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lunedì 25 novembre 2019

E' GIUNTA L'ALBA DEL MONDO NUOVO




È il trionfo di chi, prima alla gogna, ora s’impone,

..... è la discesa agl’inferi di chi prima governava

L’alba del nuovo mondo


Thierry Meyssan rileva l’estrema gravità, non già del ritiro degli Stati Uniti dalla Syria, bensì del crollo dei paradigmi del mondo attuale. Secondo l’autore, stiamo entrando in un breve periodo di transizione durante il quale gli attuali padroni del gioco – i “capitalisti finanziari” che, secondo Meyssan, non sono imparentati né con il capitalismo, né con le banche delle origini – saranno messi da parte a tutto vantaggio del primato del diritto, secondo le norme formulate dalla Russia nel 1899.

| Damasco (Syria)

 Re Salman riceve il presidente V. Putin, il pacificatore
Stiamo vivendo uno di quei momenti che capitano soltanto una o due volte in un secolo. Sta nascendo un nuovo ordine mondiale. Tutti i punti di riferimento validi fino a oggi stanno sparendo.
È il trionfo di chi, prima alla gogna, ora s’impone; è la discesa agl’inferi di chi prima governava. Le dichiarazioni ufficiali e le interpretazioni giornalistiche non rispecchiano, con ogni evidenza, gli eventi che si concatenano.
I commentatori, per non essere travolti dal vortice della storia, devono cambiare al più presto i loro schemi mentali, sino a sconvolgerli completamente.
A febbraio 1943 la vittoria sovietica sul Reich nazista segnò il rovesciamento delle sorti della seconda guerra mondiale.
Quel che seguì fu ineluttabile. Si dovette attendere lo sbarco degli anglo-statunitensi in Normandia a giugno 1944, la conferenza di Yalta a febbraio 1945, il suicidio del cancelliere Hitler a febbraio 1945 e, infine, la capitolazione del Reich l’8 maggio 1945 per veder sorgere un mondo nuovo.
In un anno, da giugno 1944 a maggio 1945, il Grande Reich fu sostituito dal duopolio URSS-Stati Uniti.
Dodici anni dopo Regno Unito e Francia, all’epoca ancora le prime potenze mondiali, avrebbero assistito alla decolonizzazione dei loro imperi.
Oggi stiamo vivendo un momento analogo.
Ogni periodo storico ha il proprio sistema economico e per proteggerlo costruisce una sovrastruttura politica. Con la fine della guerra fredda e lo smembramento dell’Unione Sovietica, il presidente Bush padre smobilitò un milione di militari e affidò il perseguimento della prosperità degli Stati Uniti ai padroni delle multinazionali.
Costoro si allearono con Deng Xiaoping, delocalizzarono posti di lavoro in Cina, facendola diventare l’officina del mondo. 
Invece di portare prosperità ai cittadini, le multinazionali si accaparrarono i profitti, causando la progressiva e lenta sparizione delle classi medie occidentali. Nel 2001 le multinazionali statunitensi finanziarono gli attentati dell’11 settembre, al fine d’imporre al Pentagono la strategia Rumsfeld/Cebrowski di distruzione delle strutture statali.
Il presidente Bush figlio trasformò il Medio Oriente Allargato nel teatro di una “guerra senza fine”.
La liberazione in una settimana di un quarto di territorio syriano non è soltanto la vittoria del presidente Bashar al-Assad – “l’uomo che deve andarsene” ormai da otto anni – segna altresì lo smacco della strategia militare finalizzata a consolidare la supremazia del capitalismo finanziario.
Quel che sembrava inimmaginabile è accaduto. L’ordine del mondo si è ribaltato. Il seguito è ineluttabile.
L’accoglienza in pompa magna del presidente Vladimir Putin in Arabia Saudita ed Emirati Arabi è sintomo dello spettacolare capovolgimento delle potenze del Golfo, che hanno cominciato a spostarsi nel campo russo.
Anche l’altrettanto spettacolare redistribuzione delle carte in Libano sancisce lo smacco politico del capitalismo finanziario. In un Paese dollarizzato, dove non si trova un dollaro da oltre un mese, dove le banche chiudono gli sportelli e i prelievi bancari sono soggetti a limiti, non saranno le manifestazione contro la corruzione a fermare il rovesciamento del vecchio ordine.
Le convulsioni del vecchio ordine si allargano. 
La responsabilità della rivolta popolare contro le misure imposte dal capitalismo finanziario viene addossata dal presidente ecuadoriano, Lenin Moreno, al predecessore, Rafaèl Correa, nonché al presidente venezuelano Nicolás Maduro, emblema della resistenza a questa forma di sfruttamento dell’uomo. Ebbene, Correa vive in esilio in Belgio, Maduro non esercita alcuna influenza in Ecuador.
Il Regno Unito ha già fatto ripiegare le forze speciali dalla Syria e sta tentando di uscire dallo Stato sovranazionale apolide sionista di Bruxelles, l’Unione €uropea.
Dopo il progetto di Theresa May che conservava il Mercato Comune, il Paese, con il progetto di Boris Johnson, vuole rompere ogni legame con l’istituzione €uropea.
Dopo gli errori di Nicolas Sarkozy, François Hollande ed Emmanuel Macron, la Francia ha perso repentinamente credibilità e influenza.
Gli Stati Uniti di Donald Trump vogliono cessare di essere la “nazione indispensabile”, il “gendarme del mondo” al servizio del capitalismo finanziario, per diventare una grande potenza economica.
Ritirano l’arsenale nucleare dalla Turchia e si apprestano a chiudere il CentCom in Qatar. 

La Russia, riconosciuta da tutti come Paese “pacificatore”, sta facendo trionfare il diritto internazionale, cui essa stessa diede vita convocando nel 1899 la Conferenza Internazionale dell’Aia per la Pace, e i cui principi i membri della NATO hanno calpestato.

