domenica 9 luglio 2017

QUALE BARCA per attraversare il FIUME??


Esoterismo: la barca per attraversare il fiume

Qui tratteremo della barca per attraversare il fiume. Quella barca che, una volta giunti sull’altra sponda, non serve più a nulla. Anzi, una volta raggiunta l’altra sponda, sarebbe bene distruggere la barca, per evitare ogni tentazione di tornare indietro. Eppure c’è chi, pur avendo raggiunta l’altra sponda, si carica la barca sulle spalle, essendo così ostacolato nella prosecuzione del suo lungo nuovo percorso.
La barca che descriveremo ha comunque grande importanza e sono pochi gli uomini che intraprendono l’attraversamento del fiume, proprio come dice il Dhammapada : “Quelli che raggiungono l’altra sponda sono pochi. I più vagano avanti e indietro, senza fine, su questa sponda, non arrischiandosi al viaggio”.
Ecco dunque la descrizione della barca.
Prima fase – l’uomo è un animale
E’ bene che l’adepto abbia ben presente la sua situazione nel mondo che percepisce.
L’uomo è un animale, molto più intelligente degli altri animali, ma pur sempre un animale (tipo vertebrati, classe mammiferi, ordine primati, famiglia ominidi, genere homo, specie homo sapiens). L’uomo dunque appartiene alla famiglia delle “Grandi Scimmie”.
Come tutti gli animali superiori, l’uomo defeca, urina, si accoppia sessualmente, emette gas maleodoranti.
Se si assiste all’autopsia di un essere umano e di un qualunque mammifero, per esempio un maiale, si trovano esattamente le stesse “cose”, nelle stesse posizioni : un fegato, due polmoni, un cuore, due reni, un cervello etc ….
Come per tutti gli animali, la vita umana è un breve intervallo tra un nulla ed un altro nulla : prima dell’incontro dello spermatozoo con la cellula uovo, l’uomo non esisteva e, quando muore, non esiste più. Il suo cadavere va in decomposizione ed emana un odore sempre più insopportabile.


Seconda fase – la nullità dell’essere umano
L’uomo vive su di un “sassolino” che, a folle velocità, insieme ad una miriade di altri oggetti, ruota attorno ad una piccola stella situata alla periferia di una galassia formata da trecento miliardi di stelle che è solo una delle centinaia di miliardi di galassie che ci sono nell’Universo.
In una galassia, la distanza fra due stelle è semplicemente inimmaginabile: per raggiungere dalla Terra la stella più vicina, con le attuali tecnologie, impiegheremmo 75.000 anni.
La distanza poi tra le galassie è per noi semplicemente inconcepibile.
Terza fase – la natura dell’Universo
Questo Universo, nato improvvisamente 13,8 miliardi di anni fa, è dominato da forze cieche, irrefrenabili, quasi spietate.
Una forza immane spinge spazio e materia ad espandersi continuamente nel caos più completo: stelle che nascono, stelle che muoiono con esplosioni immani, buchi neri che inghiottiscono stelle o intere galassie, quasars che emettono quantità di energia inimmaginabile, pulsar che ruotano come trottole, galassie che si scontrano, pianeti ingoiati dagli strati esterni della loro stella, asteroidi e comete che bombardano impietosamente i pianeti etc….
Sperduto alla periferia di una galassia formata da trecento miliardi di stelle, si trova il nostro pianeta, la Terra, che, ripetiamo, a folle velocità ruota attorno ad una piccola stella, il Sole, che a sua volta, ruotando attorno al centro della galassia, è trascinato da questa nel suo folle moto causato dall’espansione dell’Universo.
Su questo piccolo pianeta sul quale, come un cancro inarrestabile della materia, è nata la vita, vige una legge crudele, feroce e spietata : animali che uccidono e mangiano altri animali, atrocità di ogni genere, terremoti ed eruzioni vulcaniche che uccidono a caso uomini ed animali, sofferenze, malattie e, per tutti la morte.
Il singolo individuo non conta niente: impera incontrastata la legge del caso.
Il predominio del pianeta è stato preso dall’animale più intelligente, un mammifero, l’Homo Sapiens, il più evoluto tra i Primati, ma anche il più cattivo, feroce, pronto ad uccidere, capace di atrocità inimmaginabili verso i suoi simili e gli altri animali.
Ora l’adepto cominci a prendere coscienza che questo mondo si può definire come il “Regno del male” e, se non è convinto, non vada avanti nella lettura.
Quarta fase – la percezione
La stragrande maggioranza dell’umanità è convinta che il mondo “esterno”, così come ce lo rappresenta il nostro cervello, corrisponda alla realtà. In effetti non è assolutamente così ed è molto semplice da comprendere.

