Non troveremo mai la verità se non saremo disposti ad accettare anche ciò che non ci saremmo mai aspettato ....
--- "Gli uccelli nati in una gabbia pensano che volare sia una malattia" - Alejandro Jodorowsky
‘Fino a che non diventeranno coscienti del loro potere, non saranno mai capaci di ribellarsi, e fino a che non si saranno liberati, non diventeranno mai coscienti del loro potere.’ - Eric Arthur Blair
Il T-14 Armata (Армата) è un MBT di nuova generazione presentato il 9 Maggio 2015 (giorno del 70°Anniversario della Vittoria Sovietica sui Nazisti) e prodotto dalla Uralvagonzavod.
Il T-14 è basato sul T99, prototipo di piattaforma su cui si basano i nuovi mezzi corazzati russi, da MBTs ad artiglierie fino a mezzi per trasporto truppe. Il carro è equipaggiato con un cannone principale2A82-1M ad anima liscia da 125 mm, con una mitragliatrice da 7,62×54 mm. remotizzata e da una mitragliatrice 7,62 mm. coassiale.
Infografia del T-14 Armata
Storia del T-14 Armata
L’introduzione del T-14 nell’Esercito Russo è il passo avanti che ha definitivamente sancito la fine degli MBTsovietici. Il progetto del T-14 non nasce in epoca moderna ma già negli anni ‘80 l’Unione Sovietica iniziò lo studio di un futuro MBT, sviluppando inizialmente l’Izdeliye 490, caratterizzato da 2 componenti di equipaggio (il capocarro aveva anche funzione di cannoniere e pilota, soluzione già sperimentata nell’Izdeliye 775) posizionati nello scafo al di sotto della torretta, con il treno di rotolamento costituto da 7 ruote e cannone da 125 mm.
Il successivo sviluppo dell’Izdeliye 490 fu l’Izdeliye 490A BUNTAR in sviluppo dal 1982 che presenta una torretta relativamente bassa con cannone da 125 mm e un equipaggio di 3 componenti
posizionati nello scafo; è inoltre caratterizzato da camera termica,
sensore infrarosso e, forse, sensori radar. In seguito fu testato il
cannone 2A73 da 152 mm su scafo BUNTAR denominato in questo caso Izdeliye 477 MOLOT (o FST-2 in terminologia NATO), seguito dalla versione 447A.
Con la fine dell’Unione Sovietica il progetto fu accantonato e solo nel
1995 venne ripreso nuovamente, basandosi su tutti gli studi fatti in
precedenza: il primo progetto fu l’Izdeliye 640 denominato anche Black Eagle, basato su scafo T-80U con treno di rotolamento allungato e con 7 ruote, caratterizzato da un cannone 2A46 da 125 mm
con sistema di ricaricamento automatico con peso totale di 48t.
Contemporaneamente allo sviluppo del Black Eagle, venne progettato l’Izdeliye 195 (o T-195), caratterizzato da 3 componenti di equipaggio, peso di 55t e cannone ad anima liscia 2A83 da 152 mm con cannoncino laterale da 30 mm; questo carro fu designato al Ministero della Difesa russo come successore della serie sovietiche, denominato T-95,
che sarebbe stato presentato nel 2009; a causa del notevole costo e
complessità, il carro fu abbandonato. L’intero progetto del T-195 fu
ripreso e modificato progettando l’Izdeliye 148, in seguito denominato T-14 Armata; primi test del T-14 avvennero nel novembre 2013 e completamento nel 2015. Il nome Armata deriva da un antico cannone russo del 14°secolo, dal latino “arma” (arma in italiano).
Izdeliye 490A BUNTAR
Black Eagle o Izdeliye 640
Izdeliye 195 o T-195 (designato poi T-95 per l’entrata in servizio)
Armamento del T-14 Armata
Il primo prototipo è stato mostrato al RussianArmsExpo a Nizhny Tagil nel Settembre 2013: il design e la struttura dell’Armata si rifanno in parte ad un progetto del 1995, il T95 (Object 195) del quale pochi prototipi sono stati costruiti.
L’equipaggio del T-14 è composto da 3 persone:pilota, capocarro e servente (addetto agli armamenti), posizionati nella parte anteriore dello scafo, protetti da una cellula di sicurezza.
L’armamento principale del T-14 è un cannone ad anima liscia 2A82-1M da 125 mm (4.92 in), versione migliorata del 2A46
utilizzato sui carri della precedente serie (T-90/80/72); il cannone
principale, completamente automatizzato nella ricarica, è in grado di
sparare 10-12 colpi/min con una gittata massima di 8 km.
I sensori ottici del T-14 sono in grado di rilevare un obiettivo ad una distanza superiore di 5 km durante il giorno, a 3,5 km durante la notte tramite i sensori termici; il telemetrolaser ha invece un range di azione massimo di 7,5 km. Come nei carri di ultima generazione, sono presenti 2 sistemi ottici, uno per il cannoniere e uno per il capocarro (nel caso del secondo il dispositivo è panoramico ed è posto accanto alla mitragliatrice remotizzata).
Il 2A82-1M è in grado di sparare munizionamenti Vacuum-1, proiettili Telnik a detonazionate controllata e ATGM 3UBK21 Sprinter appositamente progettati per questo cannone.
In futuro il 2A82-1M verrà sostituito con il 2A83, cannone da 152 mm e il carro potrebbe essere equipaggiato anche con un cannone da 30 mm per scopi anti-aerei.
L’armamento secondario è costituto da una torretta remotizzata con una mitragliatrice Kord (versione 6P49) da da 7,62×54 mm. remotizzata e con una mitragliatrice PKTM coassiale (versione 6P7K) da 7,62 mm.
Cannone 2A82-1M
L’unità propulsiva del T-14ChTZ 12Н360 (A-85-3A, diesel) fornisce 1260 HP ed è situata nella parte posteriore del carro, che permette un raggio d’azione di circa 500 km con una massima velocità di 80/90 km/h. I rulli dei cingoli (in totale 7).
La massa totale del veicolo è di circa 48t.
Componenti del T-14 Armata
Protezione del T-14 Armata
Il T-14 Armata presenta un corazzatura principale denominata Malachit e il sistema di protezione attivoAfghanit (APS: Active Protection System).