La Conferenza Internazionale dell’Aia per la Pace del 1899, le cui implicazioni saranno comprese solo dopo oltre un secolo.
Così come la seconda guerra mondiale mise fine alla Società delle Nazioni per far nascere l’ONU, il mondo nuovo che sta per sorgere darà probabilmente vita a una nuova organizzazione internazionale, fondata sui principi della Conferenza del 1899, voluta dallo zar Nicola II e dal premio Nobel per la Pace, il francese Léon Bourgeois.
Per far questo saranno però necessari lo scioglimento della NATO – che tenterà di sopravvivere allargandosi nel Pacifico – e quello dell’Unione €uropea, Stato-rifugio del capitalismo finanziario.
Bisogna capire bene quanto sta accadendo. Stiamo entrando in un periodo di transizione.
Nel 1916 Lenin diceva che l’imperialismo era lo stadio supremo del capitalismo, di quel capitalismo che fecero sparire le due guerre mondiali e la crisi della borsa del 1929.
Il mondo di oggi è quello del capitalismo finanziario, quella forma di capitalismo che devasta, una a una, ogni economia a vantaggio di pochi super-ricchi. Il suo stadio supremo suppone la divisione del mondo in due campi: da un lato i Paesi stabili e mondializzati, dall’altro le regioni del mondo deprivate delle strutture statali, ridotte a semplici riserve di materie prime.
Questo modello – contestato dal presidente Trump negli Stati Uniti, dai Gilet Gialli in €uropa e dalla Syria in Levante – agonizza sotto i nostri occhi.
Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

giovedì 9 maggio 2019

VINCENDO LE ELEZIONI DEL “parlamento” €uropeo .. si potrà cambiare tutto .. MA QUANDO MAI ??





Il primo pinocchio della lista .…

Il parlamentare €uropeo non può fare le leggi, ma che parlamentare è allora?

Il parlamento €uropeo è l'unico parlamento che non può fare le leggi ….

 

Le leggi in €uropa le fa la Commissione €uropea, sono autocrati, non eletti da nessuno, e le loro "leggi" valgono per tutti.

Il parlamento €uropeo può contestarle?

Sì, ma nella realtà NO, perché il procedimento è estremamente complesso, prima deve passare per una commissione apposita del parlamento, poi deve avere l'assenso della [1] conferenza dei presidenti della commissione, poi deve avere l'assenso del 55% del Consiglio €uropeo, oppure della maggioranza assoluta dei parlamentari €uropei, e se un parlamentare €uropeo chiede alla Commissione €uropea di vedere una legge che la Commissione sta facendo, la stessa può rispondere tranquillamente: NO non te la faccio vedere e punto.




Il secondo pinocchio della lista .…

Può il parlamentare €uropeo bocciare il Presidente della Commissione e tutta la Commissione?

Parrebbe di sì, ma nella realtà NO, perché la Commissione ed il Presidente si ripresentano, il parlamentare li riboccia, a questo punto nasce la crisi "costituzionale" che viene risolta dalla Corte €uropea di giustizia, che nessuno di noi potrà mai eleggere e che, fa quello che le pare …..






Il terzo e non ultimo … pinocchio della lista .…

I trattati economici sovranazionali imposti nell'ombra a noi cittadini : può il parlamentare €uropeo cambiare questi trattati che c'hanno imposto?

MA neanche per sogno, la procedura per potere cambiare i trattati €uropei è più complessa della fisica teorica, sono migliaia di pagine e di codicilli, ed in realtà chi potrebbe agire sarebbe solamente il Consiglio €uropeo per il quale anche un solo Stato può bloccare l'azione ponendo il veto.

La procedura per cambiare i trattati che c' hanno imposto esula di molto le umane possibilità di uno sfigato di piddino, leghista o pentastellato che voglia cambiare una sola virgola.





Un lucidissimo e sempre molto preparato Paolo Barnard perde tempo per provare a regalarvi nozioni ….
 
Chi ha ideato ed imposto il trattato di Lisbona, che sgoverna l'€uropa della plebe, era un sionista con grande cervello e grande capacità, e quindi non era un fesso : i fessi sono quelli che Vi raccontano che, vincendo le elezioni del parlamento finto €uropeo, si potrà cambiare tutto, quando in realtà non si potrà cambiare proprio nulla … "siamo €uropei" … Ah ah ah ah




 
 
Paolo Barnard lucidissimo, rischiando fisicamente la propria vita, spiega il più OSCENO TRADIMENTO della classe media della storia occidentale, l'Italia dell'operaio che risparmiava il 25% in media …... ad oggi ……

ORA, VISTO CHE HO SCRITTO QUESTO ARTICOLO NELLA MANIERA PIU' ELEMENTARE POSSIBILE, PROVANDO A FARMI CAPIRE DAL 95% DEI NOSTRI LETTORI, TIPICAMENTE ANALFABETA FUNZIONALE

MI AUGURO CHE COMPRENDANO CHE ALLE URNE €UROPEE DOVRANNO PRENDERE LA SCHEDA E DOPO AVERLA AVUTA IN MANO, RESTITUIRLA ED ABIURARE IL VOTO

CHE, SARA' VALIDO MA NON AVALLERA' NESSUN PARTITO O MOVIMENTO, SARA' UNO SCHIAFFO AL SIONISMO CHE VI RENDE SCHIAVI FELICI ….. SEGUIRANNO ISTRUZIONI!

deca paradigma

produzioni



1: Conferenza dei presidenti (Parlamento €uropeo) : La conferenza dei presidenti è un organismo del Parlamento €uropeo. È composta dal presidente del Parlamento €uropeo e dai presidenti dei gruppi politici. I presidenti dei gruppi politici possono farsi rappresentare da un altro membro del proprio gruppo. Alla riunioni partecipa inoltre, senza diritto di voto, un deputato non iscritto, invitato dal presidente del Parlamento. Decide quando possibile per consenso; quando questo non è possibile si vota e il peso del voto dipende dal numero di deputati rappresentati. La conferenza dei presidenti delibera sull'organizzazione dei lavori del Parlamento e sulle relazioni con le altre istituzioni e organi dell'Unione €uropea. Presenta al Parlamento proposte relative a composizione e competenze delle commissioni e delle delegazioni.

