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martedì 2 luglio 2019

I FRATELLI MUSSULMANI in quanto assassini complementari dell’MI6 e della CIA






I Fratelli Mussulmani in quanto assassini

La pubblicazione del libro di Thierry Meyssan, “Sotto i nostri occhi”. In questo episodio l’autore narra la creazione di una società segreta egiziana, i Fratelli Mussulmani, nonché la rifondazione fattane dai servizi segreti britannici dopo la seconda guerra mondiale. Poi ci racconta come l’MI6 abbia usato i Fratelli Mussulmani per compiere assassinii politici in Egitto, ex colonia della Corona.

| Damasco (Siria)
Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi. - Si veda l’indice.
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Hasan al-Banna, fondatore della società segreta dei Fratelli Mussulmani. Si hanno scarse notizie sulla sua famiglia; si sa solo che erano orologiai, mestiere in Egitto riservato alla comunità ebraica.

Le “Primavere arabe” vissute dai Fratelli musulmani

Nel 1951 i servizi segreti anglosassoni costituiscono, a partire dall’antica organizzazione omonima, una società politica segreta: i Fratelli musulmani, usati a più riprese per assassinare figure che si oppongono e poi, dal 1979, come mercenari contro i sovietici. Nei primi anni novanta sono integrati nella NATO e nel 2010 si tenta di metterli al potere nei paesi arabi. I Fratelli musulmani e l’ordine sufita della Naqshbandiyya sono finanziati – con almeno 80 miliardi di dollari l’anno – dalla famiglia regnante saudita, cosa che lo rende uno degli eserciti più importanti al mondo. Tutti i capi jihadisti, compresi quelli dell’ISIS, appartengono a questo apparato militare.

I Fratelli musulmani d’Egitto

Durante la prima guerra mondiale scompaiono quattro imperi: il Reich tedesco, l’Impero austro-ungarico, la Santa Russia zarista e la Sublime porta ottomana. I vincitori, del tutto privi del senso della misura, impongono ai vinti le loro condizioni. Così, in Europa, il Trattato di Versailles sancisce condizioni inaccettabili per la Germania, considerata l’unica colpevole del conflitto. In Oriente, lo smembramento del Califfato ottomano è destinato a originare conflitti: alla Conferenza di San Remo (1920), in base all’accordo segreto Sykes-Picot (1916), il Regno Unito è autorizzato a stabilire la patria ebraica della Palestina, mentre la Francia può colonizzare la Siria (che all’epoca comprendeva l’attuale Libano). Tuttavia, in ciò che resta dell’Impero ottomano, Mustafa Kemal Atatürk si ribella sia contro il Sultano che ha perso la guerra, sia contro gli occidentali che occupano il suo paese. Alla Conferenza di Sèvres (1920) il Califfato viene diviso, con la conseguente creazione di ogni genere di nuovo Stato, tra cui il Kurdistan. Ma la popolazione turco-mongola della Tracia e dell’Anatolia insorge, mettendo Kemal al potere. Alla fine, la Conferenza di Losanna (1923) traccia i confini odierni rinunciando al Kurdistan, organizzando l’esodo dei popoli e provocando così più di mezzo milione di morti.
Ma proprio come in Germania Adolf Hitler mette in discussione il destino del suo paese, in Medio Oriente un uomo si oppone alla nuova divisione della regione. Un insegnante egiziano fonda un movimento per ripristinare il Califfato che gli occidentali hanno sconfitto e smembrato. Quest’uomo è Hasan al-Banna, l’organizzazione i Fratelli musulmani (1928).
Il Califfo, in linea di principio, è il successore del Profeta cui tutti devono obbedire; un titolo molto ambito. Si succedono diversi importanti lignaggi di califfi: Omayyadi, Abbasidi, Fatimidi e Ottomani. Il futuro Califfo dovrà essere colui che conquisterà tale titolo, in questo caso la “Guida suprema” della Fratellanza che s’immagina padrone del mondo musulmano.
La società segreta si diffonde in fretta, proponendosi di lavorare dall’interno per ripristinare le istituzioni islamiche. Gli adepti devono giurare fedeltà al fondatore sul Corano e su una spada o una pistola. L’obiettivo della Fratellanza è puramente politico, benché espresso in termini religiosi. Né Hasan al-Banna, né i suoi successori si riferiranno mai all’Islam come una religione o evocheranno la spiritualità musulmana. Per loro l’Islam è solo un dogma, una sottomissione a Dio e un modo per esercitare il potere. Ma evidentemente gli egiziani che appoggiano la Fratellanza non la percepiscono in questi termini, la seguono perché sostiene di appellarsi a Dio.
Per Hasan al-Banna la legittimità di un governo non si misura in base alla sua rappresentatività – come si fa per i governi occidentali –, ma dalla capacità di difendere lo “stile di vita islamico”, ossia quello dell’Egitto ottomano del XIX secolo. I Fratelli non crederanno mai che l’Islam abbia una propria storia e che lo stile di vita dei musulmani possa variare sensibilmente da regione a regione e da epoca a epoca. Non penseranno mai neanche che il Profeta abbia rivoluzionato la società beduina e che lo stile di vita descritto nel Corano non rappresenti altro che una fase. Per loro le regole giuridiche del Corano – la Sharia – non corrispondono quindi a una determinata situazione, ma dettano le leggi immutabili su cui il potere può fondarsi.
Il fatto che la religione musulmana sia stata spesso trasmessa a colpi di spada giustifica – per la Fratellanza – l’uso della forza. I Fratelli non ammetteranno mai che l’Islam possa essere diffuso tramite l’esempio: ciò non impedisce comunque ad al-Banna e alla Fratellanza di concorrere alle elezioni, e perderle. Se condannano i partiti politici non è perché si oppongono al multipartitismo, ma perché, separando la religione dalla politica, cadrebbero nella corruzione.
La dottrina dei Fratelli musulmani corrisponde all’ideologia dell’“Islam politico”, che in francese – così come in italiano – si definisce “islamismo”, una parola che oggi va molto di moda.
Nel 1936 Hasan al-Banna scrive al primo ministro Mustafa al-Nahhas per chiedere: – “Una riforma della legislazione e l’unione di tutti i tribunali sotto la Sharia; – il reclutamento militare per istituire un servizio volontario sotto la bandiera del jihad; – il collegamento dei paesi musulmani e la preparazione per la restaurazione del Califfato, applicando l’unità richiesta dall’Islam”.
Durante la seconda guerra mondiale la Confraternita si dichiara neutrale, anche se in realtà si trasforma in un servizio d’intelligence del Reich. Ma con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, quando le sorti del conflitto sembrano ribaltarsi, fa il doppio gioco e ottiene finanziamenti dagli inglesi per fornire informazioni sul “nemico” tedesco. In tal modo la Fratellanza si mostra completamente priva di principi e puramente opportunista a livello politico.
Il 24 febbraio 1945 i Fratelli sfidano la sorte e uccidono, in piena seduta parlamentare, il primo ministro egiziano. Ne consegue una violenta escalation: la repressione nei loro confronti e una serie di omicidi politici, fino ad arrivare all’uccisione del nuovo primo ministro – il 28 dicembre 1948 – e, per rappresaglia, dello stesso Hasan al-Banna, il 12 febbraio 1949. Poco tempo dopo una corte marziale condanna alla detenzione la maggior parte dei Fratelli e ne scioglie l’associazione.
Fondamentalmente, questa organizzazione segreta non era altro che una banda di assassini che aspirava a prendere il potere mascherando la propria cupidigia dietro il Corano. La sua storia avrebbe dovuto chiudersi qui.

