lunedì 23 marzo 2015

Gender, la "colonizzazione ideologica" come chiave verso la pedofilia

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Ideologia gender e manipolazione dell’essere umano


L’ideologia mondialista gender mira alla creazione e all’esportazione di un nuovo modello antropologico, pienamente funzionale alla sinarchia ed al capitalismo dilagante: l’individuo senza identità, isolato, infinitamente manipolabile, senza spessore culturale, puro prodotto delle strategie della manipolazione

Nella società capitalistica, che già Marx qualificò come “mondo rovesciato”, non vi è più nulla di cui stupirsi. Essa mira alla distruzione dei lavoratori, ma poi anche alla distruzione di quella che Hegel definì l’“eticità comunitaria” (Sittlichkeit). Niente più norme, niente più religione, niente più valori etici: la merce deve poter scorrere indisturbata, senza limiti reali e simbolici. Globalizzazione e distruzione delle “frontiere” etiche, religiose, morali e simboliche procedono di conserva.

Ecco, dunque, il “progetto giochi” del Comune di Trieste (su proposta presidente regionale Debora Serracchiani) proposto in 45 classi delle scuole dell’infanzia. Tra i giochi proposti c’è pure quello del “Se fossi” durante il quale i bambini utilizzando dei costumi si travestono. “I bambini e le bambine – scrivono le schede informative – potranno indossare dei vestiti diversi dal loro genere di appartenenza e giocare così abbigliati”. L’obiettivo è quello di “rilevare la presenza di stereotipi di genere e ad attuare un primo intervento che permetta loro di esplicitare e riorganizzare i loro pensieri, offrendo ai bambini anche un punto di vista alternativo rispetto a quello tradizionale”.

Ebbene, non vi è limiti all’idiozia.
Non vi è altro da aggiungere.
L’ideologia mondialista gender mira alla creazione e all’esportazione di un nuovo modello antropologico, pienamente funzionale al capitalismo dilagante: l’individuo senza identità, isolato, infinitamente manipolabile, senza spessore culturale, puro prodotto delle strategie della manipolazione. In base alle sacre leggi dell’ideologia gender, non si può più dire sesso, ma solo genere; non si può più dire padre e madre, ma genitore 1 e 2, ecc.

Ognuno si sceglie liberamente il sesso, in una confusione integrale del concetto di licenza con quello di libertà. Non esistono limiti e tutto è consentito, a patto che si abbia il corrispondente “valore di scambio” per poterselo permettere. E chi osa sollevare dubbi, anche solo timidamente e in forma interlocutoria, è subito zittito tramite la categoria di “omofobia”, con cui sempre più spesso si silenzia chiunque osi deviare dal pensiero unico politicamente corretto.

Orwellianamente, la creazione della neolingua è funzionale alla desertificazione del pensiero e alla possibilità di immaginare realtà altre rispetto a quella propagandata urbi et orbi dall’ordine simbolico dominante.
Con l'attuazione pratica delle finestre d'Overton il gioco è fatto, i nostri figli diventano marionette instabili ......


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Gender, la "colonizzazione ideologica" nelle scuole

 

Un’ideologia che sembra assumere vere e proprie vesti politiche fino
ad insinuarsi gradualmente tra i banchi di scuola dei più piccoli

 

Una vera e propria propaganda sessuale mascherata da nobili fini
Ma cos'è in realtà il Gender?
Perché iniziare dalle scuole e quale la posizione del MIUR?

 

Lo abbiamo chiesto a Roberta Romanello, membro del direttivo del comitatoFamiglia Educazione Libertà


Intervistata da L’Intellettuale Dissidente, Roberta Romanello, membro del direttivo del comitato “Famiglia Educazione Libertà”, ci spiega cos’è in realtà la tanto discussa ideologia “gender” e qual è il messaggio che si propone di diffondere tra i più piccoli al fine di “fondare una nuova società” e di sovvertire l’individuo attraverso lo scardinamento dell’identità sessuata della persona.


La questione del “genere” (o gender, in inglese) sembra oggi assumere vesti politiche fino a diventare una vera e propria ideologia. Qual è innanzitutto il messaggio che questa vuole diffondere nella società odierna e perché viene vista come una “minaccia” per la figura stessa della famiglia?