lunedì 24 dicembre 2018

COSE CHE GLI "SVEGLI" SANNO


Cose che i ragazzi svegli sanno


ragazzi svegli

Cose che i ragazzi svegli sanno (o che dovrebbero sapere)

La vita ci riserva coincidenze e sorprese. Qualche tempo fa, mentre aspettavamo insieme suo padre, il figlio di un amico mi ha fatto una domanda, una di quelle che i ragazzi svegli della sua età non fanno ai “vecchi”, agli adulti, perché sanno che non avranno risposta.
Perché fin da piccoli hanno capito che quando le domande diventano “indigeste”, gli adulti tendono a cambiare discorso, a non rispondere, a dissimulare, a dire stupidaggini, raramente ad ammettere la loro ignoranza.
Sentirmi rivolgere una domanda come quella mi ha sorpreso tanto da lasciarmi senza parole. La vita offre maestri ben strani, soprattutto in tempi come questi. Maestri strani e spesso indegni. Sarebbe stato semplice fare come gli altri, ma dopo aver incontrato il suo sguardo ho cambiato idea.
La domanda?

“Come è possibile vivere felici in questo mondo di merda?”

Un tema su cui, lo ammetto, ho argomenti da spendere. E forse è per quello che gli ho risposto. “Vuoi la risposta breve o quella lunga?” ho chiesto e al suo silenzio ho aggiunto “allora lunga sia.”
Così l’ho guardato negli occhi e gli ho detto quello che penso di aver capito dalla vita, dopo tutti gli errori, le porte in faccia, le occasioni mancate e i miracoli su cui ho inciampato.
Quello che nessuno mi ha spiegato da ragazzo, ma che dovrebbero spiegare sui banchi di scuola o almeno in famiglia. Quello che i ragazzi svegli sanno o intuiscono, mentre quelli tordi come il sottoscritto imparano per esperienza personale. Un’esperienza spesso amara o dolorosa.
  1. La realtà e il mondo

Realtà e mondo sono due cose molto diverse, la realtà è fatta di oggetti, cose, materia ed energia, è lo spazio 3D in cui viviamo, la nostra città, la terra, l’universo attorno a noi; mentre il mondo, o meglio i mondi in cui noi esseri umani viviamo sono porzioni delimitate della realtà fatte di come e quando, di eventi, di punti di vista, simboli e significati.
Questa distinzione è concreta e determinata dalla nostra biologia e neurologia, cioè dalle caratteristiche e dai limiti del nostro organismo, del nostro cervello e della nostra mente. Non percepiamo le cose e i fatti come sono, ma attraverso i nostri sensi e i loro limiti e attraverso l’elaborazione e l’interpretazione che ne fa la mente.
  1. Vediamo il mondo attraverso i sensi

Noi percepiamo e conosciamo il mondo attraverso i nostri nove sensi (vedi post “I 9 sensi e il flusso”): la vista, l’udito, il tatto, l’olfatto, il gusto, il senso dell’equilibrio, la propriocezione (senso posturale), la termopercezione e la nocicezione (senso del dolore). L’organo sensoriale raccoglie lo stimolo, lo trasforma in segnali elettrici e lo invia al cervello che analizza i segnali sensoriali in molti modi diversi, determinati dalla nostra evoluzione, e li condivide con la nostra coscienza e con altri strumenti cerebrali.
I sensi sono limitati, sia perché rilevano solo una parte della realtà, vedi i limiti dello spettro visivo e uditivo, sia perché sono caratterizzati da limitazioni biologiche. Per esempio i nostri occhi hanno un punto cieco e vedono le immagini rovesciate, problemi che il cervello corregge senza che ce ne rendiamo conto.
A questi limiti si aggiungono i limiti della mente, della sua analisi ed elaborazione che comporta correzioni, filtri, generalizzazioni e interpretazioni. Alcuni esempi sono i limiti dell’attenzione, della memoria, le illusioni sensoriali, il fenomeno del priming, eccetera. Quindi possiamo affermare che noi percepiamo una porzione limitata, elaborata, corretta, filtrata e interpretata della realtà.
  1. Entriamo in scena a spettacolo avviato

Dal nostro punto di vista la nostra vita è una storia unica e speciale di cui noi siamo protagonisti, ed è vero, ma siamo troppo presi da noi stessi da dimenticare che siamo comparse in una storia più grande, anzi in molte storie diverse. Siamo coprotagonisti nella storia della nostra famiglia, siamo personaggi secondari nella storia della nostra comunità, sia essa la parrocchia, la scuola, la città e così via, siamo comparse nella storia del nostro stato e del mondo intero.
Sì, possiamo diventare importanti, protagonisti anche nelle storie più grandi, attraverso i nostri talenti, l’impegno, la passione, la fortuna, l’eredità, i nostri peccati. Ma quello che voglio sottolineare è che quando noi nasciamo, entriamo a far parte di storie più grandi.
Non solo. Quando nasciamo entriamo in queste storie a spettacolo avviato. Quindi dietro di noi c’è un passato, i decenni della nostra famiglia, i secoli della nostra comunità e del nostro paese, i millenni della storia dell’uomo. E questo passato ha un peso, questo passato è in noi e nelle persone attorno a noi. In bene e in male. Talvolta lo chiamiamo cultura, talvolta Storia con la esse maiuscola, talvolta sono colpe ed eredità che non ci appartengono.
  1. Il nostro sviluppo dipende dagli altri