Il sistema Afghanit include dei radar posizionati a 360° intorno alla torretta che rilevano e seguono munizionamenti di vario genere, tra cui proiettili controcarro o missili: posizionati sopra la torretta, sono presenti 2 lanciatori APS (direzionabili) e sotto di essa 2 lanciatori da 5 tubi (fissi) che intercettano oggetti in arrivo sparando una carica nella loro direzione (riprendendo così il vecchio sistema Drozd); inoltre è presente un sistema APS fisso che consiste in 12 cariche
che possono essere sparate per intercettare missili in arrivo.
Questo
sistema è gia in uso sugli MBT israeliani e in sviluppo per i futuri
Leopard 2.
Il T-14 è inoltre equipaggiato con un sistema ERA (Explosive Reactive Armor) di ultima generazione:
non sono più presenti piastrelle distanziate come avviene sui
T-90/80/72 ma un insieme di piastre ERA accoppiate per diminuire la segnatura termica e radar.
Torretta
remotizzata, lanciatore APS direzionabile, lanciatori APS fissi e radar APS formano il più complesso sistema di difesa attualmente progettato e
sviluppato.
Le forze armate russe stimano di poterne produrre 500 unità annue a partire dal 2016, per arrivare entro il 2020 a creare una forza corazzata di 2.400 nuovi carri da combattimento.
Il progetto del “T-14 Armata” già prevede la sua evoluzione in un mezzo da battaglia interamente robotizzato.
Esportazione del T-14 Armata
Attualmente il T-14 Armata è in uso solo alle Forze Armate Russe ma in futuro altri Stati come Egitto, India o Cina potranno ricevere i primi modelli da esportazione dell’MBT.
T-14 Армата MISCELLANEA DI DOCUMENTARI SUL PRODIGIOSO MBT .....
Ciao, vorrei fare delle precisazioni
In base alle informazioni trapelate il peso del T-14 è tra le 50t e le 55t. Non 58.
La torretta a controllo remoto monta una mitragliatrice calibro 7,62×54 e non una 12,7.
Le ruote, anche se simili, non sono le stesse del T-80, infatti hanno una misura leggermente superiore.
La potenza del motore è fissata a 1250 cavalli, potenzialmente può svilupparene massimo 1500 o 1800 secondo altre fonti.
Gli intercettori del sistema Afghanit non sono come quelli del Drozd,
infatti usano una carica cava dal profilo particolare per aumentare le
possibilità di distruzione delle minacce, il Drozd usa delle semplici
cariche a frammentazione.
Infine, quello mostrato nel 2015 è la versione base del T-14, poco più che prototipi.
La versione che entrerà in produzione seriale e che useranno le Forze
Armate russe sarà diversa e probabilmente sarà nominata T-14A.
Infatti, secondo recenti dichiarazioni tra gli addetti ai lavori, è già
in test una versione migliorata con il tanto rimpianto cannone
automatico da 30mm sul lato della torretta, protezioni aggiunte ai
sensori dell’APS, e nuovi sensori ottici che funzioneranno insieme ai
radar dell’APS per una migliore identificazione delle minaccie al fine
di ridurre i falsi positivi.
Forse potrebbe usare un equipaggio di solo 2 uomini, ma questa è una mia supposizione.
Non è chiara invece cosa sarà la versione con il cannone da 152mm, si
è parlato di un “tank killer” che usa i proiettili d’artigliera di
precisione per colpire su lunghe distanze e, nel caso, dare anche
supporto d’artiglieria, praticamente un MSTA senza l’ingonbrante
torretta e con i sistemi difensivi di un MBT. Ma sono voci da prendere
con le pinze…
Spero di essere stato utile.
Il nuovo carro armato principale (MBT) della Russia T-14 (Армата) Armata
fece la prima apparizione un anno fa, durante la Parata del Giorno
della Vittoria del maggio 2015.
A differenza di oggi, il mezzo era solo
un prototipo segreto. E’ noto da poco che Uralvagonzavod fornirà il
primo lotto di 100 carri armati operativi T-14 Armata alle forze di
terra russe tra il 2016 e il 2017. L’esercito russo prevede di acquisire
2.400 T-14 prima del 2020.
Sergej Chemezov, amministratore delegato
della società statale Rostec, ha detto a Wall Street Journal
che il carro armato è in produzione di serie. Il mezzo è apparso alla Parata del Giorno della Vittoria del 2016 a Mosca. Il
nuovo carro armato pesa 48 tonnellate e può raggiungere una velocità di
oltre 90 km/h.
La stampa 3D è stata utilizzata dal 2015 per la
produzione dei prototipi, una rivoluzione tecnologica!
Attualmente il carro armato è dotato del cannone standard da 125mm in
grado di sparare diversi tipi di munizioni. La torretta è automatizzata e
priva di condotto d’espulsione. Il ritmo di tiro è di 10-12 colpi al
minuto. La gittata massima con effettiva penetrazione è 8 km. Il raggio
di rilevamento dei sensori ottici del serbatoio è oltre 5 km per
obiettivi dalle dimensioni di un carro armato di giorno e di almeno 3,5
km di notte con i visori termici.
Il telemetro laser ha una portata
massima teorica di 7,5 km. Questi sistemi sono duplicati; inoltre vi è
un terzo sistema che può sparare in movimento. Il veicolo può essere
facilmente dotato di un molto più potente cannone da 152 mm in futuro.
L’armamento secondario è composto da una mitragliatrice da 12,7 mm KORD
(GRAU 6P49) con 300 colpi e una mitragliatrice da 7,62,mm PKTM (6P7K)
con 1000 colpi. Tutte le armi sono telecomandate. Inoltre, altri 1000
colpi possono essere immagazzinati.
Una mitragliatrice da 12,7mm è
installata sul visore della torretta del comandante, evitando ostacoli
visivi, mentre la parte anteriore della torretta ha una feritoia
presumibilmente destinata alla mitragliatrice coassiale da 7,62 mm. Un
sistema di controllo digitale dirige il movimento del carro armato,
insegue gli obiettivi e attiva i sistemi di difesa, permettendo
all’equipaggio di concentrarsi sul combattimento. Il carro armato è
dotato di GLONASS e GPS NAVSTAR. “Armata è di gran lunga migliore dei migliori analoghi stranieri nei sistemi di protezione integrati”, osserva l’esperto della controllata Impianto Trattori.
“Alcuno all’estero incorpora le principali protezioni a strati. La Russia sì”,
ha detto Mikhail Alekseev, direttore della ricerca e capo progettista
dell’Istituto di Ricerca sull’Acciaio. Un’altra caratteristica specifica
è il sistema di protezione attiva (APS) Afghanit. Il sistema include un
radar millimetrico per rilevare, monitorare, intercettare e
interrompere il sistema di guida delle munizioni anticarro, con
penetratori cinetici o doppia carica.