L’istituzionalizzazione di questa visione ideologica dell’essere umano è a tutti gli effetti una minaccia non solo per la figura della famiglia ma per il sussistere della società stessa. Infatti nel momento in cui “maschio” e “femmina” diventano irrilevanti e tutti possiamo decidere cosa vogliamo essere, ecco che anche le figure di “madre” e “padre” diventano totalmente irrilevanti, l’individuo diventa asessuato e indifferenziato, e la società si disumanizza. Questa ideologia viene purtroppo promossa dalle istituzioni sia a livello generale attraverso il Parlamento (il disegno di legge di Valeria Fedeli al Senato, che vuole rendere obbligatorio per tutte le scuole l’insegnamento del gender, ad esempio), sia a livello locale tramite le amministrazioni regionali e comunali (la modulistica scolastica e non solo dove le parole “padre” e “madre” sono state sostituite da “genitore 1” e “genitore 2”, i progetti per l’educazione all’affettività che entrano nelle scuole, quasi tutti intrisi dell’ideologia gender, i registri per le unioni civili che mirano ad equiparare le unioni tra persone dello stesso sesso con la famiglia naturale, e tutte le iniziative che tendono a scardinare la dimensione sessuata biologica di maschi e femmine). Il termine “genere” o “gender” ha pressoché sostituito ovunque nella comunicazione istituzionale il termine sesso: questo è molto grave e significa proprio che questa ideologia è portata avanti dalle istituzioni.

Il messaggio del gender è apparentemente un messaggio positivo: combattere le diseguaglianze sociali tra maschi e femmine; in realtà il gender, definendo l’identità sessuale come “costruzione culturale”, e le differenze tra maschi e femmine come “stereotipi da abbattere” mira a scardinare innanzitutto l’identità sessuata della persona, considerandola uno stereotipo culturale, e di conseguenza scardina le basi delle relazioni primarie della società, quelle tra uomo e donna, la complementarietà tra i due sessi che, sola, può dare vita a figli. I legami famigliari sono i primi legami compromessi da questa ideologia. Il gender è sostanzialmente la distruzione dell’unità ontologica della persona, di cui l’identità sessuale biologica è parte determinante in tutti i processi e gli sviluppi psichici e sociali. Infatti la visione di uomo che sottende questo termine è un essere che vuole slegarsi completamente dalla sua realtà biologica sessuata; un individuo che, partendo dal rifiuto della propria identità sessuale in quanto incompatibile con il proprio desiderio, pretende di darsela da sé attraverso gesti e parole (come sostengono gli ideologi del gender, primi fra tutti il Dott. Money e Judith Bulter); la sessualità diventa così una pura performance, e perde drammaticamente il suo ancoraggio alla realtà. L’individuo che aderisce a questo tipo di interpretazione della propria identità sessuale accetta di entrare in una fluidità permanente, un viaggio alla ricerca di sé che potrebbe non finire mai. Questo processo è ben descritto da una studiosa del fenomeno, Marguerite A. Peeters nel suo ultimo libro, IL GENDER, edito da San Paolo, che definirei una pietra miliare per chi voglia comprendere davanti a quale complesso fenomeno ci troviamo.

Ma non c’è assolutamente nulla di scientifico nel gender, anzi esistono prove scientifiche solo del contrario: e cioè che gli esseri umani nascono maschi o femmine, e che il cervello e lo sviluppo ormonale che avviene già nell’utero materno ha una funzione determinante per lo sviluppo dei caratteri maschili o femminili. Se ciò avviene in modo erroneo è solo per patologie genetiche, che la scienza ben conosce, non certo per teorie astratte che vengono sbandierate come verità.


Il distaccamento netto tra “biologico” e “costruzione culturale” in merito alle differenza tra uomo e donna -quindi tra bambino e bambina- è uno dei punti che i fautori dell’ideologia gender premono per portare all’interno delle scuole dietro gli espedienti riguardanti l’”educazione sessuale” o la “lotta alla discriminazione sessuale”: è così? Perché iniziare dai bambini? 