Nasciamo precoci, ciechi e disorientati, con un corpo che cambia quotidianamente, una mente che si dibatte in balia del flusso di stimoli sensoriali, come un ramo in un fiume in piena, mentre continua a crescere e a reticolare. Dobbiamo apprendere tutto, comprendere il mondo su cui ci siamo spiaggiati, capire come si interagisce con la realtà e gli esseri attorno a noi, mentre le necessità concrete del nostro corpo scatenano le emozioni, complicando ancor più le cose.
Siamo indifesi, piccoli, bramiamo sicurezza e attenzione, calore e cibo. E la mamma è chi ci può dare tutto questo. È lei che ci mostra con l’esempio come funzionano le cose, che ci insegna come siamo fatti, cosa sono le emozioni. È lei la nostra base sicura, ma c’è anche lui, il papà che ci protegge, che talvolta ci spaventa, che ci guida quando vogliamo scoprire il mondo.
I nostri genitori ci insegnano chi siamo, cos’è la realtà, i rapporti con gli altri e i ruoli sociali, che ci insegnano come vivere questa vita piena di domande e risposte. Noi ci fidiamo ciecamente di loro, da loro dipende la nostra esistenza, loro ci amano e noi li amiamo senza condizioni.
Ora chiediti: sono i migliori maestri? Sono preparati a insegnarci come vivere la nostra vita? Sanno tutti i segreti per vivere una vita felice e splendida?
In realtà i nostri genitori hanno una visione limitata della realtà, imprecisa se non distorta, manipolata dai nostri simili e dall’autorità. Come noi sono entrati in scena a spettacolo avviato e come noi sono stati programmati da genitori con una visione limitata della realtà.
Il nostro sviluppo fisico e mentale dipende dagli altri, dai nostri familiari e dalla società in cui viviamo. Sono loro che danno forma alla nostra mente e che determinano il nostro futuro.
  1. Facciamo parte di comunità

Ci rendiamo conto in fretta che ci sono altri oltre ai genitori, altri amichevoli che diventano familiari, poi altri che diventano amici, poi altri che sono sconosciuti, altri da temere, pericolosi. Noi esseri umani facciamo parte di una comunità, anzi di molte comunità diverse, perché non siamo in grado di vivere da soli, perché è parte di noi.
Quando siamo insieme agli altri comunichiamo continuamente, con e senza parole, ci orientiamo, ci specchiamo, risuoniamo insieme. Che lo vogliamo o meno. Non ci hanno insegnato a fare tutto questo, è nella nostra carne e nella nostra mente. Siamo dotati di neuroni a specchio che ci dicono continuamente cosa pensano e provano le altre persone attorno a noi. Siamo predisposti alla collaborazione, ad aiutarci se possiamo, a sentirci bene quando lo facciamo, a cercare rapporti felici con gli altri, perché ci rendono migliori, più abili di quanto siamo da soli, perfino più abili della somma delle nostre abilità.
Siamo umani, siamo sociali per natura, ma quando diventi grande ti dicono che devi competere con i tuoi simili, che siamo competitivi per natura. Stupidaggini. È una menzogna. Gli studi scientifici dimostrano che la natura del bambino è sociale e che apprende dagli altri a essere egoista e competitivo.
  1. Tutti mentono

Tutti mentono, è una delle caratteristiche della nostra specie, determinata dalla nostra neurologia e psicologia, cioè dal modo con cui vediamo la realtà e i nostri simili, dall’istinto di sopravvivenza, dai nostri bisogni primari ed emotivi.
Mentire è negare la realtà, ritagliarla, modellarla, cancellarla, rileggerla, interpretarla, manipolarla e altro ancora. E lo impariamo dai nostri genitori, da bambini, con l’esempio e attraverso le contraddizioni della comunicazione, soprattutto quella non verbale. Li guardiamo mentire al partner, a noi, ai parenti e agli amici, li guardiamo mentire anche a se stessi, spinti dall’ego, dalle emozioni, o solo per rendere le cose più facili.
Così iniziamo a farlo pure noi, anche se ci proibiscono di farlo e ci puniscono se lo facciamo, perché oltre le parole la realtà ci mostra che mentire viene tollerato, entro certi limiti, a certe condizioni. Se si superano questi limiti e si viene scoperti si paga un prezzo in credibilità che può danneggiare la nostra vita sociale.
Perché gli esseri umani mentono?
Mentiamo per manipolare il nostro prossimo o le situazioni, allo scopo di trarne un vantaggio o perfino un profitto. Per esempio mentiamo ai nostri genitori per poter fare quello che ci proibiscono, mentiamo ai clienti per indurli a comprare i nostri prodotti o servizi. Mentiamo anche per essere felici, soprattutto a noi stessi, mentiamo per il bene delle persone che amiamo, mentiamo per sentirci meglio o per rendere più sopportabili le nostre sofferenze interiori. Ma il motivo principale per cui mentiamo è la paura, mentiamo per evitare punizioni, per evitare il dolore, per non assumerci le nostre responsabilità.
  1. La paura influenza i nostri comportamenti

La paura è una delle emozioni fondamentali che scopriamo e impariamo quando siamo bambini. La paura è la reazione a una minaccia alla nostra esistenza o integrità, o a quella delle persone che amiamo o a cui siamo legati. La paura può nascere da una minaccia immediata, o solo potenziale, sia concreta che immaginata o evocata dai ricordi. La paura è anche uno strumento che ci prepara alle situazioni di emergenza, utile alla sopravvivenza dell’individuo e della specie.
Il problema è che la paura tende a ridurre lucidità e capacità mentali, spingendoci ad assecondare i meccanismi inconsci, meno efficaci. La paura influenza le nostre scelte e i nostri comportamenti, disgrega i nostri equilibri interiori e i rapporti sociali. La paura acuta può incidere sulla mente, modificando profondamente i comportamenti e diventare ansia, fobia o panico.
Nonostante questo, la maggior parte dei genitori non insegna ai propri figli a comprendere e gestire le emozioni, né lo fa la scuola, di solito insegnano a reprimerle o a nasconderle.
La maggior parte degli esseri umani è preda della paura, impreparata a gestirla in modo consapevole quando è utile o necessario farlo. Anche per questo la paura viene usata quotidianamente per manipolare le scelte degli individui, per esempio a livello commerciale, per spingerci a comprare prodotti che non vogliamo, o a livello politico, per spingerci ad appoggiare decisioni contro il nostro interesse.
Come fanno? Mentendoci per farci credere a una minaccia immaginaria o solo potenziale.
  1. Quello che non ci dicono