Il veicolo è inoltre dotato di una
suite di contromisure per disturbare i sistemi di guida laser nemici.
E’ possibile utilizzare dei proiettili intercettori per l’APS, dotati di
penetratori esplosivi. Se un proiettile riesce a superare l’APS, il
veicolo è protetto da due strati di corazza esplosiva reattiva Malakit oltre a robuste blindature passive. Piastre blindate proteggono alcune zone altrimenti vulnerabili ai lanciagranate.
L’equipaggio di tre effettivi è protetto dalla capsula blindata interna.
Il telaio e la torretta sono dotate di armatura reattiva esplosiva
anteriormente, lateralmente e superiormente. La forma della torretta è
progettata per ridurne le firme radar e termica. Il T-14 utilizza il
sistema di controllo computerizzato integrato che monitora stato e
funzioni dei moduli del serbatoio. In battaglia, il software può
analizzare le minacce e poi suggerire o attivare automaticamente le
azioni per eliminarle.
Può rilevare e correggere gli errori
dell’equipaggio. Il T-14 è propulso dal motore diesel a controllo
elettronico ChTZ 12N360 (A-85-3A) da 1500 CV. L’autonomia operativa è di
oltre 500 km. Il carro armato si distingue per la mobilità strategica
con una velocità di 90 chilometri all’ora. Il peso moderato di 48
tonnellate permette di essere facilmente trasportato via ferrovia e con
il rimorchio, preservando la vita operativa di motore e trasmissione, e
può attraversare la maggior parte dei ponti.
2 carri armati con i loro
equipaggi e tutte le attrezzature associate possono essere facilmente
aerotrasportati dall’aereo da trasporto pesante An-124. Il carro armato è
dotato di un radar da 26,5-40 GHz dalla portata di 100 km, utilizzato
principalmente dal sistema di protezione attiva. 40 bersagli aerei e 25
terrestri con dimensioni minime di 0,3 m possono essere monitorati
contemporaneamente. Il sistema di sorveglianza provvede automaticamente
al tiro per la distruzione del bersaglio, e può passare all’APS e ai
principali computer di controllo dell’arma.
Il carro armato può indicare
i bersagli all’artiglieria e svolgere funzioni di difesa aerea e
ricognizione. Il T-14 utilizza canali di comunicazione altamente
protetti che collegano il gruppo di T-14 al posto di comando.
Riassumendo il tutto, va sottolineato che il veicolo ha una serie di
caratteristiche uniche che lo fanno risaltare sugli altri carri armati
nel mondo. Ha un sistema di protezione moderno, una torretta automatica e
un compartimento per l’equipaggio protetto da ogni diffusa arma del
nemico.
La piattaforma di combattimento universale Armata costituisce il
principale carro armato da battaglia T-14, il veicolo da combattimento
pesante per la fanteria T-15, il veicolo recupero corazzato T-16 e una
miriade di altri veicoli. La flessibilità della piattaforma Armata
dà buone possibilità sul mercato dell’esportazione.
Il T-14 ha un
potenziale illimitato nella modernizzazione, insieme a un costo di
produzione ragionevole, aumentandone significativamente le possibilità
di esportazione. Armata può soddisfare le diverse esigenze dei
possibili clienti, operando su tutto lo spettro dei combattimenti. Altro
importante vantaggio, il carro armato avrà un costo di soli 250 milioni
di rubli (3,75 milioni di dollari) quando sarà in produzione di serie,
mettendo il carro armato in posizione di forza nel competere con i
concorrenti europei e degli Stati Uniti sul mercato globale
dell’esportazione.
I concorrenti dell’Armata, come Leopard 2 tedesco, M1 Abrams statunitense e Challenger 2
inglese costerebbero comunque 6,8 – 8,6 milioni di dollari. Egitto,
Cina, India, Iran ed Iraq sono potenziali acquirenti.
Senza dubbio, l’Armata ha
un grande futuro. Dopo tutto, è il il carro armato leader mondiale dal
design più nuovo e radicale da molti anni. E non vi è quasi alcun rivale
in vista.
Entro
fine anno verranno conclusi tutti i lavori per l’equipaggiamento dei
nuovi mezzi tecnici militari con il sistema di protezione attiva
“KA3 Afganit”, capace di rilevare la presenza di lanci e intercettare i
proiettili in volo.
I
mezzi militari delle serie "Armata" entro fine 2016 saranno dotati dei
nuovi rilevatori ultravioletti che consentono non soltanto di rilevare
ma anche d'intercettare i missili anticarro e le granate. Lo ha scritto
martedi il quotidiano Izvestia, citando un portavoce del ministero
della Difesa.
"Attualmente i rilevatori ultravioletti sono
già stati installati sui carri armati T-14 e sul veicolo da
combattimento pesante T-15 della serie Armata e sono in corso i test di
composizione del complesso di protezione attiva Afganit. I lavori
verranno conclusi entro la fine di quest'anno", ha detto il portavoce
del ministero della Difesa, citato dal quotidiano.
Nel complesso di difesa attiva che neutralizza i missili degli
avversari, sono entrati degli speciali rilevatori ultravioletti che
attraverso la ionizzazione dell'aria rilevano i proiettili sparati
contro il veicolo da qualsiasi direzione. Secondo il quotidiano, alla
base dei rilevatori si trovano dei fotocatodi ultravioletti che sono
stati sviluppati e prodotti dall'azienda di Novosibirsk AO Katod.
"Quando il razzo viaggia verso il bersaglio, la
fiamma emessa dal suo propulsore ionizza l'aria nella quale si formano i
fotoni dello spettro ultravioletto i quali sono catturati dai nostri
fotocatodi. I nostri rilevatori non sono capaci soltanto di accorgersi
del lancio, ma stabiliscono anche le coordinate, tracciano la
treiettoria e misurano la velocità di razzi e granate. In base ai dati
ricevuti il sistema di protezione attiva abbatte il bersaglio con uno
speciale proiettile", ha raccontato al quotidiano la Katod.
Si evidenzia che i nuovi rilevatori individuano le emissioni
ultraviolette non solo dello stesso bersaglio ma anche di quelli che
sono in volo oltre i razzi e le granate, e anche le esplosioni. Secondo
gli sviluppatori grazie al fatto che i vari ostacoli naturali non
disturbano il lavoro del sistema, questo può distinguere con alta
precisione gli obiettivi pericolosi da quelli che non lo sono.
