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lunedì 25 novembre 2019

E' GIUNTA L'ALBA DEL MONDO NUOVO




È il trionfo di chi, prima alla gogna, ora s’impone,

..... è la discesa agl’inferi di chi prima governava

L’alba del nuovo mondo


Thierry Meyssan rileva l’estrema gravità, non già del ritiro degli Stati Uniti dalla Syria, bensì del crollo dei paradigmi del mondo attuale. Secondo l’autore, stiamo entrando in un breve periodo di transizione durante il quale gli attuali padroni del gioco – i “capitalisti finanziari” che, secondo Meyssan, non sono imparentati né con il capitalismo, né con le banche delle origini – saranno messi da parte a tutto vantaggio del primato del diritto, secondo le norme formulate dalla Russia nel 1899.

| Damasco (Syria)

 Re Salman riceve il presidente V. Putin, il pacificatore
Stiamo vivendo uno di quei momenti che capitano soltanto una o due volte in un secolo. Sta nascendo un nuovo ordine mondiale. Tutti i punti di riferimento validi fino a oggi stanno sparendo.
È il trionfo di chi, prima alla gogna, ora s’impone; è la discesa agl’inferi di chi prima governava. Le dichiarazioni ufficiali e le interpretazioni giornalistiche non rispecchiano, con ogni evidenza, gli eventi che si concatenano.
I commentatori, per non essere travolti dal vortice della storia, devono cambiare al più presto i loro schemi mentali, sino a sconvolgerli completamente.
A febbraio 1943 la vittoria sovietica sul Reich nazista segnò il rovesciamento delle sorti della seconda guerra mondiale.
Quel che seguì fu ineluttabile. Si dovette attendere lo sbarco degli anglo-statunitensi in Normandia a giugno 1944, la conferenza di Yalta a febbraio 1945, il suicidio del cancelliere Hitler a febbraio 1945 e, infine, la capitolazione del Reich l’8 maggio 1945 per veder sorgere un mondo nuovo.
In un anno, da giugno 1944 a maggio 1945, il Grande Reich fu sostituito dal duopolio URSS-Stati Uniti.
Dodici anni dopo Regno Unito e Francia, all’epoca ancora le prime potenze mondiali, avrebbero assistito alla decolonizzazione dei loro imperi.
Oggi stiamo vivendo un momento analogo.
Ogni periodo storico ha il proprio sistema economico e per proteggerlo costruisce una sovrastruttura politica. Con la fine della guerra fredda e lo smembramento dell’Unione Sovietica, il presidente Bush padre smobilitò un milione di militari e affidò il perseguimento della prosperità degli Stati Uniti ai padroni delle multinazionali.
Costoro si allearono con Deng Xiaoping, delocalizzarono posti di lavoro in Cina, facendola diventare l’officina del mondo. 
Invece di portare prosperità ai cittadini, le multinazionali si accaparrarono i profitti, causando la progressiva e lenta sparizione delle classi medie occidentali. Nel 2001 le multinazionali statunitensi finanziarono gli attentati dell’11 settembre, al fine d’imporre al Pentagono la strategia Rumsfeld/Cebrowski di distruzione delle strutture statali.
Il presidente Bush figlio trasformò il Medio Oriente Allargato nel teatro di una “guerra senza fine”.
La liberazione in una settimana di un quarto di territorio syriano non è soltanto la vittoria del presidente Bashar al-Assad – “l’uomo che deve andarsene” ormai da otto anni – segna altresì lo smacco della strategia militare finalizzata a consolidare la supremazia del capitalismo finanziario.
Quel che sembrava inimmaginabile è accaduto. L’ordine del mondo si è ribaltato. Il seguito è ineluttabile.
L’accoglienza in pompa magna del presidente Vladimir Putin in Arabia Saudita ed Emirati Arabi è sintomo dello spettacolare capovolgimento delle potenze del Golfo, che hanno cominciato a spostarsi nel campo russo.
Anche l’altrettanto spettacolare redistribuzione delle carte in Libano sancisce lo smacco politico del capitalismo finanziario. In un Paese dollarizzato, dove non si trova un dollaro da oltre un mese, dove le banche chiudono gli sportelli e i prelievi bancari sono soggetti a limiti, non saranno le manifestazione contro la corruzione a fermare il rovesciamento del vecchio ordine.
Le convulsioni del vecchio ordine si allargano. 
La responsabilità della rivolta popolare contro le misure imposte dal capitalismo finanziario viene addossata dal presidente ecuadoriano, Lenin Moreno, al predecessore, Rafaèl Correa, nonché al presidente venezuelano Nicolás Maduro, emblema della resistenza a questa forma di sfruttamento dell’uomo. Ebbene, Correa vive in esilio in Belgio, Maduro non esercita alcuna influenza in Ecuador.
Il Regno Unito ha già fatto ripiegare le forze speciali dalla Syria e sta tentando di uscire dallo Stato sovranazionale apolide sionista di Bruxelles, l’Unione €uropea.
Dopo il progetto di Theresa May che conservava il Mercato Comune, il Paese, con il progetto di Boris Johnson, vuole rompere ogni legame con l’istituzione €uropea.
Dopo gli errori di Nicolas Sarkozy, François Hollande ed Emmanuel Macron, la Francia ha perso repentinamente credibilità e influenza.
Gli Stati Uniti di Donald Trump vogliono cessare di essere la “nazione indispensabile”, il “gendarme del mondo” al servizio del capitalismo finanziario, per diventare una grande potenza economica.
Ritirano l’arsenale nucleare dalla Turchia e si apprestano a chiudere il CentCom in Qatar. 

La Russia, riconosciuta da tutti come Paese “pacificatore”, sta facendo trionfare il diritto internazionale, cui essa stessa diede vita convocando nel 1899 la Conferenza Internazionale dell’Aia per la Pace, e i cui principi i membri della NATO hanno calpestato.

La Conferenza Internazionale dell’Aia per la Pace del 1899, le cui implicazioni saranno comprese solo dopo oltre un secolo.
Così come la seconda guerra mondiale mise fine alla Società delle Nazioni per far nascere l’ONU, il mondo nuovo che sta per sorgere darà probabilmente vita a una nuova organizzazione internazionale, fondata sui principi della Conferenza del 1899, voluta dallo zar Nicola II e dal premio Nobel per la Pace, il francese Léon Bourgeois.
Per far questo saranno però necessari lo scioglimento della NATO – che tenterà di sopravvivere allargandosi nel Pacifico – e quello dell’Unione €uropea, Stato-rifugio del capitalismo finanziario.
Bisogna capire bene quanto sta accadendo. Stiamo entrando in un periodo di transizione.
Nel 1916 Lenin diceva che l’imperialismo era lo stadio supremo del capitalismo, di quel capitalismo che fecero sparire le due guerre mondiali e la crisi della borsa del 1929.
Il mondo di oggi è quello del capitalismo finanziario, quella forma di capitalismo che devasta, una a una, ogni economia a vantaggio di pochi super-ricchi. Il suo stadio supremo suppone la divisione del mondo in due campi: da un lato i Paesi stabili e mondializzati, dall’altro le regioni del mondo deprivate delle strutture statali, ridotte a semplici riserve di materie prime.
Questo modello – contestato dal presidente Trump negli Stati Uniti, dai Gilet Gialli in €uropa e dalla Syria in Levante – agonizza sotto i nostri occhi.
Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

