domenica 28 dicembre 2014

I 36 STRATAGEMMI DEL PENSIERO STRATEGICO CINESE



Il pensiero strategico cinese: i 36 stratagemmi -  1^ parte


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Prima parte: stratagemmi delle battaglie vincenti

Questo primo gruppo di stratagemmi sono indicati quando si sia in superiorità (non per forza numerica, ma quest’ultima può aiutare parecchio) sul nemico, ma non si voglia comunque evitare un attacco diretto, che potrebbe rivelarsi molto costoso.
Inoltre, la storia insegna che eserciti meno numerosi, ma meglio organizzati, possono prevalere sul nemico. Pensiamo alla battaglia di Maratona, in cui i greci, inferiori di gran lunga ai persiani per numero, ma più determinati e corazzati, decimarono i nemici.
Oppure ai numerosi successi dei tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, contro avversari ben più numerosi e anche meglio armati, come i francesi, gli inglesi e i sovietici. Nonostante ciò, l’Asse fu sconfitto.
Ma lì, oltre agli errori madornali dei tedeschi nella campagna di Russia, pesò parecchio la capacità dei russi di riorganizzarsi, di imparare dai propri errori e anche dalle strategie del nemico.

 Passiamo ora a illustrare gli stratagemmi di cui ci occuperemo oggi
Sono questi:

Il Primo: Attraversare il mare per ingannare il cielo
Il Secondo: Assediare Wei per salvare Zhao  
Il Terzo: Uccidere con la spada presa a prestito  
Il Quarto: Attendere riposati l’avversario affaticato  
Il Quinto: Approfittare dell’incendio per darsi al saccheggio  
Il Sesto: Clamore a oriente, attacco a occidente

Il primo si riferisce alla possibilità di nascondere gli inganni alla luce del sole. «Ciò che è familiare non desta attenzione» recita un proverbio cinese. Alcuni esempi concreti? Per esempio il golpe ucraino, la cui responsabilità americana è stata rivendicata con orgoglio dagli americani stessi.
E infatti molte persone non ci vedono nulla di losco, le stesse persone che magari credono che esistano gli UFO, solo perché vi è una base segreta americana (la famosa Area 51) attorno a cui sono sorte numerose leggende metropolitane. Adesso il presidente ucraino ha anche fatto entrare tre stranieri nel governo del Paese, tra cui un americano, ma la gran parte degli occidentali non si meravigliano, non vi trovano nulla di strano, semplicemente perché ce l’hanno davanti agli occhi.
Idem per l’occupazione da parte americana del nostro Paese, la quale è così palese e sotto gli occhi di tutti, che sono in pochi a comprendere davvero quanto il nostro Paese sia privo di sovranità.
In perfetto stile cinese, questo stratagemma è l’opposto del sesto che, come vedremo, si basa su un inganno di tipo molto diverso.

Il secondo, “Assediare Wei per salvare Zhao” è attribuito a Sun Pin, l’erede del più famoso Sun Tzu, nonché autore de “La Strategia Militare.”
Lo Stratagemma si basa sul concetto di attacco diretto e attacco indiretto, sviluppato da Sun Tzu. Successivamente ne hanno parlato, usando termini diversi, anche autori occidentali contemporanei, come Luttwak.
Si tratta dell’applicazione pratica, sul piano della strategia, della reciproca mutevolezza dei due opposti, Yin e Yang, che compongono il simbolo del Tao. Lo Yang è l’attacco diretto, quello palese. Diremmo anche fasullo, ma sarebbe troppo: è una minaccia concreta, ma il cui scopo è quello di attirare l’attenzione del nemico dal punto in cui verrà sferrato il vero attacco, quello indiretto.
Ovviamente, all’occorrenza, l’attacco diretto può mutarsi in indiretto, e viceversa. Tre esempi storici: la presa di Singapore da parte dei giapponesi, la contromossa di Scipione l’Africano che portò la guerra in casa dei cartaginesi (preceduto in ciò da Agatocle di Siracusa) e la blitzkrieg tedesca in Francia.
Nel primo caso, durante la Seconda Guerra Mondiale, i giapponesi applicarono questo stratagemma, combinato col precedente, per strappare la super fortificata Singapore alle forze inglesi. In effetti, le fortificazioni erano tremende, ma solo in direzione del mare. Alle spalle della città, infatti, non vi erano difese, perché gli inglesi confidavano che la giungla avrebbe vanificato ogni velleità d’attacco da parte giapponese.
Così questi ultimi schierarono la flotta in bella vista per diversi giorni, ma senza attaccare. Nel frattempo, i giapponesi si facevano strada nella giungla. Presero la città senza sparare un colpo. Questo può sembrare una smentita rispetto a quanto detto prima, ma in verità l’attacco diretto, anche se non si verifica materialmente, ha comunque raggiunto il proprio scopo, dato che la sua minaccia potenziale ha tenuto gli inglesi inchiodati sul posto.
Si fossero accorti dello stratagemma, avrebbero di certo schierato delle forze davanti alla giungla, ma questo avrebbe sguarnito le difese anti-nave, e quindi a quel punto i giapponesi avrebbero potuto comunque attaccare dal mare, e l’attacco diretto sarebbe diventato quello indiretto, e viceversa.
Un attacco potenziale, minacciato e concreto, ha lo stesso valore di uno tradotto in atto, senza però subirne le conseguenze (logoramento). Questo stratagemma è molto diverso dal sesto, dato che, in quest’ultimo, è solo l’attacco indiretto a essere reale, mentre quello diretto è puramente illusorio. Il che permette di non dividere le forze, sacrificando però la flessibilità, e rendendolo quindi potenzialmente più pericoloso.
Per il nemico, se ci casca, per chi lo usa, se il nemico mangia la foglia. Potremmo sintetizzare così: il primo stratagemma è solo attacco diretto; il sesto è solo attacco indiretto, il secondo li bilancia entrambi, con tutti i pro e i contro del caso. 
Ovviamente ciò è possibile solo quando si ha una superiorità sul nemico, superiorità numerica, o almeno di movimento e di organizzazione (cosa che permette a un nemico meno numeroso in assoluto, di godere di una superiorità relativa). Se si disponesse di dieci uomini e si volesse attaccare una base difesa da cento nemici, il secondo stratagemma sarebbe il meno adatto di tutti.
Gli altri esempi ci limiteremo ad accennarli. Agatocle di Siracusa prima, Scipione poi, alle prese con Cartagine, decisero di portare la guerra in terra africana, senza prima attendere di aver sconfitto le forze cartaginesi in Sicilia/Europa. Questo in entrambi i casi costrinse i cartaginesi a ritirarsi e a rinunciare al conflitto. Nel caso di Scipione, i cartaginesi alla fine persero la guerra in maniera totale.
I tedeschi, nella Seconda Guerra Mondiale, attaccarono di nuovo la Francia da nord, passando da Olanda e Belgio (attacco diretto) allo scopo di attirare lontano le forze alleate, poi attaccarono dalle Ardenne, ritenute impenetrabili, grazie all’uso sapiente dei carri armati.
Una volta penetrati nel cuore della Francia, risalirono a nord, intrappolando le forze impegnate a contrastare l’attacco diretto. Il resto è storia nota.
Poiché sono simili nella diversità, è necessario che, dopo i primi due, si parli direttamente del sesto.
Qui si tratta di creare un vero e proprio diversivo, non un attacco concreto anche se non principale, ma un finto attacco. Esempio storico: gli alleati presero il cadavere di un loro ufficiale, gli misero addosso dei finti piani di sbarco in Sardegna, e lasciarono che il corpo fosse trascinato dalla corrente fino alle coste spagnole.
La Spagna consegnò il corpo agli alleati, per la sepoltura, ma questi scoprirono che il plico era stato aperto, ovviamente dai servizi segreti tedeschi. Così, attaccarono la Sicilia con la consapevolezza che i tedeschi avrebbero concentrato le forze in Sardegna. E infatti, oltre che per l’aiuto della mafia, gli alleati non incontrarono alcuna resistenza in Sicilia.