Diversi
Paesi sono interessati ad acquistare i moderni veicoli blindati russi,
che sono stati messi in mostra alla Parata della Vittoria di Mosca il 9
maggio scorso: scrive "Izvestiya", riferendosi all'assistente del
presidente sulla cooperazione tecnico-militare Vladimir Kozhin.
Hanno
catturato una maggiore attenzione in particolare i carri armati
"Armata" e i blindati della fanteria. Sono desiderose di comprare i
nuovi armamenti la Cina, l'India e i Paesi del sud-est asiatico.
Prima di tutto, secondo Kozhin, i nuovi mezzi
andranno all'esercito russo. In futuro non sono escluse esportazioni. Attualmente i clienti stranieri ricevono materiale militare dalla Russia
in base ai contratti in vigore.
Gli esperti ritengono che la Russia venderà i nuovi
mezzi all'estero non prima di 3 anni. Tuttavia esistono casi in cui
l'esercito di un Paese straniero ha ricevuto mezzi militari prima delle
forze armate dello Stato in cui venivano prodotti. Ad esempio l'Iran ha
iniziato ad usare gli aerei americani F-14 prima dell'Aviazione USA.
L'introduzione
della stampa 3D consente di risparmiare tempo e risorse nella
produzione di mezzi militari della famiglia "Armata", osserva la rivista
americana “The National Interest”. La tecnologia rende già possibile
produrre parti in titanio di lunghezza di diversi metri con le stampanti
3D.
Le
imprese del complesso militare-industriale russo hanno iniziato a
utilizzare la tecnologia di stampa 3D per la produzione dei componenti
per il carro armato T-14 "Armata" e gli altri mezzi della fabbrica
"Uralvagonzavod", scrive la rivista "The National Interest".
"La stampa 3D consente di
accelerare la produzione pilota. L'utilizzo delle stampanti 3D consente
di produrre rapidamente i prototipi realizzati tramite programmi Cad sul
computer," — la rivista cita le parole del direttore del Laboratorio di
prototipazione rapida e nuove tecnologie "Elektromashina" Anton Ulrich.
L'esperto ha osservato che l'introduzione della
stampa 3D può far risparmiare tempo e risorse nella produzione: "Non c'è
bisogno di componenti raffinate per ottenere un prototipo, e poi,
capendo che il montaggio non ci sarà, avviare di nuovo la produzione.
Non serve consumare il metallo".
Inoltre, presto sarà possibile produrre non solo
componenti singoli, ma anche tutta una serie di parti assemblate del
carro armato "Armata".
"Nel prossimo futuro "Elektromashina", facente
parte della struttura della società "Uralvagonzavod" produttore di
Armata, "prevede di avviare la produzione di componenti in titanio di
lunghezza di diversi metri con le stampati 3D", — aggiunge la rivista.
Finchè i componenti preparati in questo modo serviranno come
prototipi, alcuni materiali potranno essere mandati al montaggio subito
dopo la stampa 3D, tuttavia i requisiti dell'industria della difesa sono
più severi per queste componenti.
Il
T-14 Armata è un carro armato russo di ultima generazione, presentato
pubblicamente il 9 maggio 2015 durante la parata dedicata al
settantesimo anniversario della vittoria nella Seconda guerra mondiale.
L"Armata"
è il panzer più avanzato dell'esercito russo, ma fino a poco tempo fa non
se ne sapeva niente. In questo video l'"Armata" esegue un numero unico:
il cannone resta puntato contro un obiettivo fisso, mentre la base del
carro armato ruota su stessa per svariate volte.
La
holding russa "Russian Electronics" ha creato una fibra di ferrite ad
alta tecnologia con il compito di proteggere dagli effetti della guerra
elettronica i mezzi militari.
Si
osserva che il materiale unico è in grado di schermare l'impatto delle
onde d'urto delle armi di guerra elettronica e di rendere i veicoli
blindati, i sistemi missilistici di difesa aerea e persino gli aerei
"invisibili".
"Il nostro sviluppo è comparabile in alcuni
prodotti ad un tessuto. Inoltre il suo livello di assorbimento di onde
elettromagnetiche è comparabile con gli analoghi molto più pesanti e
ingombranti utilizzati nelle apparecchiature elettroniche per la difesa
dalle armi radio-elettroniche e contro il rilevamento delle attrezzature
militari tramite le loro radiazioni elettromagnetiche. Di fatto abbiamo
creato un "mantello" per tutti i mezzi militari russi e per le unità
sul campo di battaglia contro le moderne armi di precisione", — il
quotidiano "Izvestia" riporta le parole del direttore generale della
società Igor Kozlov.
Si osserva che il materiale creato dagli specialisti russi rende
indistinguibili i mezzi alle armi di precisione che fissano l'obiettivo
con parametri termici, infrarossi ed elettromagnetici. Oltre che in campo militare, questo materiale può essere utilizzato
anche in altri settori della nostra vita, dove si lavora in un forte
campo elettromagnetico, come ad esempio in medicina.
Immediatamente dopo la sconfitta in Libano nel 2000, Israele cercò la risposta per compensare la sconfitta da Hezbollah.
Perciò organizzò la prima “Conferenza di Herzliya” poi seguita da varie
azioni ostili nella regione, prima di arrivare alla guerra contro il
Libano nel 2006; l’aggressione su cui puntarono i sostenitori del piano
statunitense-sionista per avviare la creazione di un Medio Oriente
controllato dagli Stati Uniti, dove non ci sarebbe stato spazio per la
Resistenza e chi ci pensava [1].
Ma l’eroica lotta di Hezbollah
dissipò tali sogni ostili.
Uscì vittoriosa dalla guerra, imponendo le
basi per la “deterrenza attiva” assai dolorosa per Israele. Conseguenza
di questa vittoria nel 2006 fu il passaggio dei pianificatori
dell’occupazione coloniale alla cosiddetta strategia del “soft power”
adottata dalla NATO nel 2010 con conseguente incendio catastrofico
spacciato dall’occidente come “primavera araba”, in realtà l’innesco
statunitense-sionista per annientare l'”Asse della Resistenza” nel
caposaldo centrale della Siria.
Ma nonostante la proliferazione di piani
e strategie Siria, Asse della Resistenza e di recente Russia hanno
creato un nuovo ordine basato su tre osservazioni: – L’aggressione non può raggiungere i suoi obiettivi, la Syria è riconosciuta una ed indivisibile.