sabato 1 giugno 2019

LA CORSA AGLI ARMAMENTI è GIA' STATA VINTA NEL 2019

La Russia non si è ritirata dalla corsa agli armamenti, l’ha vinta

© Sputnik . Alexandr Kryazhev

Lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) ha presentato la sua annuale relazione sulle spese mondiali per la difesa. L’anno scorso le spese in questo settore hanno battuto un record toccando gli 1,8 biliardi di dollari, ovvero il 2,6% in più del 2017.
Alla corsa agli armamenti si sono uniti praticamente tutti i Paesi ad avere anche solo delle minime ambizioni politiche e geopolitiche. Le spese militari statunitensi sono aumentate del 4,6%, quelle della Cina del 5%, quelle dell’Arabia Saudita del 6,5%, della Turchia addirittura del 24%. 
Fra i leaders mondiali per incremento delle spese per la difesa troviamo l’Armenia (+33%), la Lettonia (+24%), l’Ucraina (+21%), la Lituania (+18%), la Repubblica Ceca (+18%) e il Kazakistan (+16%).
In tal contesto, di primo acchito, la Russia appare come una mosca bianca, in quanto da alcuni anni sta diminuendo progressivamente le proprie spese per l’esercito. Si è arrivati al punto in cui nel 2018 il Paese ha lasciato la cinquina dei primi Paesi per spese militari (di cui faceva parte dal 2006) slittando al sesto posto e facendosi superare dalla Francia.
Le spese russe per la difesa si sono ridotte in un anno del 3,5% raggiungendo i 61,4 miliardi di dollari, cifra modesta rispetto ai 250 miliardi dei cinesi ed i 649 dei sionisti nordamericani.
La spiegazione formale di questa decisione è che la Russia ha già risolto la questione della riforma e dell’ammodernamento delle Forze armate, settore nel quale si è tanto investito sin dagli anni 2000.
Il governo ha più volte affrontato rimproveri circa le ingenti spese (il 3,9% del PIL nel 2018) operate nel settore della difesa, nonostante i gravi problemi a livello economico e sociale.
La risposta ufficiale è coincisa con l’impegno di ridurre gradualmente tali spese fino a raggiungere il 2,7-2,8%. Tuttavia, la sicurezza nazionale è una priorità assoluta e per prima cosa vanno raggiunti gli obiettivi prefissati in tal senso.
Dunque, una volta che le più grandi e costose riforme delle Forze armate sono state portate a termine con successo, la Russia può permettersi di ridurre le spese per la difesa. Il che, tra l’altro, accade per il quarto anno consecutivo. Oltre a questa semplicistica spiegazione ve n’è un’altra meno evidente, ma assai più rilevante e interessante.
Dalla relazione resa pubblica dal SIPRI e dalle tendenze globali, evidenziate dall’istituto, s' evince che gli investimenti operati dalla Russia nel settore della difesa sono di gran lunga più efficaci di quelli dei suoi partners e concorrenti sulla scena internazionale.
Da molto sono finiti i tempi in cui le ingenti spese degli americani per la difesa suscitavano stupore, ammirazione e preoccupazione. I volumi attuali delle spese del Pentagono e del comparto militare statunitense sono diventati proverbiali.
In tale contesto le riduzioni operate dalla Russia sul budget per la difesa appaiono quasi fenomenali. Ma spesso si perde di vista un punto: non si tratta solamente di far sì che i soldi investiti vengano impiegati per quella finalità : cosa assai più importante è che la finalità stessa venga riconosciuta come giusta. Ed in tal senso la Russia ha di che vantarsi.
Quando già diversi anni fa (almeno 15) la dirigenza politica e militare del Paese passava al vaglio le opportunità d' ammodernamento delle Forze armate nazionali, si fecero scelte i cui frutti la Russia sta raccogliendo magnificamente ora.


In una situazione in cui le risorse finanziarie erano estremamente limitate e i rischi politici, sia interni sia esterni, molto grandi, si presero decisioni che non solo contribuirono a superare il degradamento dell’esercito ed il grande distacco del Paese dal settore militare dopo gli anni ’90, ma riportarono, senza se e senza ma, le Forze armate russe fra quelle più potenti ed efficienti al mondo.
Il Paese non poté permettersi numerosi esperimenti su larga scala. Bisognava scegliere elementi concreti da migliorare e qualsiasi errore avrebbe portato a gravi conseguenze ......
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov
Di trarre conseguenze, seppur intermedie, sono in grado anche persone non totalmente a conoscenza della tematica militare, ma semplicemente informate dei fatti. Dall’ingombrante “dinosauro” che era in epoca sovietica l’esercito russo si è trasformato in una macchina militare snella e performante che riesce a utilizzare in maniera virtuosa quelli che oggi vengono chiamati “mezzi di guerra ibrida”. Il successo delle riforme operate è stato dimostrato durante le campagne in Siria. E non solo lì.
Inoltre, la Russia ha raggiunti diversi traguardi nel settore della difesa (a livello tecnico e organizzativo), il che le ha permesso di conservare il suo primato mondiale in tale comparto e di compensare in una certa misura l’arretratezza registrata in altri.

Alcuni esempi :

1. Guerra elettronica. Il comparto russo della guerra elettronica viene riconosciuto dagli esperti occidentali come quello più avanzato ed efficiente al mondo. Qui l’arretratezza dell’Occidente è piuttosto considerevole.


2. La Russia si è liberata dai vincoli del Trattato INF, privandolo dunque di senso per gli USA. Dai Kalibr alle innovative armi supersoniche tutto è volto a conservare il sistema globale di deterrenza nucleare.
3. Artide. Negli ultimi 20 anni il mondo ha discusso in maniera accesa il ruolo politico ed economico sempre maggiore della regione artica nel XXI secolo.
Tuttavia, una volta che l’Artide ha acquisito maggior peso, ci si è resi conto che i russi avevano già dislocato nella regione un impianto difensivo (rompighiaccio, basi militari, innovative uniformi militari) tale che non ci si poteva nemmeno avvicinare.


Alla luce di tutto ciò la relazione del SIPRI comincia a dare sfumature nuove al quadro generale. Le ripetute dichiarazioni dei dirigenti russi sul fatto che la Russia non tornerà a competere nella corsa agli armamenti acquistano un peso sempre maggiore.
Negli ultimi anni il mondo si è abituato al fatto che Mosca dimostri regolarmente una supremazia tattica e operativa sull’Occidente, poiché è in grado d' operare in qualunque angolo del pianeta, (dalla Crimea alla Syria, dalla Repubblica centrafricana al Venezuela) sfruttando la sua potenza militare.
Quando si citano questi successi talvolta si dimentica che la Russia batte il suo potenziale nemico anche strategicamente. Non a caso l’Occidente accusa Mosca di aver assimilato troppo bene le regole e le metodologie della guerra ibrida.

deca paradigma

produzioni


domenica 12 maggio 2019

PIANI CIA ALL'ARIA grazie a PATRIOTTISMO e PROFESSIONALITA'

Alla fine, il 30 aprile la Casa Bianca ha dato il via all’operazione che si è rivelata il più grande scacco subito dalla CIA negli ultimi decenni.
Il Venezuela ha dimostrato che, anche nel caso di un Paese sudamericano soggetto ad embargo, lottare con patriottismo e professionalità può mandare all’aria i piani della CIA.





Venezuela: così il SEBIN ha incastrato la CIA


Il fallimento del colpo di Stato di Juan Guaidó in Venezuela, il 30 aprile e 1° maggio 2019, è stato possibile grazie all’infiltrazione delle reti di opposizione filo-USA. Non sono stati i 300 mila soldati cubani di cui parla John Bolton, e che nessuno ha mai visto, a svolgere il paziente lavoro, bensì il SEBIN, con il supporto di consiglieri russi.

| Bucarest (Romania)
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Dopo l’acquisizione, da parte del Venezuela, di aerei Su-30, di sistemi anti-aerei S-300, di carri T-72, di batterie costiere d’artiglieria russe, il comando degli Stati Uniti per l’America del Sud (UsSouthCom) ha messo in campo mezzi di spionaggio tecnologico (TechInt – intelligence tecnica) per valutare, analizzare ed interpretare le informazioni sui mezzi di combattimento dell’esercito venezuelano.

Si tratta di mezzi della categoria MasInt (Measurement and signature intelligence), che rilevano a distanza le vibrazioni, la pressione, l’energia calorica prodotta dai sistemi di combattimento, nonché di mezzi (ElInt) per le emissioni elettroniche dei sistemi radar e di radionavigazione, di cui sono equipaggiati i missili terra-aria, gli aerei e le navi militari del Venezuela.

La maggior parte degli strumenti di spionaggio è stata utilizzata per intercettare le reti di comunicazione (ComInt). L’Agenzia Nazionale d’Intelligence Elettronica (NSA) ha una rete chiamata Echelon, concepita per l’intercettazione e la registrazione delle comunicazioni via telefono, fax, radio e del traffico dati, grazie a satelliti-spia americani.

Il SouthCom ha potuto valutare, attraverso il ComInt, lo stato d’animo, la lealtà e l’insoddisfazione dei comandanti dell’esercito e dei capi delle autorità politiche centrali e locali. Ufficialmente Russia e Cina affermano di non aver inviato esperti di spionaggio e di controspionaggio in Venezuela. Una versione poco credibile, smentita dal fatto che da gennaio, ossia da quando gli Stati Uniti hanno introdotto l’autoproclamato impostore presidente Juan Guaidó, sembra che un super James Bond abbia preso in mano la direzione del contro-spionaggio venezuelano. Il Pentagono ha così dovuto prendere atto, per esempio, dell’interruzione del flusso di dati che arrivavano alla NSA attraverso il processo ComInt. Ebbene, il Venezuela non possiede una tecnologia tanto avanzata in grado di bloccare la ricezione dei satelliti della NSA.