La fratellanza riformata dagli Anglosassoni e la pace separata con Israele

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Nonostante lo abbia negato, Sayyd Qutb era massone. Il 23 arile 1943 ha pubblicato sulla rivista al-Taj al-Masri (la “Corona d’Egitto”) un articolo dal titolo Perché sono diventato massone.
La capacità della Confraternita di mobilitare le persone e di trasformarle in assassini non può che incuriosire le grandi potenze.
Due anni e mezzo dopo lo scioglimento, gli anglosassoni formano una nuova organizzazione riutilizzando il nome di “Fratelli musulmani”. Approfittando della detenzione dei capi storici, l’ex giudice Hasan al-Hudaybi viene eletto Guida suprema. Diversamente da quanto si possa credere, non vi è alcuna continuità storica tra la vecchia e la nuova Fratellanza, ma si viene a sapere che un’unità della vecchia società – l’“apparato segreto” – era stata accusata da Hasan al-Banna di perpetrare gli attentati di cui negava la responsabilità. Questa organizzazione dentro l’organizzazione era così segreta che non fu mai influenzata dalla dissoluzione della Fratellanza, restando quindi a disposizione del suo successore. Ma la Guida decide di disconoscerla, dichiarando di voler raggiungere gli obiettivi in modo pacifico. È difficile definire con esattezza cosa sia successo all’epoca tra gli anglosassoni – che volevano ricreare l’antica società segreta – e la Guida, che riteneva giusto riguadagnarsi il seguito delle masse. In ogni caso, l’“apparato segreto” è talmente forte che l’autorità della Guida viene spazzata via a favore di quella di altri capi della Fratellanza. Si apre una vera e propria guerra intestina: la CIA vi pone a capo Sayyid Qutb [1], il teorico del jihad, che la Guida ha condannato prima di concludere un accordo con l’MI6.
È impossibile definire con precisione i reciproci rapporti di subordinazione, in primo luogo perché ciascuna filiale estera ha autonomia propria, poi perché le unità segrete all’interno dell’organizzazione non dipendono più necessariamente né dalla Guida suprema né dalla Guida locale, ma talvolta direttamente da CIA e MI6.
Nel secondo dopoguerra, gli inglesi cercano di riorganizzare il mondo in modo da tenerlo fuori dalla portata dei sovietici. Nel settembre 1946, a Zurigo, Winston Churchill propone l’idea degli Stati Uniti d’Europa e, secondo lo stesso principio, lancia la Lega araba. In entrambi i casi, si tratta di unire una regione escludendo la Russia. Dall’inizio della Guerra fredda gli Stati Uniti d’America, a loro volta, creano associazioni per sostenere queste mosse a loro vantaggio: il Comitato americano per l’Europa unita e gli American Friends of the Middle East [2]. Nel mondo arabo, la CIA organizza due colpi di Stato, prima a Damasco a favore del generale Husni al-Za’im (marzo 1949) e poi con gli Ufficiali liberi al Cairo (luglio 1952). Si tratta di sostenere i nazionalisti che si presumono ostili ai comunisti, ed è con tale spirito che Washington invia in Egitto il generale delle SS Otto Skorzeny e in Iran il generale nazista Fazlollah Zahedi, accompagnati da centinaia di ex ufficiali della Gestapo per guidare la lotta al comunismo.
Skorzeny purtroppo modella la polizia egiziana nel solco di una tradizione di violenza: nel 1963 sceglierà CIA e Mossad per rovesciare Nasser. Zahedi creerà invece la SAVAK, la polizia politica più crudele a quel tempo.
Se Hasan al-Banna aveva disegnato l’obiettivo – ossia assumere il potere manipolando la religione – Qutb definisce il mezzo: il jihad. Dopo che i seguaci avranno ammesso la superiorità del Corano, si potrà contare su di lui per formare un esercito e mandarlo a combattere. Qutb sviluppa una teoria manichea, distinguendo ciò che è islamico rispetto a ciò che è “oscuro”. Per CIA e MI6 questa “operazione” può permettere di utilizzare i seguaci per controllare i governi nazionalisti arabi e poi destabilizzare le regioni musulmane dell’Unione Sovietica. La Fratellanza si trasforma in una fonte inesauribile di terroristi accomunati dallo slogan: “Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad la nostra via. Il martirio la nostra suprema speranza”.
Il pensiero di Qutb è razionale, ma non ragionevole. Diffonde sempre la stessa retorica Allah/Profeta/Corano/jihad/martirio che non lascia spazio a discussioni, dunque impone la superiorità di tale logica sulla ragione.
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Il presidente Eisenhower riceve alla Casa Bianca una delegazione della società segreta (23 settembre 1953).
Quando la CIA organizza un convegno presso l’Università di Princeton sulla “situazione dei musulmani in Unione Sovietica”, si presenta l’occasione per ricevere negli USA la delegazione guidata dal capo dell’ala militare dei Fratelli musulmani, Said Ramadan. Nel suo rapporto, l’agente della CIA incaricato di monitorarli rileva che Ramadan non è un estremista religioso, ma piuttosto un fascista; un modo per sottolineare il carattere esclusivamente politico dei Fratelli musulmani. Il convegno si conclude con un ricevimento alla Casa Bianca organizzato dal presidente Eisenhower, il 23 settembre 1953: l’alleanza tra Washington e il jihadismo viene così siglata.
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Da sinistra a destra: Hassan al-Banna diede in sposa la propria figlia a Said Ramadan e designò quest’ultimo proprio successore. Dal matrimonio nacquero Hani (direttore del Centro Islamico di Ginevra) e Tariq Ramadan (che sarà titolare della cattedra di studi islamici contemporanei all’università di Oxford).
La CIA, che ha ricreato la Fratellanza contro i comunisti, la utilizza prima di tutto per aiutare i nazionalisti. Al tempo l’Agenzia è rappresentata in Medio Oriente da antisionisti del ceto medio che ben presto vengono estromessi a favore di alti funzionari anglosassoni e puritani, provenienti dalle grandi università e pro-Israele. Washington entra dunque in conflitto con i nazionalisti e la CIA mette la Fratellanza contro di loro.
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Said Ramadan e Abdul Ala Mawdudi furono gli animatori di una trasmissione settimanale di Radio Pakistan, stazione creata dal britannico MI6.
Said Ramadan ha comandato alcuni combattenti della Fratellanza durante la breve guerra contro Israele nel 1948; inoltre, ha aiutato Abul Ala Maududi a creare l’organizzazione paramilitare del Jamaat-e-Islami in Pakistan: si è trattato allora di costruire un’identità islamica per gli indiani musulmani in modo che fosse fondato un nuovo Stato, ovvero il Pakistan. Il Jamaat-e-Islami redigerà anche la costituzione pakistana. A quel punto, Ramadan sposa la figlia di Hasan al-Banna e diventa il capo del braccio armato dei nuovi “Fratelli musulmani”.
Mentre in Egitto i Fratelli partecipano al colpo di Stato degli Ufficiali liberi del generale Muhammad Naguib – Sayyid Qutb è il loro agente di collegamento –, ricevono l’ordine di eliminare uno dei loro leader, Gamal Abd el-Nasser, entrato in contrasto con Naguib. Non solo falliscono, ma il 26 ottobre 1954 Nasser prende il potere, sopprimendo la Fratellanza e mettendo ai domiciliari Naguib. Sayyid Qutb sarà impiccato pochi anni dopo.
Vietata in Egitto, la Fratellanza si ritira nei regni wahhabiti (Arabia Saudita, Qatar ed Emirato di Sharja) e in Europa (Germania, Francia, Regno Unito e la neutrale Svizzera). Ogni volta vengono accolti come agenti occidentali che combattono contro l’alleanza nascente tra nazionalisti arabi e Unione Sovietica. Said Ramadan riceve un passaporto diplomatico giordano e si trasferisce a Ginevra nel 1958, da dove dirige la destabilizzazione del Caucaso e dell’Asia centrale (Pakistan, Afghanistan e valle di Fergana in Unione Sovietica). Prende il controllo della commissione per la costruzione di una moschea a Monaco di Baviera, che gli permette di sorvegliare quasi tutti i musulmani in Europa occidentale. Con l’aiuto del Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia – abbreviato con la sigla inglese AMCOMLIB –, cioè la CIA, crea Radio Free Europe/Radio Liberty, una stazione finanziata direttamente dal Congresso degli Stati Uniti per diffondere il pensiero della Fratellanza [3].
Dopo la crisi del Canale di Suez e il drastico cambio di alleanze di Nasser all’indirizzo dei sovietici, Washington decide di sostenere illimitatamente i Fratelli musulmani contro i nazionalisti arabi. A un alto dirigente della CIA, Miles Copeland, viene inutilmente assegnato il compito di scegliere una personalità della Fratellanza in grado di svolgere – nel mondo arabo – un ruolo equivalente a quello del pastore Billy Graham negli Stati Uniti. Bisognerà aspettare fino agli anni ottanta per trovare un predicatore di egual rilievo, l’egiziano Yusuf al-Qaradawi.