Iniziare dai bambini significa a tutti gli effetti fondare una nuova società. L’idea che sta dietro al fenomeno gender è proprio quello di sovvertire la società. Inculcare nelle menti dei bambini l’idea che possano scegliere cosa vogliono essere (se maschi, femmine o un altro dei 56 generi proposti ad esempio da Fecebook negli Stati Uniti) significa un sovvertimento della natura e delle relazioni sociali, e di conseguenza un cambiamento totale del tessuto sociale da qui a vent’anni. Molto spesso i progetti che entrano nelle scuole portano la maschera della lotta al bullismo o della promozione delle pari opportunità, o di educazione all’affettività. In realtà abbiamo constatato come tutti questi progetti portino inevitabilmente avanti l’ideologia gender. La cosa peggiore è che questi progetti vengono introdotti nelle scuole a totale insaputa dei genitori; sono progetti mascherati da buone intenzioni, ma che arriveranno a modificare radicalmente, goccia dopo goccia, lo sguardo dei bambini sulla realtà, innanzitutto partendo da una confusione su chi siano loro; se la realtà non ha più nulla da dire, ecco che il bambino perde l’interesse a conoscerla. Lo svuotamento di questo aspetto cognitivo è drammatico e avrà conseguenze che non siamo in grado di percepire oggi in tutta la loro devastante portata.

Stiamo vivendo in un momento in cui i bambini sono lasciati negli ambienti scolastici per periodi di tempo sempre più lunghi; questo significa che i genitori perdono in gran parte il controllo su quello che viene trasmesso ai propri figli. In questo spazio lasciato vuoto dai genitori è facile che si inseriscano questi nuovi attori, gli esperti, che portano avanti questi progetti. Per questo noi continuiamo a ripetere che i genitori devono essere molto più attenti di quanto non lo siano oggi a ciò che viene passato come educazione tra i banchi di scuola. Spesso vengono a scoprire solo dopo che i loro figli sono stati sottoposti al lavaggio del cervello, perché inevitabilmente qualcuno di loro torna a casa con delle domande. Ma il progetto culturale che mira a isolare le persone dai legami famigliari è portato avanti anche attraverso altre iniziative, tutte connesse tra loro, oltre alle recenti leggi e sentenze della magistratura: divorzio sprint e fecondazione eterologa, le adozioni cosiddette “stepchild”, il registro unioni civili eccetera. Questo porterà a breve a una società dove l’essere umano resterà sempre più isolato e solo davanti alla macchina statale e del potere.


Il 30 Aprile 2013 l’”Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni” (UNAR) adottò, per volere dell’ex Ministro del lavoro Fornero, la tanto contestata Strategia Nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, fortemente voluta dalle associazioni Lgbt. Quale, ieri ed oggi, le posizioni del Miur sul tema dell’ideologia nelle scuole?


Il MIUR oggi sembra scomparso da questo quadro perché i famigerati libretti “Educare alla diversità nella scuola”, voluti dall’UNAR ed elaborati in collaborazione con 29 associazioni LGBT, , sono stati ritirati. In realtà, come ho spiegato prima, questa strategia entra nelle scuole attraverso una miriade di altri progetti, una vera e propria giungla; tutto il territorio italiano è colpito a macchia di leopardo da una miriade di iniziative, al punto che monitorarle tutti diventa impossibile, Per questo è assolutamente necessaria la vigilanza dei genitori. È davvero brutto dover dire che i genitori devono vigilare affinché l’istituzione che dovrebbe più proteggere i bambini e gli adolescenti, la scuola, è divenuta a tutti gli effetti il campo di battaglia dove si combatte questa guerra ideologica. E sul campo ci sono i nostri figli, dagli asili all’università. L’ultima del MIUR, da quello che ci è arrivato proprio in questi giorni, è che sulla modulistica scolastica è prevista  per “genitore 1” e “genitore 2” la scelta tra “maschio” “femmina” o “annulla”. Il Papa richiama costantemente al pericolo di “colonizzazione ideologica” nella scuola e nella società, al diritto dei bambini a crescere in un ambiente idoneo al loro sviluppo psichico ed emotivo; anche il Card. Bagnasco ha ripetuto in diverse occasioni che le scuole assomigliano sempre più a “campi di rieducazione”. Noi auspichiamo che queste parole non restino inascoltate, sia da parte dei genitori, sia da parte degli educatori, sia da parte della società e dello Stato.


