Non troveremo mai la verità se non saremo disposti ad accettare anche ciò che non ci saremmo mai aspettato ....
--- "Gli uccelli nati in una gabbia pensano che volare sia una malattia" - Alejandro Jodorowsky
‘Fino a che non diventeranno coscienti del loro potere, non saranno mai capaci di ribellarsi, e fino a che non si saranno liberati, non diventeranno mai coscienti del loro potere.’ - Eric Arthur Blair
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Questa
è una notizia molto interessante, Israele comunica, ora, che a novembre
le spie sioniste nordamericane avvertirono di una pandemia potenzialmente
catastrofica a Wuhan, in Cina, e apparentemente anche altri alleati
degli statunitensi furono avvertiti a novembre.
Questo scenario conferma ciò che ABC
News riportava e, naturalmente, l’amministrazione Trump negava.
Non si
deve credere a nulla fin quando non ciò non sarà negato forse due o tre
volte. Quindi dovremo aspettare un altro paio di smentite prima di poter
essere sicuri che sia vero.
Ma supponendo che lo sia, e abbiamo ora
diverse fonti che ci dicono che è vero, questo sarà abbastanza
strabiliante perché la Cina non sapeva di questo problema fino al 31
dicembre.
Quindi, se i servizi segreti statunitensi sapevano che a
novembre si sarebbe verificata una pandemia potenzialmente catastrofica a
Wuhan, in Cina, ciò significa che essi sapevano cosa succedeva a Wuhan
prima dei cinesi, ovvero dal 18 al 27 ottobre, quando la squadra di militari batteriologici, finta squadra militare sportiva, unse il quartiere del mercato dei frutti di mare della megalopoli.
E l’unica ragione che sia così e che gli Stati Uniti
l’avrebbero diffuso.
Secondo un rapporto, le agenzie d’intelligence
statunitensi avvisarono Israele su un focolaio di coronavirus apparso a
metà novembre. Ora sembra un’ipotesi oltraggiosa, ma non si capisce
davvero come operi la geopolitica e come avvengono le operazioni
segrete. E se comprendiamo la completa assenza di moralità ed etica
normali tra chi si occupa di politica estera, capiamo perché sia molto
probabile che non ci sia davvero l’intelligence nordamericana, anche se
gli israeliani li accusano, forse anche gli israeliani ne erano
coinvolti e vogliono scaricarne la colpa, chissà.
Certamente l’attacco
all’Iran avrebbe implicato gli israeliani.
In ogni caso, gli Stati Uniti
hanno il disperato bisogno di fermare l’ascesa della Cina al primo
posto mondiale.
Per far ciò deve rallentarne considerevolmente la
crescita economica, dalla doppia cifra per quasi 40 anni. L’unico modo
per riuscirci sarebbe silurare l’economia globale e trovare un modo per
cercare di spezzare le catene di approvvigionamento globali in modo che
l’economia sia meno globalizzata e i singoli Paesi guardino altrove
piuttosto che alla Cina per avere merci ed infrastrutture con progetti
come Belt and Road e così via.
Se la storia continua sulla traiettoria di prima del coronavirus, i
cinesi domineranno il mondo entro un decennio.
Non c’è dubbio.
E
questo è assolutamente inaccettabile per i capi sionisti nordamericani. Dovevano
trovare un modo per spezzare l’economia globalizzata e in particolare
accusare la Cina.
Questo sembra ciò che hanno fatto.
Ora dicono che
ruberanno gli investimenti della Cina nelle tesorerie statunitensi per
un importo da trilioni di dollari come presunto risarcimento per il
virus. Quindi la spinta della propaganda nordamericana all’estrema follia
anti-cinese negli Stati Uniti, accusando la Cina.
La spinta è usare una
scusa per distruggere la leva economica della Cina rubandone gli
investimenti nelle tesorerie statunitensi e tentando di de-globalizzare
il mondo. Tutto questo indica direttamente i soliti sospetti.
Le stesse
persone che fecero l’11 settembre per lanciare la loro guerra alla
civiltà islamica come inizio dello scontro di civiltà, ora capiscono che
la civiltà più minacciosa per la loro continua egemonia nel mondo è
quella cinese.
Questo è il primo attacco della terza guerra mondiale
poiché gli Stati Uniti colpiscono preventivamente la Cina non tanto col
virus stesso ma con la massiccia pubblicità ed effetto storico che si
avrà da questo virus, poiché possono infangare la Cina, provando a
convincere altri Paesi a smettere di commerciare con la Cina e tentando
di de-globalizzare l’economia mondiale in modo da poter congelare il
mondo così com’è, dove gli Stati Uniti hanno ancora vasta preponderanza
militare.
Kevin Barrett è autore,
giornalista e conduttore radiofonico americano con un dottorato di
ricerca. in studi islamici e arabi. Ha studiato gli eventi dell’11
settembre dalla fine del 2003.
La vera storia dell’eroina è venuta recentemente alla
luce dopo che, nel 1990, la Bayer, la casa farmaceutica
che l’aveva messa in commercio, ha finalmente aperto i
suoi archivi e ha permesso di consultare i diari di laboratorio
dei suoi chimici e farmacologi, i documenti sulle vendite, il materiale propagandistico e i profitti.
La sintesi della diacetilmorfina,
nome chimico dell’eroina, era in realtà
già avvenuta nel 1874, in un oscuro laboratorio
ad opera di un chimico chiamato
Wright. Sfortunatamente per lui alcuni farmacologi,
dopo avere sperimentato quella
molecola sulla rana e sul coniglio, ne decretarono l’inutilità
clinica e così la diacetilmorfina e Wright vennero
dimenticati.
La seconda nascita della diacetilmorfina è il 21 agosto
1897 ad opera del chimico della Bayer, Felix Hoffmann.
Tra i chimici tedeschi c’era allora la convinzione che il
processo di acetilazione degli alcaloidi naturali poteva originare
composti meno tossici e più attivi, comunque
nuove molecole, più costose e redditizie del prodotto originale.
L’acetilazione affascinava tanto quei chimici che la
loro fiducia in quel processo era stata definita una vera e
propria 'acetilo-mania'.
Ma Hoffmann aveva una speciale ragione per avere
contratto quella mania poiché neanche due settimane
prima della neo-sintesi dell’eroina aveva acetilato l’acido
salicilico offrendo alla Bayer la molecola dell’aspirina.
