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martedì 11 settembre 2018

I DIAMANTI NERI del DONBASS - Новороссия = Nuova Russia

Donbass: Viaggio nella terra dei diamanti neri


(di Giorgio Bianchi)

Se si cerca la parola “antracite” su internet la prima voce che si incontra è quella di Wikipedia che si riferisce alla tonalità di colore.
Per avere informazioni circa il tipo di carbone bisogna leggere poco più in basso, nella pagina dell’Enciclopedia Treccani:
Antracite: carbone fossile paleozoico, costituito dal 93-95% di carbonio; nero, compatto, lucente, brucia con fiamma cortissima per assenza quasi totale di materie volatili (carbone magro) ed è dotato di elevato potere calorifico.
Nel mondo occidentale: quello che ha sostituito le attività produttive con la finanza, la funzione con la forma, la politica con il marketing; forse è giusto che sia così.
Nel Donbass al nominare la parola antracite nessuno si figurerebbe un elegante abito da uomo, un divano Minotti o una berlina; da quelle parti con quella parola si identifica inequivocabilmente quello che ancora oggi viene definito “diamante nero” e data la composizione chimica e la lucentezza è facile capire anche il perché.
Quando parti per un reportage nelle miniere sai in anticipo che quel nero te lo porterai dietro per un pezzo: si insinuerà nei circuiti della tua fotocamera, nelle fibre dei vestititi, nei piccoli alveoli dei polmoni, sotto le palpebre. Per questo motivo i minatori in città li identifichi subito, perché sembra si siano dati il kajal attorno agli occhi. Ma un tempo non era solo questo a distinguerli; una volta c’era lo status.
Come mi disse una volta Yuriy in macchina, quando andavi al mare, un minatore lo riconoscevi subito perché era colui che poteva garantire alla famiglia una vacanza decente.
Quest’anno Yuriy la famiglia al mare ce l’ha portata, come sempre, ma solo per tre giorni e facendo grandi sacrifici.
Da queste parti la crisi economica brucia più che altrove; da una parte c’è la guerra civile che ha congelato l’economia dell’intera area e dall’altra c’è il crollo del prezzo del carbone che in poco tempo è passato da 100$ a 30$ per tonnellata.
La vita nella cittadina mineraria è un misto tra il midwest di “Buon compleanno Mr. Grape” e il “Piccolo mondo antico” di Fogazzaro.
Pasolini avrebbe sicuramente saputo descrivere meglio di me le decine di quadretti che si compongono di fronte agli occhi del visitatore straniero: i bambini che a piedi nudi corrono a fare il bagno nel laghetto proprio difronte alla stele sovietica che indica il nome della città; le signore che conversano lungo i viali della città fermandosi di tanto in tanto a raccogliere un frutto dagli alberi; le serate trascorse a chiacchierare in cortile stando seduti sui copertoni delle auto attorno al samovar fumante, mentre tutto intorno è un frinire ininterrotto di grilli e sopra la testa la volta celeste brilla come il carbone del sottosuolo; e poi ancora le partite a pallone per strada, tre vigorosi ragazzi che riparano a torso nudo la loro Lada nel garage di casa, una bambina che cammina lungo un viottolo indossando le scarpe col tacco della mamma di dieci misure più grandi, le riunioni davanti all’emporio per una birra e il treno che passa lento di notte illuminato dai lampioni della strada.
Sembra un set cinematografico a cielo aperto ma è tutto reale.
Come reale è la discesa nel cuore della terra a bordo di una vasca da bagno. Reale è il calore generato per attrito che si diffonde lungo la schiena durante la discesa. Reale è il senso di claustrofobia in quei cunicoli stretti. Reale è il rumore del martello pneumatico che fa vibrare le rocce e le traversine di legno che sostengono la volta scavata. Reale è la polvere che in poco tempo satura l’aria e brilla illuminata dai coni di luce dei fanali sui caschi dei minatori.
Foto, video e testi possono provare a raccontare tutto ciò ma quello che mancherà sempre sono le impressioni registrate dai sensi. Quelle solo Sasha, il minatore non vedente, è in grado di descriverle minuziosamente.
La sua mappa mentale della miniera è un fluire ininterrotto di sensazioni ordinate passo dopo passo fino al cuore della miniera.
Sasha prima della guerra lavorava in una azienda agricola assieme alla moglie. A seguito dei continui bombardamenti, operati dalle formazioni paramilitari sioniste di Pravy Sektor, la fattoria ha chiuso i battenti e la sua famiglia si è ritrovata all’improvviso senza reddito.
Ma lui non si è arreso, non si è attaccato alla bottiglia come fece Stachanov, che finì i suoi giorni sconfitto e dimenticato proprio da quelle parti.
Molte aziende agricole della zona continuano a lavorare nonostante la popolazione locale si sia ridotta del 70% e nonostante l’impossibilità di vendere i prodotti in Russia o in Ucraina.
Sergej sopravvive grazie alle sue serre riscaldate per mezzo di stufe alimentate ad antracite. Per affrontare l’inverno ha appena finito di scaricare 17 tonnellate di carbone.
Il prezzo al momento è conveniente ma questo non basta a far tirare al coltivatore un sospiro di sollievo in quanto le vendite si fanno sempre più scarse e sono sempre di più quelli che si ingegnano allestendo “orti di guerra” nelle loro proprietà.
Ma la bella stagione volge al termine e un nuovo inverno è alle porte.
Tutti i residenti hanno già fatto scorta di antracite per l’inverno e presto, tra l’esterno e l’interno delle case, ci saranno ancora una volta 50° di differenza, perché il potere calorico di questo combustibile fossile resta costante nel tempo nonostante le oscillazioni del mercato.
(foto: Giorgio Bianchi)
deca
Video documentario sulla tragedia in Ucraina e sulle vere ragioni della guerra contro il popolo della Novorossiya realizzato dal canale "WAR IN UKRAINE - THE UNREPORTED TRUTH" sottotitolato in italiano da Fort Rus!
Raccontare un conflitto non è facile – specie quando il resto dei mezzi d’informazione s' ostina a parlare d’altro. Il modo migliore x farlo consiste nel coinvolgere in prima persona il lettore, permettendogli di immergersi a tutto tondo in quella stessa realtà che i grandi media non vogliono mostrargli. Per questo Gli Occhi della Guerra sono stati in Donbass con Andrea Sceresini e Alfredo Bosco e hanno usato la tecnologia dei video a 360°. Siamo stati nelle trincee alle porte di Donetsk, nelle miniere clandestine di carbone, le kopankas, e nei bunkers dove da anni vivono decine di anziani sfollati!