Il terzo è un invito a lasciare che siano gli altri a faticare per noi: a loro la fatica, a noi il guadagno. Come il golpe ucraino che, nel piano americano, doveva essere una pugnalata alla Russia, usando la spada nazi-ucraina.
Nei fatti Putin l’ha ritorto a proprio vantaggio, il che è un rischio, qualora si attuino stratagemmi senza prima aver compreso la psicologia nemica. Anche le guerre condotte dai terroristi islamici in Siria e Cecenia, rientrano in questo stratagemma, dato che i fanatici sono solo la spada impugnata da americani, sauditi e qatarioti.

Il quarto, “Attendere riposati l’avversario affaticato” si riferisce alla necessità di arrivare per primi sul campo di battaglia, ma anche di evitare che sia l’avversario a imporci il ritmo.
Ecco perché, pur avendo attaccato per primi in Ucraina, gli americani si sono ritrovati a mal partito: i russi si sono mossi per tempo, appoggiando il referendum crimeano, e quindi poi gli americani sono stati costretti a rincorrerli, contestando in modo patetico la legittimità del referendum, cosa che li ha esposti alle critiche di chi faceva notare che gli americani, in Serbia, avevano fatto la stessa cosa dei russi, scippando il Kosovo ai serbi e facendone un narcostato nel cuore dell’Europa.
Lo stratagemma tratta quindi di un opportunismo “di posizione” cioè si giunge per primi allo scopo di assestarsi su una posizione forte, strappandola al nemico.

Il quinto “Approfittare dell’incendio per darsi al saccheggio” invece si basa su un opportunismo di “movimento, di rapina.” Si attende che qualche calamità colpisca il nemico, e ci si avventa su di lui.
Un po’ come cercò di fare Mussolini, quando nel 1940 attaccò la Francia, ormai sul punto di soccombere. Gli andò male, ma non per colpa dello stratagemma: la potenza militare italiana era solo un grande bluff, e chi bluffa non deve mai, ripetiamo mai, scoprire le proprie carte.
Anche questo è stato applicato da Putin, il quale ha approfittato del golpe ucraino per recuperare la Crimea, smettere di pagare l’affitto per la base di Sevastopoli, e creare un alleato stabile e affidabile nel sud-est del Paese (il Donbass-Nuovarussia).
Il terzo, il quarto e il quinto sono simili tra loro, ma diversi, come la triade precedente. Il Terzo infatti punta a farsi parte attiva nelle disgrazie del nemico, seppure utilizzando la spada di un altro; il quinto invece si limita ad approfittare della situazione, un inno all’opportunismo, insomma.
Il quarto è un ibrido fra i due: meno attivo del terzo, ma più del quinto, è anche il meno aggressivo e il più difensivo dei tre. Ovviamente ha senso solo in un contesto, non per forza militare, che favorisca la guerra di posizione, altrimenti non avrebbe alcun senso attendere l’avversario. 
Viceversa per gli altri due. D’altra parte, se la situazione dovesse mutare all’improvviso, dal quinto stratagemma si potrebbe passare al terzo, vale a dire approfittare, dopo aver “saccheggiato” dell’incendio per indurre qualcuno a dare il colpo di grazia al nemico.
Etc. Insomma, gli stratagemmi non vanno visti come dei comparti stagni, ma come flussi di possibilità polarizzati, ma con la possibilità di cambiare direzione, polarità.
Rimandiamo agli articoli precedenti per un discorso più ampio e generale.