Le due più sconvolgenti sintesi del secolo avvennero quindi nello stesso mese di agosto del 1897, nello stesso
laboratorio. Il successo dell’eroina non è legato solamente
alla fortunata reazione chimica, ma, soprattutto, al suo
nome, Heroin, che in tutte le lingue suggerisce l’idea
dell’invincibilità, della divinità.
Un fascino ben più suggestivo
ad esempio dell’idromorfone, che pure è almeno cinque
volte più potente dell’eroina.
La vera storia dell’eroina rivela un’altra sorpresa: l ’idea iniziale del
farmacologo della Bayer, Heinrich
Dreser, era quella d' ottenere un prodotto
più attivo della codeina nel
migliorare la funzione respiratoria e
nel calmare la tosse.
Quello delle
malattie dell’apparato respiratorio
era un mercato molto redditizio
anche perché allora la tubercolosi
polmonare era una malattia molto
diffusa.
Dopo che Dreser pubblicò il suo
primo lavoro farmacologico su quel
surrogato della codeina, utile nell’
economizzare la respirazione, perché
“approfondisce ciascun atto
respiratorio”, i più grossi farmacologi tedeschi, russi, italiani, francesi, inglesi,
ungheresi, svedesi e svizzeri si scatenarono per confermare i risultati di
Dreser.
Inoltre tra il 1899 e il 1905 vennero
pubblicati 180 lavori clinici
sull’eroina e nel 1910 i lavori clinici
eseguiti con l’eroina includevano
almeno 10.000 pazienti.
La grande
maggioranza degli studi giudicò
l’eroina positivamente, alcuni lavori
erano addirittura entusiastici.
Nessuno parlava di dipendenza
iatrogena ad eccezione di qualche
voce dissidente. Bisogna riconoscere
che il problema della dipendenza
era relativamente limitato perché
l’eroina era somministrata alle
dosi di 5 mg.
Dopo alcuni anni dalla
sua introduzione l’uso clinico
dell’eroina venne esteso ben oltre le
patologie respiratorie.
Secondo la letteratura medica di
allora l’eroina poteva avere almeno
30 indicazioni negli adulti, nei bambini,
nelle donne gravide: l’angina pectoris,
l’insufficienza miocardica,
l'aneurisma aortico, la disfagia, il
cancro dello stomaco, l’influenza, la
sclerosi multipla, le malattie ginecologiche
(tamponi impregnati di eroina), il parto e la narcosi.
Alcune delle indicazioni cliniche
dell’eroina sembrano oggi bizzarre,
come la febbre, l’ipertensione, il singhiozzo,
la demenza, la depressione,
le psicosi.
Una possibile ragione
che poteva giustificare il successo
dell’eroina in queste svariate indicazioni
era la riduzione della disforia
presente in molte delle suddette condizioni morbose.
L’eroina venne usata anche come
antiafrodisiaco “per attenuare
l’eccesso patologico della libido
inclusa la pedofilia e la ninfomania”.
L’idea iniziale
di questa applicazione venne al
medico parigino Heins che aveva
osservato che alcuni pazienti maschi
nonostante avessero grossi problemi
respiratori non negavano nulla a
Venere”.
Dopo un breve trattamento
con eroina questi pazienti lamentavano
impotenza e, poiché non erano
convinti che la loro malattia avesse
prodotto tale condizione, chiesero di sospendere l’eroina. Dopo la
sospensione “Don Giovanni era rinato”.
L’impotenza è un riconosciuto
effetto collaterale dell’eroina e di altri
oppioidi, come il metadone. La somministrazione
di morfina inibisce il
comportamento sessuale anche nel
ratto maschio, mentre il naloxone o il
naltrexone, gli antagonisti dei recettori
oppioidi, hanno nel ratto un effetto
afrodisiaco.
Nel 1899 la Bayer esportava
l’eroina in ventitré paesi.
Fino al
1913 la produzione annuale era limitata
ad una tonnellata. Ben presto
però, poiché la fabbricazione dell’eroina non era brevettata, almeno
venti ditte farmaceutiche, di cui
quattordici in Germania, si erano
messe a produrre diacetilmorfina.
Dopo il 1920 molte ditte farmaceutiche
che producevano eroina, tra le
quali Hoffmann La Roche, C.H.
Boehringer & Sohn, Roessler fils &
Co., riuscivano ad eludere la Hague
Opium Convention del 1912 e la
Convenzione sull’oppio di Ginevra
del 1925, vendendo tonnellate di
eroina al mercato nero dal 1925 al
1930.
Oggi l’uso medico dell’eroina è
legalmente autorizzato solo in
Inghilterra, Belgio, Canada, Irlanda,
Malta e Svizzera.
L’Inghilterra consuma
il 95% della produzione annuale,
pari a 300 Kg. di eroina.
In Inghilterra
l’eroina viene usata non solo come
analgesico, ma anche nel trattamento
dei tossicodipendenti.
Nel 1970 il Comitato Americano
per il trattamento del dolore intrattabile,
ha chiesto la legalizzazione
dell’eroina nel trattamento dei
pazienti terminali.
Tale richiesta non è stata accolta.
Sulla base di severi
studi clinici è stato concluso che la
attività analgesica dell’eroina non è
superiore a quella di altri oppioidi in
commercio.
Infatti severi e obiettivi
studi clinici non hanno potuto dimostrare
la superiorità dell’eroina
rispetto ad altri narcotici analgesici in
commercio, la cui pericolosità sociale è inferiore.
Questi studi hanno
deciso che la superiorità dell’eroina
era un mito legato al fascino del
nome, chiamarsi Eroina, o ecstasy o
Polvere degli Angeli non è lo stesso
che chiamarsi Idromorfone.
Tratto da:
Medicina delle tossicodipendenze - anno II, numero 4
Nella
maggioranza dei casi qualsiasi tossicodipendenza è avvolta da una fitta
serie di menzogne e sotterfugi: le persone che usano saltuariamente o
abitualmente droghe spesso negano spudoratamente ogni loro
coinvolgimento anche quando questo è evidente, sia con amici che con
famigliari. Gli unici con cui il tossicodipendente riesce ad essere
onesto sono solo i “compagni di tossicodipendenza”. Fino ad alcuni anni
fa sarebbe forse bastato guardare le braccia di una persona, vedere se
ci fossero dei segni particolari (le “piste”) per capire se la persona che avevamo davanti
faceva o no uso d' eroina, o vedere alcuni comportamenti
“caratteristici”. Ma oggi non è più così semplice, dal momento che le
modalità d’assunzione d' eroina sono cambiate e l’eroina non viene più
solo iniettata. Inoltre tantissimi eroinomani non rispecchiano più il
vecchio stereotipo di 20 anni fa, cioè quello del tossico da strada che
vive di espedienti, ai margini della società a fare l’elemosina od
accattonaggio, per racimolare i soldi necessari per acquistare una dose.
