sabato 17 gennaio 2015

MASSONERIA E SETTE SEGRETE - Capitolo III - LA CABALA


MASSONERIA E SETTE SEGRETE
 
EPIPHANIUS


La faccia occulta della storia


MYSTERIUM INIQUITATIS
5]    CAPITOLO III



Il grande rientro della gnosi nel Tardo Medioevo
LA   C A B A L A



Se ora bruciamo le tappe lasciandoci alle spalle il cistercense Gioacchino da Fiore (1130-1202), teologo e mistico al quale venne attribuito il dono di strane profezie (oggi in predicato di beatificazione), e Meister Eckhart, (1260-1327) domenicano tedesco teosofo e panteista, e ci portiamo nel XV secolo, assistiamo ad una grande rentrée in forze della gnosi nel pensiero cristiano presso le élites colte della società, foriera del rigoglio paganeggiante del successivo Umanesimo. 
Come ciò sia potuto accadere non è comprensibile se non volgendosi alla gnosi cabalistica insegnata dai rabbini del XV secolo.
Nei primi secoli gli gnostici si adoperarono per infiltrare il giudaismo della diaspora in modo da staccare i rabbini dal Vecchio Testamento, e perciò dal vero Dio, narrando loro che Jahvé in realtà era il Demiurgo-cattivo che aveva disperso e ridotto in schiavitù il popolo ebreo, e introducendo le dottrine panteiste ed emanatiste.
Il risultato fu l'elaborazione, nel corso del Medioevo, della cosiddetta Cabala (tradizione), la cui forma definitiva è contenuta nel libro dello Zohar (splendore), un commento al Pentateuco del 1280-1286 che, espresso in un linguaggio iniziatico e nebuloso, pretendeva completare la Rivelazione dell'Antico Testamento. Ciò in realtà era un falso scopo per non insospettire i rabbini fedeli all'Antico Testamento, da cui si voleva invece determinare lo scollamento; il senso delle parole stesse mutuate dall'Antico Testamento era però ben diverso, sostituito invece da quello loro attribuito dalla gnosi.
La gnosi più autorevole del XV e XVI secolo fu senza dubbio quella cabalistica ebraica,
nata in precedenza in ambiente provenzale e spagnolo, peraltro, su più antiche radici. Circa i contenuti dei libri cabalistici, il Pleroma, il Principio-Abisso della dottrina gnostica, nello Zohar - il "Libro dello Splendore" - diventa l'«En-Sof», l'«In Sé», vale a dire il non limitato.
L'En-Sof dei cabalisti fonda, come si è accennato, una serie di emanazioni discendenti chiamate “Sephiroth”, disposte a formare un simbolo composito chiamato Albero delia Vita, che costituisce l'essenza stessa della Cabala. Esse sono rappresentate mediante una serie di cerchi disposti su tre colonne, fra loro collegati da percorsi chiamati sentieri. Ciascuno di questi cerchi rappresenterebbe un "numero primordiale" di cui la divinità, pronunciandolo, si sarebbe servita per emanare l'universo. Riaffiora qui la plotiniana dottrina delle emanazioni, posta - come si è visto - a fondamento della molteplicità degli esseri grazie all'azione di una serie di 'manifestazioni' intermedie provenienti dal Principio ingenerato.
Sulla base delle considerazioni fatte all'inizio, parlando in generale della gnosi, l'antropologia cabalistica vede lo spirito umano (in senso lato) articolato in 3 parti: NEFESH materiale, RU'AH anima, NESHAMAH spirito.
Circa le attribuzioni, gli ILICI (ossia i trascurabili) contengono solamente il Nefesh, gli SPICHICI anche il Ru'ah e, solamente gli PNEUMATICI la Neshamah, la cui origine è nel mondo delle Sephirot (nella Cabala ebraica sono le dieci modalità o gli "strumenti" di Dio (a cui ci si riferisce con אור אין סוף Or Ein Sof, "Luce Senza Limiti") attraverso cui l'Ein Sof (l'Infinito) si rivela e continuativamente crea sia il reame fisico che la Catena dei Reami metafisici superiori (Seder hishtalshelus).

