cronista del WP è stato torturato orribilmente prima di essere ucciso, come hanno rivelato i turchi che possiedono le registrazioni di tali sevizie (Piccolenote o Adnkronos).
Khashoggi doveva rivelare la fonte dell’attesa documentazione, per mettere a tacere tutto.
È presumibile immaginare che quanti erano a conoscenza della missione contro Khashoggi, che sicuramente non erano solo i britannici, fossero segretamente ansiosi che questa fosse portata a termine, per evitare le tante e imbarazzanti conseguenze del suo scoop.
Ovviamente, però, non immaginavano che Riad agisse in modo tanto maldestro da farsi pizzicare in flagranza di reato.
Un’approssimazione, quella degli agenti sauditi inviati ad Istanbul, che si spiega a sua volta con il fatto che essi erano convinti, e non a torto, di poter godere della massima copertura possibile, stante appunto che la scomparsa di Khashoggi avrebbe fatto tirare un sospiro di sollievo a tanti, in Occidente come in Medio oriente.
Chissà se poi i sauditi, o chi per loro, sono riusciti a mettere le mani su quei documenti. E se in qualche angolo segreto della terra qualcun altro è sparito nel nulla.
Quel che sappiamo è che finora non è trapelato nulla di quanto il cronista del Washington Post aveva intenzione di rivelare.
L’omicidio di Khashoggi, nonostante tutto, finora ha ottenuto lo scopo desiderato. Delitto imperfetto, dunque, ma di funesta efficacia.
deca
 
L’Arabia Saudita era parte del fronte dei valorosi difensori della libertà.
Per ultimissimo ricordo che sono interessantissimi gli articoli del nostro Thierry Meyssan :

lunedì 22 ottobre 2018

NOI ANDREMO IN PARADISO, MA LORO SARANNO INCENERITI !!!!



IN QUESTO MULTI ARTICOLO SI PARLA, SOSTANZIALMENTE, DI COMPLEX MISSILISTICI, E NON SOLO, DIFENSIVI, OVVERO PER DIFENDERE UN TERRITORIO SOVRANO, DA ATTACCHI DISTRUTTIVI DI COLONIALISTI IMPERIALISTI



Tutto quello che si deve sapere sul sistema

S-400 Triumphator [триумфатора]


Nikolaj Litovkin RBTH


All’inizio d' ottobre, la Russia firmava un contratto da 5 miliardi di $ per consegnare sistemi di difesa aerea S-400 Triumf all’India. Il nuovo sistema consentirà al partner di Mosca di costruire una cupola impenetrabile su tutto il paese, in grado di distruggere qualsiasi minaccia aerea.
L’S-400 è davvero così efficace? Perché India, Cina e persino Turchia (membro della NATO ) sono pronti ad acquistare armi russe nonostante le minacce di sanzioni economiche statunitensi?
Cos’è l’S-400 e perché è il migliore del mondo?
Il sistema di difesa aerea S-400 Triumf è un “peso massimo” della difesa aerea sin dall’apparizione nel 2007.
Può rilevare tutti i bersagli aerei entro 600 km. ed abbatterli da una distanza di 400 km. Non importa se si tratta di missili da crociera o missili nucleari balistici intercontinentali che sorvolano la Terra dall’altro capo del pianeta. Il sistema vedrà il bersaglio, l'”aggancerà” e lo colpirà a distanza di sicurezza.
La principale differenza col diretto concorrente, il sistema MIM-104 Patriot, risiede proprio nella capacità di vedere e abbattere bersagli tutt’intorno. Lo statunitense può funzionare “guardando” solo in una direzione predeterminata per 180 gradi. Inoltre, reindirizzare i Patriot e prepararli di nuovo alla battaglia richiede 30 minuti! Nel frattempo, i missili potranno colpire gli obiettivi e la battaglia sarà persa.
Inoltre, lo “statunitense” centra il bersaglio a 2/5 di strada, 180 chilometri, contro i 400 del russo.
Questo ha un ruolo importante non solo nella difesa dai missili, ma anche da caccia e bombardieri, non avranno alcuna possibilità di sganciare testate nel raggio dell’S-400. Questi fattori sono tra i motivi per cui persino un membro della NATO, la Turchia, decideva di acquistare materiale russo nonostante la minaccia di sanzioni economiche.
Il complesso S-400 Triumf viene consegnato alle truppe russe ed estere nell’ambito di una batteria di difesa missilistica. Ognuna di esse include quattro lanciatori con quattro missili ciascuno.
In totale, sono 16 i missili d' una batteria in grado d' abbattere caccia di quinta generazione e missili da crociera alla distanza massima di 400 chilometri. E questo senza tenere conto delle munizioni di riserva, incluse nel contratto e schierate sul campo. Inoltre, il contratto comprende anche diversi mezzi di trasporto e di carico, stazioni radar, posto di comando e numerosi autoveicoli di supporto.
I dati citati riguardano la versione completa che la Russia acquista per proteggere i propri confini. Ogni sistema è predisposto per l’invio al cliente straniero in base a desideri e capacità finanziarie. In termini semplici, come nel caso dell’acquisto di un’auto, è possibile acquistare la batteria con tutte le opzioni, ma anche rinunciare ad una parte.
Traduzione di Alessandro Lattanzio