Quindi è impossibile riconoscere una persona che fa uso di eroina?
No: esistono infatti alcuni indicatori che – seppur non
necessariamente collegati all’uso della sostanza – possono comunque
aiutarci a capire se una persona usa eroina.
Come riconoscere un eroinomane
Per cominciare, una persona che usa eroina è “fuori comunicazione con
gli altri”, nel senso che fisicamente c’è, ma in realtà è come se fosse
assente, da “un’altra parte”. Comunicare con lui potrebbe essere
difficile, soprattutto quando si trattano argomenti come le droghe, la
tossicodipendenza o la sua condotta nella vita. Potrebbe avere sbalzi d’umore improvvisi
o nutrire rancore nei confronti delle persone che gli vogliono bene.
Potrebbe essere alquanto altalenante nel suo umore e potrebbe lasciar e
trasparire una chiusura con gli altri e d' avere molti segreti e
sotterfugi. Spesso un eroinomane si assenta dal lavoro o dalla compagnia degli altri, improvvisamente e senza giustificazioni plausibili. Queste circostanze potrebbero essere accompagnate da deperimento fisico e/o forte dimagrimento estremamente rapido. La persona che usa eroina difficilmente si prende cura delle proprie cose e
potrebbe, quindi, essere alquanto sciatta nel vestirsi ed avere una
stanza o casa del tutto disordinata. Potrebbe non badare al suo aspetto
fisico, ad esempio potrebbe non pettinarsi, non radersi, non lavarsi ed
avere quindi un brutto odore od un brutto alito. Leggi anche:
La cosa più evidente nelle persone che hanno iniziato un percorso di autodistruzione con le droghe è, però, il cambiamento:
se, prima di iniziare, la persona era solare, intraprendente, onesta ed
aveva passioni come lo sport, la musica ed altro, ora potrebbe essere
diventata apatica, potrebbe aver abbandonato tali attività od addirittura
perso il lavoro, abbandonato gli studi ed intrapreso attività illegali a
supporto della propria tossicodipendenza. Gli scopi e gli obiettivi
primari, un tempo molto presenti ed evidenti, lasciano il posto ad una
condotta più apatica e ad un “lasciarsi vivere” piuttosto che avere un
atteggiamento causativo nei confronti della vita. Una persona che prima
aveva una disponibilità di denaro “normale”, ora potrebbe ritrovarsi senza soldi per poter comprare beni primari come il cibo. Ciò è causato dal fatto che, un eroinomane abituale, preferisce spendere i
(pochi) soldi che gli rimangono per acquistare altre dosi di sostanza,
piuttosto che beni di prima necessità. Quando i soldi “finiscono”,
l’eroinomane potrebbe – spinto da sintomi d' astinenza sempre più
fastidiosi – iniziare a commettere reati, prima impensabili per lui, ad
esempio rubare o spacciare, pur d' ottenere il denaro necessario per
drogarsi. L’eroina determina cambiamenti irreversibili a livello della
corteccia prefrontale del cervello, quella che regola ed inibisce i
comportamenti più “estremi” dell’individuo.
Eroina e segni fisici
A livello fisico una persona che usa abitualmente eroina :
è spesso molto magra;
ha la voce “strascicata”;
ha miosi, cioè le pupille molto ristrette (dette a “pupilla a spillo”);
può avere evidenti segni di iniezioni in varie parti del corpo, specie braccia e gambe;
ha spesso le occhiaie;
ha una sorta di “acne” sul viso;
si gratta spesso il corpo e soprattutto il viso.
Potrebbe inoltre addormentarsi durante attività che richiedono
concentrazione anche se semplici, come seguire un programma alla TV. Una
persona che usa eroina è “obbligata” a procurarsene giornalmente per
evitare i terribili sintomi d' astinenza.
Una persona a me cara forse usa eroina: cosa faccio?
Se hai il dubbio, che una persona a te cara stia usando eroina a tua
insaputa, la cosa migliore che puoi fare è parlarne con lei, fargli
capire che non la vuoi giudicare, ma vuoi cercare di aiutarla, ascoltare
le sue motivazioni e trovare insieme una soluzione. Nel caso in cui
neghi di parlarne, prova a discutere sul da farsi coi suoi amici e
famigliari e, se necessario – per il suo bene – con le forze dell’ordine.
L'INTERNAZIONALE GIUDAICA PROTOCOLLI DEI "SAVI ANZIANI" DI SION VERSIONE ITALIANA CON APPENDICE
ROMA - LA VITA ITALIANA - RASSEGNA MENSILE DI POLITICA
Via dell'Unità, 25 - 1921
SE
AVETE LETTO LA 3^PARTE VI SARETE ACCORTI CHE, VERI O FALSI, QUESTI
PROTOCOLLI, IDEATI E PUBBLICATI A CAVALLO DEL NOVECENTO, IPOTIZZAVANO
FANTASCIENTIFICHE SITUAZIONI SOCIALI E POLITICHE CHE STIAMO VIVENDO IN
QUESTI GIORNI .....
PROTOCOLLO XIX
Sarà proibito a tutti di lasciarsi coinvolgere in faccende politiche; ma d'altra
parte incoraggeremo ogni genere di rapporti e di petizioni sottoponenti
all'approvazione del Governo proposte relative a miglioramenti della vita
sociale e nazionale. Con questi mezzi conosceremo gli errori del nostro governo
e le aspirazioni dei nostri sudditi. Risponderemo a questi suggerimenti
accettandoli, oppure, se non saranno accettabili, confutandoli con validi
argomenti per dimostrare che la loro realizzazione è impossibile e basata sopra
una concezione miope degli affari.
La sedizione non ha più importanza dell'abbaiare di un cane contro un elefante.
In un governo bene organizzato dal punto di vista sociale, ma non dal punto di
vista della sua polizia, il cane abbaia contro l'elefante senza comprenderne la
forza, ma basta che l'elefante glie la dimostri dandogli una buona lezione,
perché tutti i cani smettano di abbaiare.
Per togliere al colpevole politico la sua corona di eroismo, lo metteremo al
livello degli altri delinquenti, alla pari con i ladri, gli assassini ed i più
ripugnanti malfattori. Abbiamo fatto il possibile per impedire ai Gentili di
adottare questo sistema.