Oggi viviamo nell’epoca dell’informazione, abbiamo la possibilità di accedere a miliardi di contenuti, pagine, video, volumi, articoli, una ricchezza di informazioni come non è mai esistita prima. Eppure ci sono argomenti, fatti e materie importanti per la nostra vita che non vengono diffuse, anzi vengono nascoste, sminuite o dissimulate, insegnate solo in ambiti ristretti come in corsi specialistici, o perfino insegnate in modo distorto e criptico.
Queste informazioni sono assenti o trascurate dai programmi scolastici e universitari. Dovremmo imparare fin da bambini le basi della comunicazione, della gestione delle emozioni, della dialettica, della micro e macroeconomia, della filosofia, dell’imprenditoria, della psicologia, della gestione delle scelte e dell’informazione, della politica monetaria e della gestione delle relazioni. E molto altro ancora.
Sono strumenti che mostrano la vita e la realtà per quello che sono realmente. Offrono punti di vista diversi e prospettive più ampie che permettono di fare scelte migliori, per noi stessi e per tutti.
Perché queste materie non vengono diffuse?
Perché le minoranze che controllano l’autorità non vogliono una società adulta e consapevole in grado di decidere indipendentemente, ma un gregge ignorante e influenzabile da manipolare, allo scopo di mantenere i loro privilegi e per continuare a trarne profitto personale.

E poi?

Poi è arrivato il padre. Ammetto di aver provato sollievo. Soprattutto a causa della luce che si era accesa negli occhi del ragazzo. Prima di saltare sull’auto, questi mi ha afferrato il braccio con tanta forza da farmi male e mi ha sibilato “voglio sapere il resto”.
In quel momento ho avuto il dubbio di aver sbagliato. D’altra parte ero sorpreso che mi avesse lasciato parlare così tanto, ok, pochi minuti in realtà, senza interrompermi o smettere di ascoltarmi. La reazione tipica della maggior parte dei miei conoscenti adulti.
Naturalmente non ho usato le esatte parole scritte sopra, le ho ripulite da termini dialettali e da volgarità. Ma il senso è quello. E naturalmente il discorso non è finito lì.
Presto ti racconterò il resto..... psichici
Pierluigi
deca