Tutto ciò che esiste è fatto di atomi e gli atomi sono a loro volta costituiti da altre particelle.
Per un meccanismo qui inutile a descriversi, gli atomi emettono “Radiazione Elettromagnetica”, una perturbazione dello Spazio-Tempo.
Questa Radiazione viene di solito suddivisa in otto parti che, dalla lunghezza d’onda più piccola alla più grande, sono: raggi gamma, raggi x, raggi ultravioletti, luce visibile, raggi infrarossi, onde corte, onde medie ed onde lunghe.
Di tutta questa radiazione, il nostro occhio ne percepisce solo una minima parte, che, appunto, viene chiamata “Luce Visibile”.
Questa minima parte della radiazione raggiunge la retina in fondo all’occhio, dove delle cellule specializzate, i coni ed i bastoncelli, la trasformano in una debole corrente elettrica. Questa debole corrente percorre un sottile filo (il nervo ottico) e giunge in una certa zona del cervello. In questa zona il nostro cervello genera quelle immagini fantasiose che noi chiamiamo realtà. I dati che riceviamo li ordiniamo poi secondo due “Categorie”, lo Spazio ed il Tempo, che non esistono nella realtà, ma che servono solo a creare il nostro mondo illusorio.
Ecco, ora l’adepto ha fatto un piccolo passo avanti : La rappresentazione della realtà che abbiamo nel nostro cervello, non ha niente a che vedere con la realtà.
Quinta fase – il Substrato Universale
Prima di procedere, ricordiamo che la parola “materia” viene dal latino “mater” (madre). Madre di tutte le cose, aggiungiamo noi.
Tutto ciò che esiste è fatto di “Materia”, ma ora sappiamo che le particelle elementari che costituiscono la Materia, e quindi tutto l’Universo, non sono affatto particelle materiali, ma quanti di energia che hanno tutte le caratteristiche delle onde, ma, solo all’atto dell’osservazione, presentano un comportamento corpuscolare.

Dunque la “materialità” è una caratteristica del mondo illusorio creato dall’osservatore, non del mondo reale che è immateriale.
Queste onde sono “perturbazioni” di un unico substrato universale ed hanno una natura probabilistica e, solo l’atto di “osservare”, compiuto da un essere cosciente, è in grado di trasformare una “probabilità di esistenza” in una esistenza vera e propria, una delle tante esistenze possibili.
Questo substrato universale è l’Unica Realtà esistente, immateriale, “causa sui” (causa di se stessa), un oceano di probabilità, sede di tutte le infinite possibilità di esistenza, descrivibile per noi esclusivamente con lo strumento matematico. Esso è l’Uno dei filosofi, dei grandi mistici, degli asceti, unico esistente, al di fuori dello Spazio e del Tempo.

Questa Realtà Universale è priva di qualsiasi forma o definizione, indescrivibile, incorporea, infinita, assoluta, trascendente ed immanente, eterna, senza inizio, senza fine.
Sesta fase – i piani dell’esistenza
All’interno di questo unico substrato universale, esistono innumerevoli piani dell’esistenza compenetrati l’uno nell’altro e privi di comunicazione tra di essi e quello umano è solo uno di essi.
Ma, poichè al di fuori di questo principio non esiste nulla, tutti i piani dell’esistenza (divino, intermedio, umano, subumano etc …), compenetrati uno nell’altro, hanno realtà solo dal loro punto di vista, sono un gioco illusorio, multiforme e fantasmagorico, all’interno dell’unica realtà, ma sono completamente irreali ed inesistenti dal punto di vista dell’Uno.
Questi molteplici piani dell’esistenza sono coesistenti e, ordinariamente, non hanno possibilità di rapporto o comunicazione fra di loro, ma non sempre è così, per cui dobbiamo fare alcune considerazioni e, soprattutto, chiarire il significato di occultismo e religione.

