giovedì 1 novembre 2018

I SIONISTI WAHHABITI CI METTONO LA FACCIA

Alleanza criminale tra

imperialismo, sionismo e wahhabismo


Pablo Jofre Leal, Internationalist 360°


L’aggressione al popolo yemenita ha superato tutti i livelli di crudeltà e azioni dettate dall’odio, dall’ambizione e dalla perversione che un regime monarchico come quello dell’Arabia Saudita e la sua visione del mondo estremista possa attuare.
Disordini criminali supportati, non solo attaccando un popolo con una coalizione senza avere alcun sostegno legale internazionale, bloccandone accesso via terra, aerea e marittimo, generando enormi difficoltà nel settore alimentare, sanitario e ambientale, comportando la dichiarazione dello Yemen come Paese in crisi umanitaria, ma anche sviluppando una politica di guerra che uccide migliaia di bambini e senza mai fermare i propri criminali.
Lo scorso aprile, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres affermò che “i tre quarti della popolazione dello Yemen ha bisogno di protezione e assistenza umanitaria. Più di otto milioni di yemeniti non sanno dove prenderanno il prossimo pasto e il rischio di un’altra epidemia di colera è ancora latente”. Guterres, oltre a chiedere un fondo di 2 miliardi di dollari per alleviare la crisi, affermava che le agenzie umanitarie devono accedere alle zone di conflitto in cui le persone necessitano di assistenza umanitaria urgente.
È in questa cornice che il funzionario internazionale denunciava il blocco aereo, marittimo e terrestre saudita imposto allo Yemen e ne chiese la fine, realizzando che mere misure umanitarie non risolveranno lo stato attuale delle cose, poiché si richiede una soluzione politica negoziata.
Il wahhabismo uccide i bambini
Gli stessi media statunitensi, alleati del regime di Riyadh, hanno pubblicato rapporti che descrivono la crudeltà delle azioni dell’aggressione saudita. Il Washington Post dettagliava, il 3 agosto, che l’aggressione della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita, le cui forze sono la maggioranza, lasciava almeno 50mila morti, la rapida crescita di varie epidemie, una carestia che divora il Paese, provocando in media la morte di 130 bambini al giorno nello Yemen, a causa di proiettili e bombe, così come dal blocco criminale cui è sottoposto il Paese arabo, impedendo l’invio di cibo, farmaci e assistenza sanitaria, generando la lenta agonia nella popolazione.
Asili, scuole, ospedali, tutti i luoghi pubblici sono bersagli degli attacchi sauditi. Come è successo l’8 agosto, quando gli aerei della monarchia wahabita bombardavano autobus scolastici nel mercato nella città di Dahian, nel nord della provincia di Sada. Bombardamento che significò la distruzione di autoveicoli scolastici, provocando la morte di 40 bambini e 77 feriti. In una dichiarazione che rivela il carattere morale del regime saudita, l’ambasciatore della monarchia wahabita all’ONU, Abdullah al-Mualimi, indicava in una lettera inviata al Consiglio di sicurezza che l’uso dei loro aerei e il lancio delle bombe che uccisero decine di bambini, “erano una misura militare legittima condotta in conformità agli standard umanitari internazionali”.
Di fronte all’incredibile affermazione del diplomatico saudita, dobbiamo rispondere: quale legge internazionale consente di uccidere bambini, quale norma internazionale autorizza a bombardare uno scuolabus, quale legge internazionale offre un quadro legale al regime saudita, similmente al suo partner sionista nella regione, per massacrare la popolazione e poi giustificarlo spudoratamente? Alcuna legge, non esiste norma e il diritto internazionale non approva tale perversione delirante, criminale e l’impunità che consenta a un regime di uccidere impunemente. Nella sua retorica vittimista, Riyadh sostiene che tali attacchi furono effettuati contro la difesa della resistenza del movimento popolare Ansarrullah, che ha inflitto colpi efficaci alle forze d’invasione saudite e ai loro alleati della coalizione.
Riyadh rifiutava la responsabilità dei crimini commessi, come quello del 9 agosto, e tutti quelli commessi dal marzo 2015 quando iniziò le operazioni contro il popolo dello Yemen e cercando, così, di ripristinare il potere all’ex-presidente fuggiasco yemenita Abdurabu Mansurhadi, e annientare il movimento popolare Ansarullah. Se le organizzazioni internazionali denunciavano il nuovo attacco alla popolazione civile da parte di Riyadh, ciò non basta.
È il caso del direttore regionale del Fondo per l’infanzia (UNICEF) per l’Africa e il Medio Oriente, Geert Cappelaere, che affermava “è necessario porre fine alla crudeltà sui bambini”. D’altra parte, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres chiese un’indagine “indipendente” sugli attacchi dell’Arabia Saudita contro lo Yemen. Le parole di Guterres mostrano una posizione asettica, che non permette d’ impedire a Riyadh di assassinare, come applicando ad esempio il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, che consentirebbe alla comunità internazionale di agire contro un’aggressore, applicando le misure permesso dalla lettera quando la pace è violata e minacciata, come fa la monarchia wahhabita.
Per il portavoce del movimento popolare yemenita Ansarurllah, Muhamad Abdasalam, ci sono molte carenze nelle organizzazioni internazionali che permettono tale impunità nel commettere crimini e non essere sanzionati, come nel caso dell’Arabia Saudita e dei suoi bombardamenti contro autobus scolastici. “Il Consiglio di sicurezza manca di determinazione nel formare un comitato indipendente per la verità. Né la comunità internazionale ha adempiuto ai propri obblighi nel porre fine alla brutale aggressione saudita contro lo Yemen. Con indifferenza, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite incoraggia l’Arabia Saudita a commettere altri crimini”.