Le operazioni in Venezuela sono perciò passate in mano della CIA, specializzata nell’HumInt (intelligence umana): lo spionaggio condotto da agenti statunitensi infiltrati, che a loro volta sfruttano reti d’informatori locali. Dopo poco tempo, però, il modesto servizio di contro-spionaggio venezuelano (SEBIN: Servicio Bolivariano de Intelligencia Nacional) è riuscito a umiliare la CIA. Soltanto in seguito gli Stati Uniti hanno scoperto che tutti i gruppi d' opposizione filo-USA [1] del governo di Caracas erano stati infiltrati da agenti del SEBIN.

Gli ufficiali del SEBIN infiltrati nella stampa finanziata dagli Stati Uniti hanno svolto attività di selezione e pubblicazione di strabilianti, quanto poco affidabili, notizie sull’evoluzione politica in Venezuela. Così alla CIA sono giunte non poche voci di “diserzioni”, per esempio l’intenzione di alcuni generali di primissimo piano di tradire il presidente Nicolas Maduro e di liberare gli oppositori politici arrestati.

Per conquistare la fiducia degli agenti della CIA, i membri del SEBIN hanno persino organizzato riunioni sediziose con i generali venezuelani, sotto il completo controllo del SEBIN e del controspionaggio militare. La “diserzione” del generale Manuel Figuera, capo del SEBIN, la liberazione di Leopoldo López [2] dagli arresti domiciliari, e la messa a disposizione di Juan Guaidó d' un plotone di soldati del SEBIN – oltre 1.000 militari – per prendere la guarnigione Carlota a Caracas, facevano parte dell’operazione d’inquinamento degli agenti della CIA, per convincere Washington del successo del colpo di Stato.

Alla fine, il 30 aprile la Casa Bianca ha dato il via all’operazione che si è rivelata il più grande scacco subito dalla CIA negli ultimi decenni. Il Venezuela ha dimostrato che, anche nel caso di un Paese sudamericano soggetto a embargo, lottare con patriottismo e professionalità può mandare all’aria i piani della CIA.



[1] In Venezuela esiste anche un’opposizione nazionale, che qui non è messa in causa.
[2] Leopoldo López è uno dei capi carismatici dell’opposizione. È stato eccellente sindaco della ricca città di Chacao. La sua famiglia appartiene all’équipe del miliardario dei media Gustavo Cisneros. Tutti costoro parteciparono attivamente al colpo di Stato contro il presidente Hugo Chávez. Leopoldo López è stato condannato per corruzione, dopo aver stornato fondi dalla società petrolifera [statale] PDVSA a beneficio del proprio partito politico. Era agli arresti domiciliari.