Per raggiungere lo scopo ci siamo serviti della stampa,
di discorsi in pubblico e di libri scolastici di storia ingegnosamente
compilati; abbiamo così fatto nascere l'idea che ogni assassino politico sia un
martire, morto per l'ideale del benessere umano. Una "reclame" così estesa ha
moltiplicato il numero dei liberali e ha ingrossato le file dei nostri agenti di
migliaia di Gentili.
PROTOCOLLO XX
Oggi mi occuperò del nostro programma finanziario, che ho riservato per la fine
della mia relazione, in quanto è il problema più difficile ed anche perché
costituisce la clausola finale dei nostri piani. Prima di discuterlo, vorrei
rammentarvi ciò che vi ho già accennato, e cioè che tutta la nostra politica si
riduce ad una quistione di cifre.
Quando assumeremo il potere, il nostro governo autocratico eviterà, per il suo
interesse personale, di imporre al popolo delle tasse pesanti e terrà sempre
presente la parte che deve rappresentare; quella cioè, di un padre, di un
protettore. Ma siccome l'organizzazione del governo assorbirà vaste somme di
denaro, sarà tanto più necessario di procacciare i mezzi necessari per
mantenerla. Quindi dovremo studiare e risolvere questo problema con la massima
cura, procurando che il peso delle imposte sia distribuito equamente.
Per mezzo di una finzione legale il nostro sovrano sarà proprietario di tutti i
possedimenti dello Stato (ciò si mette in pratica colla massima facilità). Egli
potrà prelevare quelle somme di denaro che saranno necessarie per regolare la
circolazione monetaria del Paese. Quindi il metodo più adatto per soddisfare le
spese governative sarà la tassazione progressiva della proprietà.
Così le
imposte saranno pagate senza l'oppressione e la rovina del popolo, e l'ammontare
relativo dipenderà dal valore di ciascuna proprietà individuale. I ricchi
dovranno comprendere che hanno il dovere di dare una parte della loro soverchia
ricchezza al governo, perché questo garantisce loro il possesso sicuro del
rimanente, ed inoltre dà loro di diritto di guadagnare del denaro onestamente.
Dico onestamente, perché il controllo della società impedirà i furti sul terreno
legale.
Questa riforma sociale deve essere la prima e più importante del nostro
programma, essendo la garanzia principale della pace. Essa non ammette indugi di
sorta.
La tassazione dei poveri è l'origine di tutte le rivoluzioni e produce sempre un
grave danno al governo, perché questo, sforzandosi di estorcere denaro dal
popolo, perde l'occasione di ottenerlo dai ricchi. La tassazione del capitale
farà diminuire le ricchezze dei privati, nelle cui mani le abbiamo lasciate
accumulare sino ad ora appositamente, perché i plutocrati agissero da
contrappeso ai governi dei Gentili e alle loro finanze.
La tassazione
progressiva applicata proporzionalmente alle fortune individuali, produrrà assai
più del sistema attuale di tassare tutti egualmente. Questo sistema è, al
momento attuale (1901) essenziale per noi, perché genera il malcontento fra i
Gentili [Si noti che questa conferenza fu tenuta nel 19O1. (Nota del T.
inglese)]. Il potere del nostro sovrano si baserà principalmente sul fatto, che
egli sarà garante dell'equilibrio del potere e della pace perpetua del mondo.
Quindi, per ottenere questa pace, i capitalisti dovranno rinunciare ad una parte
delle loro ricchezze, salvaguardando così l'azione del governo. Le spese dello
Stato devono essere pagate da coloro che sono meglio in grado di sostenerle e
col denaro che si potrà togliere ad essi. Tale misura farà cessare l'odio delle
classi popolari per i ricchi, perché esse vedranno in costoro i necessari
sostegni finanziari del governo, riconosceranno in essi, inoltre, i sostenitori
della pace e del benessere pubblico. Le classi povere comprenderanno che i
ricchi forniscono i mezzi per i benefizi sociali.
Per evitare che le classi intelligenti, vale a dire i contribuenti, si lagnino
soverchiamente del nuovo sistema di tassazione, daremo ad esse dei resoconti
particolareggiati, esponendo chiaramente il modo come il loro denaro viene
speso; eccettuato, si capisce, quella parte che sarà impiegata per i bisogni
privati del Sovrano e per le esigenze dell'amministrazione.
Il Sovrano non avrà alcuna proprietà privata, perché tutto ciò che è nello Stato
gli apparterà. Se al Sovrano fosse concesso di possedere privatamente,
sembrerebbe che non è di sua proprietà tutto ciò che è nello Stato.
I congiunti del Sovrano, eccettuato il Suo erede, il quale sarà anche mantenuto
a spese del governo, dovranno servire come funzionari governativi, oppure
lavorare, allo scopo di conservare il diritto di possedere: il privilegio di
essere di sangue reale non concederà loro il diritto di vivere alle spalle dello
Stato.
Vi sarà una tassa di bollo progressiva su tutte le vendite e compere, nonché
tasse di successione. Qualunque contratto senza il bollo necessario sarà
considerato illegale, ed il proprietario antecedente sarà obbligato a pagare al
Governo una percentuale sulla tassa dal giorno della vendita. Ogni documento di
garanzia del trasferimento di un diritto di una proprietà, ecc., da una persona
ad un'altra, dovrà essere portato ogni settimana all'ispettore locale delle
tasse, unendovi una dichiarazione con nome e cognome del possessore attuale e
del precedente, nonché l'indirizzo permanente di ambedue.
Simile procedura sarà necessaria per i trasferimenti sorpassanti un certo
valore; eccedenti cioè l'ammontare della spesa media giornaliera. La vendita
delle cose più necessarie sarà soggetta soltanto ad una marca da bollo di valore
stabilito.
Calcolate quante volte il valore di una simile tassazione sorpasserà la rendita
dei governi Gentili.
Lo Stato dovrà tenere in riserva una certa quota di capitale, e nel caso che la
rendita proveniente della tassazione venisse a sorpassare questa somma
specificata, la somma risultante in più dovrà essere rimessa in circolazione.
Queste somme in eccesso saranno spese organizzando ogni sorta di lavori
pubblici.
La direzione di questi lavori dipenderà da un dipartimento governativo, e quindi
gli interessi delle classi operaie saranno strettamente collegati a quelli del
governo e del loro Sovrano. Una parte di questo denaro soverchio sarà destinato
a premiare le invenzioni e le produzioni.
È di prima importanza d'impedire che la moneta rimanga inattiva nelle banche
dello Stato, al disopra di una somma specificata che possa essere destinata a
qualche scopo speciale; perché il denaro è fatto per circolare, e qualunque
congestione di denaro ha sempre un effetto disastroso sul corso degli affari
dello Stato, giacché la moneta agisce quale lubricante del meccanismo statale, e
se il lubricante si condensa, il funzionamento della macchina si arresta in
conseguenza.