giovedì 1 novembre 2018

I SIONISTI WAHHABITI CI METTONO LA FACCIA

Alleanza criminale tra

imperialismo, sionismo e wahhabismo


Pablo Jofre Leal, Internationalist 360°


L’aggressione al popolo yemenita ha superato tutti i livelli di crudeltà e azioni dettate dall’odio, dall’ambizione e dalla perversione che un regime monarchico come quello dell’Arabia Saudita e la sua visione del mondo estremista possa attuare.
Disordini criminali supportati, non solo attaccando un popolo con una coalizione senza avere alcun sostegno legale internazionale, bloccandone accesso via terra, aerea e marittimo, generando enormi difficoltà nel settore alimentare, sanitario e ambientale, comportando la dichiarazione dello Yemen come Paese in crisi umanitaria, ma anche sviluppando una politica di guerra che uccide migliaia di bambini e senza mai fermare i propri criminali.
Lo scorso aprile, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres affermò che “i tre quarti della popolazione dello Yemen ha bisogno di protezione e assistenza umanitaria. Più di otto milioni di yemeniti non sanno dove prenderanno il prossimo pasto e il rischio di un’altra epidemia di colera è ancora latente”. Guterres, oltre a chiedere un fondo di 2 miliardi di dollari per alleviare la crisi, affermava che le agenzie umanitarie devono accedere alle zone di conflitto in cui le persone necessitano di assistenza umanitaria urgente.
È in questa cornice che il funzionario internazionale denunciava il blocco aereo, marittimo e terrestre saudita imposto allo Yemen e ne chiese la fine, realizzando che mere misure umanitarie non risolveranno lo stato attuale delle cose, poiché si richiede una soluzione politica negoziata.
Il wahhabismo uccide i bambini
Gli stessi media statunitensi, alleati del regime di Riyadh, hanno pubblicato rapporti che descrivono la crudeltà delle azioni dell’aggressione saudita. Il Washington Post dettagliava, il 3 agosto, che l’aggressione della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita, le cui forze sono la maggioranza, lasciava almeno 50mila morti, la rapida crescita di varie epidemie, una carestia che divora il Paese, provocando in media la morte di 130 bambini al giorno nello Yemen, a causa di proiettili e bombe, così come dal blocco criminale cui è sottoposto il Paese arabo, impedendo l’invio di cibo, farmaci e assistenza sanitaria, generando la lenta agonia nella popolazione.
Asili, scuole, ospedali, tutti i luoghi pubblici sono bersagli degli attacchi sauditi. Come è successo l’8 agosto, quando gli aerei della monarchia wahabita bombardavano autobus scolastici nel mercato nella città di Dahian, nel nord della provincia di Sada. Bombardamento che significò la distruzione di autoveicoli scolastici, provocando la morte di 40 bambini e 77 feriti. In una dichiarazione che rivela il carattere morale del regime saudita, l’ambasciatore della monarchia wahabita all’ONU, Abdullah al-Mualimi, indicava in una lettera inviata al Consiglio di sicurezza che l’uso dei loro aerei e il lancio delle bombe che uccisero decine di bambini, “erano una misura militare legittima condotta in conformità agli standard umanitari internazionali”.
Di fronte all’incredibile affermazione del diplomatico saudita, dobbiamo rispondere: quale legge internazionale consente di uccidere bambini, quale norma internazionale autorizza a bombardare uno scuolabus, quale legge internazionale offre un quadro legale al regime saudita, similmente al suo partner sionista nella regione, per massacrare la popolazione e poi giustificarlo spudoratamente? Alcuna legge, non esiste norma e il diritto internazionale non approva tale perversione delirante, criminale e l’impunità che consenta a un regime di uccidere impunemente. Nella sua retorica vittimista, Riyadh sostiene che tali attacchi furono effettuati contro la difesa della resistenza del movimento popolare Ansarrullah, che ha inflitto colpi efficaci alle forze d’invasione saudite e ai loro alleati della coalizione.
Riyadh rifiutava la responsabilità dei crimini commessi, come quello del 9 agosto, e tutti quelli commessi dal marzo 2015 quando iniziò le operazioni contro il popolo dello Yemen e cercando, così, di ripristinare il potere all’ex-presidente fuggiasco yemenita Abdurabu Mansurhadi, e annientare il movimento popolare Ansarullah. Se le organizzazioni internazionali denunciavano il nuovo attacco alla popolazione civile da parte di Riyadh, ciò non basta.
È il caso del direttore regionale del Fondo per l’infanzia (UNICEF) per l’Africa e il Medio Oriente, Geert Cappelaere, che affermava “è necessario porre fine alla crudeltà sui bambini”. D’altra parte, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres chiese un’indagine “indipendente” sugli attacchi dell’Arabia Saudita contro lo Yemen. Le parole di Guterres mostrano una posizione asettica, che non permette d’ impedire a Riyadh di assassinare, come applicando ad esempio il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, che consentirebbe alla comunità internazionale di agire contro un’aggressore, applicando le misure permesso dalla lettera quando la pace è violata e minacciata, come fa la monarchia wahhabita.
Per il portavoce del movimento popolare yemenita Ansarurllah, Muhamad Abdasalam, ci sono molte carenze nelle organizzazioni internazionali che permettono tale impunità nel commettere crimini e non essere sanzionati, come nel caso dell’Arabia Saudita e dei suoi bombardamenti contro autobus scolastici. “Il Consiglio di sicurezza manca di determinazione nel formare un comitato indipendente per la verità. Né la comunità internazionale ha adempiuto ai propri obblighi nel porre fine alla brutale aggressione saudita contro lo Yemen. Con indifferenza, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite incoraggia l’Arabia Saudita a commettere altri crimini”.
Alleanza criminale tra imperialismo, sionismo e wahhabismo
Le azioni criminali del regime saudita sono specificate dal quadro degli obiettivi politici e militari sostenuti dal marzo 2015, quando Riyadh iniziò l’aggressione militare contro lo Yemen. Obiettivi volute con due linee d’azione principali: distruggere il movimento popolare Ansarullah e, come obiettivo finale insieme agli obiettivi strategici dei partner imperialisti e sionisti, lottare contro l’influenza della Repubblica islamica dell’Iran nella regione. Ciò, catalizzato ancora di più al sostegno della nazione persiana al popolo siriano, comportando il cambiamento nella correlazione di forze oggi, con l’Asse della Resistenza che controlla un ampio corridoio territoriale.
Una striscia di enorme importanza strategica, dal confine occidentale dell’Iran al Mar Mediterraneo, terrorizzando i sionisti, che hanno queste forze liberatrici ai confini delle alture del Golan e sul confine palestinese, territori occupati dalla guerra del 1967. Una presenza che ogni giorno recupera la sovranità siriana sui territori in cui aleggiavano il terrorismo e le sue organizzazioni taqfire organizzate, finanziate e armate proprio dalla triade criminale composta da Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita. Indubbiamente, la forza dell’Asse della Resistenza in Medio Oriente implica anche l’avvertimento sull’aggressione saudita allo Yemen, che a sua volta, giorno dopo giorno, contende con successo le forze d’invasione, anche portando la guerra nel territorio saudita.
Solo l’azione dei popoli del Medio Oriente, come Yemen, Libano, Siria, Iraq, Palestina, accompagnata dalle organizzazioni rivoluzionarie e di resistenza come Movimento Ansarullah, Hezbollah, Esercito arabo siriano, Forza al-Quds, Movimento al-Nujaba, milizie palestinesi che combattono le forze d’ aggressione, i terroristi e le ideologie occidentali come sionismo e wahhabismo, possono combattere e sconfiggere tali strumenti dell’imperialismo e questi regimi, punta di diamante di Washington e dei suoi alleati occidentali. In questo quadro, il trionfo delle forze popolari nello Yemen simboleggia il consolidamento dell’Asse della Resistenza, consentendo d’indebolire il legame tra gli aggressori e allo stesso tempo di avanzare verso l’obiettivo d’indebolire il potere wahhabita e la politica d’aggressione del sionismo, ideologie pervertite dai giorni contati.
La società yemenita in questi 3 anni e mezzo di aggressione ha alzato una voce ferma e ha compiuto azioni sovrane in difesa del proprio territorio, resistendo con coraggio, condannando l’imposizione del blocco alla popolazione. Un blocco criminale che priva di cibo, medicine, carburante e sostiene un popolo stanco della brutalità della monarchia saudita che interferisce nelle sue questioni interne, e che vede nell’aggressione un palliativo destinato a impedire le lotte nel clan Sudayri e l’imposizione della più bellicosa fazione della monarchia.
La vecchia tattica delle ideologie totalitarie di sfogare all’estero, di attaccare i vicini e quindi cercare di standardizzare la società sotto un’unica leadership. L’intervento dell’Arabia Saudita negli affari dello Yemen, i suoi crimini, come quello che ha provocato la morte di 40 bambini il 9 agosto a Sada, è inscritto in ciò che definii pochi mesi fa, “la difesa dei loro interessi regionali, la propagazione del wahhabismo e l’intensificazione della repressione contro qualsiasi movimento che intenda generare libertà. Ciò è accaduto in Bahrayn, dove Casa al-Saud è intervenuta con pugno di ferro senza che l’occidente alzasse la voce, temendo che l’influenza della lotta in questo piccolo Paese si diffondesse altrove mentre iniziava”.
L'importanza geostrategica dello Yemen in medioriente
Lo Yemen è un Paese di enorme importanza geostrategica, non solo in relazione al Corno d’Africa, allo stretto di Bab al Mandeb e i passaggi marittimi della ricchezza energetica dell’area. Lo Yemen è stato definito dai cervelli imperialisti come sorta di “cortile” dell’Arabia Saudita, che rifiuta di perdere influenza davanti la crescente potenza della Repubblica Islamica dell’Iran e al sostegno al Movimento Popolare Ansarullah.
Le migliaia di morti yemeniti, 15 mila secondo stime modeste, oltre alle decine di migliaia di feriti, distruzione di strade, porti, infrastrutture sanitarie, tra gli altri, hanno costretto le persone a sviluppare difesa e resistenza, per dissuadere il nemico saudita.
Con questo obiettivo, che deve avere il sostegno dell’Asse della Resistenza e di chi si oppone alla triade criminale formata da imperialismo, sionismo e wahhabismo, va compresa logica e strategia militare delle forze della Resistenza yemenita guidata dal movimento Ansarrullah, portando la guerra nel territorio saudita per costringerne la monarchia a cessare i crimini contro il popolo yemenita. Il ricordo di migliaia di uomini e donne, e migliaia di bambini uccisi, feriti, spinge a sconfiggere un regime pervertito e delirante come la monarchia wahhabita.
Traduzione di Alessandro Lattanzio
Sembra che i Khazariani adoratori di satana abbiano uno strumento in grado di staccare i volti delle persone mentre sono ancora vivi. Apparentemente serve a dare il massimo dolore possibile alla vittima nel sacrificio a Ba'al, dicono fonti ebraiche del WDS.
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La Croce Rossa svela le cifre della catastrofe in