Il pensiero strategico cinese: i 36 stratagemmi -  2^ parte


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Seconda parte: Stratagemmi delle battaglie di contrattacco
Sono questi:

Il Settimo: Creare qualcosa dal nulla
L’Ottavo: Avanzare di nascosto verso Chengchan
Il Nono: Osservare l’incendio dalla riva opposta
Il Decimo: Celare un pugnale dietro un sorriso
L’Undicesimo: Far appassire il prugno al posto del pesco
Il Dodicesimo: Portar via la pecora che capita sotto mano

A differenza delle prima sestina, questi stratagemmi sono relativi alla necessità di contrastare o impacciare un avversario più forte.


Il primo di essi, il settimo dei 36, si basa totalmente sull’inganno, creato dall’effetto moltiplicatore di tante piccole apparenze di realtà messe assieme. Un po’ come i gas organici sprigionatisi da paludi e tombe sembravano dotati di vita propria (i cosiddetti fuochi fatui) agli occhi delle persone più facilmente impressionabili. O come un miraggio.
Entrambi non nascono esattamente dal nulla (come lo intendiamo in occidente) ma hanno bisogno di vari elementi, per esistere. Es. il miraggio, del calore, dell’aria etc. In effetti, letteralmente, lo stratagemma suona così: “creare l’essere dal non essere.” Il non essere non è il nulla, ma solo ciò che non ha una esistenza reale. La differenza è sottile.
In ogni caso, si tratta di alterare qualcosa che già esiste, facendogli assumere tutt’altro aspetto, ad esempio fingendo di non avere neanche un centesimo, mentre in realtà si possiede qualcosa, o viceversa, o far circolare notizie false sugli altri o su noi stessi. Es. Amleto che finge di essere pazzo per poter complottare contro lo zio.
In particolare si gioca sull’effetto “ripetitore” prodotta dalle persone. Una menzogna ripetuta mille volte diventa verità, passando di bocca in bocca, venendo poi a formare l’opinione comune, e assumendo carattere dogmatico, di verità consolidata che (quasi) nessuno oserebbe contrastare.
Pensiamo alla Seconda Guerra Mondiale. Per la vittoria, i sovietici hanno dato 25 e passa milioni di persone; gli anglo-franco-americani, messi assieme, a stento un milione. Eppure, dopo due o tre decenni di propaganda americana, le persone salutano gli americani come i liberatori del mondo intero, e i sovietici come oppressori, addirittura come simili ai nazisti!
Questo stratagemma ha anche applicazioni militari nel senso stretto (anche se ormai il confine tra il mondo militare e quello non militare è labilissimo). Pensiamo ad esempio all’attacco italiano alla Francia nel ’40. 
Nell’articolo precedente avevamo fatto questo esempio, dicendo che Mussolini (di fatto) applicò il quinto stratagemma: “Approfittare dell’incendio per darsi al saccheggio). Gli andò male, ma non per colpa dello stratagemma: come abbiamo detto in quell’articolo, quelli sono stratagemmi per chi si trova in condizioni di supremazia sull’avversario.
La potenza italiana era in realtà un abile bluff. In effetti, senza saperlo, Mussolini applicò con grande abilità proprio il settimo stratagemma, creando appunto qualcosa (la potenza italiana) dal nulla (carri armati scarsissimi, sottomarini numerosi ma mal progettati, soldati senza stivali etc). Le cose gli andarono male perché passò all’attacco senza averne le forze, e così rivelò anche il proprio bluff.
Avrebbe invece dovuto applicare il nono, di cui parleremo più avanti.
L’ottavo stratagemma, “Avanzare di nascosto verso Chengchan”, verte sull’accoppiata attacco diretto-attacco indiretto, di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente. In soldoni si tratta di nascondere il nostro vero attacco, effettuandone un altro da un’altra parte. Una diversione sì, ma non totalmente illusoria. Illusoria lo è solo rispetto al complesso, ma non meno reale negli effetti.
In questo si differenzia dal sesto, “Clamore a oriente, attacco a occidente.” Lì vi era un attacco fittizio, soltanto “strombazzato”; si tratta, invece, di due attacchi, entrambi reali, di cui uno è palese, l’altro di sorpresa. Uno è l’attacco “yang” l’altro quello “yin.”
Un esempio classico è quello della tattica dell’incudine e del martello: una forza mobile (attacco diretto) insegue il nemico, spingendolo contro una forza più statica (l’attacco indiretto). Prima che il nemico possa accorgersene, si ritroverà preso tra due fuochi. Anche i predatori, quando agiscono in branco, adottano tecniche simili, per esempio i leoni, che usano alcuni esemplari per intimorire gli erbivori e spingerli verso il resto del branco, allo scopo di aprirsi un varco per ghermire le prede più piccole, deboli o anziane.