sabato 19 gennaio 2019

S'INTRAVEDE LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL

Dal 2018 al 2019 – una rapida

rassegna di alcune tendenze

L’anno 2018 passerà alla storia come punto di svolta nell’evoluzione dell’ambiente geostrategico del nostro pianeta. Ci sono molte ragioni, e non le elencherò tutte, ma ce ne sono alcune che considero personalmente importantissime :
L’Impero ha vacillato. Parecchie volte
Questo è probabilmente lo sviluppo più importante dell’anno: l’Impero Anglo-Sionista ha fatto ogni sorta di minaccia spaventosa, e ha fatto dei passi concreti ancora più spaventosi, ma alla fine ha dovuto ritirarsi. In effetti, l’Impero è in ritirata su molti fronti, ma ne elencherò solo alcuni cruciali:
  1. La Corea del Nord: ricordate tutte le grandiose minacce fatte da Trump e dai suoi burattinai Neoconservatori? L’amministrazione arrivò addirittura ad annunciare che avrebbe inviato TRE (!) squadre navali incentrate su portaerei a propulsione nucleare al largo della Corea del Nord, mentre Trump minacciava di “distruggere totalmente” la Corea del Nord [entrambi i link in inglese]. Alla fine, i sudcoreani decisero di prendere le cose nelle loro mani, aprirono un canale diretto di comunicazioni con il Nord, e tutti i tintinnii di sciabole degli Stati Uniti si sono trasformati in nient’altro che aria fritta.
  2. La Siria ad aprile: quello era il periodo in cui Stati Uniti, Francia e Regno Unito decisero di attaccare la Siria con missili da crociera per “punire” i siriani per un presunto utilizzo di armi chimiche (una teoria troppo stupida per essere persino degna di essere discussa). Dei 103 missili rilevati, 71 sono stati abbattuti dai siriani [in inglese]. La Casa Bianca e il Pentagono, insieme ai loro fidati media sionisti, hanno dichiararono l’attacco un grande successo, ma lo hanno fatto anche durante l’invasione di Grenada (una delle peggiori operazioni d’assalto nella storia militare) o dopo l’umiliante sconfitta di Israele ad opera di Hezbollah nel 2006, quindi questo significa davvero molto poco. La verità è che questa operazione è stata un totale fallimento militare, e che non è stata seguita da nulla (almeno per ora).
  3. L’Ucraina: abbiamo passato quasi tutto il 2018 in attesa di un attacco ucronazista al Donbass che non è mai accaduto. Ora, sono abbastanza sicuro che qualcuno sosterrà che la giunta nazista a Kiev non ha mai avuto tali intenzioni, ma chiunque abbia anche una conoscenza di base di ciò che è accaduto in Ucraina quest’anno sa che queste sono vere e proprie stronzate: la giunta ha fatto praticamente tutto per eseguire un attacco tranne l’ultimo passaggio: ordinarlo davvero. Le aperte minacce di Putin secondo cui ogni attacco di questo tipo avrebbe avuto “gravi conseguenze per lo stato ucraino in quanto tale” hanno probabilmente svolto un ruolo chiave nel dissuadere l’Impero. Oh, certo, gli ucronazisti potrebbero attaccare a gennaio o in qualsiasi momento, ma il fatto è che nel 2018 non hanno osato farlo. Ancora una volta, l’Impero (e i suoi seguaci) hanno dovuto fermarsi.
  4. La Siria a settembre: questa volta, è stata l’ipostasi israeliana dell’Impero che ha innescato una massiccia crisi quando gli israeliani hanno nascosto i loro aerei d’attacco dietro un grosso aereo a turboelica russo Il-20, con conseguente perdita dell’aeromobile e dell’equipaggio. Dopo aver dato agli israeliani la possibilità di tornare alla normalità (cosa che, prevedibilmente, non hanno fatto – sono israeliani, dopotutto), i russi si sono stufati e hanno consegnato ai siriani sistemi avanzati di difesa aerea, guerra elettronica e sistemi di gestione integrata. In risposta gli israeliani (che avevano fatto molte minacce di distruggere immediatamente qualsiasi S-300 consegnato ai siriani) hanno dovuto sostanzialmente fermare i loro attacchi aerei contro la Siria (beh, non proprio, hanno eseguito due di questi attacchi: uno totalmente inefficace, e uno in cui i pazzi sionisti si sono nascosti di nuovo dietro un aereo, ma in questo caso, non uno ma DUE aerei civili [in inglese] (di più su questa ultima folle bravata sionista più avanti). L’Impero è arretrato ancora.
  5. La Siria a dicembre: apparentemente stufo di tutte le lotte intestine tra i suoi consiglieri, Trump alla fine ha ordinato un completo ritiro americano dalla Siria. Ora, naturalmente, dato che si tratta degli Stati Uniti, dobbiamo aspettare e vedere cosa succederà realmente. C’è anche una danza kabuki molto complessa eseguita da Russia, Turchia, Stati Uniti, Israele, Iran, curdi e siriani per stabilizzare la situazione dopo un completo ritiro degli Stati Uniti. Dopo tutti gli anni di soffi e sbuffi su come “Assad il Mostro se ne deve andare”, è abbastanza divertente vedere come le potenze occidentali stiano gettando la spugna una dopo l’altra. Ciò pone anche l’ovvia domanda: se “La Città sulla Collina e Unica Superpotenza del Pianeta, il Capo del Mondo Libero e la Nazione Indispensabile” non può nemmeno occuparsi di un governo e di un esercito siriani indeboliti, cosa possono fare con successo le sue forze armate (oltre a fornire successi hollywoodiani ad un pubblico americano credulone)?
  6. Varie sconfitte più piccole: troppe da contare, ma includono il fiasco Khashoggi, il fallimento della guerra in Yemen, il fallimento della guerra in Afghanistan, il fallimento della guerra in Iraq, l’incapacità di rimuovere Maduro dal potere in Venezuela, e la graduale perdita di controllo su un numero crescente di paesi dell’UE (Italia), le buffonate ridicole di Nikki Haley al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, l’incapacità di raccogliere le risorse intellettuali necessarie per avere un incontro reale e produttivo con Vladimir Putin, la disastrosa guerra commerciale con la Cina, ecc. Ciò che tutti questi eventi hanno in comune è che sono il risultato dell’incapacità degli Stati Uniti di fare qualcosa che venga fatto per davvero. Lungi dall’essere una vera superpotenza, gli Stati Uniti sono in declino su tutto lo spettro, e la cosa principale che gli conferisce ancora il suo status di superpotenza sono le sue armi nucleari, proprio come la Russia negli anni ‘90.
Tutti i problemi interni derivanti dalle lotte intestine delle élite statunitensi (più o meno: la banda dei Clinton contro Trump e i suoi Deplorevoli) peggiorano solo le cose. Solo la sequenza apparentemente infinita di dimissioni e/o licenziamenti dall’Amministrazione Trump è un segno molto importante dello stato avanzato di collasso della politica statunitense. Le élite non si combattono quando tutto va bene, lo fanno quando tutto va male. Il detto “la vittoria ha molti padri ma la sconfitta è orfana” ci ricorda che quando una banda di teppisti comincia a perdere il controllo di una situazione, questa si trasforma rapidamente in un “ognuno per sé”, tutti incolpano tutti dei problemi e nessuno vuole stare vicino a quelli che passeranno alla storia come i patetici perdenti che hanno rovinato tutto.
Per quanto riguarda le forze armate statunitensi, hanno avuto un enorme successo nell’uccidere una grande quantità di persone, come sempre, per lo più civili, ma non sono riuscite ad ottenere nulla, almeno non se si comprende che lo scopo della guerra non è solo uccidere la gente, ma è la “continuazione della politica con altri mezzi”. Confrontiamo e contrapponiamo ciò che hanno fatto la Russia e gli Stati Uniti in Siria.
L’11 ottobre, Putin ha dichiarato quanto segue in un’intervista a Vladimir Solovev sul canale televisivo Russia 1 [in russo]: “Il nostro obiettivo è quello di stabilizzare l’autorità legittima e creare le condizioni per un compromesso politico”. Questo è tutto. Non ha detto che la Russia avrebbe cambiato da sola il corso della guerra, tanto meno che avrebbe vinto la guerra.
La (piccolissima!) task force russa in Siria ha raggiunto questi obiettivi originari in pochi mesi, cosa che l’Asse della Gentilezza non è riuscita ad ottenere in anni (e i russi lo hanno fatto con una piccola parte delle capacità militari disponibili a Stati Uniti/NATO/UE/CENTCOM/Israele nella regione; infatti i russi hanno dovuto creare rapidamente un sistema di rifornimento che non avevano a causa della posizione militare russa puramente difensiva (la proiezione della potenza russa è per lo più limitata sotto i 500-1000 Km dal confine russo).
