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martedì 2 luglio 2019

I FRATELLI MUSSULMANI in quanto assassini complementari dell’MI6 e della CIA






I Fratelli Mussulmani in quanto assassini

La pubblicazione del libro di Thierry Meyssan, “Sotto i nostri occhi”. In questo episodio l’autore narra la creazione di una società segreta egiziana, i Fratelli Mussulmani, nonché la rifondazione fattane dai servizi segreti britannici dopo la seconda guerra mondiale. Poi ci racconta come l’MI6 abbia usato i Fratelli Mussulmani per compiere assassinii politici in Egitto, ex colonia della Corona.

| Damasco (Siria)
Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi. - Si veda l’indice.
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Hasan al-Banna, fondatore della società segreta dei Fratelli Mussulmani. Si hanno scarse notizie sulla sua famiglia; si sa solo che erano orologiai, mestiere in Egitto riservato alla comunità ebraica.

Le “Primavere arabe” vissute dai Fratelli musulmani

Nel 1951 i servizi segreti anglosassoni costituiscono, a partire dall’antica organizzazione omonima, una società politica segreta: i Fratelli musulmani, usati a più riprese per assassinare figure che si oppongono e poi, dal 1979, come mercenari contro i sovietici. Nei primi anni novanta sono integrati nella NATO e nel 2010 si tenta di metterli al potere nei paesi arabi. I Fratelli musulmani e l’ordine sufita della Naqshbandiyya sono finanziati – con almeno 80 miliardi di dollari l’anno – dalla famiglia regnante saudita, cosa che lo rende uno degli eserciti più importanti al mondo. Tutti i capi jihadisti, compresi quelli dell’ISIS, appartengono a questo apparato militare.

I Fratelli musulmani d’Egitto

Durante la prima guerra mondiale scompaiono quattro imperi: il Reich tedesco, l’Impero austro-ungarico, la Santa Russia zarista e la Sublime porta ottomana. I vincitori, del tutto privi del senso della misura, impongono ai vinti le loro condizioni. Così, in Europa, il Trattato di Versailles sancisce condizioni inaccettabili per la Germania, considerata l’unica colpevole del conflitto. In Oriente, lo smembramento del Califfato ottomano è destinato a originare conflitti: alla Conferenza di San Remo (1920), in base all’accordo segreto Sykes-Picot (1916), il Regno Unito è autorizzato a stabilire la patria ebraica della Palestina, mentre la Francia può colonizzare la Siria (che all’epoca comprendeva l’attuale Libano). Tuttavia, in ciò che resta dell’Impero ottomano, Mustafa Kemal Atatürk si ribella sia contro il Sultano che ha perso la guerra, sia contro gli occidentali che occupano il suo paese. Alla Conferenza di Sèvres (1920) il Califfato viene diviso, con la conseguente creazione di ogni genere di nuovo Stato, tra cui il Kurdistan. Ma la popolazione turco-mongola della Tracia e dell’Anatolia insorge, mettendo Kemal al potere. Alla fine, la Conferenza di Losanna (1923) traccia i confini odierni rinunciando al Kurdistan, organizzando l’esodo dei popoli e provocando così più di mezzo milione di morti.
Ma proprio come in Germania Adolf Hitler mette in discussione il destino del suo paese, in Medio Oriente un uomo si oppone alla nuova divisione della regione. Un insegnante egiziano fonda un movimento per ripristinare il Califfato che gli occidentali hanno sconfitto e smembrato. Quest’uomo è Hasan al-Banna, l’organizzazione i Fratelli musulmani (1928).
Il Califfo, in linea di principio, è il successore del Profeta cui tutti devono obbedire; un titolo molto ambito. Si succedono diversi importanti lignaggi di califfi: Omayyadi, Abbasidi, Fatimidi e Ottomani. Il futuro Califfo dovrà essere colui che conquisterà tale titolo, in questo caso la “Guida suprema” della Fratellanza che s’immagina padrone del mondo musulmano.
La società segreta si diffonde in fretta, proponendosi di lavorare dall’interno per ripristinare le istituzioni islamiche. Gli adepti devono giurare fedeltà al fondatore sul Corano e su una spada o una pistola. L’obiettivo della Fratellanza è puramente politico, benché espresso in termini religiosi. Né Hasan al-Banna, né i suoi successori si riferiranno mai all’Islam come una religione o evocheranno la spiritualità musulmana. Per loro l’Islam è solo un dogma, una sottomissione a Dio e un modo per esercitare il potere. Ma evidentemente gli egiziani che appoggiano la Fratellanza non la percepiscono in questi termini, la seguono perché sostiene di appellarsi a Dio.
Per Hasan al-Banna la legittimità di un governo non si misura in base alla sua rappresentatività – come si fa per i governi occidentali –, ma dalla capacità di difendere lo “stile di vita islamico”, ossia quello dell’Egitto ottomano del XIX secolo. I Fratelli non crederanno mai che l’Islam abbia una propria storia e che lo stile di vita dei musulmani possa variare sensibilmente da regione a regione e da epoca a epoca. Non penseranno mai neanche che il Profeta abbia rivoluzionato la società beduina e che lo stile di vita descritto nel Corano non rappresenti altro che una fase. Per loro le regole giuridiche del Corano – la Sharia – non corrispondono quindi a una determinata situazione, ma dettano le leggi immutabili su cui il potere può fondarsi.
Il fatto che la religione musulmana sia stata spesso trasmessa a colpi di spada giustifica – per la Fratellanza – l’uso della forza. I Fratelli non ammetteranno mai che l’Islam possa essere diffuso tramite l’esempio: ciò non impedisce comunque ad al-Banna e alla Fratellanza di concorrere alle elezioni, e perderle. Se condannano i partiti politici non è perché si oppongono al multipartitismo, ma perché, separando la religione dalla politica, cadrebbero nella corruzione.
La dottrina dei Fratelli musulmani corrisponde all’ideologia dell’“Islam politico”, che in francese – così come in italiano – si definisce “islamismo”, una parola che oggi va molto di moda.
Nel 1936 Hasan al-Banna scrive al primo ministro Mustafa al-Nahhas per chiedere: – “Una riforma della legislazione e l’unione di tutti i tribunali sotto la Sharia; – il reclutamento militare per istituire un servizio volontario sotto la bandiera del jihad; – il collegamento dei paesi musulmani e la preparazione per la restaurazione del Califfato, applicando l’unità richiesta dall’Islam”.
Durante la seconda guerra mondiale la Confraternita si dichiara neutrale, anche se in realtà si trasforma in un servizio d’intelligence del Reich. Ma con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, quando le sorti del conflitto sembrano ribaltarsi, fa il doppio gioco e ottiene finanziamenti dagli inglesi per fornire informazioni sul “nemico” tedesco. In tal modo la Fratellanza si mostra completamente priva di principi e puramente opportunista a livello politico.
Il 24 febbraio 1945 i Fratelli sfidano la sorte e uccidono, in piena seduta parlamentare, il primo ministro egiziano. Ne consegue una violenta escalation: la repressione nei loro confronti e una serie di omicidi politici, fino ad arrivare all’uccisione del nuovo primo ministro – il 28 dicembre 1948 – e, per rappresaglia, dello stesso Hasan al-Banna, il 12 febbraio 1949. Poco tempo dopo una corte marziale condanna alla detenzione la maggior parte dei Fratelli e ne scioglie l’associazione.
Fondamentalmente, questa organizzazione segreta non era altro che una banda di assassini che aspirava a prendere il potere mascherando la propria cupidigia dietro il Corano. La sua storia avrebbe dovuto chiudersi qui.

