martedƬ 4 marzo 2014

Come il criminale Andreatta creĆ² il meccanismo inarrestabile del debito



25 february 2014
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Dal 1981 la Banca dā€™Italia, per decisione di Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi, ha smesso di monetizzare il debito pubblico che ĆØ schizzato alle stelle.
Una storia che si ĆØ ripetuta, amplificata, con lā€™Euro e la BCE.

Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi dovranno essere giudicati da un Tribunale speciale per crimini contro l'umanitĆ .
deca
 
di Domenico Moro

A partire dal 1981 la Banca dā€™Italia ha ā€œdivorziatoā€ dal Tesoro e non ĆØ piĆ¹ intervenuta nellā€™acquisto di titoli di Stato.
CiĆ² che non viene detto, perĆ², ĆØ che quella lontana decisione contribuƬ a produrre non solo lā€™enorme debito pubblico ma anche il primo attacco ai salari. Lā€™attuale debito pubblico italiano si formĆ² tra gli anni ā€™80 e ā€™90, passando dal 57,7% sul Pil nel 1980 al 124,3% nel 1994.
Tale crescita, molto piĆ¹ consistente di quella degli altri Paesi europei, non fu dovuta ad una impennata della spesa dello Stato, che rimase sempre al di sotto della media della Ue e dellā€™eurozona e, tra 1991 e 2005, sempre al di sotto di quella tedesca.
Nel 1984 lā€™Italia spendeva ā€“ al netto degli interessi sul debito ā€“ il 42,1% del Pil, che nel 1994 era aumentato appena al 42,9%. Nello stesso periodo la media Ue (esclusa lā€™Italia) passĆ² dal 45,5% al 46,6% e quella dellā€™eurozona passĆ² dal 46,7% al 47,7%.
Da dove derivava allora la maggiore crescita del debito italiano? Dalla spesa per interessi sul debito pubblico, che fu sempre molto piĆ¹ alta di quella degli altri Paesi.
La spesa per interessi crebbe in Italia dallā€™8% del Pil nel 1984 allā€™11,4%, livello di gran lunga maggiore del resto dā€™Europa. Sempre nello stesso periodo la media Ue passĆ² dal 4,1% al 4,4% e quella dellā€™eurozona dal 3,5% al 4,4%.
Nel 1993 il divario tra i tassi dā€™interesse fu addirittura triplo, il 13% in Italia contro il 4,4% della zona euro e il 4,3% della Ue.
La crescita dei debiti pubblici dipende da molte cause, soprattutto dalla necessitĆ  di sostenere le crisi e la caduta dei profitti privati che, dal ā€™74-75, caratterizzano ciclicamente i Paesi piĆ¹ avanzati.
Tuttavia, ĆØ evidente che politiche sbagliate di finanza pubblica possono rendere ingestibile la situazione del debito, come ĆØ avvenuto in Italia.
Visto che lā€™entitĆ  dei tassi dā€™interesse sui titoli di stato, ovvero quanto lo Stato paga per avere un prestito, dipende dalla domanda dei titoli stessi, lā€™eliminazione di una componente importante della domanda, quale ĆØ la Banca centrale, ha avuto lā€™effetto di far schizzare verso lā€™alto gli interessi e, quindi, di far esplodere il debito totale.
Inoltre, la mancanza del cordone protettivo della Banca dā€™Italia espose il nostro debito alle manovre speculative degli investitori internazionali. Fu quanto accadde nel 1992, quando gli attacchi speculativi alla lira costrinsero lā€™Italia ad uscire dal Sistema monetario europeo e a svalutare.
Insomma, non solo Steltzner ha torto riguardo alla Banca dā€™Italia, ma ĆØ il principio stesso dellā€™ā€œautonomiaā€ della Banca centrale, da lui tanto tenacemente difeso, ad aver dato per trentā€™anni in Italia gli stessi risultati negativi che ora sta producendo nellā€™eurozona.
Ci si potrebbe chiedere a questo punto quale fu la ragione del divorzio tra Banca dā€™Italia e Tesoro. Ce lo spiega il suo autore, lā€™allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta.
Uno degli obiettivi era quello di abbattere i salari, imponendo una deflazione che desse la possibilitĆ  di annullare ā€œil demenziale rafforzamento della scala mobile, prodotto dallā€™accordo tra Confindustria e sindacatiā€.
Infatti, nel 1984 con gli accordi di San Valentino la scala mobile fu indebolita e nel 1992 definitivamente eliminata.
Anche oggi, come allora, le presunte ā€œnecessitĆ ā€ di bilancio pubblico sono la leva attraverso cui ridurre il salario, in Italia e in Europa.
Con la differenza che oggi lā€™attacco si estende al salario indiretto, cioĆØ al welfare.

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