Il fatto che le cartelle di rendita hanno sostituito la moneta in
gran parte, ha creato una congestione simile a quella ora descritta. Le
conseguenze di questo fatto sono abbastanza evidenti.
Istituiremo pure un dipartimento per la revisione dei conti, sicché il Sovrano
possa a qualunque momento ricevere un rendiconto completo delle spese del
governo e delle sue rendite. Ogni rendiconto sarà tenuto rigorosamente al
corrente, fuorché quelli del mese in corso e del precedente. L'unica persona che
non avrebbe alcun interesse a derubare la banca dello Stato è il suo
proprietario - il Sovrano -. Per questa ragione il suo controllo impedirà
qualunque possibilità di perdite o di spese non necessarie.
Saranno aboliti i ricevimenti di etichetta, che sciupano il tempo prezioso del
Sovrano, e ciò per dargli maggiori opportunità di attendere agli affari dello
Stato. Sotto il nostro governo il Sovrano non sarà circondato da cortigiani, i
quali generalmente si pavoneggiano intorno alla sua persona soltanto per vanità,
e si preoccupano esclusivamente dei propri interessi, trascurando, come fanno,
il benessere dello Stato.
Tutte le crisi economiche da noi combinate con tanta astuzia nei paesi dei
Gentili, sono state determinate ritirando il denaro dalla circolazione. Lo Stato
si è trovato nella necessità per i suoi prestiti di fare appello alle grandi
fortune che sono congestionate pel fatto che la moneta è stata ritirata dal
governo. Questi prestiti hanno imposto dei pesanti carichi sui governi,
obbligandoli a pagare interessi, e così sono legati mani e piedi.
La concentrazione della produzione nelle mani del capitalismo ha prosciugato
tutta la forza produttrice del popolo insieme alle ricchezze dello Stato. La
moneta, al momento attuale, non può soddisfare i bisogni della classe operaia,
perché non è sufficiente per tutti.
L'emissione della moneta deve corrispondere all'aumento della popolazione, e
bisogna considerare i bambini come consumatori di moneta fino dal giorno della
loro nascita. Una verifica della moneta di tanto in tanto è una quistione vitale
per il mondo intero.
Sapete, io credo, che la moneta aurea è stata la distruzione di tutti gli Stati
che l'hanno adottata, perché non poteva soddisfare ai bisogni della popolazione;
tanto più che noi abbiamo fatto del nostro meglio, perché fosse congestionata e
tolta dalla circolazione.
Il nostro governo avrà una moneta basata sul valore della potenza di lavoro del
paese; essa sarà di carta, e magari anche di legno. Emetteremo una quantità di
moneta sufficiente per ogni suddito, aumentandone la quantità alla nascita di
ogni bambino e diminuendola per la morte di ogni individuo. I conti governativi
saranno tenuti da governi locali separati e da uffici provinciali. Per evitare
ritardi nei pagamenti delle spese governative, il Sovrano in persona emetterà
ordini regolanti i termini di pagamento di dette somme, mettendo così fine ai
favoritismi usati qualche volta dai ministri delle finanze ad alcuni
dipartimenti.
I resoconti degli introiti e delle spese dello Stato saranno tenuti insieme,
perché si possa sempre confrontarli.
I piani che faremo per la riforma delle istituzioni di finanza dei Gentili
saranno applicati in maniera tale che essi non se ne accorgeranno mai. Metteremo
in evidenza la necessità di riforme, come se siano dovute allo Stato disordinato
raggiunto dalle finanze dei Gentili.
Dimostreremo che la prima ragione di questa
cattiva condizione finanziaria, sta nel fatto che essi principiano il loro anno
finanziario facendo un calcolo approssimativo pel bilancio annuo governativo,
l'ammontare del quale aumenta di anno in anno, e per la ragione seguente: si
riesce a stento a far durare le somme assegnate al bilancio governativo annuale
sino alla metà dell'anno; quindi si presenta un nuovo bilancio governativo
riveduto, e la somma relativa viene spesa generalmente in tre mesi. Dopo questo
viene votato un bilancio supplementare, e alla fine dell'anno i conti sono
sistemati mediante un bilancio di liquidazione.
Il bilancio di un anno è basato sulla spesa totale dell'anno precedente, quindi
in ogni anno avviene una deviazione di circa il 50 per cento sulla somma
nominale, ed il bilancio annuo alla fine di un decennio è triplicato. Grazie a
simile procedura, tollerata dai Gentili negligenti, le loro riserve sono state
prosciugate. Quindi, quando giunse il periodo dei prestiti, questo periodo vuotò
le banche statali, portandole sull'orlo del fallimento.
Potete facilmente comprendere, che un'amministrazione delle finanze di questo
genere, che abbiamo indotto i Gentili a seguire, non può essere adottato dal
nostro governo. Ogni prestito dimostra la debolezza del governo e la sua
incapacità a comprendere i suoi diritti. Ogni prestito, come la spada di
Damocle, pende sulla testa dei governanti, che invece di prelevare certe somme
direttamente dalla nazione per mezzo di una tassazione temporanea, vanno dai
nostri banchieri col cappello in mano.
I prestiti all'estero sono come sanguisughe che non si possono distaccare dal
corpo del governo, finché non cascano da sé, o finché il governo non riesce a
sbarazzarsene. Ma i governi dei Gentili non desiderano di togliersi di dosso
queste sanguisughe; al contrario ne aumentano il numero, ed è perciò che il loro
Stato è destinato a morire dissanguato e per colpa loro. Perché, cosa è un
prestito all'estero se non un sanguisugo? Un prestito è una emissione di carta
governativa che implica l'impegno di pagare un interesse ammontante ad una certa
percentuale della somma totale di denaro preso in prestito.
Se un prestito è al
cinque per cento, in venti anni il governo avrà inutilmente pagato una somma
equivalente a quella del prestito per coprirne la percentuale. In 40 anni avrà
pagato due volte ed in 60 anni tre volte la somma iniziale, ma il prestito
resterà sempre un debito non pagato.
Da questo calcolo è evidente che simili prestiti, dato l'attuale sistema di
tassazione (1901), toglieranno fino l'ultimo centesimo al povero contribuente
per pagare gl'interessi ai capitalisti stranieri, dai quali lo Stato ha preso in
prestito il denaro invece di raccogliere dalla nazione, per mezzo di tasse, la
somma necessaria libera di interessi.