La fratellanza riformata dagli Anglosassoni e la pace separata con Israele

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Nonostante lo abbia negato, Sayyd Qutb era massone. Il 23 arile 1943 ha pubblicato sulla rivista al-Taj al-Masri (la “Corona d’Egitto”) un articolo dal titolo Perché sono diventato massone.
La capacità della Confraternita di mobilitare le persone e di trasformarle in assassini non può che incuriosire le grandi potenze.
Due anni e mezzo dopo lo scioglimento, gli anglosassoni formano una nuova organizzazione riutilizzando il nome di “Fratelli musulmani”. Approfittando della detenzione dei capi storici, l’ex giudice Hasan al-Hudaybi viene eletto Guida suprema. Diversamente da quanto si possa credere, non vi è alcuna continuità storica tra la vecchia e la nuova Fratellanza, ma si viene a sapere che un’unità della vecchia società – l’“apparato segreto” – era stata accusata da Hasan al-Banna di perpetrare gli attentati di cui negava la responsabilità. Questa organizzazione dentro l’organizzazione era così segreta che non fu mai influenzata dalla dissoluzione della Fratellanza, restando quindi a disposizione del suo successore. Ma la Guida decide di disconoscerla, dichiarando di voler raggiungere gli obiettivi in modo pacifico. È difficile definire con esattezza cosa sia successo all’epoca tra gli anglosassoni – che volevano ricreare l’antica società segreta – e la Guida, che riteneva giusto riguadagnarsi il seguito delle masse. In ogni caso, l’“apparato segreto” è talmente forte che l’autorità della Guida viene spazzata via a favore di quella di altri capi della Fratellanza. Si apre una vera e propria guerra intestina: la CIA vi pone a capo Sayyid Qutb [1], il teorico del jihad, che la Guida ha condannato prima di concludere un accordo con l’MI6.
È impossibile definire con precisione i reciproci rapporti di subordinazione, in primo luogo perché ciascuna filiale estera ha autonomia propria, poi perché le unità segrete all’interno dell’organizzazione non dipendono più necessariamente né dalla Guida suprema né dalla Guida locale, ma talvolta direttamente da CIA e MI6.
Nel secondo dopoguerra, gli inglesi cercano di riorganizzare il mondo in modo da tenerlo fuori dalla portata dei sovietici. Nel settembre 1946, a Zurigo, Winston Churchill propone l’idea degli Stati Uniti d’Europa e, secondo lo stesso principio, lancia la Lega araba. In entrambi i casi, si tratta di unire una regione escludendo la Russia. Dall’inizio della Guerra fredda gli Stati Uniti d’America, a loro volta, creano associazioni per sostenere queste mosse a loro vantaggio: il Comitato americano per l’Europa unita e gli American Friends of the Middle East [2]. Nel mondo arabo, la CIA organizza due colpi di Stato, prima a Damasco a favore del generale Husni al-Za’im (marzo 1949) e poi con gli Ufficiali liberi al Cairo (luglio 1952). Si tratta di sostenere i nazionalisti che si presumono ostili ai comunisti, ed è con tale spirito che Washington invia in Egitto il generale delle SS Otto Skorzeny e in Iran il generale nazista Fazlollah Zahedi, accompagnati da centinaia di ex ufficiali della Gestapo per guidare la lotta al comunismo.
Skorzeny purtroppo modella la polizia egiziana nel solco di una tradizione di violenza: nel 1963 sceglierà CIA e Mossad per rovesciare Nasser. Zahedi creerà invece la SAVAK, la polizia politica più crudele a quel tempo.
Se Hasan al-Banna aveva disegnato l’obiettivo – ossia assumere il potere manipolando la religione – Qutb definisce il mezzo: il jihad. Dopo che i seguaci avranno ammesso la superiorità del Corano, si potrà contare su di lui per formare un esercito e mandarlo a combattere. Qutb sviluppa una teoria manichea, distinguendo ciò che è islamico rispetto a ciò che è “oscuro”. Per CIA e MI6 questa “operazione” può permettere di utilizzare i seguaci per controllare i governi nazionalisti arabi e poi destabilizzare le regioni musulmane dell’Unione Sovietica. La Fratellanza si trasforma in una fonte inesauribile di terroristi accomunati dallo slogan: “Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad la nostra via. Il martirio la nostra suprema speranza”.
Il pensiero di Qutb è razionale, ma non ragionevole. Diffonde sempre la stessa retorica Allah/Profeta/Corano/jihad/martirio che non lascia spazio a discussioni, dunque impone la superiorità di tale logica sulla ragione.
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Il presidente Eisenhower riceve alla Casa Bianca una delegazione della società segreta (23 settembre 1953).
Quando la CIA organizza un convegno presso l’Università di Princeton sulla “situazione dei musulmani in Unione Sovietica”, si presenta l’occasione per ricevere negli USA la delegazione guidata dal capo dell’ala militare dei Fratelli musulmani, Said Ramadan. Nel suo rapporto, l’agente della CIA incaricato di monitorarli rileva che Ramadan non è un estremista religioso, ma piuttosto un fascista; un modo per sottolineare il carattere esclusivamente politico dei Fratelli musulmani. Il convegno si conclude con un ricevimento alla Casa Bianca organizzato dal presidente Eisenhower, il 23 settembre 1953: l’alleanza tra Washington e il jihadismo viene così siglata.
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Da sinistra a destra: Hassan al-Banna diede in sposa la propria figlia a Said Ramadan e designò quest’ultimo proprio successore. Dal matrimonio nacquero Hani (direttore del Centro Islamico di Ginevra) e Tariq Ramadan (che sarà titolare della cattedra di studi islamici contemporanei all’università di Oxford).
La CIA, che ha ricreato la Fratellanza contro i comunisti, la utilizza prima di tutto per aiutare i nazionalisti. Al tempo l’Agenzia è rappresentata in Medio Oriente da antisionisti del ceto medio che ben presto vengono estromessi a favore di alti funzionari anglosassoni e puritani, provenienti dalle grandi università e pro-Israele. Washington entra dunque in conflitto con i nazionalisti e la CIA mette la Fratellanza contro di loro.
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Said Ramadan e Abdul Ala Mawdudi furono gli animatori di una trasmissione settimanale di Radio Pakistan, stazione creata dal britannico MI6.
Said Ramadan ha comandato alcuni combattenti della Fratellanza durante la breve guerra contro Israele nel 1948; inoltre, ha aiutato Abul Ala Maududi a creare l’organizzazione paramilitare del Jamaat-e-Islami in Pakistan: si è trattato allora di costruire un’identità islamica per gli indiani musulmani in modo che fosse fondato un nuovo Stato, ovvero il Pakistan. Il Jamaat-e-Islami redigerà anche la costituzione pakistana. A quel punto, Ramadan sposa la figlia di Hasan al-Banna e diventa il capo del braccio armato dei nuovi “Fratelli musulmani”.
Mentre in Egitto i Fratelli partecipano al colpo di Stato degli Ufficiali liberi del generale Muhammad Naguib – Sayyid Qutb è il loro agente di collegamento –, ricevono l’ordine di eliminare uno dei loro leader, Gamal Abd el-Nasser, entrato in contrasto con Naguib. Non solo falliscono, ma il 26 ottobre 1954 Nasser prende il potere, sopprimendo la Fratellanza e mettendo ai domiciliari Naguib. Sayyid Qutb sarà impiccato pochi anni dopo.
Vietata in Egitto, la Fratellanza si ritira nei regni wahhabiti (Arabia Saudita, Qatar ed Emirato di Sharja) e in Europa (Germania, Francia, Regno Unito e la neutrale Svizzera). Ogni volta vengono accolti come agenti occidentali che combattono contro l’alleanza nascente tra nazionalisti arabi e Unione Sovietica. Said Ramadan riceve un passaporto diplomatico giordano e si trasferisce a Ginevra nel 1958, da dove dirige la destabilizzazione del Caucaso e dell’Asia centrale (Pakistan, Afghanistan e valle di Fergana in Unione Sovietica). Prende il controllo della commissione per la costruzione di una moschea a Monaco di Baviera, che gli permette di sorvegliare quasi tutti i musulmani in Europa occidentale. Con l’aiuto del Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia – abbreviato con la sigla inglese AMCOMLIB –, cioè la CIA, crea Radio Free Europe/Radio Liberty, una stazione finanziata direttamente dal Congresso degli Stati Uniti per diffondere il pensiero della Fratellanza [3].
Dopo la crisi del Canale di Suez e il drastico cambio di alleanze di Nasser all’indirizzo dei sovietici, Washington decide di sostenere illimitatamente i Fratelli musulmani contro i nazionalisti arabi. A un alto dirigente della CIA, Miles Copeland, viene inutilmente assegnato il compito di scegliere una personalità della Fratellanza in grado di svolgere – nel mondo arabo – un ruolo equivalente a quello del pastore Billy Graham negli Stati Uniti. Bisognerà aspettare fino agli anni ottanta per trovare un predicatore di egual rilievo, l’egiziano Yusuf al-Qaradawi.
Nel 1961 la Fratellanza si collega a un’altra società segreta, l’Ordine Naqshbandı, una sorta di massoneria musulmana che mescola iniziazione sufi e politica. Uno dei suoi teorici, l’indiano Abu Hasan Ali al-Nadwi, pubblica un articolo sulla rivista dei Fratelli. L’Ordine è antico e presente in molti paesi: in Iraq il gran maestro non è altri che il futuro vicepresidente Izzat Ibrahim al-Douri, che sosterrà il tentato colpo di Stato della Fratellanza in Siria nel 1982 e la “campagna del ritorno alla fede” organizzata dal presidente Saddam Hussein per dare nuovamente un’identità al suo paese dopo l’istituzione della no-fly zone degli occidentali. In Turchia l’Ordine avrà un ruolo più complesso: responsabili saranno sia Fethullah Gülen (fondatore dell’Hizmet), sia il presidente Turgut Özal (1989-1993) e il primo ministro Necmettin Erbakan (1996-1997), a capo del Partito della Giustizia (1961) e del Millî Görüs¸ (1969). In Afghanistan, gran maestro sarà l’ex presidente Sibghatullah Mojaddedi (1992). In Russia, con l’aiuto dell’Impero ottomano, nel XIX secolo l’Ordine aveva fatto insorgere Crimea, Uzbekistan, Cecenia e Daghestan contro lo zar. Fino alla caduta dell’URSS non si avranno più notizie di questo ramo, come pure nel Xinjiang cinese. La vicinanza dei Fratelli e dei Naqshbandı viene studiata di rado, data l’opposizione di principio degli islamisti alla mistica e agli ordini sufi in generale.
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La sede saudita della Lega Islamica Mondiale, il cui budget nel 2015 è stato superiore a quello del ministero saudita della Difesa. Primo acquirente mondiale di armi, l’Arabia Saudita le fa pervenire alle organizzazioni dei Fratelli Mussulmani e dei Naqshbandi attraverso la Lega.
Nel 1962 la CIA incoraggia l’Arabia Saudita a creare la Lega musulmana mondiale e a finanziare la Fratellanza e l’Ordine contro i nazionalisti e i comunisti [4]. Questa organizzazione viene inizialmente finanziata dall’ARAMCO (Arabian-American Oil Company). Tra i venti fondatori vi sono tre teorici islamici di cui abbiamo già parlato: l’egiziano Said Ramadan, il pakistano Sayyid Abul Ala Maududi e l’indiano Abu Nasal Ali al-Nadwi.
Di fatto i sauditi, che improvvisamente si ritrovano a possedere un’enorme liquidità grazie al commercio del petrolio, diventano gli sponsor dei Fratelli nel mondo. In loco la monarchia crea un sistema scolastico e universitario in un paese in cui quasi nessuno sa leggere e scrivere. I Fratelli si devono adattare alle tradizioni dei loro ospitanti. Infatti, la fedeltà al re impedisce loro di giurare davanti alla Guida suprema. In ogni caso si organizzano in due filoni attorno a Muhammad Qutb, fratello di Sayyid: i Fratelli sauditi da un lato e i “sururisti” dall’altro. Questi ultimi, sauditi, cercano di compiere una sintesi tra ideologia politica della Fratellanza e teologia wahhabita. Questa setta, cui aderisce la famiglia reale, segue un’interpretazione dell’Islam nata dal pensiero beduino, iconoclasta e antistorico. Finché Riad dispone di petrodollari, lancia anatemi contro le scuole musulmane tradizionali che, a loro volta, ritengono eretica tale sintesi.
In realtà, la politica dei Fratelli e la religione wahhabita non hanno nulla in comune, ma sono comunque compatibili. Sennonché il patto che lega la famiglia dei Saud ai predicatori wahhabiti non può esistere con la Fratellanza: l’idea della monarchia di diritto divino si scontra infatti con la brama di potere dei Fratelli. Si decide quindi che i Saud sosterranno i Fratelli di tutto il mondo, purché questi ultimi si astengano dal fare politica in Arabia Saudita.
L’appoggio dei wahhabiti sauditi alla Fratellanza inasprisce la rivalità tra l’Arabia Saudita e gli altri due Stati wahhabiti, il Qatar e l’Emirato di Sharja.
Dal 1962 al 1970 i Fratelli musulmani prendono parte alla guerra civile nello Yemen del Nord, tentando di restaurare la monarchia al fianco di Arabia Saudita e Regno Unito contro nazionalisti arabi, Egitto e URSS; un conflitto che anticipa ciò che avverrà nel mezzo secolo successivo.
Nel 1970 Gamal Abd el-Nasser giunge a un accordo tra le fazioni palestinesi e re Husayn di Giordania, ponendo fine al “settembre nero”. Però muore la sera del vertice della Lega araba, che ratifica l’accordo: ufficialmente per un attacco cardiaco, ma molto probabilmente per omicidio. Nasser ha tre vicepresidenti: uno di sinistra – estremamente popolare –, uno di centro – ben noto –, e un conservatore, scelto su richiesta di Stati Uniti e Arabia Saudita, Anwar al-Sadat. A seguito di pressioni enormi, il vicepresidente di sinistra si dichiara non meritevole della carica, il vicepresidente centrista preferisce rinunciare alla vita politica e al-Sadat viene così nominato candidato dei nasseriani. È un dramma per molti paesi: il presidente sceglie un vicepresidente tra i concorrenti per ampliare la base elettorale, ma se questi lo sostituisce quando muore, ne distrugge l’eredità.
Al-Sadat, che ha operato per conto del Reich durante la seconda guerra mondiale e professa grande ammirazione per il Führer, è un militare ultra-conservatore, un alter-ego di Sayyid Qutb in veste di intermediario tra la Fratellanza e gli Ufficiali liberi. Al momento della sua ascesa al potere, libera i Fratelli che Nasser ha imprigionato. Il “presidente credente” è alleato della Confraternita nell’islamizzazione della società – la “rivoluzione correttiva” –, ma suo rivale in caso di tensioni politiche. Questo rapporto ambiguo è dimostrato dalla creazione di tre gruppi armati che non nascono da scissioni della Fratellanza, ma sono unità esterne a essa obbedienti: il partito di liberazione islamica, il Jihad islamico (dello sceicco Omar Abdel Rahman) e il “Takfir” (letteralmente “scomunica e immigrazione”). Tutti affermano di applicare le istruzioni di Sayyid Qutb. Armato dai servizi segreti, il Jihad islamico sferra attacchi contro i cristiani copti: lungi dal calmare la situazione, “il presidente credente” accusa di sedizione gli stessi copti e ne imprigiona il papa insieme a otto vescovi. Alla fine, al-Sadat interviene nella guida della Confraternita e parteggia per il Jihad islamico contro la Guida suprema, che fa arrestare [5].
Su indicazione del segretario di Stato americano, Henry Kissinger, convince la Siria a unirsi all’Egitto per attaccare Israele e ripristinare i diritti dei palestinesi. Il 6 ottobre 1973 i due eserciti attaccano su due fronti Israele durante la festa dello Yom Kippur. L’esercito egiziano attraversa il Canale di Suez, mentre i siriani sferrano attacchi dalle alture del Golan. Tuttavia, al-Sadat non schiera che una parte della difesa antiaerea e arresta l’esercito a 15 chilometri a est del canale, mentre gli israeliani si avventano sui siriani che si ritrovano catturati e gridano al complotto. Soltanto quando le truppe israeliane sono mobilitate e l’esercito siriano circondato, al-Sadat ordina alla propria armata di riprendere l’avanzata, interrompendola poi per negoziare il cessate il fuoco. Considerando il tradimento egiziano, i sovietici – che hanno già perso un alleato con la morte di Nasser – minacciano gli Stati Uniti e chiedono il cessate il fuoco immediato.
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Ex agente di collegamento tra gli “Ufficiali liberi” e la Confraternita, insieme a Sayyid Qutb, il “presidente credente” Anwar al-Sadat avrebbe dovuto essere proclamato dal parlamento egiziano “sesto califfo”. Nella foto, questo ammiratore di Adolf Hitler siede alla Knesset, a fianco dei partner Golda Meir e Shimon Peres.
Quattro anni dopo, seguendo il piano della CIA, al-Sadat si reca a Gerusalemme e decide di firmare una “pace separata” con Israele a scapito dei palestinesi. E così si sigla l’alleanza tra Fratellanza e Israele. Tutti i popoli arabi condannano il tradimento e la Lega araba estromette l’Egitto, trasferendo la sede ad Tunisi.
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Responsabile dell’“Apparato segreto” dei Fratelli Mussulmani, Ayman al-Zawahiri (capo attuale di Al Qaeda) organizza l’assassinio del presidente Sadat (6 ottobre 1981).
Washington decide di voltare pagina nel 1981. Il jihad islamico ha il compito di liquidare al-Sadat – diventato ormai inutile –, che viene assassinato durante una parata militare, mentre il Parlamento si prepara a proclamarlo “Sesto Califfo”. Nella tribuna d’onore, 7 persone rimangono uccise e 28 ferite ma, seduto accanto al presidente, il vicepresidente – il generale Mubarak – si salva. È l’unico nella tribuna d’onore ad indossare un giubbotto antiproiettile. Succede al “presidente credente” e la Lega araba può così tornare al Cairo.
Traduzione :
Alice Zanzottera
Rachele Marmetti