Alleanza criminale tra imperialismo, sionismo e wahhabismo
Le azioni criminali del regime saudita sono specificate dal quadro degli obiettivi politici e militari sostenuti dal marzo 2015, quando Riyadh iniziò l’aggressione militare contro lo Yemen. Obiettivi volute con due linee d’azione principali: distruggere il movimento popolare Ansarullah e, come obiettivo finale insieme agli obiettivi strategici dei partner imperialisti e sionisti, lottare contro l’influenza della Repubblica islamica dell’Iran nella regione. Ciò, catalizzato ancora di più al sostegno della nazione persiana al popolo siriano, comportando il cambiamento nella correlazione di forze oggi, con l’Asse della Resistenza che controlla un ampio corridoio territoriale.
Una striscia di enorme importanza strategica, dal confine occidentale dell’Iran al Mar Mediterraneo, terrorizzando i sionisti, che hanno queste forze liberatrici ai confini delle alture del Golan e sul confine palestinese, territori occupati dalla guerra del 1967. Una presenza che ogni giorno recupera la sovranità siriana sui territori in cui aleggiavano il terrorismo e le sue organizzazioni taqfire organizzate, finanziate e armate proprio dalla triade criminale composta da Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita. Indubbiamente, la forza dell’Asse della Resistenza in Medio Oriente implica anche l’avvertimento sull’aggressione saudita allo Yemen, che a sua volta, giorno dopo giorno, contende con successo le forze d’invasione, anche portando la guerra nel territorio saudita.
Solo l’azione dei popoli del Medio Oriente, come Yemen, Libano, Siria, Iraq, Palestina, accompagnata dalle organizzazioni rivoluzionarie e di resistenza come Movimento Ansarullah, Hezbollah, Esercito arabo siriano, Forza al-Quds, Movimento al-Nujaba, milizie palestinesi che combattono le forze d’ aggressione, i terroristi e le ideologie occidentali come sionismo e wahhabismo, possono combattere e sconfiggere tali strumenti dell’imperialismo e questi regimi, punta di diamante di Washington e dei suoi alleati occidentali. In questo quadro, il trionfo delle forze popolari nello Yemen simboleggia il consolidamento dell’Asse della Resistenza, consentendo d’indebolire il legame tra gli aggressori e allo stesso tempo di avanzare verso l’obiettivo d’indebolire il potere wahhabita e la politica d’aggressione del sionismo, ideologie pervertite dai giorni contati.
La società yemenita in questi 3 anni e mezzo di aggressione ha alzato una voce ferma e ha compiuto azioni sovrane in difesa del proprio territorio, resistendo con coraggio, condannando l’imposizione del blocco alla popolazione. Un blocco criminale che priva di cibo, medicine, carburante e sostiene un popolo stanco della brutalità della monarchia saudita che interferisce nelle sue questioni interne, e che vede nell’aggressione un palliativo destinato a impedire le lotte nel clan Sudayri e l’imposizione della più bellicosa fazione della monarchia.
La vecchia tattica delle ideologie totalitarie di sfogare all’estero, di attaccare i vicini e quindi cercare di standardizzare la società sotto un’unica leadership. L’intervento dell’Arabia Saudita negli affari dello Yemen, i suoi crimini, come quello che ha provocato la morte di 40 bambini il 9 agosto a Sada, è inscritto in ciò che definii pochi mesi fa, “la difesa dei loro interessi regionali, la propagazione del wahhabismo e l’intensificazione della repressione contro qualsiasi movimento che intenda generare libertà. Ciò è accaduto in Bahrayn, dove Casa al-Saud è intervenuta con pugno di ferro senza che l’occidente alzasse la voce, temendo che l’influenza della lotta in questo piccolo Paese si diffondesse altrove mentre iniziava”.
L'importanza geostrategica dello Yemen in medioriente
Lo Yemen è un Paese di enorme importanza geostrategica, non solo in relazione al Corno d’Africa, allo stretto di Bab al Mandeb e i passaggi marittimi della ricchezza energetica dell’area. Lo Yemen è stato definito dai cervelli imperialisti come sorta di “cortile” dell’Arabia Saudita, che rifiuta di perdere influenza davanti la crescente potenza della Repubblica Islamica dell’Iran e al sostegno al Movimento Popolare Ansarullah.
Le migliaia di morti yemeniti, 15 mila secondo stime modeste, oltre alle decine di migliaia di feriti, distruzione di strade, porti, infrastrutture sanitarie, tra gli altri, hanno costretto le persone a sviluppare difesa e resistenza, per dissuadere il nemico saudita.
Con questo obiettivo, che deve avere il sostegno dell’Asse della Resistenza e di chi si oppone alla triade criminale formata da imperialismo, sionismo e wahhabismo, va compresa logica e strategia militare delle forze della Resistenza yemenita guidata dal movimento Ansarrullah, portando la guerra nel territorio saudita per costringerne la monarchia a cessare i crimini contro il popolo yemenita. Il ricordo di migliaia di uomini e donne, e migliaia di bambini uccisi, feriti, spinge a sconfiggere un regime pervertito e delirante come la monarchia wahhabita.
Traduzione di Alessandro Lattanzio
Sembra che i Khazariani adoratori di satana abbiano uno strumento in grado di staccare i volti delle persone mentre sono ancora vivi. Apparentemente serve a dare il massimo dolore possibile alla vittima nel sacrificio a Ba'al, dicono fonti ebraiche del WDS.
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La Croce Rossa svela le cifre della catastrofe in