Frontespizio del libro PORTAE LUCIS, tradotto in italiano da Paolus Ricius

Nella figura un uomo regge l'albero della dieci Sephiroth. Al singolare Sephira può definirsi come un numero divino creatore :
Dio avrebbe fatto le sue opere pronunciando certe parole la cui sola evocazione possedeva una potenza creatrice.
Ma una Sephira è anche un attributo divino più o meno personalizzato.
Le entità di cui si compone l'albero sefirotico possono ripartirsi in due gruppi: il gruppo maschile a destra ed il gruppo femminile a sinistra.
In questa maniera l'albero sefirotico è androgino, avendo un lato maschile ed uno femminile. Ne consegue che presso gli ebrei cabalisti DIO - emanazione del tutto - è androgino alla stessa stregua degli antichi miti pagani.
Lo Zohar, il testo fondamentale del cabalismo, insegna che la forma dell'Uomo racchiude tutto ciò che è in cielo ed in terra, riprendendo il concetto gnostico dell'uomo quale divinità incarnata.
Né poteva mancare il SERPENTE indicato dai cabalisti come l'ispiratore ed il protettore dell'uomo contro i soprusi del dio dei cristiani, il feroce DEMIURGO organizzatore della materia; né poteva mancare LUCIFERO (Baphomet).
Beelzebubh ed Astaroth, presentati come veri angeli, mentre San Michele è un autentico demone al servizio del DEMIURGO.
In rapida sintesi, si può bene affermare che ZOHAR e CABALA altro non sono che l'espressione ebraica della GNOSI.


Il serpente nell'esoterismo ha un duplice significato: il serpente OPHIS è il simbolo di saggezza, ovvero è la SOPHIA dei greci, parola da cui OPHIS trae le lettere che lo compongono; ed una valenza malefica inferiore, che lo connota come Satana, l'avversario.
Riuniti, i due serpenti simbolici delle forze antagoniste Bene-Male, rappresentano il movimento perpetuo di salita-evoluzione e discesa-involuzione della Forza Universale che, arrotolandosi sull'Asse del Mondo [percorso verticale che conduce dalla terra (umanità) al cielo, inteso quale rigenerazione dell'iniziato], formano il Caduceo di Ermete. Questa appena esposta è la spiegazione del Guénon http://it.wikipedia.org/wiki/Ren%C3%A9_Gu%C3%A9non .
In realtà il Caduceo rappresenta l'equilibrio e quindi l'indifferenza fra il bene ed il male, la COINCIDENTIAM OPPOSITORUM MASSONICA che nella TEOLOGIA GNOSTICA della Controchiesa regge con vicende cicliche il cammino dell'umanità lungo una direzione fissata (l'Asse del Mondo), e nel verso del mondo celeste inteso quale divinizzazione dell'iniziato (pneumatico). Le ali rappresentano appunto la meta da raggiungere, il cielo.

L'umanesimo rinascimentale

L'influenza del pensiero ebraico sulla letteratura italiana fu considerevole già dal XIII secolo, quando Federico II di Hohenstaufen invitava alla sua corte il medico e scrittore ebreo provenzale Anatoli Ya'aqov per tradurre in ebraico le opere di Averroè ed in latino quelle di Maimonide.
Agli inizi del XVI secolo, gli ebrei espulsi dalla Spagna si trasferirono numerosi presso le corti italiane di allora portando il contributo originale della loro dottrina. 
Elia del Medigo ad esempio insegnò a Padova e a Firenze e godeva di grande stima presso la Serenissima. Assieme a Johanan Alemanno egli iniziò ai misteri della Cabala, alla scienza dei numeri e all'alchimia, Giovanni Pico marchese della Mirandola (1463-1494), autore nel 1486 del De hominis dignitate, opera che negli intendimenti sincretisti precorreva il Vaticano II e, in quanto tale, ampiamente lodata dal cardinale gesuita de Lubac. 
Con un'azione di mistificazione attraverso simboli, allegorie e figure ermetiche sipretendeva di scoprire nella Cabala, considerata frutto diretto di divina illuminazione, l'incarnazione del Verbo, la divinità del Messia, la Gerusalemme celeste, ma soprattutto le chiavi di comprensione dei misteri che simbolicamente si celerebbero dietro le parole, le lettere, le frasi della Scrittura.

La Bibbia in tal modo veniva svuotata del suo significato di libro ispirato della storia della salvezza attribuitole dai Padri della Chiesa, per assumere quello di raccolta di occulti messaggi per iniziati di lingua ebraica.