Sapete perché gli ucraini combattono nel Donbass e non in Crimea? Perché in Crimea i russi ci sono per davvero. In questo filmato possiamo vedere come i nazicraini se la fanno addosso quando hanno
a che fare con veri soldati e non con civili inermi. (Subs Oronzo Vazonzo)
Questo cittadino novorusso chiede solamente che lui, la sua famiglia, i suoi cari, i suoi compatrioti,
siano lasciati vivere in pace nella loro nazione,
oramai autonoma dalla Russia e dall'Ucraina, alla quale era stata annessa.....
In ricordo dello statista di Донецк [Donec'k]

sabato 9 aprile 2016

I DISTURBATORI STANNO CADENDO COME MOSCHE !!!


UNA ESORTAZIONE X I TROLLS UCRAINI

pensate alla vostra sicurezza, prima di tutto!

Dopo l'ennesimo cancellamento dei post del solito troll ucraino (non filoucraino) devo fare una importante comunicazione:

Cari trolls ucraini pensate prima di tutto alla vostra sicurezza

Posso capire che le allucinazioni a cui siete stati sottoposti fin da piccoli vi facciano credere ad una nazione di fatto inesistente, l'Ucraina, composta da territori e persone molto diverse le une dalle altre.
Differenze politiche, religiose e sociali praticamente insormontabili, alla base dei problemi attuali, guerra civile compresa.