Yemen causata dall'Arabia Saudita ed Israele

Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ha lanciato                      

l'ennesimo allarme sulla situazione "catastrofica"nello Yemen dopo

quasi tre anni di aggressione da parte dell'Arabia Saudita e dei suoi alleati.


In un messaggio pubblicato oggi sul suo account Twitter, la Croce Rossa ha evidenziato che attualmente ci sono circa 22 milioni di persone nello Yemen che hanno bisogno di aiuto per sopravvivere e molti altri milioni che soffrono per la carestia.

La guerra lanciata illegalmente dal regime dittatoriale dell'Arabia Saudita nel marzo 2015, con il via libera degli Stati Uniti, contro il paese più povero del mondo arabo, ha portato alla "peggiore crisi umanitaria" e, secondo i dati forniti dal CICR, circa 15 milioni di yemeniti non hanno accesso all'acqua potabile.

Inoltre, circa 2 milioni di bambini yemeniti non possono andare scuola, ha deplorato l'organizzazione internazionale, e in seguito ha insistito sul fatto che le cifre sopra menzionate riflettono la situazione catastrofica che lo Yemen sta attraversando.

In precedenza, il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef) aveva riferito che più di 2.500 scuole non possono essere utilizzate nello Yemen, dal momento che due terzi di loro presentano danni di varia natura dovuti al bombardamento del regime di Al Saud e dei suoi alleati stati canaglia Israele, Usa, Francia; Il 27% sono chiuse e il 7% è utilizzato per scopi militari o come rifugio per gli sfollati.

Nel frattempo, in un articolo pubblicato sabato dal quotidiano britannico 'The Independent' si è evidenziato che il bilancio delle vittime nello Yemen supera di cinque volte quello stimato dalle Nazioni Unite (ONU).

"Stimiamo che il bilancio delle vittime sia di circa 56.000 tra civili e combattenti, tra gennaio 2016 e ottobre 2018", ha dichiarato Andrea Carboni, che sta indagando nello Yemen il Progetto di base sulla localizzazione degli avvenimento dei conflitti armati, Acled.
Venerdì scorso, la ONG Oxfam ha chiesto agli Stati Uniti ed ai paesi €uropei di frenare la vendita di armi all'Arabia Saudita, dato che, come evidenziato, un civile yemenita muore circa ogni tre ore, l'industria bellica sarda si fa grasse risate.....

Fonte: CICR - The Indepedent
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Khashoggi ucciso per le armi chimiche saudite


Jamal Khasoggi stava per rivelare che l’Arabia Saudita aveva usato armi chimiche nello Yemen ed era in procinto di ottenere prove documentali su tale crimine. Così un amico intimo del giornalista ucciso il 2 ottobre nel consolato saudita di Istanbul al Daily Express.

Le rivelazioni del Daily Express

La fonte del giornale britannico, che ha chiesto l’anonimato, aveva incontrato il dissidente saudita una settimana prima della sua morte, e lo aveva trovato “triste e preoccupato”.
Avendo egli chiesto il motivo di tanta preoccupazione, Khashoggi aveva dapprima nicchiato, per poi rivelare quanto poi pubblicato sul Daily.
Il giornale britannico riporta anche le dichiarazioni di una fonte interna all’intelligence del Regno Unito, il quale a sua volta ha affermato che i servizi segreti di Londra sapevano che Riad aveva ordinato di rapire il cronista e portarlo in Arabia Saudita. Missione che in realtà poteva avere anche altri sviluppi, compreso il suo assassinio.
Invero, si può aggiungere, la via del rapimento non era affatto percorribile. Una sua carcerazione a Riad sarebbe stata insostenibile: avrebbe suscitato la reazione dei suoi colleghi del Washington Post e innescato una crisi irreparabile con gli Usa.
L’uomo doveva dunque essere ucciso. E ucciso ad Istanbul. Ed il suo corpo doveva sparire per evitare grane. Omicidio premeditato, dunque, e non altro. Ma andiamo per ordine:           D I S S E Z I O N E ....
"Dr. Salah Muhammed Al-Tubaigy !!!" lui é il NUMERO UNO del 'Gruppo TNT' mandato da Mohammed bin Salman ad ammazzare ad Istanbul il giornalista in esilio Jamal Khashoggi.
Secondo la testata online http://palaestinafelix.blogspot.com Khashoggi entrò nel consolato meno di un'ora dopo alle 13.14, fu salutato da un funzionario e condotto nella stanza del Console. Poco dopo, due uomini sono entrati nella stanza e hanno trascinato Khashoggi fuori dall'ufficio e in un'altra stanza, poi spostato in una terza stanza e smembrato con l'aiuto di una sega da ossa, il Dr. Salah Al-Tubaigy consigliava ai presenti d'ascoltare musica mentre tagliava le dita al giornalista, al che alcuni hanno vomitato ed uno è svenuto. Successivamente, con il poveretto ancora vivo, gli sono state tagliate le gambe, poi le braccia.
Secondo i canoni antichi, dalla tradizione del Dio uomo Ba'al, gli omicidi rituali giudaici del Purim contemplano anche l'adozione di una vecchissima tecnica per staccare i volti delle persone mentre sono ancora vive.
Apparentemente serve a dare il massimo dolore possibile alla vittima nel sacrificio a Ba'al, dicono fonti giudeaiche. Ba'al era il tradizionale dio semitico-giudaico della tempesta, a cui corrispondevano anche il controllo della fertilità e della fecondità; infatti oltre agli arti di cui sopra, gli investigatori dei servizi segreti turchi, noti per la loro efficienza, trovarono anche il gruppo riproduttivo, ovvero testicoli attaccati al pene, gli occhi, strappati da vivo, in dono per la fertilità, la testa mozzata senza il volto, scarificata, ed il volto, comprensivo delle orecchie, con baffi e pizzetto.
Qua sotto la lista dei 15 dell'"apocalisse", di cui si conoscono vita, morte e "miracoli", sotto le foto degli stessi .......
Una fonte turca separata ha detto che il Console non ha lasciato la sua casa negli ultimi tre giorni e ha annullato tutti i suoi appuntamenti. Una fonte ha anche detto che i macellai sauditi hanno portato via tutti gli hard disk delle telecamere di sorveglianza del consolato quando hanno lasciato l'edificio.
La fonte, che ha delineato il racconto di come Khashoggi è stato ucciso, ha detto che gli investigatori della polizia erano fiduciosi di avere già abbastanza prove forensi da ricerche sulla rete fognaria collegata all'edificio. Una seconda fonte a conoscenza delle indagini ha detto che i Turchi avevano prove video e audio dell'uccisione. Tuttavia, non hanno rivelato come avrebbero ottenuto queste prove.