Il nono, “Osservare l’incendio dalla riva opposta” si spiega da sé. Nel caso una qualche sciagura colpisse un nemico più forte di noi, dovremmo osservare, ma a distanza di sicurezza. Se tale disgrazia dovesse portare il nemico a essere più debole di noi, a quel punto saremmo pronti a intervenire, ma guai a farlo troppo in fretta!
Qui quindi non si tratta di “Approfittare dell’incendio per darsi al saccheggio” come nel quinto stratagemma: le forze non sono sufficienti, oppure si vuole evitare di restare invischiati in un conflitto dall’esito incerto.
Un esempio concreto è l’atteggiamento di Putin e della Cina, che osservano l’incendio dilagare negli USA (le violenze a Ferguson e dintorni) limitandosi a criticare il razzismo e la violenza americani, ma senza spingersi oltre, ma interessati e vigili. Questo stratagemma si basa sull’assunto che prima si vince, poi si lotta, e si vince ritorcendo la forza dell’avversario contro lui stesso, o addirittura lasciare che siano le sue contraddizioni interne a distruggerlo.
Il decimo, “Celare un pugnale dietro un sorriso” indica la possibilità di nascondere un’insidia dietro un atteggiamento cordiale, allo scopo di far abbassare la guardia al nemico, per poi ucciderlo. È forse lo stratagemma più semplice da capire. Come esempio storico possiamo citare la politica estera conciliante di Hitler, che riuscì a conquistare mezza Europa semplicemente fingendo che la prossima conquista sarebbe stata l’ultima.
E infatti riuscì a convincere Francia e Inghilterra a lasciargli i Sudeti, e poi si prese l’intera Cecoslovacchia e mezza Polonia. Durante il Rinascimento era pratica molto comune, per i potenti, far avvelenare (o strangolare, come fece Cesare Borgia con gli ex congiurati) i propri ospiti, qualora fossero stati scomodi, o li si volesse punire. Ospiti tratti in inganno da modi cordiali, che però celavano un’insidia mortale.
L’undicesimo, “Far appassire il prugno al posto del pesco” si riferisce alla necessità, a volte, di sacrificare qualcosa per evitare di perderne una più importante. Quindi si rinuncia al bene minore (il prugno) per salvare il bene maggiore (il pesco). Qui si richiama il motto latino “ubi maior minor cessat.”
Se una persona è gravemente ferita, può essere necessario amputare una mano (il bene minore) per salvargli la vita (il bene maggiore). Anche questo è di largo utilizzo, anzi: la vita di tutti giorni ci impone la scelta tra perdere il bene maggiore e sacrificare quello minore. Per questo non ci soffermeremo oltre.
Il dodicesimo, “Portare via la pecora che capita sotto mano”, l’avevamo già accennato in un articolo precedente.1
Perciò speriamo ci verrà perdonato se ci autocitiamo: «è un invito palese a non commettere l’errore di inseguire (il miraggio di) un grande vantaggio, rinunciando a qualcosa di molto meno consistente, ma che tuttavia è a portata di mano, e può essere ottenuto con sforzi minimi, a patto di sapersi accontentare.
Quindi, in questo caso, è la scelta dell’uovo oggi, piuttosto che la gallina domani… a patto che si afferri subito il primo uovo che capita, e si proceda subito oltre. Se invece si dovesse perdere tempo a scegliere, lo stratagemma si ritorcerebbe contro il suo utilizzatore. È anche un invito a non eccedere nella ricerca della perfezione.
Questo, come gli altri 35, può essere applicato a ogni campo, così come appunto avviene in Asia. Per esempio, scrivendo questo articolo così com’è, piuttosto che come ci piacerebbe che fosse (vale a dire molto più lungo, dettagliato, ricco di esempi storici, etc, ma anche più lento, laborioso e difficile da scrivere, e forse anche da assimilare)
Stiamo applicando il XII stratagemma e la frase di Lao Tze2, prendendo la pecora che ci capita sotto mano, cioè accettando un articolo imperfetto, ma che ci costa (relativamente) poco sforzo scrivere, piuttosto che inseguire la chimera di un pezzo impeccabile, ma la cui possibilità (di essere scritto) è altamente aleatoria.»
2 «Se ti pieghi ti conservi, se ti curvi ti raddrizzi, se t’incavi ti riempi, se ti logori ti rinnovi, se miri al poco ottieni (molto, N.b.) se miri al molto resti deluso