In confronto, gli Stati Uniti hanno combattuto la cosiddetta GWOT (Guerra Globale al Terrore) dal 2001, e tutto ciò che possono mostrare come risultato è che i terroristi (di vari generi) sono diventati più forti, hanno preso il controllo di più territori, hanno ucciso più persone e generalmente hanno mostrato una notevole capacità di sopravvivenza e persino crescere nonostante (o grazie a) la GWOT. Come direbbe Putin, cosa aspettarsi da “persone che non conoscono la differenza tra Austria e Australia”?
Personalmente, mi aspetterei che si prendano tutto il merito della vittoria, e se ne vadano.
Che è esattamente quello che hanno fatto gli Stati Uniti.
Almeno questo è quello che stanno dicendo ora. Ci potrebbe essere una nuova svolta a 180 gradi.
Per quanto riguarda l’Afghanistan, gli Stati Uniti hanno trascorso lì più tempo de sovietici. Questo non suggerisce fortemente che i leader statunitensi siano *ancora più* incompetenti dei gerontocrati sovietici dell’epoca della “stagnazione”?
L’incapacità di sottomettere o addirittura contenere la Russia
Il discorso di Putin del primo marzo all’Assemblea Federale Russa [in inglese] è stato davvero un momento storico: per la prima volta da quando l’Impero ha deciso di fare guerra alla Russia (una guerra che è per circa l’80% informativa, per il 15% economica e solo per il 5% cinetica, ma che può trasformarsi in cinetica per il 95% in un’ora o giù di lì!) i russi hanno deciso di avvertire apertamente gli Stati Uniti che la loro strategia è stata completamente sconfitta. Pensate che questa sia un’iperbole? Ripensateci. Su cosa si basa la potenza militare statunitense? Quali sono le sue componenti principali?
  • Forza aerea (supremazia aerea)
  • Armi a lungo raggio (balistiche e da crociera)
  • Portaerei
  • Difese anti-missile (almeno in teoria!)
  • 800-1000 (dipende da come le contate) basi in tutto il mondo
Il dispiegamento di ciò che è senza dubbio il più sofisticato sistema di difesa aerea del mondo comprende quelle che sono probabilmente anche le più formidabili capacità di guerra elettronica (EW) attualmente esistenti, che hanno ora creato ciò che i comandanti USA/NATO chiamano “La capacità della Russia di negare l’accesso d’area (A2/AD)” che, così dicono questi comandanti USA/NATO, ora può spuntare sul Mar Baltico, nel Mediterraneo orientale, in Ucraina, in Syria e altrove (potrebbe apparire sull’isola di La Orchila in Venezuela nel 2019).
Inoltre, in termini qualitativi, l’aeronautica tattica russa è più recente e almeno uguale, se non superiore, a qualsiasi velivolo tattico posseggano gli USA o la NATO. Mentre l’Occidente in generale, e specialmente gli Stati Uniti, hanno un numero molto maggiore di velivoli, sono per lo più delle generazioni più anziane, e vari incontri tra aerei multiruolo russi e americani nei cieli siriani hanno dimostrato che i piloti statunitensi preferiscono andarsene quando si presentano i Su-35S russi.
Lo spiegamento (già nel 2018!) del missile ipersonico Kinzhal ha praticamente reso inutile l’intera flotta di superficie degli Stati Uniti per un attacco contro la Russia [in inglese]. Che si tratti delle portaerei o anche dei vari cacciatorpediniere, incrociatori, navi d’assalto anfibie, (per lo più sfortunate) navi per il combattimento costiero, navi da trasporto, ecc. – ora sono tutte bersagli facili che i russi possono far saltare in aria indipendentemente da qualsiasi difesa aerea possano avere queste navi o la loro scorta.
Allo stesso modo, il dispiegamento di missili balistici intercontinentali termonucleari superpesanti come il Sarmat e il veicolo planante ipersonico Avangard hanno reso completamente inutili tutti gli sviluppi dei missili anti-missile statunitensi. Lasciatemelo ripetere: TUTTI gli sviluppi antimissile statunitensi, inclusi i miliardi spesi per la ricerca e lo sviluppo, sono stati resi completamente inutili.
[Nota a margine: qui è importante chiarire una cosa: nessuno dei nuovi sistemi d’arma russi fornisce alcun mezzo per proteggere i russi da un attacco nucleare (o convenzionale) statunitense. “Tutto” ciò che fanno è fare in modo che i leader statunitensi non abbiano mai l’illusione che stanno inseguendo dal tempo delle “Guerre Stellari” di Reagan, cioè che potrebbero in qualche modo sfuggire alla rappresaglia del 2° attacco (contrattacco) russo se decidessero di attaccare la Russia. In verità, anche senza il Sarmat o l’Avangard, la Russia aveva già missili più che sufficienti (lanciati da terra, aria e mare) per spazzare via gli Stati Uniti in caso di contrattacco di rappresaglia, ma i politici e gli strateghi statunitensi hanno iniziato a perseguire questo sogno della difesa anti-missile, nonostante il fatto che fosse piuttosto chiaro che un tale sistema non poteva funzionare (alcuni “bersagli mancati” [in inglese] potrebbero essere accettabili con le armi convenzionali, ma alcune “testate nucleari mancate” sono più che abbastanza per infliggere perdite terribili ad ogni attaccante abbastanza delirante da pensare che uno “scudo” del 90% o addirittura del 98% sia abbastanza per proteggersi dal rischio di attaccare una superpotenza nucleare). Quindi si potrebbe dire che queste nuove capacità russe (inclusi i missili tattici Iskander a corto raggio) sono un tipo di “distruttore delle illusioni” o un “ricordo di quale sia la realtà” che farà esplodere la bolla delle illusioni statunitensi sui rischi di una guerra contro la Russia. Spero che non abbiano mai alcun altro uso.]
Infine, il dispiegamento di una nuova generazione di missili avanzati e a lunghissima gittata da parte della Russia [in inglese] ha dato alla Russia l’enorme vantaggio di “raggiungere” in tutto il mondo qualsiasi obiettivo statunitense (sia esso una forza militare o una base), incluso negli Stati Uniti (cosa che non viene quasi mai menzionata nei media occidentali).
Ora date un’occhiata alla lista delle componenti chiave della potenza militare degli Stati Uniti e vedrete che tutto è stato trasformato in, sostanzialmente, spazzatura.
Ciò che abbiamo qui è una situazione classica in cui, da un lato, i pianificatori della forza di un paese hanno commesso degli errori di calcolo fondamentali, che hanno definito direttamente quale tipo di forza militare avrebbe avuto il paese per almeno due, forse tre decenni, mentre, dall’altra parte, i pianificatori della forza hanno preso le giuste decisioni che hanno permesso loro di sconfiggere una forza militare il cui budget militare è circa dieci volte più grande. 
La conseguenza più grave di questo stato di cose per gli Stati Uniti è che ora impiegheranno almeno 2 decenni (o più!) per riformulare una nuova strategia di pianificazione delle forze (a volte i sistemi d’arma moderni impiegano decenni per essere progettati, sviluppati e dispiegati). Lo sfortunato [cacciatorpediniere] Zumwalt, l’F-35, la portaerei Gerald R. Ford (CVN 78) – questi sono tutti esempi osceni di come spendere miliardi di dollari e rimanere con grossi disastri di sistemi d’arma che indeboliscono ulteriormente le forze armate USA.
L’America è stata in guerra per 222 anni su 239 dal 1776. Riflettiamoci per un momento.
C’è una semplice ragione per cui gli Stati Uniti sono diventati una superpotenza nel 20° secolo: non solo il territorio continentale degli Stati Uniti è stato protetto da enormi oceani, tutta la Prima Guerra Mondiale e la Seconda Guerra Mondiale sono state combattute lontano dagli Stati Uniti: tutti i potenziali concorrenti degli Stati Uniti hanno avuto le loro economie nazionali completamente distrutte mentre gli Stati Uniti non hanno perso nemmeno una fabbrica o un ufficio di ricerca/progettazione.
Quindi gli Stati Uniti hanno potuto usare la loro immensa base industriale per rifornire fondamentalmente un mercato mondiale di merci che solo gli Stati Uniti potevano costruire e consegnare. Eppure, nonostante tali enormi vantaggi, gli Stati Uniti hanno passato quasi tutta la loro storia a battere un paese indifeso dopo l’altro per garantirsi la loro piena sottomissione e il rispetto delle richieste dello Zio Shmuel (la variante Anglo-Sionista dello Zio Sam). Alla faccia dell’essere “indispensabile”…
Grazie ai globalisti, la base industriale statunitense è sparita. Grazie ai Neoconservatori e alla loro arroganza, gli Stati Uniti sono in qualche forma di conflitto con la maggior parte dei paesi chiave del pianeta (specialmente se ignoriamo l’esistenza di élite compradore sostenute e gestite dagli USA). La sottomissione infinitamente stupida e autodistruttiva degli Stati Uniti a Israele ha ora portato ad una situazione in cui gli Stati Uniti stanno perdendo il controllo del Medio Oriente [in inglese], ricco di petrolio, che ha usato per decenni.