Posso anche capire quelli che credono ancora nell'esistenza del nemico comunista, quando di fatto neanche in Russia esiste più, con gli attuali leaders del partito comunista russo che strizzano l'occhio agli amerragani, in cerca d'appoggio e finanziamenti.

Detto questo arriviamo alla realtà.

Una guerra che ha portato alla morte non di migliaia, ma di decine di migliaia di persone.
Tante, tantissime persone sparite nel territorio controllato dalla giunta golpista, oppositori politici uccisi a decine e altri, tantissimi altri, spariti nel nulla.

Ora, chi conosce gli slavi, sa che le loro passioni sono forti, e durano nel tempo, così come i rancori.

Sparizione chiama sparizione, e sangue chiama sangue, e per molto tempo.

Per cui vi prego, cari trollini, che urlate invettive e raccontate le balle che vi hanno insegnato a credere, come fossero una verità assoluta:

Pensate alla vostra sicurezza, nascondete accuratamente il vostro nome e la vostra identità, e fate di tutto per non essere identificati.

Ricordate cosa è successo ai partecipanti del http://decamentelibera.blogspot.it/2014/05/gladio-e-la-strage-di-odessa.html massacro di Odessa, i media russi e quelli ucraini non ne parlano, ma terribili liste con foto, indirizzi e nomi sono stati pubblicate sui social, facebook e Vkontakte compresi, anche in Italia, per chi sapeva cercare.
Dove sono adesso queste persone?

Molte sono sparite nel nulla, altri sono morti in misteriosi incidenti, e altri ancora sono stati uccisi, Anche molte della ragazze , povere sciocche che hanno riempito le bottiglie molotov  ridendo, hanno fatto una brutta fine.
Non solo in Ucraina, ma anche all'estero, anche gente che ha cambiato nome e usato documenti falsi.
Quando lo stato non c'è più, preso da un vortice di incompetenza e corruzione, la legge non esiste, non si fa mandare una lettere dall'avvocato o si fa una denuncia come nei paesi civili, si sta zitti e si agisce ognuno per conto suo.

Ogni persona che viene rapita di notte dai servizi e dai battaglioni nazisti, che non torna più, alimenta odio.
Ogni persona uccisa e abbandonata in un fosso, alimenta rancore.
Odio e rancore che si accumulano nei loro amici e parenti, gente che sta zitta e aspetta la sua, di occasione, magari anche dopo decenni.

Un governo di Pazzi che stila una lista lunghissima di sostenitori dei "russi", centinaia di migliaia di persone, che vengono minacciate e vessate.
E costoro che creano le loro, di liste, e aspettano.

Per cui , vi prego, scrivete pure quello che volete, vomitate pure il vostro veleno, ma pensate alla vostra di pelle.

Vi prego, siete stupidi, fanatici  e senza cultura, ma siete giovani, e meritate anche voi di vivere la vostra vita.

Anche una piccola vita miserabile e insignificante come la vostra.
Non è un gioco, tante gente è morta, e ogni giorno altri continuano a morire.

Quando cancello i vostri posts non lo faccio per me, ma per voi, per la vostra sicurezza.

Ok?

Mikheil Saak'ashvili. Il nostro eroe, l'algido Saak'ashvili, l'ex presidente georgiano, ora capo della divisione anti corruzione ucraina e governatore della regione di Odessa, il funzionario con più capi d'accusa pendenti sulle spalle al mondo. Si presenta in pubblico visibilmente alterato e con i pantaloni infilati dentro i calzini, una mise leggendaria come quando arrivò sul palco con i pantaloni a rovescio.
Ora, persino in ucraina si chiedono non se sia cocainomane, ma quanto lo sia, dato che spesso dà evidenti segni di squilibrio.

giovedì 23 aprile 2015

ESCLUSIVO! A tu x tu con i profughi della Novorossija !!