Yemen causata dall'Arabia Saudita ed Israele

Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ha lanciato                      

l'ennesimo allarme sulla situazione "catastrofica"nello Yemen dopo

quasi tre anni di aggressione da parte dell'Arabia Saudita e dei suoi alleati.


In un messaggio pubblicato oggi sul suo account Twitter, la Croce Rossa ha evidenziato che attualmente ci sono circa 22 milioni di persone nello Yemen che hanno bisogno di aiuto per sopravvivere e molti altri milioni che soffrono per la carestia.

La guerra lanciata illegalmente dal regime dittatoriale dell'Arabia Saudita nel marzo 2015, con il via libera degli Stati Uniti, contro il paese più povero del mondo arabo, ha portato alla "peggiore crisi umanitaria" e, secondo i dati forniti dal CICR, circa 15 milioni di yemeniti non hanno accesso all'acqua potabile.

Inoltre, circa 2 milioni di bambini yemeniti non possono andare scuola, ha deplorato l'organizzazione internazionale, e in seguito ha insistito sul fatto che le cifre sopra menzionate riflettono la situazione catastrofica che lo Yemen sta attraversando.

In precedenza, il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef) aveva riferito che più di 2.500 scuole non possono essere utilizzate nello Yemen, dal momento che due terzi di loro presentano danni di varia natura dovuti al bombardamento del regime di Al Saud e dei suoi alleati stati canaglia Israele, Usa, Francia; Il 27% sono chiuse e il 7% è utilizzato per scopi militari o come rifugio per gli sfollati.

Nel frattempo, in un articolo pubblicato sabato dal quotidiano britannico 'The Independent' si è evidenziato che il bilancio delle vittime nello Yemen supera di cinque volte quello stimato dalle Nazioni Unite (ONU).