I Fratelli Mussulmani come forza complementare dell’MI6 e della CIA

Continuiamo la pubblicazione del libro di Thierry Meyssan, Sotto i nostri occhi. In questo episodio l’autore descrive come il presidente Jimmy Carter e il suo consigliere nazionale per la Sicurezza, Zbigniew Brzezinski, utilizzarono le competenze terroristiche d'operatori di pace "moderati" dei Fratelli Mussulmani contro i sovietici.

| Damasco (Siria)
Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi. - Si veda l’indice.
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Il consigliere per la Sicurezza Nazionale, Zbigniew Brzezinski, ha ideato lo stratagemma d' utilizzare i Fratelli Mussulmani per operazioni terroristiche contro il governo comunista afgano, provocando l’intervento dell’URSS.

LA FRATELLANZA AL SERVIZIO DELLA STRATEGIA DI CARTER-BRZEZINSKI

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Sir James Macqueen Graig, esperto di Medio Oriente, ha convinto il Regno Unito ad utilizzare i Fratelli Mussulmani in operazioni segrete esterne all’Egitto. A Graig si deve anche il piano delle “primavere arabe”, da lui concepito prendendo a modello l’operazione realizzata da Lawrence d’Arabia nel 1915.
Nel 1972-73 un funzionario del Foreign Office – e probabilmente dell’MI6 –, James Craig, e l’ambasciatore inglese in Egitto, Sir Richard Beaumont, cominciano a fare pressioni affinché il loro paese e gli Stati Uniti si affidino ai Fratelli musulmani non solo in Egitto, ma in tutto il mondo musulmano, contro i marxisti ed i nazionalisti. Poco dopo Craig sarà nominato ambasciatore di sua maestà in Syria e Arabia Saudita sotto l’attenta e costante protezione da parte della CIA. Molti anni dopo sarà l’ideatore della “Primavera araba”.
Nel 1977 negli Stati Uniti viene eletto presidente Jimmy Carter, che nomina Zbigniew Brzezinski consigliere per la sicurezza nazionale. Quest’ultimo decide di usare l’islamismo contro i sovietici: dà il via libera ai sauditi per l’aumento dei finanziamenti della Lega musulmana mondiale e organizza cambi di regime in Pakistan, Iran e Siria; destabilizza l’Afghanistan e pone come obiettivo di sicurezza nazionale l’accesso, da parte degli USA, al petrolio del Medio Oriente. Da ultimo, rifornisce di mezzi militari la Fratellanza.
Tale strategia viene illustrata chiaramente da Bernard Lewis nella riunione del Gruppo Bilderberg [1] che la NATO organizza in Austria nell’aprile 1979. Lo studioso islamico anglo-israelo-statunitense assicura che i Fratelli musulmani non solo avrebbero svolto un ruolo importante contro i sovietici – causando problemi interni in Asia Centrale – ma avrebbero anche balcanizzato il Medio Oriente nell’interesse d’Israele.
Contrariamente alla credenza popolare, i Fratelli non si limitano a seguire il piano di Brzezinski: guardano lontano, ricevendo aiuti da Riad e Washington per creare diramazioni della Fratellanza in altri paesi, nuclei operativi che si svilupperanno ulteriormente. Il re saudita concede in media 5 miliardi di dollari all’anno alla Lega musulmana mondiale, che espande le attività in 120 paesi e finanzia le guerre. In linea di massima, 5 miliardi di dollari equivalgono al bilancio militare della Corea del Nord. La Lega riceve lo status consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite e lo status di osservatore all’Unicef.
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Il generale pakistano Muhammad Zia-ul-Haq, primo capo di Stato membro dei Fratelli Mussulmani fuori dall’Egitto, consente ai combattenti della Fratellanza di disporre di una retroguardia contro i comunisti afgani.
In Pakistan, il generale Muhammad Zia-ul-Haq – capo di Stato maggiore delle forze armate, addestrato a Fort Bragg negli Stati Uniti – rovescia il presidente Zulfiqar Ali Bhutto e lo fa impiccare. Membro del Jamaat-e-Islami – ossia la variante locale dei Fratelli musulmani –, islamizza la società, impone gradualmente la Sharia – insieme alla pena di morte per blasfemia – e crea una vasta rete di scuole islamiche. È la prima volta che la Fratellanza arriva al potere fuori dall’Egitto.
In Iran, Brzezinski convince lo Scià ad abdicare e organizza il ritorno dell’imam Khomeini, che si definisce “islamista sciita”. Da giovane, nel 1945, Khomeini aveva incontrato Hasan al-Banna al Cairo per convincerlo a non alimentare il conflitto tra sunniti e sciiti. In seguito, ha tradotto due libri di Sayyid Qutb. La Fratellanza e il rivoluzionario iraniano sono d’accordo sulle questioni sociali, ma non su quelle politiche. Brzezinski capisce di aver sbagliato lo stesso giorno dell’arrivo a Teheran dell’Ayatollah, che si reca a pregare sulle tombe dei martiri del regime dello Scià ed esorta l’esercito a ribellarsi all’imperialismo. Brzezinski commette un secondo errore inviando la Delta Force a salvare le spie statunitensi tenute in ostaggio nell’ambasciata di Teheran. Anche se riesce a tenere all’oscuro l’Occidente che i suoi diplomatici non erano tali, bensì spie, ridicolizza i suoi militari con la fallita operazione Eagle Claw e instilla al Pentagono l’idea che fosse necessario procurarsi i mezzi per sconfiggere i musulmani.
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In Afghanistan, Brzezinski avvia l’“Operazione Cyclone”: tra 17 e 35 mila Fratelli musulmani – provenienti da quaranta paesi – combattono contro l’URSS, arrivata per difendere, su sua richiesta, la Repubblica democratica dell’Afghanistan [2]. Non si trattò di un’“invasione sovietica”, come sostiene la propaganda degli USA. Non ci saranno sul suolo afgano mai più di 15.000 sovietici alla volta. Gli uomini inviati da Brzezinski giungono come rinforzi per una coalizione tra combattenti conservatori e Fratelli musulmani locali; tra loro il pashtun Gulbuddin Hekmatyar e il tagiko Ahmad Shah Massoud. Ricevono le armi principalmente da Israele [3], ufficialmente loro nemico giurato, ma ormai loro alleato. Tutte le forze sono controllate dal Pakistan dal generale Muhammad Zia-ul-Haq e finanziate da Stati Uniti e Arabia Saudita. È la prima volta che la Fratellanza viene impiegata dagli anglosassoni per combattere una guerra. Tra i combattenti compaiono i futuri capi delle guerre caucasiche, dell’indonesiana Jemaah Islamiyah, del gruppo filippino Abu Sayaf e, naturalmente, di Al Qaida e ISIS. L’operazione antisovietica degli Stati Uniti è supportata dal partito repubblicano e da una frazione di estrema sinistra, i trotskisti del Social Democrats USA.
La strategia Carter-Brzezinski rappresenta un cambiamento sostanziale [4]. L’Arabia Saudita, che in precedenza ha finanziato i gruppi islamisti, diviene responsabile della gestione dei fondi bellici contro i sovietici. Il direttore generale dell’intelligence saudita, il principe Turki – figlio del re dell’epoca, Faysal –, si trasforma in una figura chiave presso tutti i vertici occidentali.
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Il palestinese Abdallah Azzam e il saudita Osama bin Laden sono stati formati a Riad da Mohammad Qutb, fratello di Sayyid Qutb. In seguito, hanno diretto i combattenti dei Fratelli Mussulmani in Afghanistan.
I problemi tra arabi e afgani sono ricorrenti: il principe Turki prima invia il palestinese Abd Allah al-Azzam – l’“imam del jihad” – per ripristinare l’ordine tra i Fratelli e gestire l’ufficio locale della Lega musulmana mondiale, poi il miliardario Osama bin Laden. Al-Azzam e bin Laden sono stati addestrati in Arabia Saudita dal fratello di Sayyid Qutb.
Anche durante il mandato di Carter, i Fratelli musulmani intraprendono una lunga campagna terroristica in Siria, compresa l’uccisione dei cadetti non sunniti presso l’Accademia militare di Aleppo da parte dell’“avanguardia combattente”. Hanno basi in Giordania, dove gli inglesi li addestrano militarmente. Durante quegli “anni di piombo”, la CIA suggella l’alleanza tra i Fratelli musulmani e il gruppetto dell’ex comunista di Riad al-Turk, che con i suoi amici George Sabra e Michel Kilo hanno rotto con Mosca durante la guerra civile libanese per sostenere l’Occidente. Anche loro aderiscono al gruppo trotskista statunitense Social Democrats USA. I tre scrivono un manifesto nel quale sostengono che i Fratelli musulmani rappresentano il nuovo proletariato e che la Siria potrà essere salvata soltanto dall’intervento militare degli Stati Uniti. In ultima analisi, i Fratelli tentano un colpo di Stato nel 1982, con l’appoggio del Baath iracheno – che collabora con Washington contro l’Iran – e dell’Arabia Saudita. I combattimenti ad Hama causano duemila morti secondo il Pentagono, 40 mila secondo la Fratellanza e la CIA. In seguito vengono uccisi centinaia di prigionieri a Palmira per mano del fratello del presidente Hafiz al-Assad, Rifaat, che sarà destituito e costretto all’esilio a Parigi quando tenterà, a sua volta, il colpo di Stato contro il fratello. I trotskisti vengono catturati e la maggior parte dei Fratelli fugge in Germania – dove già risiede l’ex Guida siriana Issam al-Attar – o in Francia – come Abu Musab, “Il Siriano” –, dove il cancelliere Helmut Kohl e il presidente François Mitterrand concedono asilo. Due anni più tardi scoppia uno scandalo nell’opposizione, ormai in esilio al momento della spartizione: 3 milioni di dollari spariscono dal totale di 10 milioni forniti dalla Lega musulmana mondiale.