Sono le posizioni di Reuchlin (1455-1522), zio di Melantone, e di una lunga schiera di umanisti neoplatonici come Cornelius Agrippa von Nettesheim (1486-1533), iniziato alla Cabala e all'occultismo dall'abate Johannes Trithemius, prete modernista ante litteram e maestro di Paracelso. Cornelius, feroce oppositore della logica di Aristotele e panteista profondo, riprende e sviluppa l'insegnamento neoplatonico soprattutto nel suo De occulta philosophia, opera impregnata di esoterismo e Cabala ebraica.

Degno di menzione è Thomas More (Tommaso Moro) che nel suo celebre libro l'Utopia descrive, sulla scorta della Repubblica di Platone, la città ideale degli umanisti. Utopia ha forma ovale richiamandosi all'uovo gnostico primitivo, alla cellula originale Matrice del mondo: essa è Dio che per emanazione si espande in tutti gli esseri secondo l'insegnamento del panteismo gnostico. Il regime dei suoi abitanti è socialista puro, il singolo non è soggetto di alcun diritto, tutto è in comune. Una sola libertà è proclamata Ini dall'inizio dal re Utopo: la libertà religiosa. Utopo, infatti, "avendo sentito dire che [...] gli abitanti erano in lotta per motivi religiosi [...] sancì anzitutto che ognuno potesse seguire la religione che più gli piacesse", stabilendo quindi che "ognuno abbia la libertà di concepire come voglia Dio"5. Vi si afferma in sostanza che se Dio stesso è l'autore di tante religioni, e ciascuna è sede di verità, non esiste una Verità unica.

Tommaso Moro, com'è noto, pagò poi il suo tributo di sangue alla Verità e - così purificato - entrò in Cielo. Infine Erasmo da Rotterdam (1467-1536) consacrato sacerdote nel 1492 dal vescovo di Cambrai. Amico di Thomas More, gli dedicò un'opera, l'elogio della pazzia.

Erasmo, precursore di Lutero, fu durissimo con la dottrina cattolica criticando i digiuni, i giorni di festa, il culto alla Madonna, il culto delle immagini, i voti monastici, le indulgenze, la Confessione segreta: esprimeva dubbi sulla divinità di Cristo e sulla Trinità, chiedendo al Papa il matrimonio per i preti e un ruolo sacerdotale per i laici; plaudiva all'eresia ariana: un autentico modernista che però avrebbe dovuto attendere ancora alcuni secoli per vedere realizzate molte delle sue aspirazioni.

La riscoperta di Platone fu opera degli umanisti ebraizzanti che non esitarono a collocare impropriamente l'autore de La Repubblica in perfetta sintonia col pensiero cabalistico del tempo, corrompendone il pensiero e adattandolo alle proprie necessità anticristiane.

Sostenevano invero gli umanisti neoplatonici che i nostri sensi sono ingannevoli, fornendoci unicamente apparenze del reale: solo attraverso un cammino di conoscenza iniziatica - circoscritto perciò agli pneumatici - sarebbe stato possibile elevarsi fino al regno platonico delle idee pure. Questo itinerario sarebbe stato percorribile astraendo tassativamente dall'impiego della ragione, in ciò sostituita da intuizioni, da immagini e da simboli.