 






Il pensiero strategico cinese: i 36 stratagemmi -  3^ parte

Terracotta Army


Terza parte: Stratagemmi delle battaglie d'attacco

Sono questi:

Il Tredicesimo: Battere l’erba per spaventare i serpenti

Il Quattordicesimo: Prendere a prestito un cadavere per rifondervi lo spirito

Il Quindicesimo: Snidare la tigre dalla montagna

Il Sedicesimo: Allentare la presa per serrarla

Il Diciassettesimo: Lanciare un mattone per ottenere una giada

Il Diciottesimo: Catturare i banditi agguantandone il duce


Prosegue la nostra serie di articoli sui 36 Stratagemmi
Per approfondimenti vedere gli articoli precedenti

Il tredicesimo stratagemma verte sulla necessità, qualora l’avversario sia silenzioso, apparentemente passivo, di accertarsi delle sue reali intenzioni, prima di procedere. Così come quando si va in zone piene di serpenti, specie con l’erba alta, è necessario battere il terreno con un bastone, per costringere i rettili a mostrarsi, evitando così di calpestarli.
Occorre sorprendere, spaventare, meravigliare, intimorire l’avversario, spingendo a rivelare le proprie intenzioni. Un esempio prettamente militare è quello dei corpi mandati in avanscoperta o anche, più passivamente, avamposti, forti e fortini in territorio nemico, torri confinarie, etc, anche se nel secondo gruppo di esempi si tratterebbe di applicazioni imperfette. Dal punto di vista politico, un esempio può essere quello delle cosiddette offensive di pace, in cui si porta avanti un’offerta di pace apparente, per sfidare l’avversario alla reazione scomposta.
Oppure la corsa agli armamenti, quando il loro scopo non sia primariamente quello di fornire nuove armi, ma di mettere in difficoltà l’avversario, costringendolo a rivelare le proprie intenzioni, a fare mosse inconsulte etc. Un esempio può essere quello dello scudo nucleare di Reagan, che spinse i sovietici a una febbrile corsa al riarmo, che poi risultò loro fatale.
Un esempio ancora migliore sono le modernissime battaglie culturali. Es. quando gli USA attaccano la Cina o la Russia sui diritti umani/gay/altro stanno applicando questo stratagemma, idem quando la Russia e la Cina attaccano gli USA per le violenze contro la popolazione nera, o sul terreno della lotta al nazismo.
Il quattordicesimo stratagemma parte dall’assunto che le cose utili sono (di solito) rare e ottenibili solo a caro prezzo, all’opposto di quelle inutili. Si tratta di prendere appunto una cosa inutile (il cadavere) e di renderlo utile ai nostri scopi (rifondervi lo spirito).
Essenzialmente quello che hanno fatto gli USA coi partiti comunisti e socialisti occidentali: rimasti orfani dell’URSS, questi cadaveri (anche più immondi dei veri cadaveri) sono stati rianimati dagli americani, infondendo loro un nuovo spirito (e tanti dollari) in modo da mantenere un’apparenza rivoluzionaria, ma ottenendo un’anima americana.
L’esempio si può allargare a piacimento, e ci sembra così palese il significato di questo stratagemma, che di certo saremo scusati se passiamo direttamente a quello successivo.
Il quindicesimo, “Snidare la tigre dalla montagna”, si riferisce alla pericolosità di un nemico determinato e feroce, qualora “giochi in casa”, sia cioè asserragliato su un terreno a lui agevole, ma per noi nefasto. Se è necessario affrontare la tigre, occorre far sì che abbandoni la montagna, cioè si trovi a combattere su un terreno a lei meno favorevole.
Come esempio potremmo citare l’offensiva diplomatica con cui Hitler riuscì a costringere Benes a cedere i Sudeti. L’esercito cecoslovacco, decisamente modernizzato, si ritrovò così in condizioni di inferiorità, avendo dovuto cedere le proprie fortificazioni ai tedeschi, fortificazioni la cui cattura avrebbe richiesto un altissimo prezzo di sangue, se Hitler avesse voluto conquistarle.
Invece, con un’abile mossa, sfruttando la viltà francese e la sicumera di Chamberlain, snidò la tigre dalla montagna; tigre che, dopo pochissimo tempo, venne abbattuta, lasciando alla Germania anche la “montagna” cecoslovacca, con le ottime industrie della Skoda, che i tedeschi utilizzarono per produrre mezzi con cui invadere la Francia.
In effetti, qui Hitler applicò anche altri stratagemmi, ma preferiamo concentrarci su questo. C’è anche da dire che, apparentemente, qui Benes c’entra poco: non fu lui a decidere di essere stanato, ma Inghilterra e la sua (lealissima!) alleata, la Francia.
Dal punto di vista interiore, si può far coincidere la tigre con l’Io, che si arrocca sulla montagna dei buoni (e falsi) sentimenti, che si barrica dietro scuse di ogni genere. In tal caso, stanarlo vorrebbe dire spingerlo a compiere un passo falso, a gettare momentaneamente la (o le) maschera per poterlo abbattere. In tal senso è stato spesso usato da maestri e adepti taoisti e zen.
Il sedicesimo, “Allentare la presa per serrarla”, si basa su una profonda conoscenza della psicologia (non solo) umana: un avversario messo alle strette potrebbe combattere fino alla morte, con grave dispendio di energie da parte nostra. Meglio offrire una illusoria via di fuga, in modo che il nemico consumi le proprie energie, per poi subire la disillusione che lo porterà ad accettare la sconfitta.
In uno scontro diplomatico spesso la soluzione è quella di lasciare una via di fuga che permetta all’avversario di salvare la faccia: lasciandogli portare a casa qualcosa di valore simbolico, e poco costoso per noi, si risparmieranno innumerevoli fatiche. Questo è lo stratagemma che gli americani NON hanno applicato in Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale.
Gli americani avrebbero potuto vincere molto prima, se solo avessero accettato di lasciare che i giapponesi continuassero a credere nella natura Divina dell’imperatore, in modo da permettere loro una resa che avrebbero considerato onorevole. Ciò avrebbe rappresentato un vantaggio anche e sopratutto per gli americani.
Il diciassettesimo, “Lanciare un mattone per ottenere una giada”, l’abbiamo già trattato negli articoli precedenti. Ci limiteremo a ricordare che si tratta della possibilità di sacrificare qualcosa di scarso valore (il mattone) per ottenere qualcosa di prezioso (la giada).
Gli americani in Ucraina hanno lanciato il mattone (l’adesione alla UE) per ottenere la giada (il controllo del Paese e delle sue fonti energetiche, e la creazione di un problema alla frontiera con la Russia). Alla fine a loro è andata male, ma solo perché i russi sono stati più bravi.
18° : “Catturare i banditi agguantandone il leader” abbisogna di pochissime spiegazioni: si tratta di eliminare una organizzazione avversaria semplicemente decapitandola. 
Funziona con le strutture rigidamente gerarchiche, piramidali, molto meno (o per nulla) con i network o con organizzazioni che, per quanto centralizzate, abbiano gli “anticorpi giusti”. Tanto per intenderci, l’impero macedone coincise con Alessandro Magno: morto lui, crollò. L’opposto di quello romano, che sopravvisse a generali incompetenti e a imperatori pazzi.
Un nemico dei macedoni che avesse voluto applicare lo stratagemma, uccidendo Alessandro, avrebbe visto giusto: avrebbe affrettato la fine dell’impero. Ma se avesse tentato di applicarlo a Roma (e lo tentarono: vedi la morte di Cesare) avrebbe fallito miseramente. Cesare morì e venne Augusto. Molti altri imperatori furono assassinati, eppure Roma non cadde per molti secoli.
Dal punto di vista interiore è stato spesso inteso, in Cina, come la necessità di attaccare la fonte dell’illusione, della debolezza umana, alla radice: l’Io, la cui esistenza illusoria genera i mali minori che affliggono l’uomo, come le arpie del mito.





Il pensiero strategico cinese: i 36 stratagemmi -  4^ parte


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Continuiamo la nostra serie dedicata ai 36 Stratagemmi cinesi.

Quarta parte: Stratagemmi delle battaglie per confondere

Come è facile intuire, questa sestina è da usare quando il nemico è in vantaggio, a differenza della precedente e della successiva.