Nel 1961 la Fratellanza si collega a un’altra società segreta, l’Ordine Naqshbandı, una sorta di massoneria musulmana che mescola iniziazione sufi e politica. Uno dei suoi teorici, l’indiano Abu Hasan Ali al-Nadwi, pubblica un articolo sulla rivista dei Fratelli. L’Ordine è antico e presente in molti paesi: in Iraq il gran maestro non è altri che il futuro vicepresidente Izzat Ibrahim al-Douri, che sosterrà il tentato colpo di Stato della Fratellanza in Siria nel 1982 e la “campagna del ritorno alla fede” organizzata dal presidente Saddam Hussein per dare nuovamente un’identità al suo paese dopo l’istituzione della no-fly zone degli occidentali. In Turchia l’Ordine avrà un ruolo più complesso: responsabili saranno sia Fethullah Gülen (fondatore dell’Hizmet), sia il presidente Turgut Özal (1989-1993) e il primo ministro Necmettin Erbakan (1996-1997), a capo del Partito della Giustizia (1961) e del Millî Görüs¸ (1969). In Afghanistan, gran maestro sarà l’ex presidente Sibghatullah Mojaddedi (1992). In Russia, con l’aiuto dell’Impero ottomano, nel XIX secolo l’Ordine aveva fatto insorgere Crimea, Uzbekistan, Cecenia e Daghestan contro lo zar. Fino alla caduta dell’URSS non si avranno più notizie di questo ramo, come pure nel Xinjiang cinese. La vicinanza dei Fratelli e dei Naqshbandı viene studiata di rado, data l’opposizione di principio degli islamisti alla mistica e agli ordini sufi in generale.
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La sede saudita della Lega Islamica Mondiale, il cui budget nel 2015 è stato superiore a quello del ministero saudita della Difesa. Primo acquirente mondiale di armi, l’Arabia Saudita le fa pervenire alle organizzazioni dei Fratelli Mussulmani e dei Naqshbandi attraverso la Lega.
Nel 1962 la CIA incoraggia l’Arabia Saudita a creare la Lega musulmana mondiale e a finanziare la Fratellanza e l’Ordine contro i nazionalisti e i comunisti [4]. Questa organizzazione viene inizialmente finanziata dall’ARAMCO (Arabian-American Oil Company). Tra i venti fondatori vi sono tre teorici islamici di cui abbiamo già parlato: l’egiziano Said Ramadan, il pakistano Sayyid Abul Ala Maududi e l’indiano Abu Nasal Ali al-Nadwi.
Di fatto i sauditi, che improvvisamente si ritrovano a possedere un’enorme liquidità grazie al commercio del petrolio, diventano gli sponsor dei Fratelli nel mondo. In loco la monarchia crea un sistema scolastico e universitario in un paese in cui quasi nessuno sa leggere e scrivere. I Fratelli si devono adattare alle tradizioni dei loro ospitanti. Infatti, la fedeltà al re impedisce loro di giurare davanti alla Guida suprema. In ogni caso si organizzano in due filoni attorno a Muhammad Qutb, fratello di Sayyid: i Fratelli sauditi da un lato e i “sururisti” dall’altro. Questi ultimi, sauditi, cercano di compiere una sintesi tra ideologia politica della Fratellanza e teologia wahhabita. Questa setta, cui aderisce la famiglia reale, segue un’interpretazione dell’Islam nata dal pensiero beduino, iconoclasta e antistorico. Finché Riad dispone di petrodollari, lancia anatemi contro le scuole musulmane tradizionali che, a loro volta, ritengono eretica tale sintesi.
In realtà, la politica dei Fratelli e la religione wahhabita non hanno nulla in comune, ma sono comunque compatibili. Sennonché il patto che lega la famiglia dei Saud ai predicatori wahhabiti non può esistere con la Fratellanza: l’idea della monarchia di diritto divino si scontra infatti con la brama di potere dei Fratelli. Si decide quindi che i Saud sosterranno i Fratelli di tutto il mondo, purché questi ultimi si astengano dal fare politica in Arabia Saudita.
L’appoggio dei wahhabiti sauditi alla Fratellanza inasprisce la rivalità tra l’Arabia Saudita e gli altri due Stati wahhabiti, il Qatar e l’Emirato di Sharja.
Dal 1962 al 1970 i Fratelli musulmani prendono parte alla guerra civile nello Yemen del Nord, tentando di restaurare la monarchia al fianco di Arabia Saudita e Regno Unito contro nazionalisti arabi, Egitto e URSS; un conflitto che anticipa ciò che avverrà nel mezzo secolo successivo.
Nel 1970 Gamal Abd el-Nasser giunge a un accordo tra le fazioni palestinesi e re Husayn di Giordania, ponendo fine al “settembre nero”. Però muore la sera del vertice della Lega araba, che ratifica l’accordo: ufficialmente per un attacco cardiaco, ma molto probabilmente per omicidio. Nasser ha tre vicepresidenti: uno di sinistra – estremamente popolare –, uno di centro – ben noto –, e un conservatore, scelto su richiesta di Stati Uniti e Arabia Saudita, Anwar al-Sadat. A seguito di pressioni enormi, il vicepresidente di sinistra si dichiara non meritevole della carica, il vicepresidente centrista preferisce rinunciare alla vita politica e al-Sadat viene così nominato candidato dei nasseriani. È un dramma per molti paesi: il presidente sceglie un vicepresidente tra i concorrenti per ampliare la base elettorale, ma se questi lo sostituisce quando muore, ne distrugge l’eredità.
Al-Sadat, che ha operato per conto del Reich durante la seconda guerra mondiale e professa grande ammirazione per il Führer, è un militare ultra-conservatore, un alter-ego di Sayyid Qutb in veste di intermediario tra la Fratellanza e gli Ufficiali liberi. Al momento della sua ascesa al potere, libera i Fratelli che Nasser ha imprigionato. Il “presidente credente” è alleato della Confraternita nell’islamizzazione della società – la “rivoluzione correttiva” –, ma suo rivale in caso di tensioni politiche. Questo rapporto ambiguo è dimostrato dalla creazione di tre gruppi armati che non nascono da scissioni della Fratellanza, ma sono unità esterne a essa obbedienti: il partito di liberazione islamica, il Jihad islamico (dello sceicco Omar Abdel Rahman) e il “Takfir” (letteralmente “scomunica e immigrazione”). Tutti affermano di applicare le istruzioni di Sayyid Qutb. Armato dai servizi segreti, il Jihad islamico sferra attacchi contro i cristiani copti: lungi dal calmare la situazione, “il presidente credente” accusa di sedizione gli stessi copti e ne imprigiona il papa insieme a otto vescovi. Alla fine, al-Sadat interviene nella guida della Confraternita e parteggia per il Jihad islamico contro la Guida suprema, che fa arrestare [5].
Su indicazione del segretario di Stato americano, Henry Kissinger, convince la Siria a unirsi all’Egitto per attaccare Israele e ripristinare i diritti dei palestinesi. Il 6 ottobre 1973 i due eserciti attaccano su due fronti Israele durante la festa dello Yom Kippur. L’esercito egiziano attraversa il Canale di Suez, mentre i siriani sferrano attacchi dalle alture del Golan. Tuttavia, al-Sadat non schiera che una parte della difesa antiaerea e arresta l’esercito a 15 chilometri a est del canale, mentre gli israeliani si avventano sui siriani che si ritrovano catturati e gridano al complotto. Soltanto quando le truppe israeliane sono mobilitate e l’esercito siriano circondato, al-Sadat ordina alla propria armata di riprendere l’avanzata, interrompendola poi per negoziare il cessate il fuoco. Considerando il tradimento egiziano, i sovietici – che hanno già perso un alleato con la morte di Nasser – minacciano gli Stati Uniti e chiedono il cessate il fuoco immediato.
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Ex agente di collegamento tra gli “Ufficiali liberi” e la Confraternita, insieme a Sayyid Qutb, il “presidente credente” Anwar al-Sadat avrebbe dovuto essere proclamato dal parlamento egiziano “sesto califfo”. Nella foto, questo ammiratore di Adolf Hitler siede alla Knesset, a fianco dei partner Golda Meir e Shimon Peres.
Quattro anni dopo, seguendo il piano della CIA, al-Sadat si reca a Gerusalemme e decide di firmare una “pace separata” con Israele a scapito dei palestinesi. E così si sigla l’alleanza tra Fratellanza e Israele. Tutti i popoli arabi condannano il tradimento e la Lega araba estromette l’Egitto, trasferendo la sede ad Tunisi.
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Responsabile dell’“Apparato segreto” dei Fratelli Mussulmani, Ayman al-Zawahiri (capo attuale di Al Qaeda) organizza l’assassinio del presidente Sadat (6 ottobre 1981).
Washington decide di voltare pagina nel 1981. Il jihad islamico ha il compito di liquidare al-Sadat – diventato ormai inutile –, che viene assassinato durante una parata militare, mentre il Parlamento si prepara a proclamarlo “Sesto Califfo”. Nella tribuna d’onore, 7 persone rimangono uccise e 28 ferite ma, seduto accanto al presidente, il vicepresidente – il generale Mubarak – si salva. È l’unico nella tribuna d’onore ad indossare un giubbotto antiproiettile. Succede al “presidente credente” e la Lega araba può così tornare al Cairo.
Traduzione :
Alice Zanzottera
Rachele Marmetti