deca

IL NUOVO MISSILE X LANCIATORI S-400 E' STATO ACCETTATO UFFICIALMENTE TRA GLI EQUIPAGGIAMENTI DELLE FORZE ARMATE FEDERALI !!!

Il missile terra-aria a lungo raggio 40N6


Il missile terra-aria a lungo raggio 40N6 del sistema Triumf S-400 è stato accettato per il servizio nell'Esercito Russo, ha detto giovedì una fonte nel settore della difesa nazionale.

"
Il missile terra-aria a lungo raggio 40N6 [che verrà esportato con la sigla aggiuntiva 'E'] è stato accettato per il servizio. Tutti i documenti necessari sono stati firmati a settembre, dopo di che, il Ministero della Difesa ha iniziato gli acquisti di questi missili", ha detto la fonte.

"Complessivamente si pianifica l'acquisto di più di un migliaio di missili 40N6 nell'ambito del programma d' armamento statale fino al 2027 per fornire i reggimenti di S-400 di nuova costituzione e, parallelamente, riequipaggiare quelli già in attività", ha aggiunto la fonte, in totale 56 unità di S-400 dovranno ricevere il nuovo missile.




A luglio, un'altra fonte dell'industria della difesa russa ha riferito al TASS del completamento con successo delle prove congiunte di stato del missile 40N6.

Il 40N6 è un missile terra-aria a lungo raggio progettato per colpire velivoli AWACS ed EW, postazioni di comando aereo, bombardieri strategici, missili balistici e persino missili ipersonici da crociera (quando gli occidentali ne svilupperanno, cioè tra anni).

Secondo i dati ufficiali, il raggio di distruzione del missile è di 380 km. per gli obiettivi aerodinamici e fino a 15 km. per le armi balistiche ad un'altitudine che va da 10 a 35 km. La velocità di volo media è di 1.190 m / s. Grazie alla nuova testata guidata, il missile può distruggere gli aerei oltre i confini della visibilità dei radar terrestri.

Il missile è stato sviluppato dall'ufficio di progettazione meccanica Fakel ed è prodotto in serie dalla Avangard Moscow Machine-Building Enterprise.

I missili che erano precedentemente in servizio con il sistema
S-400 Triumf (9M96, 48N6 e 48N6DM) erano in grado di colpire bersagli a una distanza fino a 250 km.

Il Patriot PAC-3, il sistema da superficie a aria più lungo degli Stati Uniti, è in grado di colpire bersagli a una distanza fino a 80-100 km. Cioé, quando colpisce qualcosa... ah ah ah


deca

Ecco perché adesso tutti
vogliono gli S-400 russi

Il sistema da difesa aerea russo S-400 rappresenta l’evoluzione dell’S-300 che recentemente è stato al centro delle cronache a causa della sua cessione a Damasco da parte di Mosca. 
Sebbene non sia l’ultimo ritrovato made in Russia in fatto di sistemi missilistici da difesa – rappresentato dall’S-500 attualmente in fase di sviluppo avanzato – l’S-400 si pone, a buon diritto, tra i migliori al mondo e rappresenta la punta di diamante del meccanismo di interdizione d’area, chiamato A2/AD (Anti Access / Area Denial ), di cui fanno parte anche complessi missilistici antinave come il Bastion ed il Bal.