In alcuni Pesi europei, come in Germania, molti genitori hanno avuto conseguenze legali pur di difendere i propri figli dall’insegnamento di questa ideologia nelle scuole, rifiutandosi di portarli in classe. Ciò, a parere di questi ultimi, significa escludere i genitori dall’educazione sessuale dei figli. Anche in Italia hanno avuto luogo proteste similari dei genitori? 


Anche in Italia abbiamo avuto episodi di protesta dei genitori, che per ora comunque non sono approdati ad assenze programmate dalla scuola come è successo, ad esempio, in Francia. Il caso più clamoroso è stato quello del Liceo Giulio Cesare di Roma dove è stato dato da leggere ad adolescenti di seconda superiore il libro di Melania Mazzucco “Sei come sei” che descrive, con dovizia di particolari (odori, sapori, sensazioni) un rapporto orale tra due ragazzi in uno spogliatoio.  Qui abbiamo avuto una rivolta dei genitori contro insegnante e Preside, e anche un’interpellanza al Senato. Ma ci sono moltissimi altri episodi: i libri che erano stati distribuiti negli asili e messi poi all’indice nel Veneto per la rivolta dei genitori, i cui titoli lasciano già trasparire di cosa stiamo parlando: “Il segreto di papà”, “E con Tango siamo in tre”, “Perché hai due mamme” e via dicendo.
È appena uscito un libro che raccoglie molti di questi casi, scritto da un avvocato in prima linea contro il diffondersi nelle scuole dell’ideologia gender: GENDER (D)ISTRUZIONE di Gianfranco Amato. Consiglio la lettura di questo libro agli scettici, per capire davanti a quale invasione ci troviamo a livello scolastico. Vorrei anche menzionare la grande battaglia di civiltà che viene portata avanti dalle Sentinelle in Piedi, che manifestano nelle piazze di tutta Italia contro il disegno di legge Scalfarotto, già passato alla Camera e in discussione al Senato, che intende creare il reato di “omofobia”, con tanto di carcere da 6 mesi a 6 anni per chi ad esempio dicesse che i bambini hanno diritto a non crescere con un papà e una mamma, e non con coppie dello stesso sesso; oppure chi dovesse opporsi alle adozioni da parte di coppie omosessuali, o chi dissentisse dalla creazione in tutti i comuni dei registri delle unioni civili e via dicendo. Questo significa che non si potrà più dissentire da chi impone la cultura omosessualista (esempio semplicissimo di applicazioni delle finestre d'Overton). 


Perché nasce il comitato “Famiglia, educazione, libertà” e quale obiettivo si propone di raggiungere? Vi sono già prossime iniziative in programma?



Il Comitato “Famiglia, educazione, libertà” nasce proprio perché con un gruppo di amici abbiamo capito che manca attenzione sulla tematica della scuola, e che la famiglia va aiutata in quanto sta vivendo un periodo di crisi non solo a livello di legami famigliari, ma anche a livello di tempo per impegnarsi nella cura e nell’educazione dei propri figli. Questo momento di debolezza della famiglia va protetto dagli attacchi di chi sta cogliendo l’occasione per aggredirla e distruggerla arrivando fino alla manipolazione della verità nelle aule scolastiche. Oltretutto abbiamo uno Stato che tende sempre più a negare quella che è una libertà primaria delle famiglie: la libertà di educazione, che oggi a tutti gli effetti, in Italia non esiste. O mandi i figli alle scuole statali, oppure devi pagare rette salatissime affinché ti sia garantita la possibilità di educare i tuoi figli secondo i principi in cui credi. Abbiamo in programma un’iniziativa molto importante insieme ad altri comitati di genitori, che, notiamo con piacere, stanno sorgendo in tutta Italia; ma è prematuro parlarne oggi.