Occultismo e religione sono praticamente equivalenti, in quanto attraverso formule e riti, riescono a sfruttare a beneficio dell’uomo forze ed entità di altri piani dell’esistenza.

Mentre l’occultismo e la magia si rivolgono ad entità situate in piani dell’esistenza inferiori o simili a quello umano, le religioni si rivolgono ad entità situate in piani dell’esistenza superiori a quello umano.
Chiariamo subito che, secondo la visione tradizionale, queste forze ed entità, anche se superiori all’uomo e perciò definite angeliche o divine, sono parte integrante di questa specie di sogno all’interno dell’Uno e, proprio come l’uomo, prigioniere della illusorietà del loro mondo
.
L’adepto dunque non si occuperà di religione, occultismo o magia che, potendogli dare dei benefici mondani ad un certo punto della sua evoluzione, sarebbero solo di ostacolo nel suo cammino, nel suo attraversamento del fiume.
Settima fase – abbandono dell’opinione
L’adepto che ha seguito questo percorso, dunque non abbraccerà nessuna religione e non avrà alcuna opinione su nessun argomento.
Qualsiasi convincimento ed opinione è legato al suo piano di esistenza illusorio e non ha nessun valore assoluto. Magari sarà valido discorsivamente, ma non gli recherà alcun beneficio, anzi gli recherà danno, perché avere un opinione vuol dire disprezzare le altre e questo atteggiamento può avere solo effetti negativi su di lui.
Ottava fase – la conoscenza
Ora l’adepto sa che la sua rappresentazione mentale è irreale e fantasiosa, ma deve fare un piccolo passo avanti : riconoscere l’irrealtà del suo io individuale.

Nell’esperienza ordinaria siamo abituati a distinguere tra un Soggetto ed un Oggetto: io guardo un albero e “stabilisco” che io sono il Soggetto e l’albero è l’Oggetto. Ad un attento esame è però facile notare che entrambi siamo parte di una rappresentazione mentale, al di fuori della quale è impossibile uscire.
All’interno di questa Rappresentazione, ci sono io e tutto ciò che io reputo essere “fuori” di me.

L’Errore consiste nel mio identificarmi solo con un lato della Rappresentazione, quello che definisco col nome di “io”.
L’Essere reale non è dunque l’io, ma il Testimone dell’intera Rappresentazione della quale l’io è solo una delle parti.
Dobbiamo dunque riconoscere che siamo precipitati in una realtà illusoria che crea la convinzione di un io individuale e di una realtà esterna all’io.
Il Testimone è prigioniero di questa realtà illusoria la cui natura caotica è ordinata dalle categorie, altrettanto irreali, del Tempo e dello Spazio.


Gli oggetti non sono dunque che pensiero, ma laddove c’è un oggetto, sorge necessariamente il soggetto e l’illusione della dualità. Pensante, pensato e pensiero sono solo tre aspetti di un’unica realtà.

Quando l’adepto ha ben compreso ed assimilato questa non facile verità è giunto sull’altra sponda e può abbandonare la barca ed iniziare il lungo e difficile cammino sull’altra sponda, scoprendo alla fine che il Testimone della sua rappresentazione mentale altri non è che l’Uno, il substrato universale di cui abbiamo parlato.
“Esiste, o monaci, un non nato, non evoluto, non fatto, non condizionato. Se non ci fosse questo non nato, non evoluto, non fatto, non condizionato, non si potrebbe scorgere via di scampo dal nato, evoluto, fatto, condizionato. Ma poiché, invece, c’è un non nato, non evoluto, non fatto, non condizionato, si scorge una via di scampo dal nato, evoluto, fatto, condizionato”.
giuseppemerlino
deca

sabato 1 luglio 2017

DE PROFUNDIS X un'agricoltura oramai un ricordo......

CETA, ovvero il Ttip nascosto che

condanna a morte la nostra agricoltura

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Alla fine dell’agosto scorso ho scritto un post avvertendo che con il Ceta tra Canada ed €uropa, si voleva attuare il Ttip in forma surrettizia e indolore, permettendo alle oligarchie europee di bypassare  la massiccia avversione contro il sedicente trattato commerciale che si voleva stipulare con Washington, senza tuttavia rinunciare alla natura politica di natura reazionaria e antidemocratica che si voleva attuare.