– Il peso militare e strategico dell’Asse della Resistenza è ora più importante di quanto lo fosse cinque anni fa.
– Il tempo gioca a favore della Resistenza, il campo degli aggressori
alla Syria non può ottenere oggi più di quello che avrà domani.
Da qui la terribile delusione e frustrazione degli orribili aggressori e
dei loro alleati, condannati a scegliere la via per contenere le
perdite e infine reagire al momento giusto.
Ciò spiega la dispersione
delle posizioni e la discordia dominante nel loro campo, divisa tra
realisti e chi rifiuta il fatto compiuto. In quest’ultima categoria
rientrano Arabia Saudita e Israele, coperti dagli Stati Uniti, dove il
presidente rientra nella categoria dei realisti che puntano a una
soluzione politica. L’Arabia Saudita sa che il fallimento in Siria si
aggiunge a tutti gli altri nella regione, distruggendone lo spazio
strategico vitale e portando inevitabilmente alla perdita della capacità
di controllare le decisioni del mondo arabo e musulmano.
Quanto ad
Israele, questo fallimento significa la fine del sogno su cui ha
lavorato per quindici anni, distruggere Hezbollah e smantellare l’Asse della Resistenza. Questo fallimento in particolare coincide con il rafforzamento militare di Hezbollah,
al punto di avere una nuova deterrenza strategica verso Israele,
impedendogli di attuare da solo una guerra vittoriosa contro di esso.
Completando il quadro ed esacerbando l’amarezza di ognuno, la questione
siriana prende la via della soluzione politica che potrebbe, se
applicata da tutte le parti, consacrare ai vincitori i profitti e ai
perdenti alcuni doni per compensarne l’amaro fallimento. Un contesto che
ha spinto sauditi ed israeliani a cercare d’invertire la situazione e
rientrare in campo per compensare le perdite e raggiungere gli
obiettivi, in pieno o in parte; da qui l’alleanza israelo-saudita
dichiarata pubblicamente, dopo un lungo segreto, senza alcun riguardo
per palestinesi, arabi e musulmani; un’alleanza il cui piano potrebbe
essere riassunto in quattro punti: Il primo punto: demonizzazione di Hezbollah e della resistenza
per far credere ovunque che siano un pericolo per il mondo e quindi
riuscire a creare le condizioni per una coalizione internazionale contro
di essi, come quella formata contro lo SIIL. Pertanto, Israele farà
parte di tale coalizione, quindi senza sopportare da solo il peso della
lotta, sfuggendo alla recente deterrenza strategica impostagli. A tal
fine i due alleati di suddividerebbero i compiti.
L’Arabia Saudita lo
farà passare per un’organizzazione terroristica con il pretesto che
rappresenta “una minaccia alla sicurezza nazionale araba”, iniziando a
lavorarci a livello locale, prima di andare al Consiglio di cooperazione
del Golfo [GCC] [2] e al Consiglio dei Ministri degli Interni arabi
[3]. Dovrebbe continuare il tentativo al vertice arabo ad aprile e poi
alle Nazioni Unite.
Quanto a Israele, il suo compito è per lo più a
concentrarsi sulla minaccia che Hezbollah pone “alla
popolazione civile israeliana e alla stabilità del Medio Oriente” [4],
dove le dichiarazioni sulle sue capacità offensive con 41.000 combattenti
veterani e 100.000 razzi con gittate da 10 a 350 chilometri. Il secondo punto: Esplosione della situazione della sicurezza libanese e l’apertura di più fronti contro Hezbollah,
assieme al taglio di risorse e rinforzi, crescendo così il tono del
discorso politico contro di esso e inviando armi in Libano. Era parte di
tale operazione la nave da carico sequestrata in Grecia, inviata dalla
Turchia a Tripoli (Libano) con a bordo 6.000 armi da fuoco tra cui
sofisticati fucili di precisione e 45 tonnellate di munizioni ed
esplosivi [5].
E in qualche modo, la cancellazione del “dono” saudita ad
esercito e forze di sicurezza libanesi (3 + 1 miliardi di dollari), fa
parte dell’operazione, al fine di privarli dei mezzi necessari per
ripristinare la sicurezza dopo una riuscita destabilizzazione. [6]
Il terzo punto: Attivazione della guerra contro Hezbollah dopo la
creazione di un’ampia coalizione internazionale simile a quelle degli
ultimi tre decenni, da quella creata per liberare il Quwayt da Sadam
Husayn alla presunta coalizione, sempre guidata dagli Stati Uniti,
contro lo SIIL; l’idea dei pianificatori israelo-sauditi è che tale
coalizione affronterebbe Hezbollah con una lunga guerra per esaurirlo fino a sterminarlo. Il quarto punto: Sabotaggio della soluzione politica in Syria riferendo e
presentando condizioni inaccettabili fino alla fine della presidenza di
Obama, con la speranza del ritorno dei repubblicani prima
dell’applicazione degli accordi.
Pertanto, quando sarebbe molto più
facile discutere il caso siriano e degli altri, tra cui Hezbollah.
Da qui l’ostinazione del ministro degli Esteri saudita nel bloccare la
soluzione proposta aggrappandosi alla rimozione del presidente siriano.
La fase iniziale del piano, sviluppato dal regime sionista in Israele, è
attualmente implementata dall’Arabia Saudita, che utilizza tutta la sua
capacità mediatica, finanziaria e politica. Nonostante ciò, escludiamo
la possibilità che il piano saudita-sionista abbia successo e vada oltre
questa fase, mentre gli sviluppi sul territorio siriano e regionali,
così come le carte delle relazioni internazionali e regionali, non ne
predicono il successo.
Infatti, basti ricordare i fallimenti successivi
del piano saudita in Iraq, Siria, Yemen e Libano, così come il
fallimento della coalizione araba, della coalizione islamica e del
recente rifiuto di obbedire dei ministri degli Interni dei principali
Stati arabi, [7] che dicono come la follia saudita non avrà successo.
Quanto a Israele, può essere considerarlo un vincitore qualunque sia il
risultato, dato che avrà solo i benefici dalla “normalizzazione con il
mondo arabo” ritrovandosi nella stessa trincea contro Hezbollah,
visto come il nemico che lo costringe a spendere l’80% del reddito
nazionale per la difesa e la sicurezza.