 S-400, Bastion, Bal insieme a Pantsir-S2, Buk e Tor fanno parte, infatti, di un sistema di difesa multilivello (layered) denominato bolla difensiva che si estende per centinaia di chilometri e rappresenta una insostituibile alternativa all’utilizzo di cacciabombardieri ed intercettori pilotati.



Chiariamo meglio questo concetto fondamentale. L’S-400, improntato principalmente alla difesa aerea a medio/lungo raggio (sino ad oltre 400 chilometri) viene integrato da sistemi a medio e corto raggio (o di punto) come il Pantsir-S2 ed il Tor in modo da coprire tutti i livelli, quindi tutte le quote e distanze.


Ai missili da difesa aerea, nel concetto di Anti Access / Area Denial, si uniscono sistemi antinave – come il Bastion – per poter coprire anche le minacce navali. Se a questi si aggiungono anche missili balistici tattici, o di teatro, come l’Iskander, in grado di colpire obiettivi terrestri anche in lento movimento, lo spettro di efficacia della bolla d' interdizione è completo.


Recentemente alcuni Paesi, anche storicamente lontani dall’essere clienti abituali di Mosca, hanno dimostrato interesse verso l’S-400. Oltre al ben noto caso della Turchia, unico Paese della Nato a volere il sistema russo, anche India, Arabia Saudita e Qatar hanno espresso più o meno concretamente l’intenzione di acquisire il complesso missilistico.
Per inciso, ricordiamo, una volta di più, che quello turco non sarebbe il primo caso di un Paese in orbita Nato ad acquisire sistemi da difesa aerea russi. Già la Grecia, in occasione di una delle innumerevoli crisi per Cipro, ricevette i vecchi, ma ancora parzialmente efficaci, sistemi S-300 da Mosca negli anni ’90.
Ma perché tutto questo interesse per i sistemi missilistici da difesa aerea russi?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo partire dalle caratteristiche tecniche dell’S-400, ma non solo come vedremo.
Le caratteristiche dell’S-400
Senza scendere in dettagli tecnici, enucleati precedentemente, possiamo risolvere la questione dicendo che l’S-400 ha il vantaggio d' essere un sistema da difesa aerea molto versatile grazie alla sua dotazione mista di missili.
Inoltre, fattore non da poco, la sua mobilità ed i brevi tempi che intercorrono dal dispiegamento all’operatività, ne fanno uno strumento particolarmente efficace per contrastare rapidamente le operazioni aree degli avversari. La sua “capacità di dispersione”, ovvero la possibilità di avere i lanciatori posti a notevole distanza dai veicoli radar e di comando, ne aumenta notevolmente la sopravvivenza in caso di conflitto.


La suite di radar, poi, offre a chi opera con l’S-400 un “occhio” capace di guardare molto in profondità, molto più della reale portata dei missili a lungo raggio (400 chilometri per i 40N6). Il radar Big Bird, a titolo d’esempio, è efficace sino a 600 chilometri ed è in grado di seguire 300 bersagli alla massima distanza.