VERSO LA CREAZIONE DELL’INTERNAZIONALE JIHADISTA

Negli anni ottanta la Lega musulmana mondiale riceve istruzioni da Washington al fine di trasformare la società algerina. Per circa un decennio Riad si offre di costruire moschee nei villaggi, dove ogni volta vengono annessi un dispensario e una scuola. Le autorità algerine accolgono l’aiuto con gioia, considerato che non sono più in grado di garantire a tutti accesso a sanità e istruzione. A poco a poco, le classi lavoratrici algerine si allontanano da uno Stato che non le rappresenta più e si avvicinano alle tanto generose moschee.
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Il presidente Bush padre, ex direttore della CIA, stringe un forte legame d’amicizia con l’ambasciatore saudita, principe Bandar bin Sultan bin Abdelaziz Al Saud, che più tardi diventerà capo dell’intelligence del proprio Paese. Bush lo considera figlio adottivo, da qui il soprannome di Bandar Bush.
Quando il principe Fahd diventa re dell’Arabia Saudita, nel 1982, invia il principe Bandar – figlio del ministro della Difesa – a Washington in qualità di ambasciatore, incarico che manterrà per tutto il corso del suo regno. Nella capitale a stelle e strisce svolge una duplice funzione: da un lato si occupa di gestire le relazioni saudite-statunitensi, dall’altro funge da interfaccia tra il direttore dell’intelligence Turki e la CIA. Stringe amicizia con il vicepresidente ed ex direttore della CIA George H.W. Bush, che lo considera suo “figlio adottivo”; poi con il segretario della Difesa Dick Cheney e il futuro direttore della CIA, George Tenet. Si inserisce nell’élite sociale e va a integrare la setta cristiana dei capi di Stato maggiore del Pentagono, The Family, e l’ultra-conservatore Bohemian Club di San Francisco.
Bandar dirige i jihadisti dalla Lega musulmana mondiale e negozia con Londra l’acquisto di armi dalla British Aerospace in cambio di petrolio. I contratti della “colomba” – in arabo al-Yamamah – costano a Riad tra i 40 e gli 83 miliardi di sterline, di cui una parte sostanziosa sarà riversata dagli inglesi al principe. Nel 1983 il presidente Ronald Reagan affida a Carl Gershman – ex leader del Social Democrats USA – la direzione della nuovissima National Endowment for Democracy [5], un’agenzia che dipende dall’accordo dei “Cinque Occhi” e che opera sotto le mentite spoglie di organizzazione non governativa. È la “facciata” legale dei servizi segreti australiani, inglesi, canadesi, statunitensi e neozelandesi. Gershman, che ha già collaborato con i suoi compagni trotskisti e amici Fratelli musulmani in Libano, Siria e Afghanistan, realizza una vasta rete di associazioni e fondazioni che CIA e MI6 utilizzano per sostenere la Fratellanza, ove possibile. Si rifà alla “Dottrina Kirkpatrick”, secondo la quale tutte le alleanze sono giuste se utili agli interessi degli Stati Uniti.
Nel 1985 il Regno Unito, fedele alla propria tradizionale competenza accademica, crea un istituto per analizzare le società musulmane e il modo in cui i Fratelli possano influenzarle: l’Oxford Centre for Islamic Studies.
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In Sudan, Hasan al-Turabi e Omar al-Bashir impongono i Fratelli Mussulmani. Nel contesto particolarmente settario e arretrato del Paese entreranno in conflitto con la Fratellanza e si distruggeranno a vicenda.
Nel 1989 i Fratelli tentano – con successo – un secondo colpo di Stato, questa volta in Sudan a favore del colonnello Omar al-Bashir, che prontamente investe la Guida locale, Hasan al-Turabi, della presidenza dell’Assemblea Nazionale. Quest’ultimo, durante una conferenza tenutasi a Londra, annuncia che il suo paese diventerà la base dei gruppi islamici di tutto il mondo.
Sempre nel 1989 nasce in Algeria il Fronte islamico di salvezza (FIS), centrato sulla figura di Abbassi Madani, mentre il partito al governo crolla travolto da vari scandali. Il FIS è appoggiato dalle moschee “regalate” dai sauditi, e di conseguenza dagli algerini che le frequentano da un decennio. Grazie al rifiuto nei confronti dei dirigenti e non certo per adesione ideologica, vince le elezioni locali. Considerando il fallimento dei politici e l’impossibilità di negoziare con gli islamisti, l’esercito riesce nel colpo di Stato e annulla le elezioni. Il paese viene travolto da una lunga e sanguinosa guerra civile di cui non si saprà molto, ma la guerriglia causerà più di 150 mila vittime. Gli islamisti non esitano a imporre punizioni individuali e collettive, come con il massacro degli abitanti di Ben Talha – colpevoli di aver votato nonostante la fatwa lo proibisse – dei quali radono al suolo il villaggio. Chiaramente, l’Algeria funge da laboratorio per le nuove operazioni. Circola la voce secondo la quale è l’esercito, e non gli islamisti, a massacrare gli abitanti, mentre in realtà vari agenti dei servizi segreti, addestrati negli Stati Uniti, si uniscono agli islamisti e creano il caos.
Nel 1991 Osama bin Laden, tornato in Arabia Saudita da eroe per aver condotto la lotta anticomunista alla fine della guerra in Afghanistan, si scontra ufficialmente con il re, mentre i “sururisti” si ribellano alla monarchia. Questa rivolta, il “risveglio islamico”, dura quattro anni e si conclude con l’arresto dei capi principali, dimostrando alla monarchia – convinta di detenere ogni potere – che, mescolando religione e politica, i Fratelli hanno creato le condizioni per la rivolta tramite le moschee.
In questo contesto Osama bin Laden sostiene di aver offerto l’aiuto di alcune migliaia di veterani dell’Afghanistan contro l’Iraq di Saddam Hussein ma, con enorme sorpresa, il re avrebbe preferito il milione di truppe degli Stati Uniti e degli alleati. Così si ritira in esilio in Sudan, in realtà con la missione di riprendere il controllo degli islamisti sfuggiti all’autorità dei Fratelli e in rivolta contro la monarchia. Con Hasan al-Turabi organizza conferenze popolari panarabe e panislamiche invitando i rappresentanti dei movimenti islamici e nazionalisti di cinquanta paesi. Questo per creare partiti equivalenti a ciò che l’Arabia Saudita ha già fatto con l’Organizzazione della Conferenza islamica, che riunisce diversi Stati. I partecipanti non sanno che le conferenze sono finanziate dai sauditi e gli alberghi che le ospitano sono monitorati dalla CIA. Da Yasser Arafat a Hezbollah libanese, tutti vi partecipano.
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L’FBI riesce a far condannare la BCCI, un’immensa banca musulmana diventata, col tempo, un mezzo della CIA per le operazioni segrete – tra cui il finanziamento della guerra in Afghanistan –, ma anche per il traffico di droga in America Latina [6]. Quando viene dichiarato il fallimento della banca, i clienti minori non sono rimborsati, ma Osama bin Laden riesce a recuperare 1,4 miliardi di dollari per portare avanti l’ingaggio dei Fratelli musulmani al servizio di Washington. La CIA allora trasferisce le sue attività presso la Faysal Islamic Bank e la filiale Al Baraka.
Traduzione :
Alice Zanzottera
Rachele Marmetti

domenica 12 maggio 2019

PIANI CIA ALL'ARIA grazie a PATRIOTTISMO e PROFESSIONALITA'

Alla fine, il 30 aprile la Casa Bianca ha dato il via all’operazione che si è rivelata il più grande scacco subito dalla CIA negli ultimi decenni.
Il Venezuela ha dimostrato che, anche nel caso di un Paese sudamericano soggetto ad embargo, lottare con patriottismo e professionalità può mandare all’aria i piani della CIA.





Venezuela: così il SEBIN ha incastrato la CIA


Il fallimento del colpo di Stato di Juan Guaidó in Venezuela, il 30 aprile e 1° maggio 2019, è stato possibile grazie all’infiltrazione delle reti di opposizione filo-USA. Non sono stati i 300 mila soldati cubani di cui parla John Bolton, e che nessuno ha mai visto, a svolgere il paziente lavoro, bensì il SEBIN, con il supporto di consiglieri russi.

| Bucarest (Romania)
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Dopo l’acquisizione, da parte del Venezuela, di aerei Su-30, di sistemi anti-aerei S-300, di carri T-72, di batterie costiere d’artiglieria russe, il comando degli Stati Uniti per l’America del Sud (UsSouthCom) ha messo in campo mezzi di spionaggio tecnologico (TechInt – intelligence tecnica) per valutare, analizzare ed interpretare le informazioni sui mezzi di combattimento dell’esercito venezuelano.

Si tratta di mezzi della categoria MasInt (Measurement and signature intelligence), che rilevano a distanza le vibrazioni, la pressione, l’energia calorica prodotta dai sistemi di combattimento, nonché di mezzi (ElInt) per le emissioni elettroniche dei sistemi radar e di radionavigazione, di cui sono equipaggiati i missili terra-aria, gli aerei e le navi militari del Venezuela.

La maggior parte degli strumenti di spionaggio è stata utilizzata per intercettare le reti di comunicazione (ComInt). L’Agenzia Nazionale d’Intelligence Elettronica (NSA) ha una rete chiamata Echelon, concepita per l’intercettazione e la registrazione delle comunicazioni via telefono, fax, radio e del traffico dati, grazie a satelliti-spia americani.

Il SouthCom ha potuto valutare, attraverso il ComInt, lo stato d’animo, la lealtà e l’insoddisfazione dei comandanti dell’esercito e dei capi delle autorità politiche centrali e locali. Ufficialmente Russia e Cina affermano di non aver inviato esperti di spionaggio e di controspionaggio in Venezuela. Una versione poco credibile, smentita dal fatto che da gennaio, ossia da quando gli Stati Uniti hanno introdotto l’autoproclamato impostore presidente Juan Guaidó, sembra che un super James Bond abbia preso in mano la direzione del contro-spionaggio venezuelano. Il Pentagono ha così dovuto prendere atto, per esempio, dell’interruzione del flusso di dati che arrivavano alla NSA attraverso il processo ComInt. Ebbene, il Venezuela non possiede una tecnologia tanto avanzata in grado di bloccare la ricezione dei satelliti della NSA.

Le operazioni in Venezuela sono perciò passate in mano della CIA, specializzata nell’HumInt (intelligence umana): lo spionaggio condotto da agenti statunitensi infiltrati, che a loro volta sfruttano reti d’informatori locali. Dopo poco tempo, però, il modesto servizio di contro-spionaggio venezuelano (SEBIN: Servicio Bolivariano de Intelligencia Nacional) è riuscito a umiliare la CIA. Soltanto in seguito gli Stati Uniti hanno scoperto che tutti i gruppi d' opposizione filo-USA [1] del governo di Caracas erano stati infiltrati da agenti del SEBIN.