I Fratelli Mussulmani come forza complementare dell’MI6 e della CIA

Continuiamo la pubblicazione del libro di Thierry Meyssan, Sotto i nostri occhi. In questo episodio l’autore descrive come il presidente Jimmy Carter e il suo consigliere nazionale per la Sicurezza, Zbigniew Brzezinski, utilizzarono le competenze terroristiche d'operatori di pace "moderati" dei Fratelli Mussulmani contro i sovietici.

| Damasco (Siria)
Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi. - Si veda l’indice.
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Il consigliere per la Sicurezza Nazionale, Zbigniew Brzezinski, ha ideato lo stratagemma d' utilizzare i Fratelli Mussulmani per operazioni terroristiche contro il governo comunista afgano, provocando l’intervento dell’URSS.

LA FRATELLANZA AL SERVIZIO DELLA STRATEGIA DI CARTER-BRZEZINSKI

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Sir James Macqueen Graig, esperto di Medio Oriente, ha convinto il Regno Unito ad utilizzare i Fratelli Mussulmani in operazioni segrete esterne all’Egitto. A Graig si deve anche il piano delle “primavere arabe”, da lui concepito prendendo a modello l’operazione realizzata da Lawrence d’Arabia nel 1915.
Nel 1972-73 un funzionario del Foreign Office – e probabilmente dell’MI6 –, James Craig, e l’ambasciatore inglese in Egitto, Sir Richard Beaumont, cominciano a fare pressioni affinché il loro paese e gli Stati Uniti si affidino ai Fratelli musulmani non solo in Egitto, ma in tutto il mondo musulmano, contro i marxisti ed i nazionalisti. Poco dopo Craig sarà nominato ambasciatore di sua maestà in Syria e Arabia Saudita sotto l’attenta e costante protezione da parte della CIA. Molti anni dopo sarà l’ideatore della “Primavera araba”.
Nel 1977 negli Stati Uniti viene eletto presidente Jimmy Carter, che nomina Zbigniew Brzezinski consigliere per la sicurezza nazionale. Quest’ultimo decide di usare l’islamismo contro i sovietici: dà il via libera ai sauditi per l’aumento dei finanziamenti della Lega musulmana mondiale e organizza cambi di regime in Pakistan, Iran e Siria; destabilizza l’Afghanistan e pone come obiettivo di sicurezza nazionale l’accesso, da parte degli USA, al petrolio del Medio Oriente. Da ultimo, rifornisce di mezzi militari la Fratellanza.
Tale strategia viene illustrata chiaramente da Bernard Lewis nella riunione del Gruppo Bilderberg [1] che la NATO organizza in Austria nell’aprile 1979. Lo studioso islamico anglo-israelo-statunitense assicura che i Fratelli musulmani non solo avrebbero svolto un ruolo importante contro i sovietici – causando problemi interni in Asia Centrale – ma avrebbero anche balcanizzato il Medio Oriente nell’interesse d’Israele.
Contrariamente alla credenza popolare, i Fratelli non si limitano a seguire il piano di Brzezinski: guardano lontano, ricevendo aiuti da Riad e Washington per creare diramazioni della Fratellanza in altri paesi, nuclei operativi che si svilupperanno ulteriormente. Il re saudita concede in media 5 miliardi di dollari all’anno alla Lega musulmana mondiale, che espande le attività in 120 paesi e finanzia le guerre. In linea di massima, 5 miliardi di dollari equivalgono al bilancio militare della Corea del Nord. La Lega riceve lo status consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite e lo status di osservatore all’Unicef.
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Il generale pakistano Muhammad Zia-ul-Haq, primo capo di Stato membro dei Fratelli Mussulmani fuori dall’Egitto, consente ai combattenti della Fratellanza di disporre di una retroguardia contro i comunisti afgani.
In Pakistan, il generale Muhammad Zia-ul-Haq – capo di Stato maggiore delle forze armate, addestrato a Fort Bragg negli Stati Uniti – rovescia il presidente Zulfiqar Ali Bhutto e lo fa impiccare. Membro del Jamaat-e-Islami – ossia la variante locale dei Fratelli musulmani –, islamizza la società, impone gradualmente la Sharia – insieme alla pena di morte per blasfemia – e crea una vasta rete di scuole islamiche. È la prima volta che la Fratellanza arriva al potere fuori dall’Egitto.
In Iran, Brzezinski convince lo Scià ad abdicare e organizza il ritorno dell’imam Khomeini, che si definisce “islamista sciita”. Da giovane, nel 1945, Khomeini aveva incontrato Hasan al-Banna al Cairo per convincerlo a non alimentare il conflitto tra sunniti e sciiti. In seguito, ha tradotto due libri di Sayyid Qutb. La Fratellanza e il rivoluzionario iraniano sono d’accordo sulle questioni sociali, ma non su quelle politiche. Brzezinski capisce di aver sbagliato lo stesso giorno dell’arrivo a Teheran dell’Ayatollah, che si reca a pregare sulle tombe dei martiri del regime dello Scià ed esorta l’esercito a ribellarsi all’imperialismo. Brzezinski commette un secondo errore inviando la Delta Force a salvare le spie statunitensi tenute in ostaggio nell’ambasciata di Teheran. Anche se riesce a tenere all’oscuro l’Occidente che i suoi diplomatici non erano tali, bensì spie, ridicolizza i suoi militari con la fallita operazione Eagle Claw e instilla al Pentagono l’idea che fosse necessario procurarsi i mezzi per sconfiggere i musulmani.
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In Afghanistan, Brzezinski avvia l’“Operazione Cyclone”: tra 17 e 35 mila Fratelli musulmani – provenienti da quaranta paesi – combattono contro l’URSS, arrivata per difendere, su sua richiesta, la Repubblica democratica dell’Afghanistan [2]. Non si trattò di un’“invasione sovietica”, come sostiene la propaganda degli USA. Non ci saranno sul suolo afgano mai più di 15.000 sovietici alla volta. Gli uomini inviati da Brzezinski giungono come rinforzi per una coalizione tra combattenti conservatori e Fratelli musulmani locali; tra loro il pashtun Gulbuddin Hekmatyar e il tagiko Ahmad Shah Massoud. Ricevono le armi principalmente da Israele [3], ufficialmente loro nemico giurato, ma ormai loro alleato. Tutte le forze sono controllate dal Pakistan dal generale Muhammad Zia-ul-Haq e finanziate da Stati Uniti e Arabia Saudita. È la prima volta che la Fratellanza viene impiegata dagli anglosassoni per combattere una guerra. Tra i combattenti compaiono i futuri capi delle guerre caucasiche, dell’indonesiana Jemaah Islamiyah, del gruppo filippino Abu Sayaf e, naturalmente, di Al Qaida e ISIS. L’operazione antisovietica degli Stati Uniti è supportata dal partito repubblicano e da una frazione di estrema sinistra, i trotskisti del Social Democrats USA.
La strategia Carter-Brzezinski rappresenta un cambiamento sostanziale [4]. L’Arabia Saudita, che in precedenza ha finanziato i gruppi islamisti, diviene responsabile della gestione dei fondi bellici contro i sovietici. Il direttore generale dell’intelligence saudita, il principe Turki – figlio del re dell’epoca, Faysal –, si trasforma in una figura chiave presso tutti i vertici occidentali.
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Il palestinese Abdallah Azzam e il saudita Osama bin Laden sono stati formati a Riad da Mohammad Qutb, fratello di Sayyid Qutb. In seguito, hanno diretto i combattenti dei Fratelli Mussulmani in Afghanistan.
I problemi tra arabi e afgani sono ricorrenti: il principe Turki prima invia il palestinese Abd Allah al-Azzam – l’“imam del jihad” – per ripristinare l’ordine tra i Fratelli e gestire l’ufficio locale della Lega musulmana mondiale, poi il miliardario Osama bin Laden. Al-Azzam e bin Laden sono stati addestrati in Arabia Saudita dal fratello di Sayyid Qutb.
Anche durante il mandato di Carter, i Fratelli musulmani intraprendono una lunga campagna terroristica in Siria, compresa l’uccisione dei cadetti non sunniti presso l’Accademia militare di Aleppo da parte dell’“avanguardia combattente”. Hanno basi in Giordania, dove gli inglesi li addestrano militarmente. Durante quegli “anni di piombo”, la CIA suggella l’alleanza tra i Fratelli musulmani e il gruppetto dell’ex comunista di Riad al-Turk, che con i suoi amici George Sabra e Michel Kilo hanno rotto con Mosca durante la guerra civile libanese per sostenere l’Occidente. Anche loro aderiscono al gruppo trotskista statunitense Social Democrats USA. I tre scrivono un manifesto nel quale sostengono che i Fratelli musulmani rappresentano il nuovo proletariato e che la Siria potrà essere salvata soltanto dall’intervento militare degli Stati Uniti. In ultima analisi, i Fratelli tentano un colpo di Stato nel 1982, con l’appoggio del Baath iracheno – che collabora con Washington contro l’Iran – e dell’Arabia Saudita. I combattimenti ad Hama causano duemila morti secondo il Pentagono, 40 mila secondo la Fratellanza e la CIA. In seguito vengono uccisi centinaia di prigionieri a Palmira per mano del fratello del presidente Hafiz al-Assad, Rifaat, che sarà destituito e costretto all’esilio a Parigi quando tenterà, a sua volta, il colpo di Stato contro il fratello. I trotskisti vengono catturati e la maggior parte dei Fratelli fugge in Germania – dove già risiede l’ex Guida siriana Issam al-Attar – o in Francia – come Abu Musab, “Il Siriano” –, dove il cancelliere Helmut Kohl e il presidente François Mitterrand concedono asilo. Due anni più tardi scoppia uno scandalo nell’opposizione, ormai in esilio al momento della spartizione: 3 milioni di dollari spariscono dal totale di 10 milioni forniti dalla Lega musulmana mondiale.