Eccola :

Il Diciannovesimo: Togliere la legna da sotto il pentolone

Il Ventesimo: Intorbidire l’acqua per catturare i pesci

Il Ventunesimo: La cicala dorata abbandona il guscio

Il Ventiduesimo: Chiudere le porte per catturare il ladro

Il Ventitreesimo: Allearsi ai lontani per attaccare i vicini

Il Ventiquattresimo: Fingersi di passaggio per attaccare Guo

Il primo di essi si riferisce alla necessità di non opporsi alla forza del nemico, ma di reciderla alla radice. Il commento tradizionale infatti recita: “non opporsi alla forza dell’avversario, ma togliere la linfa alla sua potenza.” Per quanto il pentolone possa essere caldo, si raffredderà (in un tempo più o meno breve) togliendo la legna che alimenta il fuoco che lo riscalda.
Meglio togliere la legna, che cercare di raffreddarne il contenuto soffiando sulla pentola! Una volta raffreddato il pentolone, sarà semplice asportarlo e farne l’uso che più preferiamo: gettarne il contenuto, o riutilizzarlo a nostro vantaggio.
Un esempio mitologico può essere quello di Dalila che taglia i capelli a Sansone. Un paio di forbici riuscirono laddove i più forti guerrieri avevano fallito.
Possiamo fare altri esempi: Ercole che solleva l’Idra di Lerna, esponendola alla luce del sole, privandola così della forza datale dall’oscurità, secondo una variante del mito. Oppure, per basarci su esempi storici, Scipione l’Africano che, limitando i confronti campali con Annibale, si prodiga nel compito di occupare le basi e i centri di rifornimento cartaginesi in Spagna.
O pensiamo all’essenza della blitz krieg tedesca: si sfonda il fronte con un numero di truppe ridotto, ma compatto e altamente mobile e corazzato, in modo da colpire le retrovie nemiche, con i delicati centri di comando, di rifornimento, di comunicazione e di raduno delle forze di riserva, gli snodi stradali e ferroviari etc. In pratica il Paese nemico viene messo in ginocchio perché privato della linfa vitale.
Questo accadde alla Francia, che fu costretta alla resa, pur avendo ancora il grosso delle forze intatto. Si evita quindi di ricorrere all’annientamento delle forze nemiche, come teorizzato da certi interpreti estremisti di Von Clausewitz, e ci si limita a togliere loro la possibilità di nuocere.
Anche questo stratagemma ha un significato interiore: anche il nemico interiore va affrontato privandolo della forza vitale. Es. piuttosto che lottare vanamente contro un proprio difetto, come l’avarizia, è meglio cogliere il problema alla radice.
L’accumulo di beni, o la riottosità nel distribuirli, potrebbe essere dovuta alla paura del futuro, a un eccessivo attaccamento alle cose materiali, o ad altro ancora. Spento o ridimensionato il fuoco che alimenta l’avarizia, sarà facile eliminarne o tenerne sotto controllo le manifestazioni esteriori.
20° : “Intorbidire l’acqua per catturare i pesci” reca come commento: “servirsi dei disordini intestini dell’avversario, traendo vantaggio dalla sua debolezza e assenza di pensiero strategico.”
A differenza del quinto stratagemma, “Approfittare dell’incendio per darsi al saccheggio”, qui si tratta di creare (o aggravare) noi una situazione di confusione per l’avversario, avviluppandolo in una rete di inganni da cui non uscirà più.
Un esempio sono le numerose situazioni in cui un esercito ha usato propri soldati camuffati da guerrieri nemici, in modo da infiltrarsi nelle retrovie, per apportarvi confusione e, una volta creata, approfittarne ulteriormente, magari massacrando le forze inviate per indagare.
Pensiamo a quei soldati tedeschi, bilingue e vestiti da americani, usati da Skorzeny (il colonnello tedesco che liberò Mussolini) per portare il caos e la distruzione tra le retrovie alleate.
21° : “La cicala dorata abbandona il guscio” si basa su qualcosa di simile, ma allo scopo di trarsi d’impaccio da una situazione sgradevole, per mettersi in salvo. Si tratta di costruire una falsa immagine di sé, di apparire bruco, mentre in realtà si è farfalla. Al momento giusto, si abbandonerà
il guscio, e si volerà via, lasciando il nemico con un palmo di naso.
È una variante del sesto stratagemma, “Clamore a oriente, attacco a occidente”, solo che qui si è in condizioni di inferiorità, e lo scopo non è attaccare, ma ritirarsi (anche se ciò non esclude futuri.
22° : “Chiudere le porte per catturare il ladro” si riferisce alla possibilità di allettare il nemico, facendo in modo che si metta in trappola da solo, per poi “chiudere la porta” cioè far scattare la trappola.
23° : “Allearsi ai lontani per battere i vicini” si basa su un principio molto usato nella Storia: quello di risolvere le questioni di “vicinato” grazie all’alleanza con una potenza esterna. Pensiamo al Papato che ricorre ai Franchi per scacciare i longobardi, o che crea, come papa Giulio II, una lega “multinazionale” per sconfiggere Venezia, sua vicina.
È uno stratagemma molto rischioso, come purtroppo insegna la Storia italiana, se si permette all’esterno, nel caso sia più forte di noi, di mettere piede sul nostro suolo, o su quello che si intende reclamare. Viceversa, allearsi con tante piccole potenze lontane, tutte più deboli di noi, permetterebbe di assommare forze bastevoli per sconfiggere i vicini, senza correre grandi rischi.
Viceversa, allearsi contro uno potente, a meno che non venga davvero da lontano e non abbia interesse a invaderci (o a limitare la nostra potenza) è molto rischioso, dal momento che, una volta sconfitto il nostro vicino, a sua volta potrebbe applicare il trentesimo stratagemma “Tramutarsi da ospite in padrone di casa” per imporci il suo volere.
Come è accaduto all’Ucraina e agli altri Paesi est europei i quali, accecati dalla russofobia, hanno invocato la presenza americana, diventandone però schiavi.
24° : “Fingersi di passaggio per occupare Guo”, come “Intorbidare l’acqua per catturare i pesci” è una variante dello stratagemma “Approfittare dell’incendio per darsi al saccheggio.”
Come nel ventesimo stratagemma, anche qui si tratta di creare noi l’inganno, in modo simile a “Clamore a oriente attacco a occidente” si finge di voler conseguire un obiettivo, per poi colpirne un altro. Tuttavia qui entra un gioco una situazione di inferiorità, in cui si fronteggiano più avversari. Allora si fingerà di volere soccorrere X dall’attacco di Y. Tuttavia, una volta sconfitto quest’ultimo, si approfitterà del rilassamento di X per colpirlo a sua volta!
Pensiamo ai continui cambiamenti di alleanze operati da Federico il Grande per unificare la Germania, o anche a quelli operati dai piemontesi per fare lo stesso con l’Italia. 
Piemonte che si alleò con la Francia, durante la Seconda Guerra di Indipendenza, per averne sostegno contro l’Austria, salvo in seguito approfittare della guerra franco-prussiana per prendere Roma.