Signora anziana campo profughi Rostov

Signora anziana, che ha partecipato alla seconda Guerra Mondiale sul fronte della Bielorussia, una medaglia, mandata direttamente dal Presidente Putin

 

  

A tu per tu con i profughi del Donbass in Russia (VIDEO)




Case distrutte, paura, fame. Migliaia di persone scappando dalla guerra nel Donbass hanno trovato rifugio in Russia. Come vivono adesso? Che prospettive hanno oggi lontani dalla propria terra e magari senza più una casa?
Grazie alla preziosa testimonianza di Eliseo Bertolasi dal cuore di un campo profughi nella provincia di Rostov, possiamo scoprire storie e destini stravolti da una guerra nel mezzo dell'Europa.


- Eliseo, sei stato in un campo profughi nella provincia di Rostov, a Taganrog. In che condizioni vivono i profughi?


- Nella città di Taganrog, distante circa un paio d'ore da Rostov sul Don, ho visitato due alloggiamenti, due sistemazioni di profughi arrivati dall'Ucraina sudorientale. 
Qualcuno è stato alloggiato in una struttura alberghiera, ma la maggior parte in un "lager" come lo chiamano loro, che non ha niente a che vedere ovviamente con i lager di memoria nazista.

Sono una sorta di colonie, come quelle che c'erano in Italia fino a qualche decennio fa, dove i bambini passavano le loro vacanze in estate.
Ci sono mense, giardini, luoghi dove i bambini possono stare insieme. Ho visto i bimbi guardare i cartoni animati, fare i loro compiti.
La maggior parte di questi profughi sono donne, bambini ed anziani.

  • bambini nel campo profughi a Rostov
  • Disegno: Dio aiutaci, non vogliamo morire!
  • Campo profughi Rostov
  • bambini giocano, campo profughi Rostov
  • bambini guardano i cartoni, campo profughi Rostov

1) bambini nel campo profughi a Rostov
2) Disegno: Dio aiutaci, non vogliamo morire!
3) Campo profughi Rostov
4) bambini giocano, campo profughi Rostov
5) bambini guardano i cartoni, campo profughi Rostov


- Che cosa ti hanno raccontato queste persone, hanno intenzione di tornare nel Donbass?

- Molti di loro mi hanno confermato che non hanno più una casa, molte delle loro case sono state rase al suolo. Certo, vorrebbero tornare, perché nei loro territori di provenienza hanno ancora dei parenti, però si rendono conto che non hanno più nulla. Il desiderio di tornare sulla loro terra, cioè il Donbass, sicuramente è molto forte.

- Che cosa ti ha colpito più di tutto durante la tua visita al campo?

- Tanti momenti e racconti. La direttrice della mensa mi ha raccontato che nei primi momenti dopo l'arrivo nel campo, i bambini entrando nella sala pranzo si rifugiavano sotto i tavoli, perché avevano sperimentato purtroppo il trauma psichico terribile del vedere cadere attorno a sé piogge di bombe.

Un altro momento toccante della giornata: quando è arrivato il direttore del campo ed ha consegnato a una signora anziana di 90 anni, che ha partecipato alla seconda Guerra Mondiale sul fronte della Bielorussia, una medaglia, mandata direttamente dal Presidente Putin.
Questo in prospettiva della grande celebrazione del 70-simo anniversario della Vittoria del 9 maggio.


- Quali prospettive hanno i profughi che si trovano sul territorio della Federazione Russa, soprattutto chi ha la casa distrutta nel Donbass?

- Come sappiamo quando sono iniziati i bombardamenti sulle regioni di Donetsk e Lugansk, verso la Russia si è riversato un enorme flusso di profughi. Ricordo che tra le varie opzioni che la Federazione russa ipotizzava per i profughi era lo status di rifugiato e lo status di residenza temporanea, in futuro anche procedure semplificate per l'ottenimento della cittadinanza russa.
Ti posso riferire una mia esperienza di viaggio: qualche mese fa in un treno da Rostov a Mosca, ho incontrato nel mio scompartimento delle signore di Murmansk, le quali mi hanno detto che una parte dei profughi erano già stati inseriti nella struttura sociale e abitativa della loro città.