Ancor più pericoloso è che tale
alleanza “saudita-israeliana” può far voltare pagina sulla questione
palestinese e portare all’abbandono della Palestina da parte degli
arabi, mentre è possibile che Hezbollah prepari per ogni situazione la
risposta adatta ad offrire ai propri sostenitori la vittoria meritata.
Una coraggiosa reporter saudita documenta l’indicibile
Sarà il segreto di Pulcinella, ma è lo stesso inquietante.
Ce
lo documenta, dalla linea del fronte in Yemen, vicino alla città di Taiz, una
coraggiosa reporter
della BBC: la saudita (ovviamente, da anni rifugiatasi in Occidente) Safa
AlAhmad.
Che mostra truppe a guida saudita insieme a miliziani di al Qaeda che
combattono i partigiani nazionalisti Houti.
E dire che la coalizione di dieci paesi sunniti guidati da
Riad – che, dal 26 marzo 2015, bombarda lo Yemen – continua ufficialmente a considerare
al Qaeda una “organizzazione terroristica”.
Per
l’osservatore casuale, l’Arabia Saudita potrebbe attualmente sembrare
una nazione coraggiosa che si va affermando. Sfida l’Iran, lotta contro i
ribelli nello Yemen, minaccia d’invadere la Siria, e se certe voci sono
credibili, avrebbe cercato missili nucleari dal Pakistan.
Tuttavia,
queste non sono le azioni di una nazione stabile che si afferma
dominante nella regione. Sono le convulsioni di una nazione che
agonizza. Da quando i prezzi mondiali del petrolio sono precipitati,
l’Arabia Saudita non è la stessa. Non sorprende che dato che i prezzi
sono scesi, altre nazioni petrolifere ne siano colpite.
L’economia russa
era alle corde, il Canada precipita nella recessione e il Venezuela è
sull’orlo del collasso totale. Tuttavia, probabilmente non c’è una
nazione più dipendente dal petrolio dell’Arabia Saudita. Se qualcuno
sarà distrutto dai bassi prezzi del petrolio, sono i sauditi. Il
nocciolo della questione è che questo Paese è a corto di denaro. Non
sembra a prima vista. Solo di recente ha iniziato ad usare le enormi
riserve, e il debito in rapporto al PIL è notevolmente basso. Tuttavia,
l’emorragia di denaro avviene a un ritmo allarmante.
Inondano il mercato
con petrolio a buon mercato per soffocare la concorrenza (una mossa
pericolosa per un governo che riceve l’80% delle sue entrate dal
petrolio), e combatte diverse costose guerre per procura contro l’Iran,
che non vanno così bene. La situazione è talmente disastrosa che il FMI
si aspetta sia a corto di denaro entro 5 anni. Per la maggior parte dei
Paesi non sarebbe un grosso problema. Ricorrerebbero al debito e
continuerebbero fin quando il sistema finanziario non si sbriciola dopo
anni.
Ma i sauditi non possono farlo. Il loro governo e la loro società
sono strutturati in modo tale che non possono vivere col debito. Il
motivo è che non è uno Stato-nazione. “In realtà, l’Arabia Saudita
non lo è affatto. Ci sono due modi per descriverla: una società politica
con un modello di business intelligente, ma in ultima analisi
insostenibile, o è così corrotta da assomigliare a un’organizzazione
criminale verticalmente e orizzontalmente integrata.
In entrambi i casi
non può durare. E’ da tempo i politici si preparano al crollo del regno
saudita. Nelle ultime conversazioni con capi militari e governativi,
siamo rimasti sconvolti da quanto sorpresi sembrassero da tale
prospettiva. Ecco l’analisi su cui si dovrebbe lavorare. In un certo
senso, il re saudita è l’amministratore delegato di un’azienda a
conduzione familiare che converte il petrolio in proventi per acquistare
lealtà politica.
Prendono due forme: dispense in denaro o concessioni
commerciali ai sempre più numerosi rampolli del clan reale, e un minimo
di beni pubblici e opportunità di lavoro per la gente comune“.
In sostanza, l’Arabia Saudita si basa sulla corruzione
istituzionalizzata. Ha bisogno di contanti immediati per mantenere in
riga la popolazione, mantenere la sempre più grande famiglia reale ricca
e felice e per assicurarsi che ognuno faccia il suo dovere. Non è come
si vede nella maggior parte delle nazioni occidentali, dove gran parte
della popolazione ha senso civico.
Questo sistema ha bisogno del denaro,
e non può sopravvivere sulle cambiali. Le élite in questa società
pretendono una vita lussuosa perpetua e la dispense dal governo sono
l’unica cosa che impedisce alle masse oppresse di ribellarsi. Una volta a
corto di denaro, tutto cadrà a pezzi.
Ma la situazione finanziaria non è
l’unico problema del regno saudita. Gran parte del budget è stato
bruciato per combattere la guerra allo Yemen, che va male. Decine di
mercenari della Blackwater sono stati uccisi in un attacco missilistico
il mese scorso, i ribelli yemeniti hanno catturato una loro base
militare, due settimane fa (nel territorio saudita, tra l’altro), e la
settimana scorsa le forze yemenite sono riuscite a catturare oltre un
centinaio di soldati sauditi.
Questo è un regime che governa con la
paura e l’oppressione. Come potranno continuare se l’esercito non può
battere una rivolta nel proprio cortile. Quando dispense e tangenti
finiranno, e con una popolazione stufa e stanca di essere dominata dalla
famiglia saudita, quanto tempo credete ci vorrà perché si ribelli?
E
soprattutto l’Arabia Saudita affronta una grave crisi idrica. Proprio
come in California, è fortemente dipendente dalle falde acquifere
sotterranee non rinnovabili, e si usa più acqua per persona di molte
nazioni occidentali (in realtà, il doppio della media UE). Saranno a
corto di acqua tra meno di 13 anni.
Questo ha portato il regime saudita
ad iniziare a tassare l’acqua per la prima volta, in parte per la crisi
idrica, e in parte a causa del calo dei proventi del petrolio.
Come si vede, molte minacce esistenziali incombono sull’Arabia Saudita.
Le sue guerre per procura contro l’Iran esauriscono le casse così come i
proventi del petrolio sono ai minimi storici, la popolazione oppressa è
inquieta e non potrà avere risposte alle proprie esigenze dall’élite
avida, e affronta un disastro ambientale nazionale che potrebbe imporre
una battuta d’arresto totale.