IL FATTORE DIPLOMATICO
Oltre alle oggettive qualità dell’S-400, per i vari Paesi che sono in procinto di acquistarlo esiste anche un fattore diplomatico non secondario che li ha spinti verso questa scelta.
Per la Turchia, ad esempio, è chiaro il riferimento al volersi allontanare dal lungo braccio di Washington in chiave di un rinnovato imperialismo di stampo ottomano di Erdogan. Ankara svincolandosi dai legami con Washington afferma il proprio prestigio agli occhi delle altre nazioni mediorientali e nordafricane di cui vorrebbe diventare la guida.
Per l’India il discorso cambia. Non essendo, al contrario della Turchia, membro della Nato non incappa in problemi legati all’integrazione dell’S-400 in un dispositivo prettamente di stampo “occidentale”.
Al contrario, storicamente, Nuova Delhi è sempre stata legata a Mosca sin dai tempi dell’Unione Sovietica con la quale ha intrecciato – a fasi alterne – stretti legami che riguardano le commesse militari: basti pensare alla portaerei Vikramaditya un tempo annoverata nel registro navale sovietico come Baku (poi Admiral Gorshkov), ma soprattutto alla linea di volo dell’Aeronautica Indiana che annoverava velivoli come Mig-21 e 23.
L’India però, al tempo stesso, ha mantenuto rapporti con gli Stati Uniti – sebbene tra alti e bassi – essendo formalmente un Paese “non allineato”. Oggi questi rapporti sembrano a tutti gli effetti essere più stretti in funzione del contrasto all’espansionismo cinese, visto da Nuova Delhi come una minaccia, e condivisa da Washington.
L’Arabia Saudita, un po’ come l’India, rappresenta un Paese alleato degli Stati Uniti sebbene non gravitante nell’orbita Nato, ma recentemente casa Saud ha stretto legami con Mosca che vanno anche oltre alla questione petrolifera, di primaria importanza per entrambi i Paesi.
Proprio nel quadro di questi recenti accordi tra Mosca e Riad, si sono siglati contratti di vendita di armamenti leggeri ed è stato dimostrato il vivo interesse saudita per gli S-400.
In questo caso il capolavoro di Mosca è stato quello di portare un nuovo attore chiave al tavolo delle trattative per poter cercare di “fare cartello” sulla produzione petrolifera (e controllarne così il prezzo) offrendo quello che la Russia ha di meglio: gli armamenti.
Riad risulta utile a Mosca non solo in campo strettamente commerciale: avendo un ruolo di protagonista nelle varie crisi che si susseguono nell’area mediorientale (dalla Syria a quella del Qatar/Iran), averla come nuovo partner, strappando così l’esclusività a Washington, aiuta il Cremlino ad avere più peso nella geopolitica dell’area.
Anche il Qatar, risolta la crisi con l’Arabia Saudita, risponde a questa logica e soprattutto risponde alla logica dell’estensione della commercializzazione degli armamenti russi.

La risposta di Washington

Ovviamente alla Casa Bianca non sono stati a guardare e nel quadro del contenimento della Russia e del tentativo di strangolamento commerciale messo in atto con le sanzioni post colpo di mano in Crimea, è stato approvato un provvedimento che prende il nome di Caatsa, acronimo di Countering America’s Adversaries Sanctions Act, nel 2017.
Questo atto prevede l’elevazione di sanzioni e altri tipi di provvedimenti a tutti quegli Stati che acquistano sistemi militari dalla Russia. Uno degli effetti del Caatsa è stato infatti il congelamento – per ora ancora dibattuto – della consegna degli F-35 alla Turchia, che ha sollevato anche importati questioni legate alla sicurezza della Nato già ampiamente dibattute.
Anche l’India sembrerebbe essere nel mirino del Caatsa dato il via libera all’acquisizione dell’S-400, ma lo stesso documento prevede che il Presidente degli Stati Uniti possa, in via eccezionale, avocare a sé la decisione di renderlo efficace o meno a seconda dei vari casi, e si prevede, come già anticipato, che Washington non intenda proseguire nell’elevare sanzioni a Nuova Delhi per non irritare il suo prezioso alleato nell’area asiatica, proprio in funzione anti-cinese.

Il cambio di paradigma

Quello che si può affermare, alla luce del caso degli S-400 e del Caatsa, è che stiamo assistendo ad un cambio di paradigma negli equilibri mondiali.
Per contingenze diverse Washington si ritrova più debole rispetto al passato su nuovi fronti e deve, giocoforza, ricorrere al sistema del bastone e della carota ma applicato in modo non univoco.
Se pensiamo che solo dieci anni fa un alleato come la Turchia non avrebbe mai pensato di “ribellarsi” ad un diktat americano, possiamo capire quanto Washington su certi fronti sia indebolita dal risorgere di sentimenti sovranisti – velleitari o meno – e dal rinnovato espansionismo di potenze vecchie e nuove come Russia e Cina.
Forse però, sarebbe meglio dire che è stata proprio la debolezza di Washigton in politica estera, intesa come “disingaggio”, delle amministrazioni precedenti a far rinascere certi sentimenti, e provvedimenti come il Caatsa, sebbene possano risultare efficaci con chi è ricattabile, dimostrano un volta di più quanto la Casa Bianca debba per forza avere due pesi e due misure a seconda della propria convenienza contingente.
Una contingenza che però, in questo caso, sta subendo invece di avere imposto, ed è questo fattore che ha cambiato il paradigma della geopolitica internazionale.