Fin tanto che i prestiti erano interni, i Gentili non facevano che trasferire il
denaro dalle tasche dei poveri in quelle dei ricchi; ma da quando riuscimmo,
corrompendo chi di ragione, a far sostituire prestiti all'estero a quelli
all'interno, tutte le ricchezze degli Stati affluirono nelle nostre casseforti,
e tutti i Gentili principiarono a pagarci ciò che si può chiamare tributo.
A causa della loro trascuratezza nella scienza del governo, o a causa della
corruzione dei loro ministri, o della loro ignoranza in fatto di finanza, i
sovrani Gentili hanno reso i loro paesi debitori delle nostre banche ad un punto
tale, che non potranno mai redimere le loro ipoteche. Dovete comprendere quante
fatiche e quante pene abbiamo sopportato per riuscire a produrre un simile stato
di affari.
Nel nostro governo avremo grande cura che non succeda una congestione di danaro
e quindi non avremo prestiti di Stato, eccezione fatta di buoni del Tesoro
all'uno per cento, per impedire che il pagamento della percentuale esponga il
paese ad essere succhiato dalle mignatte.
Il diritto di emettere obbligazioni sarà concesso esclusivamente alle ditte
commerciali, le quali non avranno alcuna difficoltà a pagare le percentuali con
i loro profitti, perché prendono in prestito il denaro per imprese commerciali.
Ma il governo non può trarre profitto da denaro preso in prestito, perché si
rende debitore unicamente per spendere ciò che si è fatto imprestare.
Il nostro governo compererà anche azioni commerciali, diventando così un
creditore invece di esser come ora un debitore e pagatore di tributi. Questa
misura metterà fine all'indolenza e alla negligenza, che ci furono utili
fintanto che i Gentili furono indipendenti, ma sarebbero dannose al nostro
governo. La vacuità del cervello puramente animale dei Gentili è dimostrata dal
fatto, che quando prendevano denaro ad imprestito da noi con interessi essi non
riuscirono a capire, che ogni somma così ottenuta avrebbero dovuto in ultima
analisi farla uscir fuori dalle risorse del loro paese, insieme coi relativi
interessi.
Sarebbe stato assai più semplice di prelevare senz'altro tale danaro
dal popolo, senza doverne pagare gli interessi ad altri. Questo dimostra il
nostro genio ed il fatto che il nostro è il popolo eletto da Dio. Siamo riusciti
a presentare ai Gentili il problema dei prestiti sotto una buona luce così
favorevole, che essi hanno persino creduto di ricavarne profitto.
I nostri conti presuntivi, che produrremo al momento opportuno, che sono stati
elaborati coll'esperienza dei secoli, e che ponderavamo mentre i Gentili
governavano, differiscono da quelli di costoro per la loro straordinaria
lucidità, dimostreranno quanto siano benefici i nostri piani. Questi metteranno
fine ad abusi come quelli per mezzo dei quali siamo diventati i padroni dei
Gentili e che non possono essere permessi nel nostro regno.
Il nostro bilancio
governativo sarà sistemato in modo tale che nessuno, dal regnante in persona
all'impiegato più insignificante, potrà stornarne la più piccola somma e
servirsene per qualsiasi altro uso diverso da quello primieramente prestabilito,
senza essere scoperto. È impossibile governare con successo senza un piano
definitivamente prestabilito. Persino i cavalieri e gli eroi muoiono, quando
prendono una strada senza sapere dove conduca e quando partono per un viaggio
senza essere bene equipaggiati.
I sovrani dei Gentili, che furono, anche col nostro aiuto, indotti a trascurare
l'adempimento dei loro doveri governativi per mezzo di rappresentazioni,
divertimenti, pompe ed altri svaghi, non furono altro che dei paraventi per
nascondere i nostri intrighi.
Le relazioni dei nostri seguaci, che venivano mandati a rappresentare il Governo
nei suoi doveri pubblici, furono compilate dai nostri agenti. In ogni occasione
queste relazioni riuscirono gradite alle menti poco accorte dei Sovrani, perché
erano sempre accompagnate dai vari suggerimenti per future economie. Essi
avrebbero potuto domandarsi come fosse possibile far economie mettendo nuove
tasse; ma essi non chiesero nulla.
Voi sapete in quali condizioni di caos finanziario si sono ridotti per colpa
loro, con la loro negligenza. Essi hanno finito per fallire malgrado le ardue
fatiche dei loro sudditi.
PROTOCOLLO XXI
Aggiungerò ora qualche parola a ciò che vi dissi alla nostra ultima assemblea, e
vi farò una spiegazione dettagliata dei prestiti all'interno. Ma non discuterò
ulteriormente i prestiti all'estero, perché essi hanno riempito i nostri
forzieri di denaro tolto ai Gentili ed anche perché il nostro governo universale
non avrà vicini esteri dai quali esso possa prendere a prestito.
Ci siamo serviti della corruzione degli amministratori e della negligenza dei
sovrani Gentili per raddoppiare e triplicare il denaro imprestato da noi ai loro
governi e del quale in realtà non abbisognavano. Chi potrebbe fare altrettanto a
noi? Quindi mi occuperò soltanto dei prestiti all'interno.
Quando il governo annunzia un prestito di questo genere, apre una sottoscrizione
per i certificati relativi. Questi, perché siano alla portata di tutte le borse,
saranno di tagli piccolissimi. I primi sottoscrittori possono comprare sotto
alla pari. Il giorno seguente il prezzo dei titoli viene alzato, per dare
l'impressione che tutti desiderano comprarli.
Nel corso di pochi giorni le casseforti dell'erario sono colme con tutto denaro
che è stato sottoscritto in più. (Perché continuare ad accettare denaro per un
prestito già soverchiamente sottoscritto?). La sottoscrizione ha evidentemente
sorpassato di molto la somma richiesta; in questo consiste tutto il risultato;
evidentemente il pubblico ha fiducia nel governo.
Ma quando la commedia è finita, rimane il fatto che vi è un grosso debito, e che
per pagarne gli interessi il governo deve ricorrere ad un nuovo prestito, il
quale alla sua volta non annulla il debito dello Stato; ma anzi lo aumenta.
Quando la capacità governativa di prendere in prestito è esaurita, gli interessi
dei nuovi prestiti debbono essere pagati con nuove tasse; le quali non sono
altro che nuovi debiti contratti per coprirne altri.