"Stimiamo che il bilancio delle vittime sia di circa 56.000 tra civili e combattenti, tra gennaio 2016 e ottobre 2018", ha dichiarato Andrea Carboni, che sta indagando nello Yemen il Progetto di base sulla localizzazione degli avvenimento dei conflitti armati, Acled.
Venerdì scorso, la ONG Oxfam ha chiesto agli Stati Uniti ed ai paesi €uropei di frenare la vendita di armi all'Arabia Saudita, dato che, come evidenziato, un civile yemenita muore circa ogni tre ore, l'industria bellica sarda si fa grasse risate.....

Fonte: CICR - The Indepedent
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Khashoggi ucciso per le armi chimiche saudite


Jamal Khasoggi stava per rivelare che l’Arabia Saudita aveva usato armi chimiche nello Yemen ed era in procinto di ottenere prove documentali su tale crimine. Così un amico intimo del giornalista ucciso il 2 ottobre nel consolato saudita di Istanbul al Daily Express.

Le rivelazioni del Daily Express

La fonte del giornale britannico, che ha chiesto l’anonimato, aveva incontrato il dissidente saudita una settimana prima della sua morte, e lo aveva trovato “triste e preoccupato”.
Avendo egli chiesto il motivo di tanta preoccupazione, Khashoggi aveva dapprima nicchiato, per poi rivelare quanto poi pubblicato sul Daily.
Il giornale britannico riporta anche le dichiarazioni di una fonte interna all’intelligence del Regno Unito, il quale a sua volta ha affermato che i servizi segreti di Londra sapevano che Riad aveva ordinato di rapire il cronista e portarlo in Arabia Saudita. Missione che in realtà poteva avere anche altri sviluppi, compreso il suo assassinio.
Invero, si può aggiungere, la via del rapimento non era affatto percorribile. Una sua carcerazione a Riad sarebbe stata insostenibile: avrebbe suscitato la reazione dei suoi colleghi del Washington Post e innescato una crisi irreparabile con gli Usa.
L’uomo doveva dunque essere ucciso. E ucciso ad Istanbul. Ed il suo corpo doveva sparire per evitare grane. Omicidio premeditato, dunque, e non altro. Ma andiamo per ordine:           D I S S E Z I O N E ....
"Dr. Salah Muhammed Al-Tubaigy !!!" lui é il NUMERO UNO del 'Gruppo TNT' mandato da Mohammed bin Salman ad ammazzare ad Istanbul il giornalista in esilio Jamal Khashoggi.
Secondo la testata online http://palaestinafelix.blogspot.com Khashoggi entrò nel consolato meno di un'ora dopo alle 13.14, fu salutato da un funzionario e condotto nella stanza del Console. Poco dopo, due uomini sono entrati nella stanza e hanno trascinato Khashoggi fuori dall'ufficio e in un'altra stanza, poi spostato in una terza stanza e smembrato con l'aiuto di una sega da ossa, il Dr. Salah Al-Tubaigy consigliava ai presenti d'ascoltare musica mentre tagliava le dita al giornalista, al che alcuni hanno vomitato ed uno è svenuto. Successivamente, con il poveretto ancora vivo, gli sono state tagliate le gambe, poi le braccia.
Secondo i canoni antichi, dalla tradizione del Dio uomo Ba'al, gli omicidi rituali giudaici del Purim contemplano anche l'adozione di una vecchissima tecnica per staccare i volti delle persone mentre sono ancora vive.
Apparentemente serve a dare il massimo dolore possibile alla vittima nel sacrificio a Ba'al, dicono fonti giudeaiche. Ba'al era il tradizionale dio semitico-giudaico della tempesta, a cui corrispondevano anche il controllo della fertilità e della fecondità; infatti oltre agli arti di cui sopra, gli investigatori dei servizi segreti turchi, noti per la loro efficienza, trovarono anche il gruppo riproduttivo, ovvero testicoli attaccati al pene, gli occhi, strappati da vivo, in dono per la fertilità, la testa mozzata senza il volto, scarificata, ed il volto, comprensivo delle orecchie, con baffi e pizzetto.
Qua sotto la lista dei 15 dell'"apocalisse", di cui si conoscono vita, morte e "miracoli", sotto le foto degli stessi .......
Una fonte turca separata ha detto che il Console non ha lasciato la sua casa negli ultimi tre giorni e ha annullato tutti i suoi appuntamenti. Una fonte ha anche detto che i macellai sauditi hanno portato via tutti gli hard disk delle telecamere di sorveglianza del consolato quando hanno lasciato l'edificio.
La fonte, che ha delineato il racconto di come Khashoggi è stato ucciso, ha detto che gli investigatori della polizia erano fiduciosi di avere già abbastanza prove forensi da ricerche sulla rete fognaria collegata all'edificio. Una seconda fonte a conoscenza delle indagini ha detto che i Turchi avevano prove video e audio dell'uccisione. Tuttavia, non hanno rivelato come avrebbero ottenuto queste prove.