deca

Nuovo test per il sistema S-500:
bersaglio colpito a distanza record

A riportarlo è la Cnbc che cita fonti di intelligence: la Russia ha effettuato recentemente un test segreto in cui il nuovo система C-500 ПРОМЕТЕЙ ha intercettato un bersaglio a più di 480 chilometri (299 miglia), ovvero 80 chilometri in più di quanto mai fatto sino ad oggi, stabilendo un nuovo record.
Nonostante la fonte sia ben informata non viene riportato esattamente il giorno del test né dove sarebbe stato effettuato, mentre da Mosca – come spesso accade in questi casi – tutto tace.

Che cos’è il sistema S-500?

L’C-500 ПРОМЕТЕЙ è il nuovo sistema da difesa aerea e antimissili balistici sviluppato dalla russa Almaz-Antey (che annovera tra i suoi prodotti i ben noti S-300 e S-400) a cominciare dal 2002.
Le prime consegne ai reparti di questo avveniristico sistema erano previste per il 2015 per poi essere posticipate al 2017 ma, a causa dei cronici ritardi che affliggono i programmi militari complessi, si prevede che entrerà in servizio entro il 2019 essendo ancora in fase di test.
Secondo quanto riportato dal Vice Comandante in Capo delle Forze Aeree Russe – tenente generale Viktor Gumenny – ad aprile di quest’anno, il sistema C-500 ПРОМЕТЕЙ sarà in servizio “nell’immediato futuro”.

Le caratteristiche del sistema S-500

Cominciamo subito col dire che il sistema S-500 non è una semplice evoluzione del sistema precedente, l’S-400, ma rappresenta un’arma del tutto nuova. I sionisti nordamericani hanno ed hanno provato a vendere i Patriot PAC-3, bidoni completamente al di sotto dei complex S-400, DA APRILE 2019 la federazione russa avrà operativi i C-500 ПРОМЕТЕЙ.
Il missile infatti ha un proprio sistema di intelligenza che gli permette di analizzare le condizioni dell’ambiente radar/elettronico e aereo in cui si trova e prendere decisioni autonome che riguardano altitudine, velocità e direzione di volo. Una vera e propria forma di Intelligenza Artificiale, come riferito dal Comandante delle Forze Aeree Russe colonnello generale Viktor Bondarev in una dichiarazione del 10 agosto 2014.
I dati tecnici del система C-500 ПРОМЕТЕЙ sono ancora frammentari. Quello che possiamo dire con un ragionevole livello di esattezza, oggi, è che è in grado di intercettare bersagli a una distanza massima compresa tra i 500 ed i 600 chilometri. Incertezza ricopre anche la quota massima di esercizio: secondo alcune fonti potrebbe raggiungere i 40/50 chilometri di altitudine mentre secondo altre questa arriverebbe addirittura a 200 (124 miglia).
Fonti russe sostengono che può intercettare anche i velivoli stealth di quinta generazione americani (F-22 “Raptor” ed F-35 “Lightning II”), ma data la particolare natura del mezzo è possibile che venga impiegato contro bersagli di particolare valore tattico come velivoli Awacs, da disturbo elettronico o per intercettare missili balistici.