Allora viene il periodo di conversione dei prestiti; ma dette conversioni non
fanno che diminuire la quantità dell'interesse da pagare, senza cancellare il
debito. Inoltre si possono fare solamente col consenso dei creditori. I Governi
quando danno l'avviso di queste conversioni, accordano ai creditori il diritto
di accettarle, o di essere rimborsati dei loro denari se non desiderano di
accettarle; ma se ognuno reclamasse il proprio denaro, i Governi sarebbero presi
nella propria rete e non potrebbero rimborsare tutto il denaro.
Fortunatamente i
sudditi dei governi Gentili non si intendono molto di finanza, ed hanno sempre
preferito di subire un ribasso nel valore dei loro titoli ed una diminuzione di
interessi, piuttosto che rischiare un nuovo investimento. Così hanno spesse
volte dato la possibilità ai loro governi di sbarazzarsi di un debito, che
probabilmente ammontava a parecchi milioni.
I Gentili non oserebbero fare una cosa simile con i prestiti all'estero, ben
sapendo che in tal caso noi tutti richiederemo il rimborso del nostro denaro.
Con un'azione simile il governo dichiarerebbe apertamente il suo fallimento, e
ciò dimostrerebbe chiaramente al popolo che i suoi interessi non hanno nulla di
comune con quelli del suo governo.
Desidero di fermare la vostra attenzione in modo speciale su quanto ho detto, ed
anche sul seguente fatto, che attualmente tutti i prestiti all'interno sono
consolidati dai cosidetti prestiti temporanei; vale a dire, da debiti a breve
scadenza, formati dal denaro depositato nelle Banche dello Stato e nelle Casse
di Risparmio. Questo denaro, essendo a disposizione del Governo per un periodo
di tempo considerevole, serve a pagare gli interessi dei prestiti all'estero, ed
il Governo deposita nelle Banche, invece di esso, dei titoli di Stato, i quali
coprono tutti i deficit nelle casseforti statali dei Gentili.
Quando il nostro sovrano sarà sul suo trono mondiale, tutte queste scaltre
operazioni finanziarie svaniranno.
Distruggeremo il mercato dei valori pubblici,
perché non permetteremo che il nostro prestigio sia scosso dal rialzo e ribasso
dei nostri titoli, il cui valore sarà stabilito per legge alla pari, senza
possibilità alcuna di qualsiasi variazione di prezzo. Il rialzo origina il
ribasso, ed è per mezzo dei rialzi che abbiamo cominciato a discreditare i
titoli pubblici dei Gentili.
Alle Borse sostituiremo enormi organizzazioni governative, che avranno il dovere
di tassare le imprese commerciali in quel modo che il governo crederà opportuno.
Queste istituzioni saranno in grado di gettare sul mercato milioni e milioni di
azioni commerciali, o di comperarle in un sol giorno. Quindi tutte le imprese
commerciali dipenderanno da noi, e vi potete immaginare quale forza sarà la
nostra.
PROTOCOLLO XXII
Con tutto quello che ho detto sino ad ora, ho cercato di farvi un quadro dal
vero del mistero degli avvenimenti attuali nonché dei passati, i quali scorrono
tutti nel fiume del destino, e se ne vedranno le conseguenze nel futuro
prossimo. Vi ho mostrato i nostri piani segreti, per mezzo dei quali agiamo sui
Gentili, nonché la nostra politica finanziaria: devo aggiungere ancora solo
poche parole.
Nelle nostre mani è concentrata la più grande potenza del momento attuale, vale
a dire la potenza dell'oro. In due soli giorni possiamo estrarre qualsiasi somma
dai depositi segreti dei nostri tesori.
È ancora necessario per noi di provare che il nostro regno è voluto da Dio? È
possibile che, possedendo così vaste ricchezze, non riusciamo a dimostrare che
tutto l'oro da noi ammassato in tanti secoli, non aiuterà la nostra vera causa
per il bene, cioè per il ripristinamento dell'ordine sotto il nostro regime?
Forse bisognerà ricorrere in certa misura alla violenza; ma tale ordine sarà
certamente ristabilito. Dimostreremo di essere i benefattori che hanno
restituito la libertà e la pace al mondo torturato.
Offriremo al mondo questa
possibilità di pace e di libertà, ma certamente ad una condizione sola, e cioè
che il mondo aderisca strettamente alle nostre leggi. Inoltre faremo chiaramente
comprendere a tutti, che la libertà non consiste nella dissolutezza, né nel
diritto di fare ciò che si vuole. Dimostreremo pure che né la posizione, né il
potere, dànno ad un uomo il diritto di propugnare principi perniciosi, come ad
esempio la libertà di religione, l'uguaglianza, o idee simili.
Renderemo inoltre
ben chiaro, che la libertà individuale non dà il diritto a chicchessia di
eccitarsi o di eccitare altri facendo dei discorsi ridicoli alle masse
turbolenti.
Insegneremo al mondo che la vera libertà consiste unicamente
nell'inviolabilità di persona, di domicilio e di proprietà per chiunque aderisce
onestamente a tutte le leggi della vita sociale. Insegneremo che la posizione di
un uomo sarà in relazione al concetto che egli ha dei diritti altrui, e che la
sua dignità personale deve vietargli fantasticherie circa sé stesso.
La nostra potenza sarà gloriosa, perché sarà immensa e regnerà e guiderà e
certamente non darà ascolto ai caporioni popolari, o a qualunque altro oratore
vociferante parole insensate alle quali si attribuisce l'altosonante titolo di
"principii elevati", mentre non sono altro che utopie.
La nostra potenza sarà
l'organizzatrice dell'ordine in cui consiste la felicità dei popoli. Il
prestigio di questa potenza sarà tale, che avrà l'adorazione mistica, nonché la
soggezione di tutte le nazioni. Una potenza vera non si piega ad alcun diritto,
neanche a quello di Dio. Nessuno oserà avvicinarsi ad essa allo scopo di
toglierle sia pure un briciolo della sua forza.
PROTOCOLLO XXIII
Perché il popolo si abitui all'ubbidienza, deve essere educato alla modestia e
alla moderazione; quindi diminuiremo la produzione degli oggetti di lusso. Con
questi mezzi introdurremo per forza la moralità, che ora viene corrotta dalla
continua rivalità nel campo del lusso. Patrocineremo le industrie casalinghe,
per danneggiare le fabbriche private. La necessità di tali riforme è anche nel
fatto che i padroni di grandi fabbriche private spesse volte incitano, forse
anche inconsciamente, i loro operai contro il governo.