VERSO LA CREAZIONE DELL’INTERNAZIONALE JIHADISTA

Negli anni ottanta la Lega musulmana mondiale riceve istruzioni da Washington al fine di trasformare la società algerina. Per circa un decennio Riad si offre di costruire moschee nei villaggi, dove ogni volta vengono annessi un dispensario e una scuola. Le autorità algerine accolgono l’aiuto con gioia, considerato che non sono più in grado di garantire a tutti accesso a sanità e istruzione. A poco a poco, le classi lavoratrici algerine si allontanano da uno Stato che non le rappresenta più e si avvicinano alle tanto generose moschee.
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Il presidente Bush padre, ex direttore della CIA, stringe un forte legame d’amicizia con l’ambasciatore saudita, principe Bandar bin Sultan bin Abdelaziz Al Saud, che più tardi diventerà capo dell’intelligence del proprio Paese. Bush lo considera figlio adottivo, da qui il soprannome di Bandar Bush.
Quando il principe Fahd diventa re dell’Arabia Saudita, nel 1982, invia il principe Bandar – figlio del ministro della Difesa – a Washington in qualità di ambasciatore, incarico che manterrà per tutto il corso del suo regno. Nella capitale a stelle e strisce svolge una duplice funzione: da un lato si occupa di gestire le relazioni saudite-statunitensi, dall’altro funge da interfaccia tra il direttore dell’intelligence Turki e la CIA. Stringe amicizia con il vicepresidente ed ex direttore della CIA George H.W. Bush, che lo considera suo “figlio adottivo”; poi con il segretario della Difesa Dick Cheney e il futuro direttore della CIA, George Tenet. Si inserisce nell’élite sociale e va a integrare la setta cristiana dei capi di Stato maggiore del Pentagono, The Family, e l’ultra-conservatore Bohemian Club di San Francisco.
Bandar dirige i jihadisti dalla Lega musulmana mondiale e negozia con Londra l’acquisto di armi dalla British Aerospace in cambio di petrolio. I contratti della “colomba” – in arabo al-Yamamah – costano a Riad tra i 40 e gli 83 miliardi di sterline, di cui una parte sostanziosa sarà riversata dagli inglesi al principe. Nel 1983 il presidente Ronald Reagan affida a Carl Gershman – ex leader del Social Democrats USA – la direzione della nuovissima National Endowment for Democracy [5], un’agenzia che dipende dall’accordo dei “Cinque Occhi” e che opera sotto le mentite spoglie di organizzazione non governativa. È la “facciata” legale dei servizi segreti australiani, inglesi, canadesi, statunitensi e neozelandesi. Gershman, che ha già collaborato con i suoi compagni trotskisti e amici Fratelli musulmani in Libano, Siria e Afghanistan, realizza una vasta rete di associazioni e fondazioni che CIA e MI6 utilizzano per sostenere la Fratellanza, ove possibile. Si rifà alla “Dottrina Kirkpatrick”, secondo la quale tutte le alleanze sono giuste se utili agli interessi degli Stati Uniti.
Nel 1985 il Regno Unito, fedele alla propria tradizionale competenza accademica, crea un istituto per analizzare le società musulmane e il modo in cui i Fratelli possano influenzarle: l’Oxford Centre for Islamic Studies.
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In Sudan, Hasan al-Turabi e Omar al-Bashir impongono i Fratelli Mussulmani. Nel contesto particolarmente settario e arretrato del Paese entreranno in conflitto con la Fratellanza e si distruggeranno a vicenda.
Nel 1989 i Fratelli tentano – con successo – un secondo colpo di Stato, questa volta in Sudan a favore del colonnello Omar al-Bashir, che prontamente investe la Guida locale, Hasan al-Turabi, della presidenza dell’Assemblea Nazionale. Quest’ultimo, durante una conferenza tenutasi a Londra, annuncia che il suo paese diventerà la base dei gruppi islamici di tutto il mondo.
Sempre nel 1989 nasce in Algeria il Fronte islamico di salvezza (FIS), centrato sulla figura di Abbassi Madani, mentre il partito al governo crolla travolto da vari scandali. Il FIS è appoggiato dalle moschee “regalate” dai sauditi, e di conseguenza dagli algerini che le frequentano da un decennio. Grazie al rifiuto nei confronti dei dirigenti e non certo per adesione ideologica, vince le elezioni locali. Considerando il fallimento dei politici e l’impossibilità di negoziare con gli islamisti, l’esercito riesce nel colpo di Stato e annulla le elezioni. Il paese viene travolto da una lunga e sanguinosa guerra civile di cui non si saprà molto, ma la guerriglia causerà più di 150 mila vittime. Gli islamisti non esitano a imporre punizioni individuali e collettive, come con il massacro degli abitanti di Ben Talha – colpevoli di aver votato nonostante la fatwa lo proibisse – dei quali radono al suolo il villaggio. Chiaramente, l’Algeria funge da laboratorio per le nuove operazioni. Circola la voce secondo la quale è l’esercito, e non gli islamisti, a massacrare gli abitanti, mentre in realtà vari agenti dei servizi segreti, addestrati negli Stati Uniti, si uniscono agli islamisti e creano il caos.
Nel 1991 Osama bin Laden, tornato in Arabia Saudita da eroe per aver condotto la lotta anticomunista alla fine della guerra in Afghanistan, si scontra ufficialmente con il re, mentre i “sururisti” si ribellano alla monarchia. Questa rivolta, il “risveglio islamico”, dura quattro anni e si conclude con l’arresto dei capi principali, dimostrando alla monarchia – convinta di detenere ogni potere – che, mescolando religione e politica, i Fratelli hanno creato le condizioni per la rivolta tramite le moschee.
In questo contesto Osama bin Laden sostiene di aver offerto l’aiuto di alcune migliaia di veterani dell’Afghanistan contro l’Iraq di Saddam Hussein ma, con enorme sorpresa, il re avrebbe preferito il milione di truppe degli Stati Uniti e degli alleati. Così si ritira in esilio in Sudan, in realtà con la missione di riprendere il controllo degli islamisti sfuggiti all’autorità dei Fratelli e in rivolta contro la monarchia. Con Hasan al-Turabi organizza conferenze popolari panarabe e panislamiche invitando i rappresentanti dei movimenti islamici e nazionalisti di cinquanta paesi. Questo per creare partiti equivalenti a ciò che l’Arabia Saudita ha già fatto con l’Organizzazione della Conferenza islamica, che riunisce diversi Stati. I partecipanti non sanno che le conferenze sono finanziate dai sauditi e gli alberghi che le ospitano sono monitorati dalla CIA. Da Yasser Arafat a Hezbollah libanese, tutti vi partecipano.
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L’FBI riesce a far condannare la BCCI, un’immensa banca musulmana diventata, col tempo, un mezzo della CIA per le operazioni segrete – tra cui il finanziamento della guerra in Afghanistan –, ma anche per il traffico di droga in America Latina [6]. Quando viene dichiarato il fallimento della banca, i clienti minori non sono rimborsati, ma Osama bin Laden riesce a recuperare 1,4 miliardi di dollari per portare avanti l’ingaggio dei Fratelli musulmani al servizio di Washington. La CIA allora trasferisce le sue attività presso la Faysal Islamic Bank e la filiale Al Baraka.
Traduzione :
Alice Zanzottera
Rachele Marmetti

martedì 28 novembre 2017

HATHOR PENTALPHA: SOCIETA' A RESPONSABILITA' ILLIMITATA !!!