La rinuncia alla ragione non può sorprendere, essendo un processo consequenziale delle tesi gnostiche suesposte. Nella visione iniziatica, infatti, se l'anima è una scintilla divina calata in un corpo e come tale sede di ogni conoscenza, sorgente di tutte le idee, della stessa natura di Dio, allora essa per definizione possiede già in sé la Verità: inutile quindi impiegare rettamente la ragione in sofferti sforzi e col rischio continuo di sbagliare, per giungere ad una verità che già si possiede: basterà invece estrarre, portare alla luce con opportune tecniche magiche di cui si serve l'iniziazione, i contenuti dell'anima.
Il disprezzo della ragione sarà dunque un accompagnamento costante della gnosi, esaltato in Lutero, ma altrettanto bene nei Romantici e nel pensiero gnostico moderno.
Nel camuffamento neoplatonico e cabalistico si assiste allora, dietro il paravento del ritorno alla classicità e alle belle lettere protestato dall'Umanesimo, alla riemersione del tumultuoso fiume carsico della gnosi anticristiana così validamente indagata e combattuta dai Padri dei primi secoli.
Centro di irradiazione neoplatonico fu senza ombra di dubbio Firenze, allora retta dai Medici che vi fondarono un’Accademia Platonica per richiamare a nuova vita le idee "messe in sonno" con la fine della scuola di Alessandria e chiamando a reggerla Marsilio Ficino (1433-1499).
Da quel momento le élites intellettuali si divideranno fra fedeli ad Aristotele, e quindi a S. Tommaso, oppure al Platone delle dottrine gnostiche.
Nel 1460 Cosimo de' Medici, il fondatore dell'Accademia Platonica, fece tradurre dal greco a Marsilio Ficino il Corpus hermeticum, una raccolta di 17 trattati di provenienza alessandrina attribuiti ad Ermete Trismegisto (tre volte grandissimo), personaggio mitico che sarebbe vissuto tre volte in Egitto cumulando la sapienza delle vite precedenti e che Ciamblico - uno della tetrade gnostica alessandrina identificava col dio egiziano Toth. Da quel momento la gnosi più classica penetrò nel rinascente umanesimo diffondendo il mito ermetico sopravvissuto fino ai nostri giorni. Lorenzo il Magnifico fu il continuatore dell'opera del padre Cosimo; fedele discepolo di Marsilio, ebbe per intimo consigliere Pico della Mirandola e fu autore di opere panteiste impregnate di gnosi come Oda il sacro inno tutta la Natura. "Natura" non più intesa nell'accezione cristiana di creatura di Dio, ma come pars magna del Principio Ingenerato, emanazioni consustanziale del divino, che pertanto d'ora in poi dovrà essere scritta con la maiuscola.
Il Cinquecento è secolo di spinto ecumenismo: gli umanisti, illuminati dal pensiero cabalistico e talmudico, ammiravano discretamente l'Islam a cui attribuivano ideali di generosità, fierezza, magnanimità e dignità, cantavano il Saladino (Salah ed-Din) e le sue imprese e quando papa Pio II Piccolomini, pure umanista, bandì la Crociata contro i Turchi, reagirono furibondi... 
L’astrologia nel frattempo veniva in soccorso dell'ecumenismo: autori ebrei ed arabi accreditarono la tesi secondo cui ciascuna religione dipenderebbe dagli astri, e poiché gli astri nella dottrina gnostica erano retti dagli Arconti, o dalle Sephiroth ebraiche, ne derivava che le religioni dipendevano direttamente da queste divinità. Così - narravano - l'Arconte maestro del Cristianesimo è Mercurio, Hermes, il tre volte grande o "Trismegisto", che era stato formato dall'ultimo dei grandi iniziati, il Cristo; la religione egiziana era frutto della congiunzione di Giove col Sole; l'islamismo traeva origine da quella di Giove con Venere, mentre la religione ebraica proveniva dalla congiunzione di Giove con Saturno. Le religioni pertanto erano tutte vere, data la comune origine astrologica, ma di una verità relativa e complementare, in realtà forme particolari e rispettabili di un'unica e indefinita Religione Universale.
Conseguenza: la religione cattolica, che si proclamava unica religione vera, in tale logica avanzava una prerogativa pretestuosa e falsa. Di qui l'insofferenza degli umanisti per la Rivelazione e i dogmi, sfociata in aperta ribellione e in congiure come quella di Lelio Sozzini (o Socinus), senese, che nel 1545 fondò a Vicenza una società segreta per la distruzione del Cristianesimo.
Va ricordato che il figlio fausto fu indefesso continuatore dell'opera paterna, e per questi meriti Adriano Lemmi, il giorno della sua intronizzazione a Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, il 29 settembre 1893, lo additò come il vero padre della Massoneria.

Dall'umanesimo rinascimentale platonizzante all'eresia protestante

Il passaggio fu reso inevitabile da Lutero stesso, quando attinse a piene mani ai sistemi neo pitagorici e neoplatonici, in particolare all'opera Libro dei 24 filosofi dello Pseudo Ermete Trismegisto, un corpus di scritti a sfondo occultistico-astrologico ereditato nel 1471 dall'accademia iniziatica di Marsilio Ticino, trasfondendoli nella sua dottrina.