 

Lettera a Dolce e Gabbana da sei figli cresciuti

da coppie gay: «Grazie per il vostro coraggio»

 

marzo 16, 2015 --  Heather Barwick - Rivka Edelman - Katy Faust - Robert Oscar Lopez - Denise Shick - Dawn Stefanowicz
 
«Vogliamo lodare il vostro coraggio e ringraziarvi per l’ispirazione che siete. Ma vi imploriamo anche di non arrendervi quando la reazione crescerà d’intensità»

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Cari Dolce e Gabbana,

Saluti dagli Stati Uniti. I sei firmatari di questa lettera sono stati tutti cresciuti da genitori gay o lesbiche.
Cinque di noi sono donne e uno è un uomo bisessuale, che hanno tutti cresciuto i loro figli con partner del sesso opposto. Vogliamo ringraziarvi per aver dato voce a quanto abbiamo appreso dall’esperienza: ogni essere umano ha una mamma e un papà ed eliminare uno dei due dalla vita di un bambino significa privarlo della dignità, dell’umanità e dell’uguaglianza.

Sappiamo che i genitori gay possono essere amorevoli, dal momento che li abbiamo e ci hanno amati. Tuttavia, noi tutti abbiamo fatto esperienza diretta del duro contraccolpo che segue quando la visione dominante dei genitori gay, come universalmente positiva, viene messa in discussione. Sappiamo che sarete sottoposti a una pressione tremenda, specialmente ora che sia l’Italia sia gli Stati Uniti stanno cominciando a spingere affinché gli interessi per la difesa dei nostri diritti ad avere una madre e un padre siano censurati, al fine di soddisfare una potente lobby gay.

Nessuno riceve attacchi tanto feroci dalla lobby come coloro che appartengono alla comunità gay e metto in discussione le sue politiche: i figli delle coppie gay tanto quanto gli uomini gay che li difendono (come voi due).

Molto probabilmente tanti nella comunità internazionale proveranno a cancellare i vostri programmi, a censurare le vostre campagne pubblicitarie e a distruggere mediante il web la vostra reputazione. Ma avete dimostrato a voi stessi di essere estremamente coraggiosi. E ci avete ispirato mentre ci prepariamo tutti e sei a inviare lettere contro il matrimonio gay alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Vogliamo lodare il vostro coraggio e ringraziarvi per l’ispirazione che siete. Ma vi imploriamo anche di non arrendervi quando la reazione crescerà d’intensità. Se tornerete indietro e vi scuserete per quanto avete detto, renderete ancora più vulnerabili e discreditati i bambini che vivono nelle case gay. Per il nostro bene, così come per quello di tutti i bambini italiani, è importante che non vi scusiate né che vi arrendiate.
Sostenete invece l’idea che tutti i bambini hanno bisogno di crescere uniti alle proprie madri e i propri padri. Si tratta di un diritto umano.

Se in qualsiasi modo possiamo aiutarvi, per favore, fatecelo sapere. Non siamo tutti cristiani ma vogliamo inviarvi la nostra benedizione, promettendovi che d’ora in poi saremo acquirenti di Dolce&Gabbana.

Heather Barwick,     collaboratrice del Federalist
Rivka Edelman,     coautrice of “Jephthah’s Daughters: Innocent Casualties in the War for Family Equality”
Katy Faust,        scrittrice di asktheBigot
Robert Oscar Lopez,  coautore di “Jephthah’s Daughters: Innocent Casualties in the War for Family Equality”
Denise Shick,       autrice di “My Daddy’s Secret”
Dawn Stefanowicz,    autrice di “Fuori dal buio: La mia vita con un padre gay”



Gli psichiatri Usa sdoganano la

pedofilia, da malattia a “orientamento”


  


La stampa conservatrice parla già di “mainstreaming della pedofilia”, della sua definitiva normalizzazione. I liberal più militanti esultano per la “destigmatizzazione della pedofilia”. E’ successo che l’Associazione degli psichiatri americani, una delle più importanti associazioni scientifiche del mondo, ha modificato nel suo ultimo manuale la linea sulla pedofilia: non più “disordine” ma “orientamento” come gli altri. In sostanza, le “attenzioni” degli adulti nei confronti dei bambini non sono più considerate un “disturbo”. La decisione è stata subito denunciata dall’Associazione della famiglia americana e va a completare un ciclo di ripensamenti della pedofilia cominciato negli anni Cinquanta.