Il система C-500 ПРОМЕТЕЙ può infatti tracciare un massimo di 20 missili balistici sino ad una distanza di 2 mila chilometri (secondo altre fonti sino a 3500) e i veicoli di rientro a 1300 chilometri, mentre può ingaggiare e colpire 10 testate contemporaneamente viaggianti ad una velocità massima di 5/7 km/s. Tra i requisiti del sistema ci sarebbe anche la possibilità di intercettare testate ipersoniche del tipo Hgv ed anche missili da crociera ipersonici, rappresentando – se confermato – un vantaggio esclusivo rispetto agli attuali sistemi occidentali in servizio o in fase di miglioramento.
Come i suoi “fratelli minori” S-300 e 400 il система C-500 ПРОМЕТЕЙ è mobile e tutti gli elementi che lo compongono (radar, centro comando e controllo, ricarica) sono costituiti da veicoli pesanti ad alta mobilità su ruote. Rispetto ai suoi predecessori i tempi di dispiegamento operativo si sono notevolmente accorciati: si parla di 10 minuti dal momento in cui il Tel (Transporter Erector Launcher) si ferma a quando è in grado di sparare il missile, migliorando notevolmente, pertanto, la capacità di sopravvivenza del sistema in combattimento. Già negli anni ’80, infatti, i sovietici usavano la tattica “shoot, scoot and hide” che potremmo tradurre con “spara, scappa e nasconditi” per i loro sistemi da difesa aerea S-300V.
Il система C-500 ПРОМЕТЕЙ sarà molto probabilmente articolato sul Tel 10×10 modello Baz-69096. I due posti comando sul camion 6×6 Baz 69092-12 mentre il radar di acquisizione dei bersagli e gestione tattica saranno a rimorchio della motrice 8×8 Baz-6403.01. Un secondo radar di acquisizione bersagli sarà montato sullo chassis 10×10 del Baz-69096 così come quello dedicato al tracciamento dei missili balistici. Invece il radar di ingaggio multimodale si prevede che sarà montato sul 8×8 Baz-6909-022. Tutti veicoli dalle buone doti fuoristrada.

L’analisi tattica

Quando il система C-500 ПРОМЕТЕЙ entrerà in servizio attivo sarà in grado di cambiare radicalmente la postura antimissile e da difesa aerea della Russia proiettandola ad un livello mai raggiunto prima. L’C-500 ПРОМЕТЕЙ infatti, se vedrà confermata anche la sua capacità antisatellite, andrà ben oltre i semplici concetti della difesa A2/AD andando a riempire tutto lo spettro di risposta alle possibili minacce aerospaziali.
Secondariamente, grazie al proprio raggio operativo implementato a 600 chilometri, diventa un perfetto e versatile sostituto degli aerei da caccia intercettori, andando, nel contempo, a diminuire notevolmente i tempi di reazione della difesa aerea grazie alla velocità dei propri vettori a medio/lungo raggio.
Quando e se il система C-500 ПРОМЕТЕЙ sarà rischierato nelle “bolle difensive” russe già esistenti (Crimea, Kaliningrad, Siria, Kola e Kachatka) rappresenterà un fattore destabilizzante proprio grazie alle caratteristiche dei missili e dei radar a lungo e lunghissimo raggio, un po’ come già avvenuto in occasione dello schieramento del Thaad e del suo radar AN/TPY-2 in Corea del Sud che ha notevolmente infastidito la Cina proprio per le sue caratteristiche.
deca


La Russia è pronta ad usare e userà le armi nucleari solo in risposta ad un attacco con le stesse armi. Lo ha dichiarato il Presidente russo Vladimir Putin intervenendo al Club di discussione Valdai.
"Il nostro concetto è l'attacco contrario… Ciò significa che siamo pronti a usare e useremo le armi nucleari solo in caso di aggressione", ha detto Putin.
Il Presidente ha spiegato che sarà questione di secondi per passare al contrattacco dopo la potenziale aggressione.



"L'aggressore deve sapere che il castigo è inevitabile, che sarà ridotto in cenere. Mentre noi, vittime dell'aggressione, come martiri andremo in paradiso. Ma loro semplicemente periranno, perché non avranno nemmeno il tempo di pentirsi!" ha affermato Putin.


Il caccia Su-57 può abbattere gli aerei

nemici a 300 km. di distanza !!