Il pensiero strategico cinese: i 36 stratagemmi -  5^ parte


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Quinta parte: Stratagemmi delle battaglie di "avanzamento"

Lo ricordiamo, gli stratagemmi vanno di sei in sei, alternandosi tra quelli relativi a quando si è superiori al nemico, a quelli in cui si è inferiori, fino al caso estremo rappresentato dalla prossima sestina, significativamente chiamata: «delle battaglie perse!»
Eccola :

Il Venticinquesimo: Rubare la trave, sostituire la colonna

Il Ventiseiesimo: Additare il gelso per maledire la sofora

Il Ventisettesimo: Fingersi stolti ma non pazzi

Il Ventottesimo: Far salire sul tetto e portar via la scala

Il Ventinovesimo: Far spuntare i fiori sull’albero

Il Trentesimo: Mutarsi da ospite in padrone di casa

Il primo di essi consta di due elementi. Rubare la trave, cioè sabotare in segreto la struttura interna del nemico (i suoi elementi chiavi, le colonne portanti del suo edificio) o quella esterna (es. le sue alleanze); sostituire la colonna: far passare dalla nostra parte questi elementi, sempre operando in segretezza.
Così il guadagno sarà doppio: non solo quel determinato elemento (es. un generale, uno scienziato) saranno di fatto sottratti al nemico, ma lavoreranno per noi, in segreto, sabotando la struttura nemica dall’interno, in vari modi. Il generale e lo scienziato dell’esempio, formalmente continuerebbero a lavorare per il nemico, e svolgeranno i propri compiti quotidiani come se niente fosse.
Tuttavia, il primo magari farà in modo che, al momento giusto, la macchina militare del nemico s’inceppi, oppure approfitterà del proprio rango per ordinare a un manipolo di uomini di sabotare una fabbrica di armamenti, oppure di occupare uno snodo stradale o un centro comunicazioni. Lo scienziato passerà a noi le informazioni più importanti, riservando ai finti datori di lavoro quelle più scarse, o addirittura servendogli esperimenti contraffatti, per farlo impantanare in inutili ricerche scientifiche.
Così come se sostituissimo le colonne portanti di un edificio, con altre di materiale scarso, questo crollerebbe alla prima scossa di terremoto, così noi con questo stratagemma faremmo con l’avversario, per poi saltargli addosso un attimo dopo il crollo (applicando così anche lo stratagemma «Approfittare dell’incendio per darsi al saccheggio»). È una strategia già usata dai bizantini, per tenere i nemici, numerosi e agguerriti, deboli e divisi (all’interno e all’esterno) ma che i tedeschi prima, gli americani poi, hanno portato all’eccellenza.
A cosa ci riferiamo? Alla famosa strategia della quinta colonna. Citeremo Joseph E. Davies (ambasciatore americano in URSS)
(1) «[…]Qualcuno dei presenti domandò: “Che cosa n’è degli affiliati della quinta colonna, in Russia?” Risposi prontamente: “Non ce n’è, li hanno fucilati.” […] La marcia di Hitler su Praga nel 1939 fu accompagnata dall’attivo contributo militare delle organizzazioni di Henlein in Cecoslovacchia; lo stesso è vero per l’invasione della Norvegia.
Nel quadro sovietico invece non vi furono né Henlein alla maniera sovietica né Tiso a quella slovacca, né Degrelle del tipo belga, né Quisling come in Norvegia. […] vidi improvvisamente il quadro, come avrei dovuto vederlo a quel tempo; ne narravano la storia i processi cosiddetti di tradimento o di epurazione ai quali avevo assistito e di cui avevo sentito parlare nel 1937 e nel 1938. Riesaminando sotto un nuovo punto di vista il resoconto di tali processi e quel che avevo scritto allora in proposito, trovai che tutte le attività della quinta colonna tedesca, come noi la conosciamo ora, erano state rilevate e messe allo scoperto dalle testimonianze e dalle confessioni rese in questi processi dagli autodenunciatisi Quisling.
E' chiaro che il Governo sovietico si convinse dell’esistenza di tale attività, ne fu molto allarmato e si adoperò a stroncarla vigorosamente. Nel 1941, quando si verificò l’invasione tedesca, esso aveva soppresso qualsiasi organizzazione di quinta colonna. […] I principali imputati avevano ideato tra loro una cospirazione e si erano accordati con la Germania e col Giappone per aiutare tali governi in caso di attacco contro l’Unione sovietica. Essi approvarono e in fatto cooperarono a una piano diretto ad assassinare Stalin e Molotov e a preparare una insurrezione contro il Cremlino che doveva esser condotta dal generale Tukhacevsky, per importanza il secondo ufficiale nel comando dell’esercito rosso.
Per il caso di guerra, essi si accordarono e in fatto attuarono e diressero il sabotaggio delle industrie, la distruzione degli stabilimenti chimici, la distruzione delle miniere di carbone, la rovina dei mezzi di trasporto ed altre attività. Accettarono di eseguire ed eseguirono tutte queste cose che lo Stato Maggiore tedesco esigeva che essi compissero in conformità alle istruzioni ricevute. Accettarono e in fatto cospirarono coi servizi segreti militari d’informazione tedesco e giapponese.
Si accordarono e cooperarono effettivamente coi rappresentanti diplomatico e consolare tedeschi nell’opera di spionaggio e di sabotaggio. Si accordarono e trasmisero effettivamente alla Germania e al Giappone informazioni di interesse vitale per la difesa dell’Unione sovietica. Concordarono tra loro e coi governi tedesco e giapponese di cooperare con detti Stati nella guerra contro il Governo sovietico per formare uno Stato indipendente sovietico di minori proporzioni, che avrebbe ceduto larghe porzioni nell’Unione sovietica, l’Ucraina e la Russia Bianca in occidente alla Germania, le provincie marittime in oriente al Giappone.