Una sorta di evoluzione linguistica che indica però una trasformazione culturale. Nel precedente “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders”, una specie di “bibbia” occidentale per gli psichiatri, il manuale usato per i trattamenti psichiatrici e che si prefigge l’obiettivo di “fornire alla comunità psichiatrica internazionale un linguaggio comune sui disturbi mentali basato sull’evidenza scientifica”, la pedofilia era stata declassata da “malattia” a “disordine”, a un “orientamento sessuale o dichiarazione di preferenza sessuale senza consumazione”
Ciò in ossequio all'applicazione pratica delle finestre d'Overton.
Adesso l’Apa, a tredici anni di distanza dall’ultima revisione del testo, fa un passo ulteriore: “Come l’Apa dichiarò negli anni Settanta che l’omosessualità era un orientamento sotto la forte pressione degli attivisti omosessuali, così ora sotto la pressione degli attivisti pedofili ha dichiarato che il desiderio sessuale verso i bambini è un orientamento”, denuncia l’Associazione cattolica.

Nel precedente manuale, a cui hanno lavorato oltre mille esperti in psichiatria, psicologia, assistenza sociale, pediatria e neurologia, si considerava “disordine mentale” quello di un molestatore di bambini, se la sua azione “causa sofferenze clinicamente significative o disagi nelle aree sociali, occupazionali o in altri importanti campi”. La pedofilia viene definita “amore intergenerazionale”. Una trasformazione avvenuta sotto la spinta degli studi di Alfred Kinsey, il guru della rivoluzione sessuale occidentale che ha ispirato molti studi psichiatrici in campo sessuale. Nel suo secondo “Rapporto” c’è un paragrafo intitolato “Contatti nell’età prepubere con maschi adulti”, nel quale vengono descritti rapporti sessuali tra adulti e bambini: “E’ difficile capire per quale ragione una bambina, a meno che non sia condizionata dall’educazione, dovrebbe turbarsi quando le vengono toccati i genitali, oppure turbarsi vedendo i genitali di altre persone, o nell’avere contatti sessuali ancora più specifici”.

Già nel 1998 il prestigioso Bollettino di psichiatria aveva pubblicato uno studio di tre professori (Bruce Rand della Temple University, Philip Tromovitch della Università della Pennsylvania e Robert Bauserman della Università del Michigan) che per la prima volta ridefinivano l’espressione e il significato di “abuso sessuale sui bambini”. Si legge nel volume che “questi studi dimostrano che le esperienze sofferte da bambini, sia maschi che femmine, che hanno avuto abusi sessuali sembrano abbastanza moderate. Essi asseriscono inoltre che l’abuso sessuale su un bambino non necessariamente produce conseguenze negative di lunga durata”.

Dopo le accuse questa settimana di aver normalizzato la pedofilia, l’Associazione degli psichiatri ha detto che rettificherà il nuovo manuale, distinguendo stavolta fra “pedofilia e disordine pedofiliaco”. Se la seconda resta una patologia psichiatrica, la prima diventerà “un orientamento normale della sessualità umana”. Il discrimine è nella mano che accarezza? Sofismi da parte di chi per anni, nelle aule dei tribunali americani e sui media, ha scatenato la caccia alla chiesa cattolica a suon di psichiatri-testimoni e che adesso considera la pedofilia al pari di ogni altro comportamento sessuale.
D’altronde questa è la forza di chi scrive i manuali scientifici: un disturbo psichiatrico non esiste se non c’è nel manuale degli psichiatri americani.
E’ il potere di scrivere, letteralmente, la realtà.







deca

3 commenti:

  1. I miei più sinceri apprezzamenti Deca paradigma per questo splendido ed articolato post, col quale hai saputo toccare tutti i punti chiave del fenomeno.
    Uno dei tuoi migliori post senza alcun dubbio, per il momento lo condivido e spero in un prossimo futuro di ripubblicarlo anche da me.
    Davvero in gamba!

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  2. Vi ringrazio di cuore per l'apprezzamento, purtroppo il bacino di utenti lettori del nostro blog non ha gradito tantissimo l'argomento, evidentemente a loro va bene così ....

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