Siamo certi che se avessero mandato La Cariatide, il Conte Oliver e Bob Rock se la sarebbero cavata mille volte meglio dei quindici "clouseau" che si sono fatti scoprire e identificare quasi subito. L’ordine, secondo la fonte del Daily, sarebbe arrivato dalla cerchia reale, anche se la fonte non è a conoscenza di una responsabilità diretta del principe ereditario Mohamed bin Salman, che i turchi, e non solo, indicano come mandante del delitto.
I servizi segreti britannici, secondo l’agente inglese, avevano suggerito ai sauditi di desistere, ma evidentemente non sono stati ascoltati. La spia non è al corrente di un’eventuale condivisione della notizia con altre agenzie di intelligence. Certo è che Khashoggi non è stato avvertito. Omissione fatale.

Khashoggi e la sporca guerra dello Yemen

Ma al di là della soffiata dell’agente britannico, la vera rivelazione dell’articolo del Daily è quella riguardante le armi chimiche. Perché è questo il motivo per il quale Khashoggi è stato ucciso. Tale notizia, infatti, avrebbe cambiato il volto del Medio oriente.
Di fronte a una rivelazione del genere, per di più pubblicata sul Washington Post, il giornale sul quale scriveva Khashoggi, gli Stati Uniti sarebbero stati costretti a togliere il loro sostegno a Riad nella guerra yemenita, già oggetto di critica di alcuni membri del Congresso.
La guerra sarebbe finita, dal momento che Riad non poteva sostenerla da sola. Oltre che per Mohamed bin Salman, che l’ha fortemente voluta, sarebbe stato uno scacco dell’intero fronte anti-Teheran, dato che l’Iran appoggia i ribelli yemeniti (Piccolenote).
Inoltre è più che probabile che lo scoop di Khashoggi avrebbe avviato un’inchiesta sull’operato dell’esercito americano, che non poteva ignorare l’uso di tali armi da parte del suo alleato ed aveva taciuto.
Non solo, avrebbe anche gettato ombre sulla politica americana riguardo la Syria, dove l’asserito uso delle armi chimiche da parte di Damasco ha suscitato dissimulata indignazione ed innescato bombardamenti “punitivi”.
L’Arabia Saudita, ovviamente, non avrebbe subito la stessa sorte, dati i suoi rapporti con Washington. Una discrasia che avrebbe messo a nudo, in maniera palese e irrevocabile, la totale strumentalità di quell’indignazione e di quei bombardamenti.

Di documenti segreti

Si capisce anche perché il cronista del WP è stato torturato orribilmente prima di essere ucciso, come hanno rivelato i turchi che possiedono le registrazioni di tali sevizie (Piccolenote o Adnkronos).
Khashoggi doveva rivelare la fonte dell’attesa documentazione, per mettere a tacere tutto.
È presumibile immaginare che quanti erano a conoscenza della missione contro Khashoggi, che sicuramente non erano solo i britannici, fossero segretamente ansiosi che questa fosse portata a termine, per evitare le tante e imbarazzanti conseguenze del suo scoop.
Ovviamente, però, non immaginavano che Riad agisse in modo tanto maldestro da farsi pizzicare in flagranza di reato.
Un’approssimazione, quella degli agenti sauditi inviati ad Istanbul, che si spiega a sua volta con il fatto che essi erano convinti, e non a torto, di poter godere della massima copertura possibile, stante appunto che la scomparsa di Khashoggi avrebbe fatto tirare un sospiro di sollievo a tanti, in Occidente come in Medio oriente.
Chissà se poi i sauditi, o chi per loro, sono riusciti a mettere le mani su quei documenti. E se in qualche angolo segreto della terra qualcun altro è sparito nel nulla.
Quel che sappiamo è che finora non è trapelato nulla di quanto il cronista del Washington Post aveva intenzione di rivelare.
L’omicidio di Khashoggi, nonostante tutto, finora ha ottenuto lo scopo desiderato. Delitto imperfetto, dunque, ma di funesta efficacia.
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L’Arabia Saudita era parte del fronte dei valorosi difensori della libertà.
Per ultimissimo ricordo che sono interessantissimi gli articoli del nostro Thierry Meyssan :