Nulla da allora è cambiato se non il fatto che adesso il Ceta arriva all’approvazione dei parlamenti nazionali senza una visibile opposizione popolare e decretando il successo dell’operazione cavallo di Troia che è stato imbastita dalle oligarchie brussellesche.
Innanzitutto il trattato commerciale con Ottawa, ha gli stessi contenuti di quello che si voleva fare con gli Usa: anch’esso contempla la facoltà delle grandi imprese di fare causa ai governi che dovessero danneggiare i loro interessi attraverso leggi a tutela dell’ambiente, della salute, del lavoro, dei cittadini il che precostituisce un precedente per il definitivo abbattimento della democrazia.
Certo il Canada fa molto meno paura degli Usa anche se le sue potenzialità agricole sono tali da far temere la distruzione finale dell’agricoltura europea per la felicità delle grandi aziende alimentari con i loro prodotti omologanti. Già un anno fa il pizzicagnolo del renzismo Oscar Farinetti aveva preparato il terreno al Ceta impegnandosi in un assist nei confronti del grano canadese, proprio lui che finge di andare a cercare il locale e il gourmand (qui).

Ma questo è ancora il meno: il Canada infatti è strettamente legato agli Usa con il Nafta, un accordo del tutto simile a quello transatlantico e ospita sedi ufficiali di moltissime multinazionali Usa, per cui il Ceta finirà per rivelarsi un Ttip indotto per osmosi, ovvero una nuova dose di globalizzazione selvaggia e di distruzione della democrazia.
Già da ora, grazie all’opera instancabile di un parlamento illegittimo, i consumatori italiani potranno progressivamente dare l’addio alle tutele alimentari le quali a partire dal momento in cui il trattato verrà approvato, cominceranno ad essere considerate come un indebito ostacolo ai profitti delle multinazionali e dunque passibili di processi di fronte a tribunali formati da lobbisti. 
Ogm a catinelle, polli al cloro, carni all’ormone selvaggio, mega ortaggi insapori saranno inarrestabili causando per giunta lo scasso finale del nostro settore agroalimentare, il quale sopravviverà solo in prodotti di nicchia acquistabili esclusivamente  dai ricchi.
Non ha alcuna importanza dire che ogm o carni agli ormoni non fanno direttamente parte del Ceta, anzi si tratta di un vero e proprio inganno:  il trattato introduce nelle norme U€ relative alla sicurezza alimentare le regole sanitarie e fitosanitarie dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, dettate in sostanza dagli Usa, già utilizzate in passato con successo per attaccare  in sede internazionale, proprio le normative €uropee.
Domani potranno contare anche sulla persuasione delle multe.

Secondo i pensierini grossolani della Commissione €uropea, neo liberista e neo primitivista, l’arrivo dei prodotti agroalimentari canadesi potrà contribuire a mantenere bassi i prezzi a beneficio dei consumatori, mentre l’agricoltura UE trarrà benefici dalla possibilità di esportare alimenti di alta qualità a beneficio dei canadesi più abbienti.
Si tratta di ragionamenti idioti e fuori di senno, compitini da liberisti elementari  intanto perché proprio i più abbienti già utilizzano questi prodotti di qualità senza spaventarsi per qualche soldo di dazio ( per i Paesi €uropei sono già bassi) e poi perché il Canada ha una popolazione dieci volte inferiore a quella europea, il che significa che i produttori di altra qualità in €uropa sono probabilmente più dei consumatori benestanti canadesi.
A questo si aggiunge il fatto che la superficie media delle aziende agricole canadesi è circa venti volte più grande di quella europea (315 ettari contro 16) che di fatto mette fuori gioco i nostri agricoltori con costi di produzione più bassi.