“I veri mandanti dell’Isis e la Ur-lodge

massonica Hathor-Pentalpha”

Intervista esclusiva a Gioele Magaldi, Gran Maestro del Grande Oriente Democratico (www.grandeoriente-democratico.com) e Presidente del Movimento Roosevelt di cui il Dr. Antonino Galloni è il vice presidente - Supervisore economico MR (www.movimentoroosevelt.com), autore del best-seller “MASSONI. Società a responsabilità illimitata.
La scoperta delle Ur-Lodges” (Chiarelettere, Milano 2014) primo volume di una trilogia, che sta anche per essere pubblicato in lingua spagnola, francese e inglese.
D. Magaldi, lei afferma nel suo libro “Massoni” che il nome “Isis” ha un significato legato a una superloggia massonica…
R. Come ho spiegato nel primo volume della serie di Massoni. Società a responsabilità, Chiarelettere Editore, l’Isis e il progetto politico-terroristico connesso sono una precisa e meditata creazione ad opera della Ur-Lodge Hathor-Pentalpha, una superloggia sovranazionale malignamente “eretica ed estremista” nei suoi fini e nei suoi mezzi, persino rispetto agli ordinari circuiti massonici neoaristocratici e reazionari. 
Del resto, Isis o Iside è la stessa divinità egizia che, in determinati contesti mitologico-rituali, assume il nome di “Hathor… Tutto questo, comunque, viene spiegato minuziosamente nel libro Massoni, cosi come vi vengono profetizzati- con mesi e mesi di anticipo (il libro è uscito nel novembre 2014)- eventi quali i tremendi attentati terroristici di Parigi del 7 gennaio (episodio di “Charlie Hebdo”) e del 13 novembre 2015.
Le superlogge “Hathor-Pentalpha”, “Amun”, “Geburah”, “Der Ring” (alla guida di altre, loro satelliti) lucrarono enormi profitti geopolitici ed economici dalle guerre “preventive” al terrorismo dei primi anni ‘2.000. Guerre che avrebbero avuto un senso solo se davvero fossero state volte ad “esportare” democrazia, libertà, laicità, diritti universali e infrastrutture materiali e immateriali in grado di garantire in Medio Oriente e altrove non solo istituzioni fondate sulla sovranità popolare e il pluralismo liberale, ma anche giustizia sociale e prosperità per tutti e per ciascuno.
Cosi non fu. Quelle guerre, scatenate con il pretesto di abbattere “regimi canaglia” fiancheggiatori del terrorismo islamico, in realtà sono servite a scopi di ampliamento del potere e della ricchezza di un ristretto numero di gruppi massonici reazionari e neoaristocratici [un nome per tutti, Giorgio Napolitano].
Cosa sono le superlogge massoniche?
Anzitutto occorre rammentare che il termine tecnico per denominarle è “Ur-Lodges”.
Si tratta di logge molto potenti e speciali, di respiro e composizione sovranazionale, che cooptano tra i propri membri eminenti personaggi (sia uomini che donne) appartenenti alle Comunioni massoniche tradizionali (Gran Logge e Grandi Orienti) e anche profani e profane di particolare spessore e prestigio politico-sociale, economico-finanziario, mediatico, militare e culturale.
E si tratta di contesti dove non ci si occupa soltanto di gestire il potere ai suoi massimi livelli globali, ma anche di cenacoli dove teorie e pratiche rituali ed esoteriche vengono coltivate con grande assiduità e scrupolosità. In effetti, a partire da fine Ottocento (momento di nascita delle prime, tra queste superlogge) e poi soprattutto nel corso del Novecento e nel primo quarto del XXI secolo, l’egemonia massonica e l’egemonia tout-court a livello planetario passa dalle tradizionali comunità massoniche organizzate su base nazionale a queste superlogge sovranazionali.
Perché una superloggia dovrebbe scatenare il terrore in €uropa?
Da mesi, con la sceneggiata hollywoodiana sull’Isis e i suoi tagliatori di teste trasmessa worldwide, si è dapprima preparato il terreno. Poi è giunto il primo assaggio cruento nel cuore del Vecchio continente (vedi attentato alla sede della rivista “Charlie Hebdo”), quindi c’è stata una ulteriore escalation con l’episodio di venerdì 13 novembre 2015 e la strage di Parigi.
Pur dissentendo da qualsivoglia paranoia complottista sulle numerologie di certi eventi, occorre rammentare che da quando, il venerdì 13 ottobre del 1307, il re di Francia Filippo il Bello diede l’ordine di arresto dei Cavalieri Templari, “venerdì 13” è divenuto un significante importante e famigerato negli ambienti esoterici e massonici e poi anche nell’immaginario collettivo “profano”, tanto da dar vita, in tempi recenti, ad alcune serie filmografiche sul tema.
E’ in corso una lotta fratricida tra ambienti massonici neoaristocratici, egemoni da mezzo secolo, e la ripresa di attività dei circuiti latomistici progressisti, decisi ora ad invertire il corso antidemocratico e tecnocratico tanto della globalizzazione che della governance €uropea.
Colpendo in un giorno molto preciso e particolare, le manovalanze terroristiche eterodirette dagli ambienti della Ur-Lodge Hathor-Pentalpha, intendevano conseguire due precisi obiettivi.
Uno: dare un segnale infra-massonico ai circuiti liberomuratori progressisti e in particolare a una superloggia precisa, legata alla tradizione dei Templari e operante con particolare attenzione in Francia, in questi mesi… Dirò poi di che Ur-Lodge si tratti e che cosa stia cercando di fare sul territorio francese.
Due: grazie allo shock provocato e allo spauracchio della presunta impossibilità di garantire la sicurezza senza misure emergenziali, determinare sia in Francia che altrove un maggiore controllo politico, sociale e mediatico “autoritario”, mediante l’introduzione di eventuali modifiche costituzionali (vedi gli annunci di Hollande in tal senso) e di una sorta di “Patriot Act” europeo.
In sostanza, dopo aver determinato una cinesizzazione del popolo europeo sul piano dei rapporti sociali ed economici (smantellamento del welfare, disoccupazione galoppante, crollo della domanda aggregata e dei consumi e conseguente aumento di manodopera a buon prezzo e con bassi salari) e dopo aver costruito una UE matrigna e antidemocratica (il Parlamento europeo, luogo di rappresentanza della sovranità del Popolo €uropeo non ha il potere di fiduciare e sfiduciare un esecutivo politico continentale che sia sovraordinato alle strutture burocratiche comunitarie, invece di essere, come effettivamente è, subordinato alla dittatura tecnocratica della Bce, vero “dominus” non elettivo dell’attuale Europa), adesso si cerca di mortificare ulteriormente la vita democratica del Vecchio continente, introducendo, per mezzo della paura del terrorismo, leggi liberticide e autoritarie.
Il Procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, ha detto che “forse dobbiamo essere pronti a rinunciare ad alcune delle nostre libertà personali, in particolare dal punto di vista della comunicazione” a causa della necessità di combattere con ogni mezzo il terrorismo. Cosa ne pensa?
Proprio il 14 novembre, sul sito ufficiale del Movimento Roosevelt (www.movimentoroosevelt.com), poi rilanciato anche sul sito di Grande Oriente Democratico (www.grandeoriente-democratico.com), è apparso un importante intervento intitolato “Strage a Parigi del 13 novembre 2015: il tragico avverarsi delle profezie di MASSONI e di Gioele Magaldi (risalenti al 2014) e un necessario impegno di tutti e di ciascuno per difendere democrazia e libertà, contro qualsivoglia deriva autoritaria e illiberale in stile Patriot Act sul suolo europeo e contro altre conseguenze strumentali e scellerate auspicate dai mandanti degli attentati di ieri (13 novembre) e del 7 gennaio 2015 in Francia”, articolo pubblicato il 14 novembre 2015 sul sito MR, di cui consiglio un’attenta lettura.
Dopo qualche polemica iniziale, “a caldo”, rispetto a quanto da lui affermato, ho avuto modo di informarmi meglio sulla figura di Franco Roberti, procuratore antimafia e antiterrorismo, e in molti me ne hanno parlato come di persona seria, competente e amante della libertà e della democrazia.
Credo, quindi, che quelle parole (anch’ esse dette “a caldo”, sull’onda dei fatti terribili che ci hanno tutti indignato e scosso) sul fatto di rinunciare alla libertà, specie di comunicazione, in favore della sicurezza, siano state pronunciate in un momento di comprensibile e preponderante preoccupazione di assicurare al popolo italiano il massimo di tutela da minacce terroristiche.
Ma sono altrettanto convinto che Franco Roberti e i suoi collaboratori saranno in grado di lavorare alacremente sul lato della prevenzione e del controllo sapiente del territorio e dei luoghi più esposti a rischio, senza minimamente attentare alle libertà fondamentali dei cittadini.
Del resto, il massone progressista Benjamin Franklin, uno dei massimi padri della nascita della prima Repubblica costituzionale e democratica al Mondo, gli Stati Uniti d’America, soleva affermare: “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza”.
A proposito dei fatti di Parigi di venerdì scorso, vorrei aggiungere quello che mi hanno suggerito diversi amici fraterni onesti e scrupolosi, tra i quadri e i dirigenti dei servizi d’intelligence (di diverse nazioni) operanti in Francia, e in particolare a Parigi. E sa cosa mi hanno detto?
Che senza una falla grossa come una casa nell’operato degli stessi servizi segreti occidentali e francesi (qualche agente infedele che, evidentemente, ha “collaborato” con i terroristi, tradendo con infamia i propri doveri e la propria dignità di uomo e di servitore dello Stato), quello che è accaduto venerdì 13 novembre non sarebbe mai potuto accadere.
Ma stiamo scherzando? Terroristi che arrivano indisturbati a pochi passi da dove si muove il Presidente della Repubblica e che vanno a fare il più atroce attentato in un locale che avrebbe dovuto essere scientificamente guardato a vista da servizi d’intelligence e sicurezza, in quanto già attenzionato in precedenza per possibili atti di terrorismo e violenza?
Senza la connivenza di apparati deviati dell’intelligence militare e civile, tutto ciò non sarebbe stato assolutamente possibile. Ecco, dunque ci si prodighi per evitare, in Italia, le falle clamorose e inescusabili relative alla prevenzione degli attentati e al presidio capillare dei luoghi più esposti a rischi.
E da questo punto di vista, in molti che lo conoscono bene, mi assicurano che Franco Roberti rappresenti una garanzia- per competenza, intelligenza e desiderio sincero di proteggere la popolazione esposta a minacce terroristiche- di prim’ordine.
Di Maio neo affiliato a loggia massonica
Quando e come finirà, se finirà, questa tragedia?
La tragedia non finirà da sola.
La sua fine dipende insieme dalle iniziative dei massoni progressisti nel contrastare i progetti di involuzione neo-feudale su scala europea, occidentale e globale e dal risveglio dell’orgoglio di tutti i cittadini comuni, latori pro-quota di sovranità.
In questa prospettiva è stato fondato il Movimento Roosevelt (www.movimentoroosevelt.com ), per unire in una alleanza comune élites progressiste e popolo sovrano desideroso di difendere con le unghie e con i denti tre secoli di conquiste democratiche e liberali.
Le sue verità sono sconvolgenti, lei vende tantissimi libri e gira l’Italia a spiegarle a tutti. Ha mai avuto una querela?
Ho ricevuto querele (stralunate) per diffamazione, in relazione alle attività del sito ufficiale di Grande Oriente Democratico (www.grandeoriente-democratico.com ), Movimento massonico d’opinione di cui mi onoro di essere Gran Maestro.
Ma non ho ricevuto alcuna querela per questioni attinenti alla pubblicazione del libro Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges.
Nella massoneria, adesso, pensa di avere più amici o più nemici?
Ho sicuramente sia molti amici che molti nemici, all’esterno del network specifico di GOD, parte del più ampio campo di azione della Libera Muratoria progressista, di cui sono parte integrante. Tuttavia, da qualche tempo a questa parte accadono cose un po’ strane…
L’altro giorno, ad esempio, qualcuno mi ha iscritto ad un Gruppo “Massoneria” su facebook e poi, su quello stesso Gruppo, ieri, mercoledì 18 novembre, sono stato oggetto di minacce di esplicita violenza fisica e anche di morte, da alcuni massoni italiani, peraltro riconoscibili con nome e cognome.
Sarà naturalmente mia cura, nelle prossime ore, allertare della cosa in modo adeguato sia le autorità giudiziarie competenti che l’opinione pubblica.