- I profughi vengono smistati sul resto del territorio russo quindi e non si trovano solo a Rostov?

- Certo, questo è nato dall'esigenza di non fare vivere i profughi nelle iniziali tendopoli, che vennero allestite quando iniziò il flusso consistente. Sappiamo benissimo che con le temperature rigide degli inverni russi non si può ipotizzare di ospitare profughi in semplici tendopoli.

Video dal cuore di un campo profughi a Rostov con la nonnina 90enne decorata da Putin
http://it.sputniknews.com/opinioni/20150417/273719.html






Tra Rostov e Lugansk, intervista a Sara Reginella: “Sofferenza e coraggio nel Donbass”

Tra Rostov e Lugansk, intervista a Sara Reginella: “Sofferenza e coraggio nel Donbass”




A seguito del lavoro svolto con “I’m Italian – Donbass“ Sara Reginella, psicologa ed autrice del documentario, è stata invitata a tenere una conferenza nell’Università di Rostov, in Russia.


Dopo la conferenza ha visitato un campo profughi e in seguito si è recata con una delegazione nel Donbass, precisamente nella città di Lugansk.
L’abbiamo contattata per farci raccontare questa esperienza: ecco qui riportata l’intervista integrale.

Qual è stato l’argomento della conferenza nell’università di Rostov?

Il tema della Conferenza ha riguardato le metodologie per l’assistenza sociale e psicologica alle vittime del conflitto nel Donbass. All’incontro erano presenti colleghi dell’Università di Psicologia di Rostov come la Professoressa Irina Drodzova, colleghe italiane, come le Psicoterapeute Daniela Silvestrelli e Nicoletta Maggitti, il giornalista Eliseo Bertolasi e rappresentanti delle istituzioni russe quali la Croce Rossa, la Chiesa Ortodossa, l’Unione dei Cosacchi e il Dipartimento di Prevenzione delle Emergenze di Rostov.
Infine, in video conferenza, era con noi il Dottor Valentin Pehterev, Psichiatra e Psicoterapeuta presso la Clinica di Psicologia di Donetsk, nel Donbass. Ci siamo confrontati sulle metodiche utilizzate in Russia e in Italia per affrontare le situazioni di emergenza. L’arricchimento è stato reciproco. Abbiamo inoltre potuto ascoltare con quanta efficacia si siano impegnate le istituzioni della Federazione Russa nell’organizzare il soccorso ai rifugiati, sia da un punto di vista materiale sia da un punto di vista del supporto psicologico e sociale.
Un solo dato per indicare l’enormità dell’assistenza: nell’arco di una giornata, in un solo campo profughi, venivano consumati più di sei mila litri d’acqua nel periodo estivo. A ciò si aggiunge la necessità di fornire assistenza ai feriti, offrire attrezzature idonee ai diversamente abili, procurare medicinali e tutto ciò che attiene alla quotidianità, sia dal punto di vista materiale che psicologico, con particolare attenzione all’infanzia.

Sara Reginella con Nicoletta Maggitti, Irina Drodzova, Daniela Silvestrelli.Sara Reginella (a destra) con Nicoletta Maggitti, Irina Drodzova, Daniela Silvestrelli

Come l’hanno accolta i colleghi russi e qual è la loro opinione sul conflitto ucraino?

Ci hanno accolto con grande interesse e calore. In merito al conflitto ucraino, i colleghi russi hanno condiviso con noi il loro stupore e rammarico per come i mass media occidentali trascurino l’emergenza del Donbass. Oltre a trattare il tema della supporto alla popolazione, la mia relazione ha riguardato l’applicazione innovativa delle teorie psicologico-sistemiche ai conflitti internazionali. 
Ho avuto così modo di discutere con i colleghi, da un punto di vista psicologico, su alcuni meccanismi connessi all’omissione di informazioni e alla manipolazione mediatica sul conflitto ucraino.