Gli ufficiali del SEBIN infiltrati nella stampa finanziata dagli Stati Uniti hanno svolto attività di selezione e pubblicazione di strabilianti, quanto poco affidabili, notizie sull’evoluzione politica in Venezuela. Così alla CIA sono giunte non poche voci di “diserzioni”, per esempio l’intenzione di alcuni generali di primissimo piano di tradire il presidente Nicolas Maduro e di liberare gli oppositori politici arrestati.

Per conquistare la fiducia degli agenti della CIA, i membri del SEBIN hanno persino organizzato riunioni sediziose con i generali venezuelani, sotto il completo controllo del SEBIN e del controspionaggio militare. La “diserzione” del generale Manuel Figuera, capo del SEBIN, la liberazione di Leopoldo López [2] dagli arresti domiciliari, e la messa a disposizione di Juan Guaidó d' un plotone di soldati del SEBIN – oltre 1.000 militari – per prendere la guarnigione Carlota a Caracas, facevano parte dell’operazione d’inquinamento degli agenti della CIA, per convincere Washington del successo del colpo di Stato.

Alla fine, il 30 aprile la Casa Bianca ha dato il via all’operazione che si è rivelata il più grande scacco subito dalla CIA negli ultimi decenni. Il Venezuela ha dimostrato che, anche nel caso di un Paese sudamericano soggetto a embargo, lottare con patriottismo e professionalità può mandare all’aria i piani della CIA.



[1] In Venezuela esiste anche un’opposizione nazionale, che qui non è messa in causa.
[2] Leopoldo López è uno dei capi carismatici dell’opposizione. È stato eccellente sindaco della ricca città di Chacao. La sua famiglia appartiene all’équipe del miliardario dei media Gustavo Cisneros. Tutti costoro parteciparono attivamente al colpo di Stato contro il presidente Hugo Chávez. Leopoldo López è stato condannato per corruzione, dopo aver stornato fondi dalla società petrolifera [statale] PDVSA a beneficio del proprio partito politico. Era agli arresti domiciliari.

giovedì 22 marzo 2018

SERVI DI QUESTE PREPOTENTI MERDE

Elenco delle basi e installazioni militari degli USA in Italia

Le sigle
Usaf: aviazione
Navy: marina
Army: esercito
Nsa: National security agency [Agenzia di sicurezza nazionale]
Setaf: Southern european task force [Task force sudeuropea]

Elenco per Regioni

Trentino Alto Adige
1. Cima Gallina [Bz]. Stazione telecomunicazioni e radar dell'Usaf.
2. Monte Paganella [Tn]. Stazione telecomunicazioni Usaf.
Friuli Venezia Giulia
3. Aviano [Pn]. La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell'Usaf in Italia [almeno tremila militari e civili americani ]. Nella base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell'Usaf [un gruppo di cacciabombardieri ] utilizzate in passato nei bombardamenti in Bosnia. Inoltre la Sedicesima Forza Aerea ed il Trentunesimo Gruppo da caccia dell'aviazione Usa, nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Si presume che la base ospiti, in bunker sotterranei la cui costruzione è stata autorizzata dal Congresso, bombe nucleari. Nella base aerea di Aviano (Pordenone) sono permanentemente schierate, dal 1994, la 31st Fighter Wing, dotata di due squadriglie di F-16 [nella guerra contro la Jugoslavia nel 1999, effettuo' in 78 giorni 9.000 missioni di combattimento: un vero e proprio record] e la 16th Air Force. Quest'ultima è dotata di caccia F-16 e F-15, e ha il compito, sotto lo U. S. European Command, di pianificare e condurre operazioni di combattimento aereo non solo nell'Europa meridionale, ma anche in Medio Oriente e Nordafrica. Essa opera, con un personale di 11.500 militari e civili, da due basi principali: Aviano, dove si trova il suo quartier generale, e la base turca di Incirlik. Sara' appunto quest'ultima la principale base per l'offensiva aerea contro l'Iraq del nord, ma l'impiego degli aerei della 16th Air Force sara' pianificato e diretto dal quartier generale di Aviano.
4. Roveredo [Pn]. Deposito armi Usa.
5. Rivolto [Ud]. Base USAF.
6. Maniago [Ud]. Poligono di tiro dell'Usaf.
7. San Bernardo [Ud]. Deposito munizioni dell'Us Army.
8. Trieste. Base navale Usa.
Veneto
9. Camp Ederle [Vi]. Quartier generale della Nato e comando della Setaf della Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri normalmente in Italia: un battaglione aviotrasportato, un battaglione di artiglieri con capacità nucleare, tre compagnie del genio. Importante stazione di telecomunicazioni. I militari e i civili americani che operano a Camp Ederle dovrebbero essere circa duemila.
10. Vicenza: Comando Setaf. Quinta Forza aerea tattica [Usaf]. Probabile deposito di testate nucleari.
11. Tormeno [San Giovanni a Monte, Vi]. Depositi di armi e munizioni.
12. Longare [Vi]. Importante deposito d'armamenti.
13. Oderzo [Tv]. Deposito di armi e munizioni
14. Codognè [Tv]. Deposito di armi e munizioni
15. Istrana [Tv]. Base Usaf.
16. Ciano [Tv]. Centro telecomunicazioni e radar Usa.
17. Verona. Air Operations Center [Usaf ]. e base Nato delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni [Usaf].
18. Affi [Vr]. Centro telecomunicazioni Usa.
19. Lunghezzano [Vr]. Centro radar Usa.
20. Erbezzo [Vr]. Antenna radar Nsa.
21. Conselve [Pd ]. Base radar Usa.
22. Monte Venda [Pd]. Antenna telecomunicazioni e radar Usa.
23. Venezia. Base navale Usa.
24. Sant'Anna di Alfaedo [Pd]. Base radar Usa.
25. Lame di Concordia [Ve]. Base di telecomunicazioni e radar Usa.
26. San Gottardo, Boscomantivo [Ve]. Centro telecomunicazioni Usa.
27. Ceggia [Ve]. Centro radar Usa.
Lombardia
28. Ghedi [Bs]. Base dell'Usaf, stazione di comunicazione e deposito di bombe nucleari.
29. Montichiari [Bs]. Base aerea [Usaf ].
30. Remondò [Pv]. Base Us Army.
108. Sorico [Co]. Antenna Nsa.
Piemonte
31. Cameri [No]. Base aerea Usa con copertura Nato.
32. Candelo-Masazza [Vc]. Addestramento Usaf e Us Army, copertura Nato.
Liguria
33. La Spezia. Centro antisommergibili di Saclant [vedi 35 ].
34. Finale Ligure [Sv]. Stazione di telecomunicazioni della Us Army.
35. San Bartolomeo [Sp]: Centro ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture. Innanzitutto il Saclant, una filiale della Nato che non è indicata in nessuna mappa dell'Alleanza atlantica. Il Saclant svolgerebbe non meglio precisate ricerche marine: in un dossier preparato dalla federazione di Rifondazione Comunista si parla di "occupazione di aree dello specchio d'acqua per esigenze militari dello stato italiano e non [ricovero della VI flotta Usa]". Poi c'è Maricocesco, un ente che fornisce pezzi di ricambio alle navi. E infine Mariperman, la Commissione permanente per gli esperimenti sui materiali da guerra, composta da cinquecento persone e undici istituti [dall'artiglieria, munizioni e missili, alle armi subacquee].
Emilia Romagna
36. Monte San Damiano [Pc]. Base dell'Usaf con copertura Nato.
37. Monte Cimone [Mo]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
38. Parma. Deposito dell'Usaf con copertura Nato.
39. Bologna. Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato.
40. Rimini. Gruppo logistico Usa per l'attivazione di bombe nucleari.
41. Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni Usa.
Marche
42. Potenza Picena [Mc]. Centro radar Usa con copertura Nato.
Toscana
43. Camp Darby [Pi]. Il Setaf ha il più grande deposito logistico del Mediterraneo [tra Pisa e Livorno], con circa 1.400 uomini, dove si trova il 31st Munitions Squadron. Qui, in 125 bunker sotterranei, e' stoccata una riserva strategica per l'esercito e l'aeronautica statunitensi, stimata in oltre un milione e mezzo di munizioni. Strettamente collegato tramite una rete di canali al vicino porto di Livorno, attraverso il Canale dei Navicelli, è base di rifornimento delle unità navali di stanza nel Mediterraneo. Ottavo Gruppo di supporto Usa e Base dell'US Army per l'appoggio alle forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo, nel Golfo, nell'Africa del Nord e la Turchia.
44. Coltano [Pi]. Importante base Usa-Nsa per le telecomunicazioni: da qui sono gestite tutte le informazioni raccolte dai centri di telecomunicazione siti nel Mediterraneo. Deposito munizioni Us Army; Base Nsa.
45. Pisa [aeroporto militare]. Base saltuaria dell'Usaf.
46. Talamone [Gr]. Base saltuaria dell'Us Navy.
47. Poggio Ballone [Gr]. Tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar Usa con copertura Nato.
48. Livorno. Base navale Usa.
49. Monte Giogo [Ms]. Centro di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
Sardegna
50. La Maddalena - Santo Stefano [Ss]. Base atomica Usa, base di sommergibili, squadra navale di supporto alla portaerei americana "Simon Lake".
51. Monte Limbara [tra Oschiri e Tempio, Ss]. Base missilistica Usa.
52. Sinis di Cabras [Or]. Centro elaborazioni dati [Nsa].
53. Isola di Tavolara [Ss]. Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della Us Navy.
54. Torre Grande di Oristano. Base radar Nsa.
55. Monte Arci [Or]. Stazione di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
56. Capo Frasca [Or]. Eliporto ed impianto radar Usa.
57. Santulussurgiu [Or]. Stazione telecomunicazioni Usaf con copertura Nato.
58. Perdasdefogu [Nu]. Base missilistica sperimentale.
59. Capo Teulada [Ca]. Da Capo Teulada a Capo Frasca [Or ], all'incirca 100 chilometri di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70 mila ettari di zone "off limits": poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato.
60. Cagliari. Base navale Usa.
61. Decimomannu [Ca]. Aeroporto Usa con copertura Nato.
62. Aeroporto di Elmas [Ca]. Base aerea Usaf.
63. Salto di Quirra [Ca]. poligoni missilistici.
64. Capo San Lorenzo [Ca]. Zona di addestramento per la Sesta flotta Usa.
65. Monte Urpino [Ca]. Depositi munizioni Usa e Nato.
Lazio
66. Roma. Comando per il Mediterraneo centrale della Nato e il coordinamento logistico interforze Usa. Stazione Nato
67. Roma Ciampino [aeroporto militare]. Base saltuaria Usaf.
68. Rocca di Papa [Rm]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato, in probabile collegamento con le installazioni sotterranee di Monte Cavo
69. Monte Romano [Vt]. Poligono saltuario di tiro dell'Us Army.
70. Gaeta [Lt]. Base permanente della Sesta flotta e della Squadra navale di scorta alla portaerei "La Salle".
71. Casale delle Palme [Lt]. Scuola telecomunicazioni Nato sotto controllo Usa.
Campania
72. Napoli. Comando del Security Force dei Marines. Base di sommergibili Usa. Comando delle Forze Aeree Usa per il Mediterraneo. Porto normalmente impiegato dalle unità civili e militari Usa. Si calcola che da Napoli e Livorno transitino annualmente circa cinquemila contenitori di materiale militare.
73. Aeroporto Napoli Capodichino. Base aerea Usaf.
74. Monte Camaldoli [Na]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
75. Ischia [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
76. Nisida [Na]. Base Us Army.
77. Bagnoli [Na]. Sede del più grande centro di coordinamento dell'Us Navy di tutte le attività di telecomunicazioni, comando e controllo del Mediterraneo.
78. Agnano [nelle vicinanze del famoso ippodromo]. Base dell'Us Army.
80. Licola [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa
81. Lago Patria [Ce]. Stazione telecomunicazioni Usa.
82. Giugliano [vicinanze del lago Patria, Na]. Comando Statcom.
83. Grazzanise [Ce]. Base saltuaria Usaf.
84. Mondragone [Ce]: Centro di Comando Usa e Nato sotterraneo antiatomico, dove verrebbero spostati i comandi Usa e Nato in caso di guerra
85. Montevergine [Av]: Stazione di comunicazioni Usa.
Basilicata
79. Cirigliano [Mt]. Comando delle Forze Navali Usa in Europa.
86. Pietraficcata [Mt]. Centro telecomunicazioni Usa e Nato.
Puglia
87. Gioia del Colle [Ba]. Base aerea Usa di supporto tecnico.
88. Brindisi. Base navale Usa.
89. Punta della Contessa [Br]. Poligono di tiro Usa e Nato.
90. San Vito dei Normanni [Br]. Vi sarebbero di stanza un migliaio di militari americani del 499° Expeditionary Squadron;.Base dei Servizi Segreti. Electronics Security Group [Nsa ].
91. Monte Iacotenente [Fg]. Base del complesso radar Nadge.
92. Otranto. Stazione radar Usa.
93. Taranto. Base navale Usa. Deposito Usa e Nato.
94. Martinafranca [Ta]. Base radar Usa.
Calabria
95. Crotone. Stazione di telecomunicazioni e radar Usa e Nato.
96. Monte Mancuso [Cz]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
97. Sellia Marina [Cz]. Centro telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
Sicilia
98. Sigonella [Ct]. Principale base terrestre dell'Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta [circa 3.400 tra militari e civili americani ]. Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell'Usaf: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l'una.
99. Motta S. Anastasia [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
100. Caltagirone [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
101. Vizzini [Ct]. Diversi depositi Usa. Nota: un sottufficiale dell'aereonautica militare ci ha scritto, precisando che non vi sono installazioni USA in questa base militare italiana.
102. Palermo Punta Raisi [aeroporto]. Base saltuaria dell'Usaf.
103. Isola delle Femmine [Pa]. Deposito munizioni Usa e Nato.
104. Comiso [Rg]. La base risulterebbe smantellata.
105. Marina di Marza [Rg]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
106. Augusta [Sr]. Base della Sesta flotta e deposito munizioni.
107. Monte Lauro [Sr]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
109. Centuripe [En]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
110. Niscemi [Cl]. Base del NavComTelSta [comunicazione Us Navy ].
111. Trapani. Base Usaf con copertura Nato.
112. Isola di Pantelleria [Tp]: Centro telecomunicazioni Us Navy, base aerea e radar Nato.
113. Isola di Lampedusa [Ag]: Base della Guardia costiera Usa. Centro d'ascolto e di comunicazioni Nsa.
Fonte: http://www.kelebekler.com