Siamo certi che se avessero mandato La Cariatide, il Conte Oliver e Bob Rock se la sarebbero cavata mille volte meglio dei quindici "clouseau" che si sono fatti scoprire e identificare quasi subito. L’ordine, secondo la fonte del Daily, sarebbe arrivato dalla cerchia reale, anche se la fonte non è a conoscenza di una responsabilità diretta del principe ereditario Mohamed bin Salman, che i turchi, e non solo, indicano come mandante del delitto.
I servizi segreti britannici, secondo l’agente inglese, avevano suggerito ai sauditi di desistere, ma evidentemente non sono stati ascoltati. La spia non è al corrente di un’eventuale condivisione della notizia con altre agenzie di intelligence. Certo è che Khashoggi non è stato avvertito. Omissione fatale.

Khashoggi e la sporca guerra dello Yemen

Ma al di là della soffiata dell’agente britannico, la vera rivelazione dell’articolo del Daily è quella riguardante le armi chimiche. Perché è questo il motivo per il quale Khashoggi è stato ucciso. Tale notizia, infatti, avrebbe cambiato il volto del Medio oriente.
Di fronte a una rivelazione del genere, per di più pubblicata sul Washington Post, il giornale sul quale scriveva Khashoggi, gli Stati Uniti sarebbero stati costretti a togliere il loro sostegno a Riad nella guerra yemenita, già oggetto di critica di alcuni membri del Congresso.
La guerra sarebbe finita, dal momento che Riad non poteva sostenerla da sola. Oltre che per Mohamed bin Salman, che l’ha fortemente voluta, sarebbe stato uno scacco dell’intero fronte anti-Teheran, dato che l’Iran appoggia i ribelli yemeniti (Piccolenote).
Inoltre è più che probabile che lo scoop di Khashoggi avrebbe avviato un’inchiesta sull’operato dell’esercito americano, che non poteva ignorare l’uso di tali armi da parte del suo alleato ed aveva taciuto.
Non solo, avrebbe anche gettato ombre sulla politica americana riguardo la Syria, dove l’asserito uso delle armi chimiche da parte di Damasco ha suscitato dissimulata indignazione ed innescato bombardamenti “punitivi”.
L’Arabia Saudita, ovviamente, non avrebbe subito la stessa sorte, dati i suoi rapporti con Washington. Una discrasia che avrebbe messo a nudo, in maniera palese e irrevocabile, la totale strumentalità di quell’indignazione e di quei bombardamenti.

Di documenti segreti

Si capisce anche perché il cronista del WP è stato torturato orribilmente prima di essere ucciso, come hanno rivelato i turchi che possiedono le registrazioni di tali sevizie (Piccolenote o Adnkronos).
Khashoggi doveva rivelare la fonte dell’attesa documentazione, per mettere a tacere tutto.
È presumibile immaginare che quanti erano a conoscenza della missione contro Khashoggi, che sicuramente non erano solo i britannici, fossero segretamente ansiosi che questa fosse portata a termine, per evitare le tante e imbarazzanti conseguenze del suo scoop.
Ovviamente, però, non immaginavano che Riad agisse in modo tanto maldestro da farsi pizzicare in flagranza di reato.
Un’approssimazione, quella degli agenti sauditi inviati ad Istanbul, che si spiega a sua volta con il fatto che essi erano convinti, e non a torto, di poter godere della massima copertura possibile, stante appunto che la scomparsa di Khashoggi avrebbe fatto tirare un sospiro di sollievo a tanti, in Occidente come in Medio oriente.
Chissà se poi i sauditi, o chi per loro, sono riusciti a mettere le mani su quei documenti. E se in qualche angolo segreto della terra qualcun altro è sparito nel nulla.
Quel che sappiamo è che finora non è trapelato nulla di quanto il cronista del Washington Post aveva intenzione di rivelare.
L’omicidio di Khashoggi, nonostante tutto, finora ha ottenuto lo scopo desiderato. Delitto imperfetto, dunque, ma di funesta efficacia.
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L’Arabia Saudita era parte del fronte dei valorosi difensori della libertà.
Per ultimissimo ricordo che sono interessantissimi gli articoli del nostro Thierry Meyssan :