La popolazione impiegata nelle industrie locali non conosce il significato delle
parole: "senzalavoro" ; e questo fa sì che essa è attaccata al regime esistente
e la invoglia ad appoggiare il governo. La disoccupazione è il più grande
pericolo per il Governo; essa avrà servito al nostro scopo appena, per mezzo
suo, saremo giunti al potere.
L'ubriachezza sarà pure proibita e considerata un delitto contro l'umanità e
come tale punita, perché sotto l'influenza dell'alcool l'uomo somiglia alla
bestia.
Le nazioni si sottomettono ciecamente soltanto ad una potenza forte che sia
totalmente indipendente da esse e nelle cui mani esse vedano scintillare una
spada che serva come arma di difesa contro tutte le insurrezioni sociali. Perché
dovrebbero desiderare che il loro sovrano abbia l'anima di un angelo? Anzi, esse
devono vedere in lui la personificazione della forza e della potenza. Deve
sorgere un regnante che sostituisca i governi esistenti, viventi sopra una folla
che abbiamo demoralizzato colle fiamme della anarchia. Questo regnante dovrà
anzitutto spegnere queste fiamme, che senza tregua sprizzano da ogni lato. Per
raggiungere questo scopo, egli dovrà distruggere tutte le società che possono
dar origine a queste fiamme, anche a costo di versare il suo proprio sangue.
Egli dovrà costituire un esercito bene organizzato, che lotterà energicamente
contro l'infezione anarchica che può avvelenare il corpo del governo.
Il nostro Sovrano sarà prescelto da Dio e consacrato dall'alto allo scopo di
distruggere tutte le idee influenzate dall'istinto e non dalla ragione, da
principî brutali e non dall'umanità. Al momento attuale questi concetti
prevalgono con grande successo, e le conseguenze sono i furti e la violenza
compiuti sotto lo stendardo del diritto e della libertà.
Queste idee hanno distrutto tutte le organizzazioni sociali, conducendo così al
regno del Re di Israele. Ma la loro azione nefasta sarà finita appena il regno
del nostro Sovrano comincerà. Allora le spazzeremo via tutte, perché sulla
strada del nostro Sovrano non possa esservi del fango.
Allora potremo dire alla nazione: "Pregate Iddio e prosternatevi a Colui che
porta il segno della predestinazione del mondo, di Cui Iddio in persona ha
guidato la stella affinché nessuno fuorché Lui potesse liberare l'umanità da
ogni peccato".
PROTOCOLLO XXIV
Ora parlerò del mezzo di cui ci serviremo per rafforzare la dinastia del Re
Davide, affinché essa possa durare fino al giorno del giudizio finale.
Il nostro modo di render sicura la dinastia consisterà, in massima,
nell'applicazione dei medesimi principii che hanno posto il maneggio degli
affari del mondo nelle mani dei nostri savi; cioè la direzione e l'educazione
dell'intera razza umana. Diversi membri del seme di David prepareranno i Re ed i
loro Successori, i quali saranno eletti non per diritto ereditario, ma per la
loro capacità individuale. Questi successori saranno iniziati ai nostri misteri
segreti politici ed ai nostri piani di governo avendo massima cura perché nessun
altro possa averne conoscenza.
Queste misure saranno necessarie perché tutti sappiano che sono degni di regnare
solamente gli iniziati ai misteri dell'alta politica. Solo a tali uomini sarà
insegnata l'applicazione pratica dei nostri piani, servendosi dell'esperienza di
molti secoli. Saranno iniziati alle conclusioni dedotte dalle osservazioni sul
nostro sistema politico ed economico, nonché a tutte le scienze sociali.
Insomma, apprenderanno il vero spirito delle leggi che sono state stabilite
dalla natura stessa per governare l'umanità.
I successori diretti del Sovrano saranno scartati, se durante la loro educazione
daranno prova di essere frivoli o di cuore mite, oppure qualora mostrino qualche
altra tendenza che potrebbe essere deleteria al loro potere, che potrebbe
renderli incapaci di governare, o anche essere pericolosa al prestigio della
corona.
Solamente agli uomini capaci di governare con fermezza, benché forse con
crudeltà, saranno affidate le redini del governo dai nostri anziani.
In caso di malattia, o di perdita di energia, il nostro Sovrano sarà costretto a
cedere le redini del governo a quelli della sua famiglia che avranno dimostrato
di essere più capaci di lui. I progetti immediati del Re, e tanto più quelli per
il futuro, non saranno conosciuti neanche dai suoi più intimi Consiglieri.
Solamente il nostro Sovrano ed i Tre che lo avranno iniziato, conosceranno il
futuro. Nella persona del Sovrano, che regnerà con una volontà incrollabile,
controllando sé stesso come l'umanità, il popolo vedrà - per così dire - il
destino personificato e le sue vie umane. Nessuno conoscerà i fini dei Sovrano
quando emetterà i suoi ordini, quindi nessuno oserà ostacolare il suo misterioso
cammino.
S'intende che il Sovrano dovrà essere capace di eseguire i nostri piani. Quindi
non salirà al trono fino a che la sua intelligenza non sia stata accertata dai
nostri savi.
Perché tutti i sudditi amino e venerino il loro Sovrano, egli dovrà spesso
parlare in pubblico. Questo farà armonizzare le due potenze, vale a dire, quella
della popolazione e quella del regnante, che abbiamo scisso nei paesi gentili,
facendo sì che si temessero vicendevolmente questo noi facemmo perché queste due
potenze, una volta scisse, cadessero sotto la nostra influenza.
Il Re di Israele non deve essere sotto l'influenza delle sue passioni e
specialmente di quelle dei sensi. Egli non deve permettere agli istinti animali
di avere il sopravvento sullo spirito. La sensualità, più di qualunque altra
passione, distrugge sicuramente tutte le forze mentali e di preveggenza; essa
distrae il pensiero degli uomini verso il lato peggiore della natura umana.
Il Sostegno dell'Universo nella persona del Regnante Mondiale, germogliato dal
Seme Santo di Davide, deve rinunciare a tutte le passioni personali per il bene
del suo popolo.
Il nostro Sovrano deve essere irreprensibile.
Firmato dai rappresentanti di Sion - anziani savi del 33° grado
Qua termino la 4^ parte della traduzione integrale dei Protocolli così come pubblicata nel 1921: di Sergyei Nilus, "L'Internazionale
sionista". Protocolli dei "savi anziani" di Sion. Versione italiana con
appendice, Studio Bibliografico Cordero, anno 1921, edito
originariamente da: La Vita Italiana. Rassegna mensile di politica, Roma.
Firmato dai rappresentanti anziani di Sion del 33° grado.