Un missile ipersonico antiaereo dalla portata di oltre 300 km. farà parte dell’arsenale del Su-57, l’aereo bombardiere da caccia multiruolo più avanzato della Russia.
L’arma ha lo scopo di eliminare gli obiettivi di massimo senza temere risposte. Il Su-57 è il primo velivolo do 5.ta generazione in Russia, progettato come formidabile minaccia per la principali potenza aerea, gli Stati Uniti. 
Normalmente ci si aspetta che trasporti le armi nei vani interni, per ridurre la traccia radar ed evitare di compromettere le capacità stealth. Ma missili più grandi possono essere trasportati esternamente, e uno di questi sarà l’R-37M, un missile dalla gittata maggiore di qualsiasi altro missile a disposizione dei velivoli statunitensi. L’R-37M è la versione aggiornata del missile entrato in servizio nel 1985.
La versione più vecchia era tra i più grandi missili aria-aria, di 4,2 metri di lunghezza e 600 kg. di peso, adatta solo per gli aerei più grandi come il MiG-31BM. La caratteristica principale del missile aggiornato è la sua gittata, indicata in 300 km., anche se alcune fonti dicono che potrebbe raggiungere i 400 km., a seconda del profilo di volo. Il missile costoso è destinato a colpire obiettivi ugualmente importanti come gli aerei AWACS, ma con una velocità di Mach 6 e un sistema di puntamento attivo che si attiva nella fase terminale del volo, rappresentando una minaccia per bersagli più agili come gli aviogetti da combattimento.
La versione R-37M, sarebbe nelle fasi finali di sviluppo ed è dotata di un nuovo sistema di guida, riducendo peso e lunghezza per adattarsi a piattaforme più piccole. Boris Obnosov, direttore della Tactical Missiles Corporation (KTRV), ha confermato che il Su-57 sarà tra gli aerei in grado di sparare il nuovo missile. KRTV è la società madre di NPO Vympel, lo sviluppatore dell’R-37.

Lo sviluppo dell’R-37M mette in discussione il futuro di un altro missile aria-aria a lungo raggio considerato per il Su-57. Chiamato KS-172 e sviluppato da NPO Novator, parte del complesso tecnico-militare concorrente Almaz-Antej, questo missile ha una gittata ancora maggiore di oltre 400 km. Ciò è possibile grazie all’uso di due stadi, con un primo stadio potente più grande che spinge rapidamente il secondo stadio più piccolo. L’arma ha avuto alcuni test di successo, ma si ritiene che sia lontano dal servizio.
È interessante notare che la Cina sviluppa un missile a lungo raggio simile al bistadio per i suoi caccia stealth J-20. Coi rivali strategici entrambi dotati di questo tipo di arma, gli Stati Uniti potrebbero dover ripensare la loro strategia per la superiorità aerea. L’US Air Force era solita schierare missili aria-aria a lungo raggio come l’AIM-54 Phoenix, che aveva una portata operativa di 190 km., ma fu ritirato nel 2004 insieme alla sua piattaforma, l’F-14 Tomcat.
Alcuni missili di questo tipo sono ancora in servizio in Iran, reliquia dei legami pre-rivoluzionari del Paese cogli Stati Uniti. L’AIM-120 AMRAAM, il missile aria-aria oltre-orizzonte dell’USAF, ha una portata ancora più corta rispetto al Phoenix, con la versiane avanzata AIM-120D limitata a 160 km. È ancora un’arma formidabile adatta a molte piattaforme e i militari nordamericani si aspettano che i nemici possano essere abbattuti dai missili da distanza di sicurezza, con aviogetti da combattimento moderni come F-22 e F-35 che forniscono informazioni di puntamento extra ai velivoli più vecchi.
Dispiegando missili con una portata ancora maggiore, Russia e Cina potranno soverchiare tale strategia, minacciando le risorse statunitensi da distanza di sicurezza. Ciò apre un gap di vulnerabilità fino a quando la NATO non sviluppi un contrappeso come il missile Meteor della MBDA.
Traduzione di Alessandro Lattanzio
deca