Accettarono che dopo la conquista tedesca della Russia, le ditte tedesche dovessero ottenere concessioni e ricevere favori nello sfruttamento delle miniere di ferro, del manganese, del petrolio, del carbone, del legname e di tutte le altre grandi risorse dell’Unione sovietica.»
26° : «Additare il gelso per maledire la sofora» ha un corrispondente nella nostra cultura. «Dire a nuora perché suocera intenda.» Si tratta quindi di ammonire/ punire qualcuno indirettamente, qualora si voglia/si debba evitare lo scontro diretto.
Per esempio, in presenza del vero colpevole, che chiameremo Tizio, si biasima l’assente Caio per l’eccessiva indolenza/avidità/superbia (fate voi). In questo modo si fa in modo che Tizio recepisca la critica, senza però che si offenda (e si si offendesse apertamente rischierebbe di passare per quello che ha la coda di paglia).
27° : In «Fingersi stolti ma non pazzi» potrebbe apparire incomprensibile ammettere che sia utile fingersi sciocchi, ma non che lo sia simulare la pazzia. E infatti noi preferiamo la traduzione che ne fa Leonardo Arena, rispetto a quella di Gianluca Magi. «Fingetevi sciocchi senza dare in escandescenze.» In altre parole, di fronte a una situazione difficile, a patto che l’avversario sia inferiore a noi per astuzia, può essere d’uopo fare un passo indietro, stare in penombra, fingendosi sciocchi (o anche pazzi) per poter poi colpire il nemico quando ha abbassato la guardia.
Un esempio letterario è rappresentato da Ulisse che finge pazzo per evitare di andare in guerra, o ad Amleto che si finge pazzo, per tramare contro gli assassini del padre. In entrambi i casi, si assiste a un fallimento: se l’avversario ci è superiore in astuzia, questo non è lo stratagemma più adatto! A Putin è bastata una variante di questo stratagemma (insieme ad altri, tra cui il successivo) per far naufragare i piani americani in Ucraina.
Prima ha dato l’impressione di essere sorpreso, stordito, incredulo di fronte al golpe naziatlantico. Poi, d’accordo coi crimeani, ha dato luce verde al referendum che avrebbe sancito il ritorno della Crimea alla Grande Madre Russia. Il resto è Storia, anche se le bocce sono ancora in movimento. 
28° : «Far salire sul tetto e portar via la scala» si basa sul classico meccanismo dell’esca per attirare in trappola qualcuno. A quel punto gli si toglierà la scala, lasciandolo in trappola. Far impantanare gli americani in Ucraina, inchiodandoli al sostegno a un regime golpista che fa apertamente apologia di Hitler e di Bandera, dopo aver fatto loro «annusare» l’esca costituita dalla possibilità di assestare un duro colpo alla Russia, ci sembra un esempio molto creativo.
A questo punto gli americani, anche volendolo, non potrebbero sbarazzarsi degli ucraini, del loro ingombrante regime, dei loro ancora più ingombranti squadroni della morte con la svastica dipinta sull’elmetto, e della sua economia sull’orlo del quarto mondo.
29° : «Far spuntare i fiori sull’albero (morto)» vale a dire sorprendere il nemico, confondendolo con false apparenze, può essere ben illustrato un esempio tratto dal mondo animale. Certe farfalle hanno degli occhi enormi dipinti sulle ali.
Quando un predatore le si avvicina da dietro e/o dall’alto, la vista improvvisa di occhi così grandi, su un corpo così minuscolo, provoca in lui sconcerto, paura, meraviglia. La farfalla guadagna così qualche istante, di solito sufficiente a mettersi in salvo.
30° : «Mutarsi da ospite in padrone di casa» ha un duplice significato. «Ospite» e «padrone di casa» nel linguaggio strategico cinese sono, rispettivamente, l’invasore/attaccante e il difensore. Perciò, in tale significato, la strategia consta in una serie di cautele da mettere in atto quando si è ancora ospiti, vale dire mandare esploratori, non avanzare troppo in fretta, etc. 
Pian piano però si dovrà cercare di tramutarsi in padrone di casa, semplicemente sottraendo risorse, territori, punti strategici al difensore, finché questi non si sarà ritrovato in posizione subordinata. Sarà diventato ospite a sua volta… ma senza i mezzi per tornare padrone di casa, a patto che l’attaccante non abbia commesso errori grossolani. Il mondo animale ci riserva un altro ottimo esempio. Il cuculo depone il proprio uovo all’interno del nido di altri uccelli.
Questi ultimi lo allevano come se fosse uno dei propri. Pian piano il cuculo cresce, ingozzandosi di cibo sottratto agli altri piccoli, per poi sbarazzarsi di loro, gettandoli fuori dal nido. Da ospite si è quindi mutato in padrone di casa. Vi è anche un altro significato, a cui l’esempio di prima è propedeutico: quello appunto di entrare nelle grazie di qualcuno, conquistarne la fiducia, per poi colpirlo all’improvviso.
Un po’ come, in un’altra grande opera di Shakespeare, Re Lear, il figlio adottivo del conte di Kent, prima riesce a far scacciare il fratello, poi tradirà il padre, che verrà privato degli occhi e costretto all’esilio. Di lì a poco, il conte di Kent morirà.
1) Joseph E. Davies – “Missione a Mosca”