Infine, scegliendo di cercare di sottomettere sia la Russia che la Cina alla volontà dell’Impero, i Neoconservatori sono riusciti a spingere questi due paesi in un’alleanza di fatto (in realtà una relazione simbiotica) che, lungi dall’isolarli, isola gli Stati Uniti da “dove accadono i fatti” in termini di sviluppi economici, sociali e politici (in primo luogo, la massa continentale euroasiatica e il progetto della Nuova Via della Seta).
Le prospettive per il 2019 per l’Impero: problemi, problemi e ancora altri problemi
Bene, il 2018 è stato un anno eccezionalmente brutto e pericoloso, ma il 2019 potrebbe rivelarsi ancora più pericoloso per i seguenti motivi:
  • A meno che gli Stati Uniti non cambino rotta politica e rinuncino alla russofobia suicida di Obama e Trump, uno scontro militare tra Russia e USA è inevitabile. La Russia si è ritirata il più lontano possibile, la maledizione dell'”Assad se ne deve andare”. Indovinate alla fine chi è che è rimasto in sella? non ha dove altro ritirarsi, e quindi non lo farà.
  • Non ho alcun dubbio che se gli Stati Uniti avessero effettivamente preso di mira le unità russe in Syria (cosa che, a quanto pare, Bolton voleva fare, ma Mattis, apparentemente, si è categoricamente rifiutato di fare), i russi avrebbero contrattaccato non solo i missili USA, ma anche i loro vettori (in particolare le navi). Ho sentito da una fonte attendibile che nella notte dell’attacco, un MiG-31K russo con un missile Kinzhal era in aria pronto a colpire. Grazie a Dio (e, forse, grazie a Mattis) questo non è accaduto. Ma come ho detto nel mio articolo “Ogni clic ci avvicina al bang!” ogni volta che la Terza Guerra Mondiale non scoppia dopo un attacco americano in Siria, questo incoraggia i Neoconservatori a provarci ancora una volta, specialmente dal momento che “Assad il Mostro che se ne Deve Andare” rimane al potere a Damasco, mentre uno dopo l’altro se ne va ogni politico occidentale che aveva decretato che Assad se ne doveva andare.
  • È abbastanza ovvio che Israele sia diventato assolutamente folle in maniera terminale e, forse, suicida. La sua piccola bravata con l’Il-20 russo è stato già un disastro di proporzioni immense che, in un paese normale, avrebbe portato alle immediate dimissioni dell’intero Gabinetto. Ma non in Israele. Dopo essersi nascosti dietro un turboelica militare russo, hanno deciso di nascondersi dagli S-300 siriani dietro due aerei civili! Guardate voi stessi:
  • Non penso che valga la pena di riflettere qui sul fatto che Israele è l’ultimo stato apertamente razzista del pianeta, o che i leader israeliani sono malvagi, immorali, folli e generalmente dei pazzi maniaci fuori di testa. Sia che lo abbiate capito da soli o che siate senza speranza. Ciò che è importante qui non è quanto siano cattivi gli israeliani, ma quanto siano stupidi e totalmente avventati. In poche parole, funziona così: gli israeliani sono malvagi, stupidi e completamente deliranti, ma possiedono tutti i politici degli Stati Uniti, il che significa che, indipendentemente da quanto folle e vergognosa possa essere l’azione degli israeliani, la “nazione indispensabile” la coprirà *sempre* e, quando necessario, li proteggerà (si veda la USS Liberty o, se è per questo, l’11 Settembre). Al momento non c’è nessuno nella classe politica statunitense che abbia qualche possibilità di essere eletto che oserebbe fare qualsiasi altra cosa che venerare automaticamente qualsiasi cosa sia israeliana (o Ebrea, se è per questo). Il vero motto degli Stati Uniti non è “In God we Trust”, ma “non c’è differenza tra gli Stati Uniti e Israele” (ancora un altro motivo per cui gli USA non sono una vera superpotenza: non è nemmeno davvero sovrana!).
  • L’Impero ha alcuni problemi importanti in Europa. In primo luogo, se i protetti ucronazisti degli Stati Uniti trovassero mai il coraggio (o la disperazione) di attaccare il Donbass o la Russia, il caos risultante inonderebbe l’UE di un numero ancora maggiore di rifugiati, molti dei quali saranno personaggi sgradevolissimi e assolutamente pericolosi. Inoltre, i sentimenti anti-UE stanno diventando molto forti in Italia, Ungheria e, per ragioni diverse, anche in Polonia. La Francia è ai margini di una guerra civile (non questa volta; la mia sensazione è che i Gilet Gialli finiranno per perdere slancio, ma la prossima volta, che avverrà prima piuttosto che poi, l’esplosione porterà probabilmente al rovesciamento del regime francese gestito dal CRIF [Consiglio di Rappresentanza delle Istituzioni ebraiche di Francia, in inglese] e ad una massiccia reazione anti-statunitense.
  • In America Latina, l’Impero ha avuto un enorme successo nel rovesciare una serie di leader patriottici e indipendenti. Ma ciò che manca ora è la capacità di rendere questi regimi filoamericani di successo economicamente e politicamente. Sorprendentemente, e nonostante la massiccia campagna di sovversione degli Stati Uniti e i grandi errori politici, l’amministrazione Maduro è rimasta al potere in Venezuela, e sta lentamente ma risolutamente cercando di cambiare rotta e mantenere il Venezuela sovrano e indipendente dagli Stati Uniti. Il problema chiave degli Stati Uniti in America Latina è che gli Stati Uniti hanno sempre governato usando un’élite compradora locale. Gli Stati Uniti hanno avuto molto successo in questo. Ma gli Stati Uniti non sono mai riusciti a convincere le masse latinoamericane della loro benevolenza, e questo è il motivo per cui la parola “yankee” rimane un insulto in ogni paese latinoamericano.
  • In Asia, la Cina sta offrendo ad ogni colonia statunitense un modello di civiltà alternativo che sta diventando sempre più attraente, dal momento che la RPC sta diventando economicamente più potente e vincente. Si scopre che il solito mix di arroganza, tracotanza e ignoranza che ha permesso ai paesi anglofoni di dominare l’Asia sta perdendo il suo potere, e che il popolo asiatico sta cercando alternative. A dire il vero, gli Stati Uniti non hanno assolutamente nulla da offrire.
La morale è questa: non solo gli Stati Uniti non sono in grado di imporre la propria volontà a paesi che sono considerati “alleati degli Stati Uniti” (se il North Stream dovesse mai entrare in funzione – e penso che lo farà – allora questo segnerà la prima volta che i leader europei diranno al presidente degli Stati Uniti di andare al diavolo, per dirla in breve), ma gli USA ovviamente non hanno alcun tipo di progetto da offrire ad altri paesi. Sì, il “Make America Great Again” è tutto bello e dandy, ma non ha molto fascino tra gli altri paesi, a cui non interessa davvero fare l’America di nuovo grande…
Conclusione sotto forma di un detto russo
C’è un detto in russo “meglio avere una fine orribile che (dover vivere) un orrore senza fine” (лучше ужасный конец чем ужас без конца). Non c’è dubbio che il declino dell’Impero Anglo-Sionista continuerà nel 2019. Ciò che non cambierà, tuttavia, è la capacità degli Stati Uniti di distruggere la Russia con un attacco nucleare. Perché, non fatevi ingannare, tutto ciò che le nuove armi russe forniscono è la capacità di punire (vendicarsi) gli Stati Uniti per un attacco alla Russia, ma non la capacità di negare (prevenire) un simile attacco. Se i Neoconservatori decidono che un olocausto nucleare è preferibile ad una perdita di potere negli Stati Uniti, allora non c’è nulla che nessuno possa fare per impedire loro di interpretare la loro sordida versione del Götterdämmerung [in inglese].
Recentemente ho dovuto trascorrere alcuni giorni a Boca Raton, dove a molti della nuova “aristocrazia” americana piace trascorrere del tempo, e posso dirvi due cose: stanno facendo la bella vita, e sicuramente non rinunceranno al loro status privilegiato di “leader del pianeta”. E se qualcuno cercherà di portarglielo via, non ho dubbi che queste persone reagiranno con un malvagio sfogo di rabbia piena di disperazione, simile a quella di Sansone.
Quindi l’unica domanda rimane questa: noi (l’umanità) saremo in grado di togliere il bottone nucleare a questa classe di parassiti senza dare loro la possibilità di premerlo, o no?
Non lo so.
Quindi, sarà una fine orribile o un orrore senza fine?
Non so neanche questo.
Ma quello che so è che l’Impero sta cedendo, e che il suo declino nel 2019 non farà che accelerare.
Il Saker
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Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia

giovedì 1 novembre 2018

I SIONISTI WAHHABITI CI METTONO LA FACCIA

Alleanza criminale tra

imperialismo, sionismo e wahhabismo


Pablo Jofre Leal, Internationalist 360°


L’aggressione al popolo yemenita ha superato tutti i livelli di crudeltà e azioni dettate dall’odio, dall’ambizione e dalla perversione che un regime monarchico come quello dell’Arabia Saudita e la sua visione del mondo estremista possa attuare.
Disordini criminali supportati, non solo attaccando un popolo con una coalizione senza avere alcun sostegno legale internazionale, bloccandone accesso via terra, aerea e marittimo, generando enormi difficoltà nel settore alimentare, sanitario e ambientale, comportando la dichiarazione dello Yemen come Paese in crisi umanitaria, ma anche sviluppando una politica di guerra che uccide migliaia di bambini e senza mai fermare i propri criminali.
Lo scorso aprile, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres affermò che “i tre quarti della popolazione dello Yemen ha bisogno di protezione e assistenza umanitaria. Più di otto milioni di yemeniti non sanno dove prenderanno il prossimo pasto e il rischio di un’altra epidemia di colera è ancora latente”. Guterres, oltre a chiedere un fondo di 2 miliardi di dollari per alleviare la crisi, affermava che le agenzie umanitarie devono accedere alle zone di conflitto in cui le persone necessitano di assistenza umanitaria urgente.
È in questa cornice che il funzionario internazionale denunciava il blocco aereo, marittimo e terrestre saudita imposto allo Yemen e ne chiese la fine, realizzando che mere misure umanitarie non risolveranno lo stato attuale delle cose, poiché si richiede una soluzione politica negoziata.
Il wahhabismo uccide i bambini
Gli stessi media statunitensi, alleati del regime di Riyadh, hanno pubblicato rapporti che descrivono la crudeltà delle azioni dell’aggressione saudita. Il Washington Post dettagliava, il 3 agosto, che l’aggressione della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita, le cui forze sono la maggioranza, lasciava almeno 50mila morti, la rapida crescita di varie epidemie, una carestia che divora il Paese, provocando in media la morte di 130 bambini al giorno nello Yemen, a causa di proiettili e bombe, così come dal blocco criminale cui è sottoposto il Paese arabo, impedendo l’invio di cibo, farmaci e assistenza sanitaria, generando la lenta agonia nella popolazione.
Asili, scuole, ospedali, tutti i luoghi pubblici sono bersagli degli attacchi sauditi. Come è successo l’8 agosto, quando gli aerei della monarchia wahabita bombardavano autobus scolastici nel mercato nella città di Dahian, nel nord della provincia di Sada. Bombardamento che significò la distruzione di autoveicoli scolastici, provocando la morte di 40 bambini e 77 feriti. In una dichiarazione che rivela il carattere morale del regime saudita, l’ambasciatore della monarchia wahabita all’ONU, Abdullah al-Mualimi, indicava in una lettera inviata al Consiglio di sicurezza che l’uso dei loro aerei e il lancio delle bombe che uccisero decine di bambini, “erano una misura militare legittima condotta in conformità agli standard umanitari internazionali”.
Di fronte all’incredibile affermazione del diplomatico saudita, dobbiamo rispondere: quale legge internazionale consente di uccidere bambini, quale norma internazionale autorizza a bombardare uno scuolabus, quale legge internazionale offre un quadro legale al regime saudita, similmente al suo partner sionista nella regione, per massacrare la popolazione e poi giustificarlo spudoratamente? Alcuna legge, non esiste norma e il diritto internazionale non approva tale perversione delirante, criminale e l’impunità che consenta a un regime di uccidere impunemente. Nella sua retorica vittimista, Riyadh sostiene che tali attacchi furono effettuati contro la difesa della resistenza del movimento popolare Ansarrullah, che ha inflitto colpi efficaci alle forze d’invasione saudite e ai loro alleati della coalizione.
Riyadh rifiutava la responsabilità dei crimini commessi, come quello del 9 agosto, e tutti quelli commessi dal marzo 2015 quando iniziò le operazioni contro il popolo dello Yemen e cercando, così, di ripristinare il potere all’ex-presidente fuggiasco yemenita Abdurabu Mansurhadi, e annientare il movimento popolare Ansarullah. Se le organizzazioni internazionali denunciavano il nuovo attacco alla popolazione civile da parte di Riyadh, ciò non basta.
È il caso del direttore regionale del Fondo per l’infanzia (UNICEF) per l’Africa e il Medio Oriente, Geert Cappelaere, che affermava “è necessario porre fine alla crudeltà sui bambini”. D’altra parte, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres chiese un’indagine “indipendente” sugli attacchi dell’Arabia Saudita contro lo Yemen. Le parole di Guterres mostrano una posizione asettica, che non permette d’ impedire a Riyadh di assassinare, come applicando ad esempio il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, che consentirebbe alla comunità internazionale di agire contro un’aggressore, applicando le misure permesso dalla lettera quando la pace è violata e minacciata, come fa la monarchia wahhabita.
Per il portavoce del movimento popolare yemenita Ansarurllah, Muhamad Abdasalam, ci sono molte carenze nelle organizzazioni internazionali che permettono tale impunità nel commettere crimini e non essere sanzionati, come nel caso dell’Arabia Saudita e dei suoi bombardamenti contro autobus scolastici. “Il Consiglio di sicurezza manca di determinazione nel formare un comitato indipendente per la verità. Né la comunità internazionale ha adempiuto ai propri obblighi nel porre fine alla brutale aggressione saudita contro lo Yemen. Con indifferenza, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite incoraggia l’Arabia Saudita a commettere altri crimini”.
Alleanza criminale tra imperialismo, sionismo e wahhabismo
Le azioni criminali del regime saudita sono specificate dal quadro degli obiettivi politici e militari sostenuti dal marzo 2015, quando Riyadh iniziò l’aggressione militare contro lo Yemen. Obiettivi volute con due linee d’azione principali: distruggere il movimento popolare Ansarullah e, come obiettivo finale insieme agli obiettivi strategici dei partner imperialisti e sionisti, lottare contro l’influenza della Repubblica islamica dell’Iran nella regione. Ciò, catalizzato ancora di più al sostegno della nazione persiana al popolo siriano, comportando il cambiamento nella correlazione di forze oggi, con l’Asse della Resistenza che controlla un ampio corridoio territoriale.
Una striscia di enorme importanza strategica, dal confine occidentale dell’Iran al Mar Mediterraneo, terrorizzando i sionisti, che hanno queste forze liberatrici ai confini delle alture del Golan e sul confine palestinese, territori occupati dalla guerra del 1967. Una presenza che ogni giorno recupera la sovranità siriana sui territori in cui aleggiavano il terrorismo e le sue organizzazioni taqfire organizzate, finanziate e armate proprio dalla triade criminale composta da Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita. Indubbiamente, la forza dell’Asse della Resistenza in Medio Oriente implica anche l’avvertimento sull’aggressione saudita allo Yemen, che a sua volta, giorno dopo giorno, contende con successo le forze d’invasione, anche portando la guerra nel territorio saudita.
Solo l’azione dei popoli del Medio Oriente, come Yemen, Libano, Siria, Iraq, Palestina, accompagnata dalle organizzazioni rivoluzionarie e di resistenza come Movimento Ansarullah, Hezbollah, Esercito arabo siriano, Forza al-Quds, Movimento al-Nujaba, milizie palestinesi che combattono le forze d’ aggressione, i terroristi e le ideologie occidentali come sionismo e wahhabismo, possono combattere e sconfiggere tali strumenti dell’imperialismo e questi regimi, punta di diamante di Washington e dei suoi alleati occidentali. In questo quadro, il trionfo delle forze popolari nello Yemen simboleggia il consolidamento dell’Asse della Resistenza, consentendo d’indebolire il legame tra gli aggressori e allo stesso tempo di avanzare verso l’obiettivo d’indebolire il potere wahhabita e la politica d’aggressione del sionismo, ideologie pervertite dai giorni contati.
La società yemenita in questi 3 anni e mezzo di aggressione ha alzato una voce ferma e ha compiuto azioni sovrane in difesa del proprio territorio, resistendo con coraggio, condannando l’imposizione del blocco alla popolazione. Un blocco criminale che priva di cibo, medicine, carburante e sostiene un popolo stanco della brutalità della monarchia saudita che interferisce nelle sue questioni interne, e che vede nell’aggressione un palliativo destinato a impedire le lotte nel clan Sudayri e l’imposizione della più bellicosa fazione della monarchia.
La vecchia tattica delle ideologie totalitarie di sfogare all’estero, di attaccare i vicini e quindi cercare di standardizzare la società sotto un’unica leadership. L’intervento dell’Arabia Saudita negli affari dello Yemen, i suoi crimini, come quello che ha provocato la morte di 40 bambini il 9 agosto a Sada, è inscritto in ciò che definii pochi mesi fa, “la difesa dei loro interessi regionali, la propagazione del wahhabismo e l’intensificazione della repressione contro qualsiasi movimento che intenda generare libertà. Ciò è accaduto in Bahrayn, dove Casa al-Saud è intervenuta con pugno di ferro senza che l’occidente alzasse la voce, temendo che l’influenza della lotta in questo piccolo Paese si diffondesse altrove mentre iniziava”.
L'importanza geostrategica dello Yemen in medioriente
Lo Yemen è un Paese di enorme importanza geostrategica, non solo in relazione al Corno d’Africa, allo stretto di Bab al Mandeb e i passaggi marittimi della ricchezza energetica dell’area. Lo Yemen è stato definito dai cervelli imperialisti come sorta di “cortile” dell’Arabia Saudita, che rifiuta di perdere influenza davanti la crescente potenza della Repubblica Islamica dell’Iran e al sostegno al Movimento Popolare Ansarullah.
Le migliaia di morti yemeniti, 15 mila secondo stime modeste, oltre alle decine di migliaia di feriti, distruzione di strade, porti, infrastrutture sanitarie, tra gli altri, hanno costretto le persone a sviluppare difesa e resistenza, per dissuadere il nemico saudita.
Con questo obiettivo, che deve avere il sostegno dell’Asse della Resistenza e di chi si oppone alla triade criminale formata da imperialismo, sionismo e wahhabismo, va compresa logica e strategia militare delle forze della Resistenza yemenita guidata dal movimento Ansarrullah, portando la guerra nel territorio saudita per costringerne la monarchia a cessare i crimini contro il popolo yemenita. Il ricordo di migliaia di uomini e donne, e migliaia di bambini uccisi, feriti, spinge a sconfiggere un regime pervertito e delirante come la monarchia wahhabita.
Traduzione di Alessandro Lattanzio
Sembra che i Khazariani adoratori di satana abbiano uno strumento in grado di staccare i volti delle persone mentre sono ancora vivi. Apparentemente serve a dare il massimo dolore possibile alla vittima nel sacrificio a Ba'al, dicono fonti ebraiche del WDS.
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La Croce Rossa svela le cifre della catastrofe in

Yemen causata dall'Arabia Saudita ed Israele

Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ha lanciato                      

l'ennesimo allarme sulla situazione "catastrofica"nello Yemen dopo

quasi tre anni di aggressione da parte dell'Arabia Saudita e dei suoi alleati.


In un messaggio pubblicato oggi sul suo account Twitter, la Croce Rossa ha evidenziato che attualmente ci sono circa 22 milioni di persone nello Yemen che hanno bisogno di aiuto per sopravvivere e molti altri milioni che soffrono per la carestia.

La guerra lanciata illegalmente dal regime dittatoriale dell'Arabia Saudita nel marzo 2015, con il via libera degli Stati Uniti, contro il paese più povero del mondo arabo, ha portato alla "peggiore crisi umanitaria" e, secondo i dati forniti dal CICR, circa 15 milioni di yemeniti non hanno accesso all'acqua potabile.

Inoltre, circa 2 milioni di bambini yemeniti non possono andare scuola, ha deplorato l'organizzazione internazionale, e in seguito ha insistito sul fatto che le cifre sopra menzionate riflettono la situazione catastrofica che lo Yemen sta attraversando.

In precedenza, il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef) aveva riferito che più di 2.500 scuole non possono essere utilizzate nello Yemen, dal momento che due terzi di loro presentano danni di varia natura dovuti al bombardamento del regime di Al Saud e dei suoi alleati stati canaglia Israele, Usa, Francia; Il 27% sono chiuse e il 7% è utilizzato per scopi militari o come rifugio per gli sfollati.

Nel frattempo, in un articolo pubblicato sabato dal quotidiano britannico 'The Independent' si è evidenziato che il bilancio delle vittime nello Yemen supera di cinque volte quello stimato dalle Nazioni Unite (ONU).

"Stimiamo che il bilancio delle vittime sia di circa 56.000 tra civili e combattenti, tra gennaio 2016 e ottobre 2018", ha dichiarato Andrea Carboni, che sta indagando nello Yemen il Progetto di base sulla localizzazione degli avvenimento dei conflitti armati, Acled.
Venerdì scorso, la ONG Oxfam ha chiesto agli Stati Uniti ed ai paesi €uropei di frenare la vendita di armi all'Arabia Saudita, dato che, come evidenziato, un civile yemenita muore circa ogni tre ore, l'industria bellica sarda si fa grasse risate.....