Il missile aria-aria russo

R-37M: unico e ineguagliato



Recentemente veniva riferito che il velivolo di quinta generazione Su-57 sarà integrato col missile antiaereo ipersonico R-37M (RVV-BD, Izdelie 610M). Boris Obnosov, direttore della Tactical Missiles Corporation (KTRV), confermava queste informazioni. Il Ministero della Difesa russo riferì a luglio che l’R-37M effettuava i test finali e sarebbe staro presto operativo.
L’R-37M è l’unico della sua classe a vantare un’autonomia superiore ai 300 km. In confronto, l’ AMRAAM A-120D statunitense ha una portata massima di 180 km. Rispetto ai predecessori, l’R-37M vanta un nuovo sistema di guida e peso ridotto che ne consente l’installazione su piattaforme più piccole. Inizialmente fu progettato per equipaggiare gli intercettori MiG-31BM aggiornati. Il missile dovrebbe anche divenire l’arma principale dei Su-30 di quarta generazione e dei Su-35.
Se ciò dovesse dimostrarsi vero, l’R-37M sarà usato contro tutti gli aerei militari statunitensi in vari teatri operativi del mondo. La missione principale del sistema è abbattere mezzi come AWACS, JTARS, C4ISTAR ed aerei d’attacco elettronico e rifornimento aereo, mantenendo la propria piattaforma di lancio fuori dalla portata di qualsiasi caccia che protegga l’obiettivo. Con un peso di 60 kg., la testata ad alta frammentazione esplosiva è abbastanza potente da danneggiare gli aerei più grandi. La velocità massima del missile è Mach 6 (rispetto a Mach 4 di AMRAAM e Meteor), e il sistema di ricerca attivo che lo guida nella fase terminale lo rendono una minaccia per tutti gli aviogetti da combattimento.
Il radar di bordo opera su 2 canali – X e Ku. Come si può vedere, il missile conferisce agli aerei da guerra russi un vantaggio su qualsiasi aereo da combattimento della NATO sia per velocità che per portata. Nessun altro missile attuale del blocco occidentale può eguagliarlo. Una volta che l’R-37M entrerà in servizio, aprirà una vulnerabilità che rimarrà fin quando gli Stati Uniti e la NATO non potranno rendere operativo il missile aria-aria MBDA Meteor attualmente introdotto nell’Aeronautica svedese.




L’R-37M può attaccare bersagli a quote comprese tra 15 e 25.000 mt. Può colpire bersagli invisibili, come l’F-35, nel raggio di 190 km. L’F-35 non può accelerare a una velocità che gli consente di sfuggire a un missile lanciatogli contro. Tracciando i bersagli coi radar semi-attivo e attivo, il missile può anche utilizzare la modalità lancia e dimentica, rendendosi completamente indipendente dalla piattaforma di lancio. Può distruggere i bersagli aerei da prua. La guida inerziale lo rende invisibile ai radar durante il volo di metà corso.
Quando viene attivato il radar attivo, il pilota ha solo frazioni di secondo per prendere contromisure. La testata dell’R-37M è resistente alla guerra elettronica e ha una potenza di 120 kg. Secondo i media russi, nel settembre 2018, il missile fu lanciato da un MiG-31BM intercettando un missile bersaglio Armavir RM-75 durante un’esercitazione svoltasi nella regione del Trans-Baikal. L’Armavir imitava un missile balistico ad alta velocità, con sezione radar di 0,1-0,4 mq e una velocità che variava tra 4.500 e 6.500 km/h. L’R-37M impiegò solo 5-7 secondi per intercettare il bersaglio da una distanza di 30 km. e a una quota di 9 km. Il nuovissimo F-35 di cui le forze armate statunitensi sono così orgogliose è tutt’altro che invulnerabile agli ultimi sistemi aria-superficie della Russia.
L’R-37M integrato su almeno quattro piattaforme è un’altra minaccia per quell’aeromobile stealth. AWACS e altri grandi aerei non invisibili e tutti obiettivi relativamente facili per una piattaforma armata coll’R-37M.
Allo stato attuale, non esiste un’arma suprema a cui gli Stati Uniti possano affidarsi garantendosi il predominio nell’aria se il nemico è la Russia. La guerra aria-aria è il luogo in cui gli Stati Uniti hanno perso la primazia, poiché le prestazioni dell’R-37M sono attualmente ineguagliate. I missili aria-aria della Russia hanno prestazioni migliori rispetto a gli analoghi statunitensi per portata e velocità.
Traduzione di Alessandro Lattanzio
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