In breve, uno dei più forti alleati degli
USA in Medio Oriente e fulcro dei petrodollari, affronta il crollo
totale che può accadere entro un decennio. Questo creerebbe il caos in
Medio Oriente, e avrebbe enormi conseguenze per l’economia globale.
Ed
alla fine, non c’è davvero nulla che si possa fare per impedirlo.
tutte le comunicazioni sono sotto il controllo della Federazione !!
Борисоглебск 2
(di Franco Iacch)
Il Cremlino controllerà a breve il cuore del Medio
Oriente.
Solo una questione di giorni e renderà
impossibile per le forze aeree e terrestri della Coalizione sionista effettuare
qualsiasi operazione militare se non autorizzata in coordinamento con i russi.
L’evoluzione della strategia in Siria, prevede un massiccio utilizzo
delle piattaforme Ilyushin-20.
Queste ultime Ilyushin IL-20 Coot A, giunte in Siria un mese
fa, operano di concerto con i sistemi a terra per la guerra elettronica Borisoglebsk 2,
progettati per disturbare le comunicazioni ed i sistemi GPS nemici.
Misure che potrebbero essere viste come essenziali in un rischieramento
operativo, ma la portata dei sistemi lascia ipotizzare altre finalità.
Cartina geografica alla mano, sappiamo che i velivoli Elint russi
operano dalla base siriana di al-Hmeineem e da quella irachena di
al-Taqaddum (a 74 km da Baghdad).
In molti dimenticano che proprio la
base di Latakia è distante soltanto 288 km da Israele.
Tradotto
significa che rimanendo in volo per 12 ore (con un raggio d’azione di
3.500km), gli IL-20 Coot A possono mappare un quadro dettagliato e completo di
ciò che accade sul terreno.
In realtà (anche se i russi non lo
ammetteranno mai), i sensori degli IL-20 Coot A consentono, in linea
teorica, di osservare anche tutte le attività israeliane sul Golan,
intercettare tutte le comunicazioni da e verso Gerusalemme e monitorare
tutte le operazioni di tutte le basi dell’IAF a sud di Israele.
Giocando
ancora con i numeri, in linea teorica i velivoli spia russi hanno
il quadro completo anche sul complesso nucleare di Dimona, nel Negev.
Certo, queste sono supposizioni, ma
il raggio d’azione dei quadrimotori spia russi, consentirebbero tali
attività grazie alla completa suite avionica trasportata che gli
permetterebbe di monitorare a diverse distanze in qualsiasi condizioni
meteo.
Senza usare le irrorazioni di metalli come da anni fanno sulle nostre teste.
Alla capacità aerea, Mosca ha aggiunto quella terrestre con l’entrata in servizio di nove sistemi Борисоглебск 2
basati su MT-LB.
La scelta di questi nuovi sistemi è dettata dal fatto
che gli USA, continuano a comunicare con i gruppi d'operatori di pace “moderati”,
gli stessi ostili (e bombardati) dal Cremlino.
La nuova
capacità di disturbare ed interrompere ogni tipo di comunicazione
criptata è stata attivata lungo la pianura costiera nel nord-ovest della
Siria (oltre agli operatori di pace, i russi possono anche intercettare le
comunicazione dei reparti speciali sion-americani.
Ricordiamo, infatti, che
il coordinamento tra Russia e Stati Uniti è riferito soltanto alla fase
aerea e non a quella terrestre). I nuovi sistemi di monitoraggio e
disturbo, conferiscono alla Russia il controllo del cuore del Medio
Oriente e la capacità di spiare o interrompere le comunicazioni, ostili e
non, in qualsiasi momento.
Della versione dell’ Ilyushin-18D-36 Bizon,
sappiamo quasi tutto, almeno concettualmente.
Progettato fin
dall'inizio sulla cellula dell’Il-18 per l'acquisizione delle
informazioni sul campo di battaglia (ELINT, COMINT, Optical and Radar
intelligence), monta sotto la fusoliera un “Side-Looking Airborne Radar”
tipo Igla-1.
La suite avionica comprende telecamere panoramiche A-87P.
L’apparato ELINT è dato dal sistema “Kvadrat”. Il “Vishnya”, infine,
comprende tutti i sistemi per la Communications Intelligence gestita da
otto operatori.
Gli Il-20 sono tutti rischierati presso la base di Чкаловская, nei pressi di Mosca.
Discorso a parte per il Борисоглебск 2.
E’ una delle nuove armi di Putin, gelosamente custodita dai russi.
In sviluppo dal 2004, ha raggiunto la Capacità Operativa Iniziale
nel 2010.
Le consegne all’esercito russo sono iniziate nel febbraio
scorso con battesimo del fuoco avvenuto da parte dei novorussi in Ucraina orientale,
nell’estate appena trascorsa.
E’ stato progettato per la soppressione
delle comunicazioni mobili via satellite e dei sistemi di navigazione
radio.
Rispetto ai sistemi che andrà a sostituire, il Borisoglebsk 2 ha
una maggiore capacità di monitoraggio e soppressione, scansione delle
frequenza, e precisione di localizzazione spaziale delle fonti di
emissione delle onde radio.
La prima unità di fanteria
meccanizzata a ricevere il nuovo sistema di riconoscimento elettronico
ed eliminazione delle fonti di radiofrequenza opera pressi di Orenburg,
negli Urali.
Il Борисоглебск 2 è il cuore della guerra
radioelettronica delle unità tattiche dell'esercito russo.
Secondo i
russi, è in grado di disturbare tutti i moderni sistemi di comunicazione
radio e sistemi GPS utilizzati dalla NATO (bara volante F-35 compreso).
Abbiamo già presentato in un precedente articolo il sistema Krasukha-4 che disturba in continuazione la sorveglianza radar dei satelliti militari Lacrosse/Onyx degli Stati Uniti e dei radar montati sui droni RQ-4 Global Hawk, General Atomics MQ-1 Predator e MQ-9 Reaper.
Nel frattempo, la NATO ha scoperto un’altra arma segreta della Russia, utilizzata per la prima volta in Siria, il Борисоглебск 2.
Il complesso multifunzionale Борисоглебск 2
è un’unità tattica appositamente progettata per l’automazione integrata
del C4I (comando, controllo, comunicazioni, computer, intelligence ed
interoperabilità), assicurandone la supremazia nella guerra
radio-elettronica (Electronic Warfare).
Il Борисоглебск 2
è stato creato dagli specialisti della Rostechttp://rostec.ru/fr/ per eseguire la scansione
ad ampio spettro e raccogliere informazioni con cui attuare le misure
da guerra elettronica per sopprimere le comunicazioni.