deca


LA LOGGIA HATHOR PENTALPHA









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Nel 1992, alla fine della presidenza di George Bush, la scelta cade su Bill Clinton, che, infatti, viene subito iniziato alla «Compass Star-Rose».
Il vecchio Bush non la prende però tanto bene.
Anzi, per niente, grande disappunto del back office in grembiulino, infatti, decide di ricandidarsi. E, ovviamente, perde.
Clamorosamente.
Li, come spiega il neoaristocratico K (per sé ha scelto lo pseudonimo di 'Frater' Kronos) fu « l’inizio del problema ». Perché non solo Bush, dopo la sconfitta, è «amareggiato ed incattivito», ma anche i vari Cheney, Rumsfield e compagnia erano ancora più furiosi di lui.
Furia e amarezza crescono nel 1996, l’anno in cui Clinton viene non solo rieletto, ma addi­rittura ammesso tra i "fratelli" della «Janus» e della «Three Eyes», di cui Bush e compagni sono membri.
Non c’è da stupirsi se a questi viene, l’idea di dar vita a una Ur-Lodge che raccolga tutti coloro che, alla firma dell’accordo United Freemasons e con l’avvento al potere di Clinton, si sono sentiti tagliati fuori dalle stanze dei bottoni.
La chiamano « Hathor Pentalpha » e, per dirla con Frater K, si rivela, fin dall’inizio, una specie di «loggia della vendetta e della sete di sangue». Peggio ancora: una «scheggia impazzita nell’ambito del milieu libero-muratorio oligarchico».
Pericolosa. Spietata. E soprattutto: incontrollabile.
Ora entra in gioco Osàma Bin Làden. E proprio qui, intorno al fondatore di Al Qaeda, i quattro superfratelli intessono l’ennesima ricostruzione – quella definitiva? – sui fatti dell’11 settembre. Il fratello K, che probabilmente ha avuto qualche parte nella faccenda, fornisce le informazioni col contagocce. Ma racconta, comunque, una storia ai nostri occhi parecchio spregiudicata: «Osama Bin Laden era un massone, originaria­mente affiliato alla Three Eyes,  dice infatti K, spiegando che la superloggia fondata da Rockefeller, Kissinger e Brzezinski aveva arruolato Bin Làden in funzione antirussa in Afghanistan. Anche Al Qaeda, dice, «era una struttura ampiamente infiltrata ed eterodiretta dai nostri uomini reclutati direttamente nel mondo islamico, gente fedele alla marchia “Edmund Burke”-“Three Eyes”-“White Eagle”». A partire da quel fatale 1996, però, succede qualcosa che il back offi­ce oligarchico non aveva previsto.
«Osama Bin Laden e Al Qaeda vengono strappati al nostro controllo e ingaggiati dalle nuove UR-Lodges egemoni, “Hathor Pentalpha” e “Geburah”, per recitare dentro un nuovo copione».
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E qual è il nuovo copione?
Non solo il fratello K, ma nemmeno i membri delle più smaliziate UR-Lodges del mondo riescono, sul momento, a farsene un’idea ben pre­cisa. Però in tutte le stanze del back office i fratelli sono inquieti. Molto.
Da un capo all’altro del pianeta intuiscono che la «Hathor Pentalpha» sta architettando qualcosa di «spaventoso». E per tutta l’estate del 2001 tutti stanno col fiato sospeso. In attesa. Quella era gente «vostra», spiega oggi il fratello cinese. Non toccava a noi intervenire per fermarla. Ed infatti nessuno l’ha fermata.
Il 7 novembre dell’anno 2000 George W. Bush, il figlio del vecchio Bush, l’ex presidente «impazzito di rabbia» nel 1992, vince le elezioni presiden­ziali americane. Il 20 gennaio 2001 prende possesso della Casa bianca, e con lui la « Hathor Pentalpha » cui era stato iniziato qualche mese prima.
Il fratello K è drastico. «Il nuovo secolo americano e mondiale iniziava sotto il segno di una UR-LODGE eretica, incontrollabile anche per noi della vecchia guardia massonica neoaristocratica» dice. E dice anche: mancava solo l’evento mancava una nuova Pearl Harbor che consentisse loro «di fare diversi anni di egemonia aggressiva e brutale», c’era bisogno, in poche parole, dell’11 settembre.
E’ ormai storia.
974 morti nell’attacco alle Torri gemelle, la guerra in Iraq contro gli Hussein, la caccia alle inesistenti armi di distruzione di massa contro le quali in prima fila si schiera il premier inglese Tony Blair, illustre affiliato di Hathor Pentalpha, l’invasione dell’Afghanistan, il business delle dazioni miliardarie realizzate in modo rapace. E tutto a beneficio milìtary-industrial complex che proprio nella «Hathor Pentalpha» le sue alleate «Geburah» e «Amun» aveva trovato, e ancora ha, uno spazio. Mentre in Iraq, e in Afghanistan, possiamo solo contare i morti e assistere al caos.
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Per contrastare la superloggia dei Bush, i progressisti e i neoaristocratici, nel 2004, uniscono le forze alzando le colonne di una nuova Ur-Lodge, la «Maat». Nel 2005 alla «Maat» è iniziato Barack Obama, e Obama nel 2009 diventa presidente Stati Uniti.
La «Hathor Pentalpha» – che nel frattempo, ha affilia­to un bel po’ di presidenti e di primi ministri in Europa: lo spagnolo José Maria Aznar, il francese Nicolas Sarkozy, il turco Recep Tayyip Erdogan, olandese Jan Peter Balkenende, il polacco Aleksander Kwasniewski, l’italiano Marcello Pera, allora presidente del Senato (non però Silvio Berlusconi, proposto nel 2003 da George Bush Junior ma sgradito ad alcuni membri molto eminenti) è costretta a mollare la presa sulla Casa bianca.
Ma siccome questa non è una favola, non possiamo gridare al lieto fine, anzi.
La vecchia triade delle UR-Lodges neoligarchiche torna ad alzare la testa con il progetto di DESTRUTTURAZIONE OLIGARCHICA DELL’EUROPA. I grembiulini progressisti reagiscono poco e male. E mentre inizia la CRISI FINANZIARIA che mette in ginocchio l’€urozona, al di là del Mediterraneo la PRIMAVERA ARABA sconvolge il Nord Africa.
Anche stavolta le vecchie UR-Lodges non capiscono niente. Forse hanno fatto il loro tempo. Forse non hanno più le antenne giuste per interpretare il mondo, o forse il mondo cambia troppo in fretta anche per loro. Chissà.