deca


Le basi militari degli Stati Uniti sionisti d'America in €uropa,
Mediterraneo, Medioriente, con o senza copertura NATO

a cura di Alberto B. Mariantoni

Nelle pagine che seguono sono elencati gli stabilimenti e le basi militari degli Stati Uniti d'America (1) insediati nel Continente €uropeo, nel Bacino mediterraneo e nell'Area mediorientale, con o senza copertura NATO.

Basi USA in Europa (2)

Da Nord a Sud, tra le più importanti:

 ISLANDA: NAS Keflavik (Reykjanes - US-Navy - US-Air Force).
 Estonia, LETTONIA, Lituania: attualmente sono in costruzione almeno 22 Basi militari e 6 Basi
navali NATO (3), su controllo statunitense (Mare Baltico - US-Air Force; US-Navy; US-Army;
NSA (4)).
 NORVEGIA: Sola Sea Air Base (US-Air Force); Stavanger Air Base (US-Air Force); Flesland
Air Base (Bergen - US-Air Force).
 GRAN BRETAGNA: (all'incirca 30 basi - US-Air-Force, US-Navy, US-Army) - nome della base:
Lakenheath (località: Lakenheath; provincia o regione: Suffolk - US-Air Force); Mildenhall
(Mildenhall, Suffolk - US-Air Force); Alcombury (Huntingdon, Cambridgeshire - US-Air Force);
Molesworth (Huntingdon, Cambridgeshire - US-Air Force); Thrapston (Huntingdon,
Cambridgeshire - US-Air Force); Upwood (Ramsey, Cambridgeshire - US-Air Force); Fairford
(Fairford, Gloucestershire - US-Air Force); Feltwell (Thetford, Norfolk - US-Air Force);
Croughton (Croughton, Northamptonshire - US-Air Force); senza contare le Basi di supporto
logistico di: Barford St John (US-Air Force); Bicester (US-Air Force); Chelveston/Rushden (USAir
Force); Eriswell (US-Air Force); Ipswich (US-Air Force);Newbury (US-Air Force);
Newmarket (US-Air Force); Stanton (US-Air Force);Thetford (US-Air Force);Yildenhall (US-Air
Force); London (US-Navy); St. Mawgan (US-Navy); Hythe (US-Army).
 OLANDA: Soesterberg Air Base (US-Air Force); Eygelshoven (US-Army); Brunssum (USArmy);
Schinnen(US-Army); Vriezenveen (US-Army); Rotterdam (US-Navy - US-Army); più
altri 4 insediamenti (5).
 BELGIO: Bruxelles (Comando Nato); Mons (SHAPE Headquarters - Forze alleate in Europa - USArmy);
Chievres (80º Air Support Group - US-Air Force); Brasschaat (Brasschaat - US-Air Force);
Gendebien (US-Army); Kleine Brogel Air Base (US-Air Force); Florennes Air Base (US-Air
Force); Anversa (US-Navy); più una decina di altri insediamenti.
 LUSSEMBURGO: Sanem(Esch-Alzette - US-Army); Bettembourg (Luxemburg - US-Army).
 DANIMARCA: Thule Air Base (Thule, Groenlandia); Karup Air Base (Karup - US-Air Force).
 GERMANIA: (all'incirca 70 basi - Air-Force, US-Navy, US-Army - con una presenza di all'incirca
60.000 militari) - La maggior parte delle Basi USA sono concentrate nelle regioni di: Baden-
Wuerttemberg, Renania-Palatinato, Assia e Baviera. Tra le sedi dei Comandi più importanti
figurano:
o Ramstein (6) (Ramstein, Rheinland-Pfalz - US-Air Force): da questo Comando dipendono i
Sub-comandi di: Brasschaat (Mannheim-Sandhofen, Baden-Wuerttemberg); Patton Barracks
(7) (Heidelberg, Baden-Wuerttemberg); Stuttgart (Stuttgart-Echterdingen, Baden-
Wuerttemberg); Giebelstadt (Giebelstadt-Wuerzburg, Bayern); Grafenwoehr (Grafenwoehr,
Bayern); Hohenfels-CMTC (Hohenfels-Regensburg, Bayern); Katterbach Barracks
(Ansbach, Bayern); Storck Barracks (Illesheim, Bayern); Schweinfurt-Conn Barracks
(Schweinfurt, Bayern); Armstrong Army Heliport (Buedingen, Hessen); Hanau-Fliegerhorst
(Hanau, Hessen); Wiesbaden (Wiesbaden-Erbenheim, Hessen); Rhein-Main (Frankfurt/Main,
Hessen); Geilenkirchen (Teveren, Nordrhein-Westfalen); Ramstein (Ramstein, Rheinland-
Pfalz); Sembach (Kaiserslautern, Rheinland-Pfalz); Einsiedlerhof (Kaiserslautern, Rheinland-
Pfalz); nonché le Basi aere di: Ramstein-Landstuhl (Ramstein, Rheinland-Pfalz); Rhein-Main
Frankfurt, Spangdahlem (Spangdahlem, Rheinland-Pfalz), Büchel e Siegenburg-Mühlausen;
o Heidelberg (8) (località: Heidelberg; regione: Baden-Wuerttemberg - US-Army) - Divisioni:
1st Armored Division, Weisbaden; 1st Infantry Division, Wurzburg; 2nd Brigade, 1st
Armored Division, Buamholder; 7th Army Reserve Command (ARCOM), Schwetzingen;
Corpi d'Armata: Vº Corps, Heidelberg; Comandi: U.S. Army Europe (USAREUR); Combat
Maneuver Training Center; Landstuhl Regional Medical Center; nonché le caserme:
Hammonds Barracks, Campbell Barraks, Tompkins Barracks, Stem Barracks, Hammond
Barracks - più 10 altri insediamenti della US-Army;
o Brasschaat (9) (Mannheim-Sandhofen, Baden-Wuerttemberg), con le seguenti caserme:
Coleman Barracks, Spinelli Barracks, Turley Barracks, Sullivan Barracks, Funari Barracks -
più altri 11 insediamenti US-Army nella stessa regione;
o Stuttgart (Stuttgart-Echterdingen, Baden-Wuerttemberg - US-Army), con le seguenti
caserme: Kelley Barracks, Robinson Barracks, Patch Barracks- più altri 13 insediamenti USArmy;
o Hanau (Hanau, Hessen - US-Army), con le seguenti caserme: Argonen Barracks,
Fliegerhorst Barracks, Pionier Barracks, Utier Barracks, Wolfgang Barracks, Yorkhof
Barracks - più altri 6 insediamenti US-Army;
o Wiesbaden (Wiesbaden-Erbenheim, Hessen), Comando Intelligence Militare - più altri 9
insediamenti US-Army;
o Rhein-Main (Frankfurt/Main, Hessen) - almeno 2 insediamenti US-Army e 2 US-Air Force;
o Einsiedlerhof (Kaiserslautern, Rheinland-Pfalz) con le seguenti caserme: la GE-642
Armoured-Forces Barracks, Danner Barracks, Pulaski Barracks, Rhine Barracks, Kleber
Barracks - più altri 8 insediamenti US-Army e 4 US-Air Force;
Inoltre i Distaccamenti: Pendleton Barracks di Giessen (US-Army); Sheridan Barracks di Garmisch
(US-Army); Larson Barracks di Kitzingen (US-Army); Johnson Barracks di Nürnberg (US-Army);
Rose Barracks di Bad Kreuznach (US-Army); Pond Barracks di Amberg (US-Army); Warner
Barracks di Bamberg (US-Army); Storck Barracks di Windsheim (US-Army); Smith Barracks di
Baumholder (US-Army); McCully Barracks di Mainz (US-Army); Ledward Barracks di
Schweinfurt (US-Army); Amstrong Barracks di Dexheim (US-Army); Anderson Barracks di
Büdingen (US-Army); l'Eliporto di Landstuhl (US-Army), ecc.
 POLONIA: Krzesiny Air base (regione di Poznan - US-Air Force); Gdansk (facilità portuali - USNavy).
 FRANCIA (10): Istres Air Base (Marsiglia - Base logistica e di rifornimento US-Air Force), nonché
Marsiglia e Tolone (facilità portuali - US-Navy).
 UNGHERIA: Taszár Air Base (Pecs/Paych - US-Air Force); Kaposvar Air Field (UH-60 Black
Hawk helicopters e 127º Aviation Support Battalion - US-Army).
ITALIA: circa 111 Basi USA (11) (US-Air Force, US-Navy, US-Army, NSA) e NATO.
Tra le basi USA da Nord a Sud della Penisola:
o Cima Gallina (BZ): Stazione telecomunicazioni e radar dell'US-Air Force (USAF).
o Aviano Air Base (Pordenone, Friuli - US-Air Force): la 16ma Forza Aerea ed il 31º Gruppo
da caccia dell'Aviazione U.S.A., nonché uno squadrone di F-18 dei Marines.
o Roveredo in Piano (PN): Deposito armi e munizioni USA ed istallazione US-Air Force.
o Monte Paganella (TN): Stazione telecomunicazioni USAF.
o Rivolto (UD): Base USAF.
o Maniago (UD): Poligono di tiro dell'US-Air-Force (USAF).
o S. Bernardo (UD): Deposito munizioni dell'US-Army.
o Istrana (TV): Base US-Air-Force (USAF).
o Ciano(TV): Centro telecomunicazioni e radar USA.
o Solbiate Olona (MI - Comando NATO Forze di pronto intervento - US-Army).
o Ghedi (BS): Base dell'US-Air-Force (USAF).
o Montichiari (BS): Base aerea (USAF).
o Remondò (nel Pavese): Base US-Army.
o Vicenza: Comando SETAF, Sud Europe Task Force; Quinta Forza aerea tattica (USAF);
Deposito di testate nucleari.
o Camp Ederle (provincia di Vicenza): Q.G. NATO; Comando SETAF dell'US-Army; un
Btg. di obici ed Gruppo tattico di paracadutisti USA.
o Tormeno (San Giovanni a Monte, Vicenza): depositi di armi e munizioni.
o Longare (Vicenza): importante deposito d'armamenti.
o Verona: Air Operations Center (USAF). e Base NATO delle Forze di Terra del Sud Europa;
Centro di telecomunicazioni (USAF).
o Affi(VR): Centro telecomunicazioni USA.
o Lunghezzano (VR): Centro radar USA.
o Erbezzo (VR): Antenna radar NSA.
o Conselve (PD): Base radar USA.
o Monte Venda (PD): Antenna telecomunicazioni e radar USA.
o Trieste: Base navale USA.
o Venezia: Base navale USA.
o San Anna di Alfaedo (VE): Base radar USA.
o Lame di Concordia (VE): Base di telecomunicazioni e radar USA.