Un’altra
caratteristica del complesso Борисоглебск 2 è la protezione dei
sistemi di navigazione aerea dell’Aeronautica russa e la protezione
contro la sorveglianza satellitare del nemico. I suoi obiettivi sono
principalmente i radar a terra o aerei (AWACS), e le reti radio e di
telefonia mobile.
Nel campo della protezione, il complesso Борисоглебск 2 (raggio stimato in 100-150 km) può neutralizzare le bombe intelligenti a guida GPS sganciate dagli aerei nemici.
Inoltre, il Борисоглебск 2 controlla automaticamente gli oggetti in movimento sul campo con il sottosistema Treker
(che opera con la rete GLONASS/GPS).
Questo sottosistema riceve
informazioni in tempo reale dagli aerei senza pilota russi e tramite una
linea dati.
L’apparecchiatura Борисоглебск 2 consente un
elevato grado di precisione nel rilevare la posizione di qualsiasi
trasmettitore, mentre aumenta la frequenza di rilevazione e ottimizza il
monitoraggio di tutto lo spettro delle frequenze.
La caratteristica
principale del sistema Борисоглебск 2 è che può funzionare
senza alcun problema in un ambiente estremamente ostile, ad esempio in
condizioni di forte interferenza creata dai più sofisticati mezzi della
guerra radioelettronica.
Il complesso Борисоглебск 2 è composto
da un posto di comando R-330KMV dove si svolge la gestione delle
missioni e si coordinano le varie attrezzature di monitoraggio,
protezione e scrambling (R-378BMV, R-330BMV, 934BMV-R, R-325UMV, ecc).
I
suoi componenti sono montati su 9 blindati ruotati o cingolati.
Il giornale svedese “Svenska Dagbladet”
pensa che la NATO si preoccupi che gli aerei “invisibili” F-35 e F-22
siano inutili verso i nuovi sistemi di guerra elettronica russi, perché i
loro radar sarebbero disturbati come i loro sistemi di puntamento delle
armi di bordo.
Dall’agosto 2015, 10 sistemi Борисоглебск 2 sono stati
consegnati alle forze armate russe.
Tra i beneficiari, c’è l’enclave di
Kaliningrad sul Mar Baltico e il Comando Strategico meridionale
(comprendente la Flotta del Mar Nero e le difese della Crimea).
14 altri
sistemi saranno consegnati all’esercito russo nel 2016.
In base alle informazioni trapelate il peso del T-14 è tra le 50t e le 55t. Non 58.
La torretta a controllo remoto monta una mitragliatrice calibro 7,62×54 e non una 12,7.
Le ruote, anche se simili, non sono le stesse del T-80, infatti hanno una misura leggermente superiore.
La potenza del motore è fissata a 1250 cavalli, potenzialmente può svilupparene massimo 1500 o 1800 secondo altre fonti.
Gli intercettori del sistema Afghanit non sono come quelli del Drozd, infatti usano una carica cava dal profilo particolare per aumentare le possibilità di distruzione delle minacce, il Drozd usa delle semplici cariche a frammentazione.
Infine, quello mostrato nel 2015 è la versione base del T-14, poco più che prototipi.
La versione che entrerà in produzione seriale e che useranno le Forze Armate russe sarà diversa e probabilmente sarà nominata T-14A.
Infatti, secondo recenti dichiarazioni tra gli addetti ai lavori, è già in test una versione migliorata con il tanto rimpianto cannone automatico da 30mm sul lato della torretta, protezioni aggiunte ai sensori dell’APS, e nuovi sensori ottici che funzioneranno insieme ai radar dell’APS per una migliore identificazione delle minaccie al fine di ridurre i falsi positivi.
Forse potrebbe usare un equipaggio di solo 2 uomini, ma questa è una mia supposizione.
Non è chiara invece cosa sarà la versione con il cannone da 152mm, si è parlato di un “tank killer” che usa i proiettili d’artigliera di precisione per colpire su lunghe distanze e, nel caso, dare anche supporto d’artiglieria, praticamente un MSTA senza l’ingonbrante torretta e con i sistemi difensivi di un MBT. Ma sono voci da prendere con le pinze…
Spero di essere stato utile.
T-14 Armata: salto generazionale
nella guerra dei corazzati
I nuovi "Армата" saranno equipaggiati
con una nuovo sistema di protezione avanzato
Entro fine anno verranno conclusi tutti i lavori per l’equipaggiamento dei nuovi mezzi tecnici militari con il sistema di protezione attiva “KA3 Afganit”, capace di rilevare la presenza di lanci e intercettare i proiettili in volo.
Lo ha scritto martedi il quotidiano Izvestia, citando un portavoce del ministero della Difesa.
Secondo il quotidiano, alla base dei rilevatori si trovano dei fotocatodi ultravioletti che sono stati sviluppati e prodotti dall'azienda di Novosibirsk AO Katod.
Secondo gli sviluppatori grazie al fatto che i vari ostacoli naturali non disturbano il lavoro del sistema, questo può distinguere con alta precisione gli obiettivi pericolosi da quelli che non lo sono.
India e Cina interessate ad innovativo
panzer russo “Армата” ed altri mezzi militari
Diversi Paesi sono interessati ad acquistare i moderni veicoli blindati russi, che sono stati messi in mostra alla Parata della Vittoria di Mosca il 9 maggio scorso: scrive "Izvestiya", riferendosi all'assistente del presidente sulla cooperazione tecnico-militare Vladimir Kozhin.
Hanno catturato una maggiore attenzione in particolare i carri armati "Armata" e i blindati della fanteria. Sono desiderose di comprare i nuovi armamenti la Cina, l'India e i Paesi del sud-est asiatico.
Attualmente i clienti stranieri ricevono materiale militare dalla Russia in base ai contratti in vigore.
I carri armati russi “Армата” con
la stampa 3D: risparmio su tempi e costi
L'introduzione della stampa 3D consente di risparmiare tempo e risorse nella produzione di mezzi militari della famiglia "Armata", osserva la rivista americana “The National Interest”. La tecnologia rende già possibile produrre parti in titanio di lunghezza di diversi metri con le stampanti 3D.
Le imprese del complesso militare-industriale russo hanno iniziato a utilizzare la tecnologia di stampa 3D per la produzione dei componenti per il carro armato T-14 "Armata" e gli altri mezzi della fabbrica "Uralvagonzavod", scrive la rivista "The National Interest".