Sara Reginella con un gruppo di psicologi russi
Sara Reginella (al centro) con un gruppo di psicologi russi

Ci può raccontare le sensazioni provate nei campi profughi?

Nell’incontro con i profughi del Donbass ho avuto modo di empatizzare con la sofferenza di queste persone e di osservare anche il loro coraggio nell’affrontare la situazione. Ciò che però li turba di più, è il fatto di non sapere quando il conflitto terminerà.
Queste persone hanno subito delle violenze enormi, hanno visto distrutte le proprie case e, in molti casi, hanno perso i propri cari, sia civili che combattenti. Vivono l’impotenza per ciò che è accaduto e l’ingiustizia nel sapere che l’Occidente si è dimenticato di loro. Molti di coloro che hanno parenti che vivono nel territorio ucraino hanno paura nel rilasciare interviste a volto scoperto.
Temono che i propri cari possano subire delle ritorsioni. I profughi raccontano di bombardamenti contro le proprie abitazioni. Ciò che è accaduto a queste persone è catastrofico.
Lavoro quotidianamente con chi soffre, ma raramente mi è capitato di incontrare persone che, nonostante un così alto livello di dolore interiore, mantengano tanta dignità e consapevolezza. Provo una grande ammirazione nei loro confronti.
Lei è una delle poche italiane che ha avuto un’esperienza diretta nel
Donbass: come giudica la narrazione degli eventi da parte dei media occidentali?
I mass media occidentali hanno dipinto la Russia come un aggressore e l’Occidente come un “salvatore”, dimenticando perlopiù di raccontare la posizione che afferma che a Kiev vi è stato un colpo di stato veicolato dall’Occidente stesso.
Dopo il golpe, i bombardamenti contro la popolazione nel Donbass sono stati censurati per un lungo periodo. Chiediamoci perché tali informazioni non sono arrivate.
Attualmente molti mass media fomentano la diffidenza e la fobia verso la Russia e il suo popolo, senza aiutare il pubblico a comprendere la complessità degli eventi. 
L’Occidente non porta la democrazia, semplicemente è interessato a determinati paesi per perseguire interessi economici. I meccanismi sono sempre gli stessi in tutte le guerre: Donbass, Siria, Libia e così via. Sono molto preoccupata per la libertà di stampa nel mondo occidentale. 
Testate indipendenti come Tribuna Italia sono un’eccezione preziosa.
Qual è la situazione ora nella Repubblica di Lugansk?
I bombardamenti continuano. Ho visto case in luoghi come Chernukhino totalmente distrutte.
In particolare, non riesco a dimenticare lo sguardo triste di una giovane donna rimasta completamente sola, avendo perso tutta la sua famiglia in uno dei bombardamenti. Allo stesso tempo è stato terribile vedere così tanti anziani impauriti. Anche gli animali sono spaventati.
Una ragazza di sedici anni, a Stachanov, dopo che i suoi genitori ci avevano mostrato i segni dei bombardamenti nella propria abitazione, mi ha raccontato che lei non era arrabbiata per quello che stava accadendo e voleva impegnarsi per mantenere la pace dentro di sé.
Non ci sono parole per descrivere la grandezza d’animo delle persone con cui ho parlato, che hanno molto da insegnare a tutti noi occidentali.
Ha quindi avuto dei colloqui con la popolazione locale? Che tipo di lavoro ha svolto nella città?
Dopo la conferenza a Rostov ho deciso di recarmi nel Donbass per verificare in prima persona ciò che sta vivendo da un punto di vista psicologico la popolazione di etnia e lingua russa che vive in territorio di guerra.
Quando mi è stato concesso, ho realizzato dei filmati. Alla fine dei colloqui, chiedevo alle persone se c’era un messaggio che volevano che comunicassi alla popolazione occidentale.
In molti mi hanno chiesto semplicemente di raccontare la verità. La verità che essi riportano è che in questi mesi sono state bombardate le infrastrutture civili.
Ho sentito spesso raccontare la storia dei cosiddetti “terroristi” che, anziché limitarsi a colpire lungo la linea del fronte, bombarderebbero le abitazioni. Le persone con cui ho parlato non hanno confermato questa teoria. Le persone con cui ho parlato affermano che tra i difensori novorussi vi sono gli stessi abitanti del Donbass, ed è assurdo pensare che essi stessi colpiscano le proprie abitazioni, uccidano i propri familiari e i propri amici.
Se così fosse, la popolazione sarebbe terrorizzata alla sola vista dei combattenti novorussi. Al contrario, ho osservato che questi ultimi sono integrati nella popolazione, bene accolti. Sono essi stessi parte della popolazione del Donbass. Ci sono donne e uomini di tutte le età, persone normalissime come noi, che si sono arruolate dopo i primi bombardamenti, dopo la strage di Odessa.
Le persone con cui ho parlato temono i bombardamenti ucraini, non i bombardamenti dei novorussi.
Rispetto il punto di vista di chi non condividerà la mia testimonianza, ma sottolineo che, sulla base dell’etica e della mia deontologia professionale, sto riportando ciò che ho visto e ascoltato.
C’è la possibilità che la mia esperienza percettiva sia contestata , in quanto viviamo in una realtà mediaticamente costruita, virtuale, psicotica, scissa, una realtà in cui punti di vista faticano ad incontrarsi e in cui l’esperienza percettiva del reale rischia di essere negata e di essere fatta scivolare via.
Come psicoterapeuta, sono abituata ad osservare e riconoscere questi meccanismi di mistificazione, disconferma ed iniezione di significato.