Fonte: CICR - The Indepedent
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Khashoggi ucciso per le armi chimiche saudite


Jamal Khasoggi stava per rivelare che l’Arabia Saudita aveva usato armi chimiche nello Yemen ed era in procinto di ottenere prove documentali su tale crimine. Così un amico intimo del giornalista ucciso il 2 ottobre nel consolato saudita di Istanbul al Daily Express.

Le rivelazioni del Daily Express

La fonte del giornale britannico, che ha chiesto l’anonimato, aveva incontrato il dissidente saudita una settimana prima della sua morte, e lo aveva trovato “triste e preoccupato”.
Avendo egli chiesto il motivo di tanta preoccupazione, Khashoggi aveva dapprima nicchiato, per poi rivelare quanto poi pubblicato sul Daily.
Il giornale britannico riporta anche le dichiarazioni di una fonte interna all’intelligence del Regno Unito, il quale a sua volta ha affermato che i servizi segreti di Londra sapevano che Riad aveva ordinato di rapire il cronista e portarlo in Arabia Saudita. Missione che in realtà poteva avere anche altri sviluppi, compreso il suo assassinio.
Invero, si può aggiungere, la via del rapimento non era affatto percorribile. Una sua carcerazione a Riad sarebbe stata insostenibile: avrebbe suscitato la reazione dei suoi colleghi del Washington Post e innescato una crisi irreparabile con gli Usa.
L’uomo doveva dunque essere ucciso. E ucciso ad Istanbul. Ed il suo corpo doveva sparire per evitare grane. Omicidio premeditato, dunque, e non altro. Ma andiamo per ordine:           D I S S E Z I O N E ....
"Dr. Salah Muhammed Al-Tubaigy !!!" lui é il NUMERO UNO del 'Gruppo TNT' mandato da Mohammed bin Salman ad ammazzare ad Istanbul il giornalista in esilio Jamal Khashoggi.
Secondo la testata online http://palaestinafelix.blogspot.com Khashoggi entrò nel consolato meno di un'ora dopo alle 13.14, fu salutato da un funzionario e condotto nella stanza del Console. Poco dopo, due uomini sono entrati nella stanza e hanno trascinato Khashoggi fuori dall'ufficio e in un'altra stanza, poi spostato in una terza stanza e smembrato con l'aiuto di una sega da ossa, il Dr. Salah Al-Tubaigy consigliava ai presenti d'ascoltare musica mentre tagliava le dita al giornalista, al che alcuni hanno vomitato ed uno è svenuto. Successivamente, con il poveretto ancora vivo, gli sono state tagliate le gambe, poi le braccia.
Secondo i canoni antichi, dalla tradizione del Dio uomo Ba'al, gli omicidi rituali giudaici del Purim contemplano anche l'adozione di una vecchissima tecnica per staccare i volti delle persone mentre sono ancora vive.
Apparentemente serve a dare il massimo dolore possibile alla vittima nel sacrificio a Ba'al, dicono fonti giudeaiche. Ba'al era il tradizionale dio semitico-giudaico della tempesta, a cui corrispondevano anche il controllo della fertilità e della fecondità; infatti oltre agli arti di cui sopra, gli investigatori dei servizi segreti turchi, noti per la loro efficienza, trovarono anche il gruppo riproduttivo, ovvero testicoli attaccati al pene, gli occhi, strappati da vivo, in dono per la fertilità, la testa mozzata senza il volto, scarificata, ed il volto, comprensivo delle orecchie, con baffi e pizzetto.
Qua sotto la lista dei 15 dell'"apocalisse", di cui si conoscono vita, morte e "miracoli", sotto le foto degli stessi .......
Una fonte turca separata ha detto che il Console non ha lasciato la sua casa negli ultimi tre giorni e ha annullato tutti i suoi appuntamenti. Una fonte ha anche detto che i macellai sauditi hanno portato via tutti gli hard disk delle telecamere di sorveglianza del consolato quando hanno lasciato l'edificio.
La fonte, che ha delineato il racconto di come Khashoggi è stato ucciso, ha detto che gli investigatori della polizia erano fiduciosi di avere già abbastanza prove forensi da ricerche sulla rete fognaria collegata all'edificio. Una seconda fonte a conoscenza delle indagini ha detto che i Turchi avevano prove video e audio dell'uccisione. Tuttavia, non hanno rivelato come avrebbero ottenuto queste prove.

Siamo certi che se avessero mandato La Cariatide, il Conte Oliver e Bob Rock se la sarebbero cavata mille volte meglio dei quindici "clouseau" che si sono fatti scoprire e identificare quasi subito. L’ordine, secondo la fonte del Daily, sarebbe arrivato dalla cerchia reale, anche se la fonte non è a conoscenza di una responsabilità diretta del principe ereditario Mohamed bin Salman, che i turchi, e non solo, indicano come mandante del delitto.
I servizi segreti britannici, secondo l’agente inglese, avevano suggerito ai sauditi di desistere, ma evidentemente non sono stati ascoltati. La spia non è al corrente di un’eventuale condivisione della notizia con altre agenzie di intelligence. Certo è che Khashoggi non è stato avvertito. Omissione fatale.

Khashoggi e la sporca guerra dello Yemen

Ma al di là della soffiata dell’agente britannico, la vera rivelazione dell’articolo del Daily è quella riguardante le armi chimiche. Perché è questo il motivo per il quale Khashoggi è stato ucciso. Tale notizia, infatti, avrebbe cambiato il volto del Medio oriente.
Di fronte a una rivelazione del genere, per di più pubblicata sul Washington Post, il giornale sul quale scriveva Khashoggi, gli Stati Uniti sarebbero stati costretti a togliere il loro sostegno a Riad nella guerra yemenita, già oggetto di critica di alcuni membri del Congresso.
La guerra sarebbe finita, dal momento che Riad non poteva sostenerla da sola. Oltre che per Mohamed bin Salman, che l’ha fortemente voluta, sarebbe stato uno scacco dell’intero fronte anti-Teheran, dato che l’Iran appoggia i ribelli yemeniti (Piccolenote).
Inoltre è più che probabile che lo scoop di Khashoggi avrebbe avviato un’inchiesta sull’operato dell’esercito americano, che non poteva ignorare l’uso di tali armi da parte del suo alleato ed aveva taciuto.
Non solo, avrebbe anche gettato ombre sulla politica americana riguardo la Syria, dove l’asserito uso delle armi chimiche da parte di Damasco ha suscitato dissimulata indignazione ed innescato bombardamenti “punitivi”.
L’Arabia Saudita, ovviamente, non avrebbe subito la stessa sorte, dati i suoi rapporti con Washington. Una discrasia che avrebbe messo a nudo, in maniera palese e irrevocabile, la totale strumentalità di quell’indignazione e di quei bombardamenti.

Di documenti segreti

Si capisce anche perché il cronista del WP è stato torturato orribilmente prima di essere ucciso, come hanno rivelato i turchi che possiedono le registrazioni di tali sevizie (Piccolenote o Adnkronos).
Khashoggi doveva rivelare la fonte dell’attesa documentazione, per mettere a tacere tutto.
È presumibile immaginare che quanti erano a conoscenza della missione contro Khashoggi, che sicuramente non erano solo i britannici, fossero segretamente ansiosi che questa fosse portata a termine, per evitare le tante e imbarazzanti conseguenze del suo scoop.
Ovviamente, però, non immaginavano che Riad agisse in modo tanto maldestro da farsi pizzicare in flagranza di reato.
Un’approssimazione, quella degli agenti sauditi inviati ad Istanbul, che si spiega a sua volta con il fatto che essi erano convinti, e non a torto, di poter godere della massima copertura possibile, stante appunto che la scomparsa di Khashoggi avrebbe fatto tirare un sospiro di sollievo a tanti, in Occidente come in Medio oriente.
Chissà se poi i sauditi, o chi per loro, sono riusciti a mettere le mani su quei documenti. E se in qualche angolo segreto della terra qualcun altro è sparito nel nulla.
Quel che sappiamo è che finora non è trapelato nulla di quanto il cronista del Washington Post aveva intenzione di rivelare.
L’omicidio di Khashoggi, nonostante tutto, finora ha ottenuto lo scopo desiderato. Delitto imperfetto, dunque, ma di funesta efficacia.
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L’Arabia Saudita era parte del fronte dei valorosi difensori della libertà.
Per ultimissimo ricordo che sono interessantissimi gli articoli del nostro Thierry Meyssan :