o San Gottardo, Boscomantivo (VE): Centro telecomunicazioni USA.
o Ceggia(VE): Centro radar USA.
o Cameri(NO): Base aerea USA con copertura NATO.
o Candela-Masazza (Vercelli): Base d'addestramento dell'US-Air-Force e dell'US-Army, con
copertura NATO.
o Monte S. Damiano (PC): Base dell'USAF con copertura NATO.
o Finale Ligure (SV): Stazione di telecomunicazioni dell'US-Army.
o Monte Cimone (MO): Stazione telecomunicazioni USA con copertura NATO.
o Parma: Deposito dell'USAF con copertura NATO.
o Bologna: Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato Americano.
o Rimini: Gruppo logistico USA per l'attivazione di bombe nucleari.
o Rimini-Miramare: Centro telecomunicazioni USA.
o Potenza Picena (MC): Centro radar USA con copertura NATO.
o Livorno: Base navale USA.
o La Spezia: Centro antisommergibili di Saclant.
o San Bartolomeo (SP): Centro ricerche per la guerra guerra sottomarina.
o Camp Darby (tra Livorno e Pisa): 8º Gruppo di supporto USA e Base dell'US Army per
l'appoggio alle Forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo e nell'Africa del Nord.
o Coltano (PI): importante base USA/NSA per le telecomunicazioni; Deposito munizioni USArmy;
Base NSA.
o Pisa(aeroporto militare): Base saltuaria dell'USAF.
o Monte Giogo (MS): Centro di telecomunicazioni USA con copertura NATO.
o Poggio Ballone (GR) - tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar USA con
copertura NATO.
o Talamone (GR): Base saltuaria dell'US-Navy.
o La Maddalena-Santo Stefano (Sassari): Base atomica USA, Base di sommergibili, Squadra
navale di supporto alla portaerei americana «Simon Lake».
o Monte Limbara (tra Oschiri e Tempio, Sassari, in Sardegna): Base missilistica USA.
o Sinis di Cabras (SS).: Centro elaborazioni dati (NSA).
o Isola di Tavolara (SS): Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della US
Navy.
o Torre Grande di Oristano: Base radar NSA.
o Monte Arci (OR): Stazione di telecomunicazioni USA con copertura NATO.
o Capo Frasca (OR): eliporto ed impianto radar USA.
o Santulussurgiu (OR): Stazione telecomunicazioni USAF con copertura Nato.
o Perdas de Fogu (NU): base missilistica sperimentale.
o Capo Teulada (CA): da Capo Teulada (CA) a Capo Frasca (OR): all'incirca 100 km di costa,
7.200 ettari di terreno e più di 70.000 ettari di zone Off Limits: poligono di tiro per
esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato.
o Decimomannu (CA): aeroporto Usa con copertura Nato.
o Aeroporto di Elmas: Base aerea dell'US-Air-Force.
o Salto di Quirra (CA): poligoni missilistici.
o Capo San Loremo (CA): zona di addestramento per la Sesta flotta USA.
o Monte Urpino (CA): Depositi munizioni USA e NATO.
o Cagliari: Base navale USA.
o Roma-Campino (aeroporto militare): Base saltuaria USAF.
o Rocca di Papa (Roma): Stazione telecomunicazioni USA con copertura NATO.
o Monte Romano (VT): Poligono saltuario di tiro dell'US-Army.
o Gaeta (LT): Base permanente della Sesta Flotta USA e della Squadra navale di scorta alla
portaerei «La Salle».
o Casale delle Palme (LT): Scuola telecomuncicazioni NATO su controllo USA.
o Napoli: Comando del Security Force del corpo dei Marines; Base di sommergibili USA;
Comando delle Forze Aeree USA per il Mediterraneo.
o Napoli-Capodichino: Base aerea dell'US-Air-Force.
o Monte Camaldoli (NA): Stazione di telecomunicazioni USA.
o Ischia(NA): Antenna di telecomunicazioni USA con copertura Nato.
o Nisida: Base US-Army.
o Bagnoli: Centro controllo telecomunicazioni Usa per il Mediterraneo.
o Agnano (nelle vicinanze del famoso ippodromo): Base dell'US-Army.
o Cirigliano.(NA): Comando delle Forze Navali USA in Europa.
o Licola(NA): Antenna di telecomunicazioni USA.
o Lago Patria (CE): Stazione telecomunicazioni USA.
o Giugliano (vicinanze del lago Patria, Caserta): Comando STATCOM.
o Grazzanise (CE): Base saltuaria USAF.
o Mondragone (CE): Centro di Comando USA e NATO sotterraneo antiatomico.
o Montevergine (AV): Stazione di comunicazioni USA.
o Pietraficcata (MT): Centro telecomunicazioni USA/NATO.
o Gioia del Colle (BA): Base aerea USA di supporto tecnico.
o Punta della Contessa (BR): Poligono di tiro USA/NATO.
o San Vito dei Normanni (BR): Base del 499º Expeditionary Squadron; Base dei Servizi
Segreti: Electronics Security Group (NSA).
o Monte Iacotenente (FG): Base del complesso radar Nadge.
o Brindisi: Base navale USA.
o Otranto: Stazione radar USA.
o Taranto: Base navale USA; Comando COMITMARFOR; Deposito USA/NATO.
o Martina Franca (TA): Base radar USA.
o Crotone: Stazione di telecomunicazioni e radar USA/NATO.
o Monte Mancuso (CZ): Stazione di telecomunicazioni USA.
o Sellia Marina (CZ): Centro telecomunicazioni USA con copertura NATO.
o Sigonella (CT): importante Base aeronavale USA (oltre ad unità della US-Navy, ospita
diversi squadroni tattici dell'US-Air-Force: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6
Intruder, nonché alcuni gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-
43, da più di 100 kilotoni l'una!).
o Motta S. Anastasia (CT): Stazione di telecomunicazioni USA.
o Caltagirone (CT): Stazione di telecomunicazioni USA.
o Vizzini (CT): Diversi depositi USA.
o Isola delle Femmine (PA): Deposito munizioni USA/NATO.
o Punta Raisi (Aeroporto): Base saltuaria dell'USAF.
o Comiso (Ragusa - insediamento US-Air Force).
o Marina di Marza (RG): Stazione di telecomunicazioni USA.
o Monte Lauro (SR): Stazione di telecomunicazioni USA.
o Sorico: Antenna NSA.
o Augusta (SR): Base della VI Flotta USA e Deposito munizioni.
o Centuripe (EN): Stazione di telecomunicazioni USA.
o Niscemi (Sicilia): Base del NavComTelSta (stazione di comunicazione US-Navy).
o Trapani: Base USAF con copertura NATO.
o Pantelleria: Centro telecomunicazioni US-Navy e Base aerea e radar NATO.
o Lampedusa: Base della Guardia costiera USA; Centro d'ascolto e di comunicazioni NSA.

 SPAGNA: NAS Rota (Rota, Cadice - US-Navy - US-Army); Moron Air Base (Moron de la
Frontiera, Siviglia - US-Air Forces); Torrejon Air Base (US-Air Force); Zaragoza Air Base (USAir
Force); San Vito (US-Air Force); nonché le Basi navali di appoggio e di facilità portuarie di:
Alicante, Barcellona, Benidorm, Cartagena, Malaga, Palma de Maiorca (US-Navy).
 PORTOGALLO: Horta (Falai Island, Azores - US-Navy); Lajes Field Air Base (Terceira Island,
Azores - US-Air Force); San Miguel (Azores - US-Air Force); Villa Nova (Azores - US-Air Force);
Santa Maria (Azores - US-Air Force); Praia Da Victoria (Azores - US-Air Force); San Jorge
(US-Navy); più una decina di distaccamenti della US-Navy e della US-Army (Azores).
 BOSNIA ERZEGOVINA: Camp Comanche (Tuzla - US-Army); Camp Eagle (Tuzla - US-Army);
Camp Dobol (US-Army); Camp McGovern (Brcko - US-Army).
 KOSSOVO: Camp Bondsteel (Urosevac - US-Army).
 MONTENEGRO: Camp Monteith (Gnjilane - US-Army).
 MACEDONIA: Camp Able Sentry (Skopje - US-Army).
 ROMANIA: Costanza (Mar Nero - US-Navy - US-Air Force); Mihail Kogalniceanu Air Base
(US-Air Force); Agigea (in costruzione - US-Navy); Babadag (in costruzione - US-Army).
 BULGARIA: Sarafovo Air Base (Burgas - Gruppo del 49º Expeditionary Corp - US-Air Force);
Camp Sarafovo (US-Army); Bezmer e Novo Selo (due basi in costruzione - US-Army).
 GEORGIA: Base navale (informale) di Supsa (Mar Nero - US-Navy).
 GRECIA: Iraklion/Eleusis(Atene - US-Navy); Hellenikon Air Base (nei pressi di Atene - US-Air
Force); Aktion (Costa ionica - US-Air Force); Souda Bay (Chania, Creta - US-Navy); nonché le
Basi appoggio e di facilità portuaria di Corfù e Rodi (US-Navy).
 CIPRO GRECA: Nicosia (base logistica saltuaria - US-Air Force); Larnaca (facilità portuarie - USNavy).
Occorre aggiungere le facilità di attraversamento dello spazio aereo, di atterraggio, di rifornimento e di
supporto logistico accordate - de iure o de facto - agli aerei ed agli elicotteri militari dell'US-Air Force
(com'è accaduto nel corso della guerra di aggressione all'Iraq nel 2003), dalla Svizzera, dall'Irlanda,
dall'Austria, dalla Slovacchia, dalla Repubblica Ceca, dalla Slovenia, dalla Croazia, dalla Georgia, ecc. (e le
facilità d'ormeggio e di rifornimento permanenti o saltuarie concesse all'US-Navy da Marocco, Tunisia,
Gibilterra e Malta).