Colpisce molto l’ammissione di impotenza del fratello K: «L’amministrazione Obama e il direttorio massonico bipartisan della Ur-Lodge “Maat”, e ci metto dentro anche il sottoscritto, sono rimasti imbambolati e irresoluti…» spiega. «Visto che la Primavera araba non faceva parte del programma ufficiale di questa tregua compromissoria, non sapevano che pesci prendere…»
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Qualcun altro invece lo sa benissimo. Difatti tra il 2012 e il 2013 cominciano a dilagare gli integralisti islamici di Al Qaeda in Iraq.
Nell’ aprile del 2013 l’AQI cambia ufficialmente il proprio nome in Islamic State of Iraq and Al-Sham (ISIS) e nel 2014 si fa conoscere in tutto il mondo con una sanguinosa campagna mediatica a base di ostaggi sgozzati e decapitati. Il 20 Giugno 2014 il leader dell’Isis, Abu Bakr Al-Baghdadi, proclama la nascita del Califfato islamico.
Isis. Iside. La dea egizia.
La patrona della magia e del potere spirituale e materiale, controparte femminile cosmica del dio Osiride. Colei che nei miti e nei riti esoterici viene spesso fatta coincidere con un’altra dea: Hathor.
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«Hathor Pentalpha», la « loggia della vendetta e della sete di sangue » La Ur-Lodge impazzita cui nel 2009 è stato affiliato un oscuro membro in Iraq che nel 2004 era stato imprigionato come terrorista, che subito dopo l’affiliazione a fil di spada viene liberato, fra lo sconcerto dei militari che lo avevano in custodia. Colui che nell’aprile del 2013 annuncia la nascita dell’Isis e l’inizio della guerra planetaria contro gli infedeli, mentre in America viene ufficiosamente lanciata la candidatura del fratello Jeb Bush alla Casa bianca per le presidenziali del 2016.
John Ellis Bush, repubblicano. Il governatore della Florida fino al 2007. Ma soprattutto il figlio di George Herbert Walker Bush, il fondatore della «Hathor Pentalpha» e padre di George W. Bush.
Da qui al 2016, grazie all’avanzata dell’Isis, affrontata senza risolutezza dall’amministrazione Obama «presa alla sprovvista», e grazie all’orrore quotidiano delle decapitazioni in tv, ai proclami fondamentalisti contro la civiltà occidentale, al massacro degli yazidi seppelliti vivi coi bulldozer o a quello dei curdi, armati (naturalmente) poco e male dalle potenze…si darà il via ad una formidabile campagna planetaria per portare un altro Bush a Washington.
L’ennesimo Bush guerrafondaio, capace di sedurre gli elettori americani, e non solo loro, con la promessa «guerra globale» al terrorismo che minaccia la nostra civiltà e la sicurezza. Avremo così «nuove guerre infinite in Medio Oriente», affari miliardari per il military-industrial complex, e nuove leggi liberticide in tutto l’Occidente, imposte per garantire la sicurezza dei cittadini contro la minaccia del nemico jihadista. I «nuovi barbari » li chiama durissimamente il fratello K, che di suo non pare certo una mammoletta.
La massoneria più brutale, violenta e sanguinaria» contro cui bisogna assolutamente «fare fronte comune», per non correre il rischio di ritrovarsi uno scenario mondiale ancora più tragico di quello dell’11/09/2001 e del 13/11/2015 (NdR).
FONTE : Gioele Magaldi – Massoni, società a responsabilità illimitata
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SHIMON ELLIOT SIONISTA ED AGENTE DEL MOSSAD =

IL CALIFFO AL-BAGHDADI = Stato Islamico dell'Iraq e del Levante


Shimon Elliot è il vero nome del capo dell’ISIS, sionista agente del Mossad



Il Califfo Al-Baghdadi, capo dell‘ISIS, conosciuto anche come Califfo Rolex a causa delle foto che lo ritraggono con un rolex al polso mentre predica in una moschea, sarebbe in realtà Shimon Elliot, un ebreo agente del Mossad.
Secondo Edward Snowden, ex tecnico di CIA ed NSA, Shimon Elliot è figlio di genitori ebrei ed è stato addestrato dal Mossad allo spionaggio ed alla guerra psicologica.
Ha inoltre collaborato, oltre che con Israele, anche con i servizi segreti statunitensi e britannici, al fine di convogliare i terroristi jihadisti in un’organizzazione che potesse asservire gli intenti di Israele ed USA in primis, in particolare destabilizzando i Paesi non allineati ai loro interessi.
A confermare tali teorie vi sono diverse riviste e testate d’informazione tra cui: la rivista americana Veterans Today, Radio ajyal.com, il sito Egy-press.
Inoltre i servizi segreti iraniani hanno confermato, dopo un lungo lavoro di intelligence e diverse analisi fotografiche, che realmente Shimon Elliot è colui che si fa chiamare (sotto falso nome) Ibrahim ibn Awad Ibrahim ibn Al Al Badri Arradoui Hoseini.
Al momento, secondo varie agenzie di intelligence mediorientali, grazie a Shimon Elliot, il Mossad è riuscito a portare a casa buoni risultati col lavoro dell’ISIS, in particolare per quanto riguarda la situazione in Iraq ed in Siria.
La destabilizzazione dell’Iraq favorisce sempre più la volontà USA-Israele di voler creare 3 piccoli stati (uno curdo, uno sunnita e l’altro sciita) deboli, destabilizzati e facilmente controllabili; mentre in Siria l’ISIS continua a provocare ingenti danni umani e materiali ai danni del Governo Assad, democraticamente rieletto.
John McCain e il capo dell'ISIL Shimon Elliot, alias Al-Baghdadi

 Shimon Elliot, il capo dell'ISIS è un agente del Mossad ed è stato fotografato con John McCain, anch’egli agente del Mossad
L'ISIS è diretto da Shimon Elliot, agente del Mossad
L'ISIS (ora chiamato SI) è stato addestrato da statunitensi ed israeliani ed è guidato da israeliani
Il ruolo dell'ISIS è uccidere musulmani ed indebolire tutti i nemici d’Israele
Un funzionario curdo ha detto dell'ISIS, “Tutto ciò che hanno è statunitense, tutto fino agli ultimi mezzi con armi pesanti, gli Humvee” (Dailymail)

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FRATER KRONOS