Incontro con una popolazione vittima dei bombardamenti
Sara Reginella e Eliseo Bertolasi durante un incontro
con un gruppo di vittime dei bombardamenti

Come si svolge la vita quotidiana dei civili?

Quando bombardano le persone si rifugiano nei “padvali” (cantine n.d.r.), dove arrivano a raggrupparsi molti civili a temperature bassissime.
Durante il mio mio percorso, è stato colpito un centro abitato e ho visto gli anziani, che vivevano in abitazioni veramente piccole e modeste, non in palazzi, precipitarsi in strada, in preda al panico. Altrimenti, quando i colpi sono più lontani, le persone lavorano e vivono in un’apparente normalità.
Apparente, perché effettuando spostamenti, ci si imbatte in palazzi distrutti, finestre senza vetri, militari, posti di blocco.

Abitazione bombardata nei pressi di Lugansk
Abitazione bombardata nei pressi di Lugansk

Crede che questo conflitto possa generare delle ripercussioni psicologiche sul futuro di queste popolazioni?

La guerra è un trauma e chiunque avrebbe bisogno di supporto in una situazione di crisi per gestire al meglio le ripercussioni psicologiche, soprattutto quando il conflitto permane per un tempo così lungo.
Ma parallelamente ho osservato che queste persone hanno grandi risorse interiori e una forte unione reciproca che trascende l’individualismo a cui siamo abituati in Occidente.
Questi aspetti sono senz’altro delle risorse da un punto di vista psicologico.

Uscirà un nuovo documentario per raccontare questo viaggio: quando sarà pronto? Ci saranno nuovamente contatti con il mondo accademico russo?

I contatti con l’Università sono aperti, io e le mie colleghe abbiamo ammirato la professionalità e lo spessore intellettuale del mondo accademico russo. Inizierò a lavorare su un nuovo documento video che dia voce a queste persone, a partire dal materiale raccolto durante questo viaggio.

Il pubblico italiano ha il diritto d'essere informato.
E l’Europa ha diritto di vivere un territorio senza guerre.


Intervista a cura di Lorenzo Zacchi – @LorenzoZacchi

http://www.tribunaitalia.it/2015/04/21/tra-rostov-e-lugansk-intervista-a-sara-reginella-sofferenza-e-coraggio-nel-donbass
deca