Basi USA nel Vicino Oriente ed Oceano Indiano

 TURCHIA: Ankara (Comando US-Air Force); Batman Air Base (US-Air Force); Buyuk-Cigli Air Base (US-Air Force); Incirlick-Adana (39º Air Expeditionary Wing - US-Air Force); nonché le Basi aeree di Izmir, Corlu, Konya, Diyarbakir eMus (US-Air Force) ele Basi di appoggio e di facilità portuaria di Istambul, Izmir, Mersin e Iskenderun (US-Navy) - più una decina di altri insediamenti US-Army.
 CIPRO TURCA: Famagosta (US-Navy); Rizocarpaso (NSA)
 EGITTO: Cairo (3º NavMedRschu - US-Navy); Alessandria (US-Navy); Hurgada (Mar Rosso - US-Navy);
 ISRAELE: Haifa (US-Navy).
 Inoltre, tra le più importanti:
 IRAQ: 14 Basi permanenti («enduring» military bases - con la presenza di all'incirca 110.000 uomini - US-Army); Baghdad Air Base (US-Air Force); più le Speciali Basi di: Bashur(Kurdistan - US-Army); Talil (nei pressi dell'Aeroporto di Baghdad - US-Air Force); Base H-1 (deserto occidentale iracheno - US-Army); Nassiriya (Sud del paese - US-Army).
 GIORDANIA: Muafaq Salti (US-Army);
 Kuwait: Ahmed al-Jaber Air Base (US-Air Force); Ali Al Salem Air Base (US-Air Force); Camp Doha (US-Air Force); Camp Udairi (Kuwait-City - US-Army); Camp Doha (Ad-Dawhah - Quartier Generale della 3ª Armata - US-Army), Ali al-Salem (US-Army);
 Arabia Saudita: Prince Sultan Air Base (alla periferia di Riad - US-Air Force); King Abdul Aziz Air Base (Dhahran - US-Air Force); Eskan Village Air Base (US-Air Force); King Fahd (Taif - US-Air Force); King Khaled (Khamis Mushayt - US-Air Force); Al-Kharj (US-Air Force); Exmouth(US-Navy); più 5 istallazioni US-Army.
 Emirati Arabi Uniti: Al Dhafra/Sharjah (763º Squadrone dell'Expeditionary Air Refueling - US-Air Force); Al Dhafra Air Base (Abu Dhabi - US Air Force).
 Qatar: Al Udeid (US-Air Force); Al-Sayliyah (US-Air Force);
 Oman: Thumrait (305º Squadrone dell'Air Expeditionary Force - US-Air Force);
Dhuwwah/Masirah Island (US-Air Force); Seeb (US-Air Force); Salalah (US-Air Force);
 Bahrein: Sheik Isa (Sitrah, Golfo Arabo-Persico - US-Air Force); Muharraq Air Field (US-Air Force); Juffar (Quartier Generale della Vª Flotta americana - US-Navy).
 YEMEN: B ase navale di Aden (US-Navy).
 Gibuti: (Corno d'Africa): Le Monier Barracks (US-Air Force); Gibuti/Le Monier (US-Navy).
 Azerbaigian: Kurdamir, Nasosnaya, Guyullah (3 Basi aeree in corso di ammodernamento/realizzazione - US-Air Force).
 Kirghizistan: Manas/Ganci (regione di Bishkek - US-Air Force); Qarshi Hanabad (86ª RapidDeployment Unit - US-Army)
 Uzbekistan: Kandabad Air Base (Karshi - US-Air Force); Karshi Barracks (10ª Divisione di montagna - US-Army).
 Tagikistan: Tagikistan Air Base (US-Air Force); Khojand, Kulyab, Turgan-Tiube (3 Basi US-Air Force e US-Army, in trattativa per la loro costruzione).
 Afghanistan; Mazar-e-Sharif Air Base (US-Air Force); Pul-i-Kandahar (Kandahar Air Field - USAir Force), Shindand Air Base (Heart - US-Air Force); Khost Air Base (Paktia - US-Air Force); Bagram (Charikar, Parvan - BAF - US-Air Force); Kandahar (101ª Airborne Division - US-Army); Asadabad (US-Army); Heart (US-Army); Gardez (Paktia - US-Army); Mazar-e-Sharif (Task Force 121 - US-Army); Nimrouz (US-Army - in costruzione); Helmand (US-Army - in costruzione) - nonché le Basi di Orgun, Shkin e Sharan (provincia di Paktika - US-Army).
 Pakistan: Dalbandin Air Base (US-Air Force); Jacobabad Air Base (US-Air Force); Pasni (USAir Force); Shahbaz Air Base (US-Air Force); Jacobabad Camp (US-Army); Khowst (US-Army).
 Diego Garcia: (Oceano Indiano): Diego Garcia Air Base (US-Air Force); Diego Garcia (Naval base and support facilities - US-Navy).

Basi «Echélon» in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente

Gestite e coordinate dal Comando generale statunitense della NSA (National Security Agency) di Fort Meade (nel Maryland), organizzate in cooperazione con i servizi segreti britannici GCHQ (Government Communications Head Quarters), canadesi CSE (Communications Security Establishment), australiani DSD (Defence Signals Directorate) e neo-zelandesi GCSB (Government Communications Security Bureau), e spesso mimetizzate sotto le mentite spoglie di banali imprese di telecomunicazioni private, le Basi d'ascolto, di spionaggio elettronico e d'elaborazione dati del programma Echélon (che già dispone - oltre alle usuali "stazioni" di spionaggio che sono integrate nella normale rete diplomatica e consolare statunitense nel mondo - di una ventina di satelliti spia della National Reconaissance Office - del tipo Keyhole, Mercury, Sigint, Parsae, Comint, Orion/Vortex, Mentor, Trompet, ecc. - e di una trentina di Boeing RC-135 che giorno e notte - da centinaia di chilometri, nel cielo - sono in grado di intercettare, registrare e controllare qualsiasi comunicazione radio, telefonica, fax, cellulare ed internet, e persino fotografare e decifrare, con altissima risoluzione - come nel caso dei satelliti «Advanced KH-11» e «KH-12» - persino l'indirizzo di una cartolina postale) coprono praticamente l'intero pianeta, con all'incirca 4.000 'antenne' disseminate nei diversi paesi del mondo. In Europa, le principali Basi del programma Echélon - che agiscono sotto l'egida dei Comandi regionali USA di Morenstow e di Menmith Hill, in Gran Bretagna, e di Bad Aibling, in Germania (Baviera) - sono installate nelle seguenti località (da Nord a Sud): in Islanda: Keflavik; in Lituania: Vilnius; in Estonia: Tallinn; in Lettonia (Latvia): Ventspils; in Finlandia: Santahamina; in Svezia: Karlskrona, Muskö e Lovön; in Norvegia: Borhaug, Jessheim, Fauske/Vetan, Randaberg, Kirkenes, Skage/Namdalen, Vardo e Vadso; in Gran Bretagna: Belfast (Irlanda du Nord), Brora e Hawklaw (Scozia), Chicksands, Culm Head, Cheltenham, Digby, Menwith Hill, Irton Moor, Molesworth, Morwenstow, Londra (Palmer Street); in Danimarca: Aflandshage, Almindingen, Dueodde-Bornholm, Gedser, Hjorring, Logumkloster; in Olanda: Amsterdam e Viksjofellet; in Germania: Frankfurt, Bad Aibling, Ahrweiler, Hof, Achern, Bad Münstereifel, Darmstadt, Braunschweig, Husum, Monschau, Mainz, Rheinhausen, Stockdorf, Pullach, Vogelweh; in Francia: Parigi (GIX: Global Internet Exchange), Strasburgo e Grenoble; in Austria: Neulengbach e Konigswarte; in Svizzera: Merishausen e Rüthi; in Croazia: isola di Brac ed aeroporto di Zagreb-Lucko; in Bosnia-Erzegovina: Tuzla; in Spagna: Playa de Pals, Pico de las Nieves (Grande Canaria), Manzanares e Rota; in Portogallo: Terceira Island (isole Azores); a Gibilterra (Gibraltar); in Albania: Tirana, Durazzo (Durrës) e Shkodër; in Grecia: Iráklion (Creta); nell'isola di Cipro: Ayios Nikolaos; in Turchia: Istanbul, Izmir, Adana, Agri, Antalya, Diyarbakir, Edirne, Belbasi, Sinop, Strait, Samsun; in Israele: Herzliyya (Q.G. dell'Unità 8200), Mitzpah Ramon,
Monte Hermon, Golan Heights Monte Meiron; nel Pakistan: Parachinar; nel Kuwait: Kuwait-City e l'isola di Faylaka; in Arabia Saudita: Araz, Khafji; negli Emirati Arabi Uniti: Az-Zarqa, Dalma, Ras al-Khaimah e sull'isola di Sir Abu Nuayr; nell'Oman: Abut, Khasab, isole di Goat e di Masirah, penisola di Musandam; nello Yemen: isola di Socotra.
Note
*. Il testo è ricavato dal saggio "Dal 'Mare Nostrum' al 'Gallinarium Americanum'. Basi USA in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente", apparso nella rivista di studi geopolitici Eurasia, diretta da Tiberio Graziani, alle pp. 81-94 del fascicolo 3 del 2005.
**. Alberto Bernardino Mariantoni, politologo, scrittore e giornalista, è specialista in economia politica, islamologia e religioni del Medio Oriente. È stato collaboratore di Panorama e corrispondente permanente presso le Nazioni Unite di Ginevra.
1. Elenco aggiornato a giugno 2005.
2. Come riporta il sito web Kelebek in un articolo intitolato Hiroshima, Italia. Le nostre armi di distruzione di massa, Hans Kristensen, uno specialista del Natural Resources Defense Council (NRDC) ed autore di un rapporto sulle armi atomiche in Europa, ha rivelato al quotidiano «L'Unità» (10.02.2005) che sul nostro Continente ci sarebbero attualmente "ben 481 bombe nucleari, dislocate in Germania, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Olanda e Turchia. In Italia ve ne sono 50 nella base di Aviano e altre 40 in quella di Ghedi Torre, in provincia di Brescia".
3. North Atlantic Treaty Organization.
4. National Security Agency
5. Per «insediamenti», bisogna intendere: medi e piccoli acquartieramenti militari, basi per il lancio di
missili, depositi (per carri armati, automezzi, artiglieria, munizioni e pezzi di ricambio), stazioni d'ascolto e/o radio, nonché villaggi, ospedali, centri di riposo e di svago per il personale civile e militare statunitense che è permanentemente basato nel paese.
6. Sede del Quartier Generale della US-Air Force.
7. Caserma o acquartieramento importante (in inglese: «Barracks»).
8. Sede del Quartier Generale dello US-Army.
9. Quando è citato soltanto il nome della città, in neretto, trattasi di sede di Comando regionale.
10. Nonostante che la Francia, dal 7 Agosto 1966, rifiuti ufficialmente di ospitare Basi USA o NATO.
11. Gli USA sono riusciti ad impiantare le loro Basi, in Italia - e continuano indisturbati a mantenerle e ad aumentarle - sulla base di: 1) Le clausole segrete della «Convenzione d'Armistizio» del 3 Settembre 1943; 2) Le clausole segrete del «Trattato di pace» imposto all'Italia, il 10 Febbraio del 1947 (Parigi); 3) Il «Trattato NATO» firmato a Washington il 4 Aprile 1949, entrato in vigore il 1 Agosto 1949; 4) L'«Accordo segreto USA-Italia» del 20 ottobre 1954 (Accordo firmato esclusivamente dai rappresentanti del Governo di allora e mai sottoposto alla verifica, né alla ratifica del Parlamento); 5) Il «Memorandum d'intesa USAItalia» o «Shell Agreement» del 2 Febbraio 1995.

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