Qui di seguito una sorta di tabella che mostra visivamente l’abominio costituito dal Ceta:

  • Il Canada è il maggior produttore al mondo di Ogm e i non c’è alcun obbligo di segnalarli in etichetta, il che al di là di ogni considerazione, ci dà la certezza di ricevere prodotti inquinati dai glifosati e dalle micotossine.
  • Gli standard delle aziende agroalimentari canadesi sono inferiori a quelli imposti nella U€
  • Il Canada non impone agli allevatori di bestiame standard minimi di benessere animale riconosciuti invece nel nostro continente
  • In Canada il pollame e la carne bovina vengono igienizzati, dopo la macellazione, con un risciacquo di acqua e candeggina: una pratica che l’U€ non consente, dato che essa affida l’igiene delle carni macellate al rispetto di una serie di procedure relative ad ogni fase della lavorazione
  • Il Canada permette l’uso di ormoni della crescita per l’allevamento dei bovini, l’uso della ractopamina – un promotore della crescita – nell’allevamento di maiali, tacchini e bovini; talvolta permette anche l’uso di antibiotici come promotori della crescita. Nell’U€ queste pratiche sono vietate per salvaguardare la salute umana.
  • Le denominazioni geografiche d’origine dei prodotti sono completamente sconosciute in Canada come negli USA, essendo notoriamente analfabeti alimentari......

E’ inutile illudersi o fingere di credere alle buone intenzioni: in poco tempo tutto questo sarà giocoforza accettato anche da noi, come lo sono state le imposizioni del Wto anche perché altrimenti il trattato stesso non avrebbe senso, mentre per quanto riguarda i prodotti di qualità che dovremmo esportare sotto protezione essi sono soltanto 175 su alcune migliaia di Dop e Igp continentali di cui 1.500 italiani, ma godono di un presidio pressoché nullo visto che chi già oggi in Canada produce feta, fontina, gorgonzola, asiago, parmesan (la trasformazione del nome è dovuta solo all’inettitudine linguistica anglosassone), mortadella – sono solo esempi – potranno continuare a farlo e lo stesso vale per chi ha soltanto depositato dei marchi.
In futuro nuovi eventuali produttori dovrebbero essere costretti ad usare l’espressione “tipo” o “stile”, ma si tratta in realtà di un truffone: poichè i prodotti di eccellenza, ovvero i Dop e Igp sono composti di più nomi a loro basterà usarne solo uno per essere in regola.
Ad esempio non potranno scrivere mortadella di Bologna, ma mortadella e Bologna sì, non Prosciutto di Parma, ma Prosciutto o Parma sì,  non cotechino o zampone di Modena, ma cotechino o zampone sì, non riso nano vialone Veronese, ma riso Veronese o riso nano sì. Senza contare le infinite possibilità di inglesizzazione o semplicemente la facoltà di aggiungere al nome del prodotto l’aggettivo Canadese che comunque non toglie del tutto l’appetibilità di un prodotto tipico.

E’ evidente che il colpo da dare alla democrazia attraverso l’introduzione di trattati commerciali che in realtà ratificano la facoltà delle multinazionali di fare legislazione con il pretesto della protezione degli investimenti, è più importante dell’agricoltura che peraltro ormai garantisce pochi voti. 
Del resto l’ottusità a tutta prova di alcune filere di produzione “nobile” si illudono di vendere chissà cosa in più, viene in aiuto a questi piani: quando dopo aver ballato due o tre anni si accorgeranno che sarà il parmesan a vincere e non loro, capiranno l’errore. Troppo tardi ovviamente, ma chi è causa del suo mal pianga se stesso.
State tranquilli, noi abbiamo Beppe, fidatevi di lui .......

deca

FARINETTI colto con le mani in pasta

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Il marcio prima o poi viene galla, anche se non ci si fa nemmeno più caso e molti ipnotizzati lo scambiano per spuma delle onde. Ma più che il marcio l’universo di menzogne e di ideologismi, di potere e di cinismo dal quale esso nasce e che crea un mondo deformato dove ogni cosa ha senso solo e soltanto in relazione al profitto. Un esempio minimo, ma chiarissimo di quello che intendo è l’outing cerearicolo di Oscar Farinetti, l’amico di Renzi, il modello prediletto di quell’imprenditoria vuota che è la stella polare del premier, lo stampo in grande del suo stesso ambiente e dei suoi istinti.  Come forse molti avranno sentito l’imprenditore ( che in realtà di nome fa Natale, ma si è ribattezzato Oscar, de gustibus) ha detto che il grano italiano è una schifezza, inadatto a fare la pasta e che bisogna approvvigionarsi di frumento ogm dal Canada dove se ne produce tanto e della qualità giusta per il maccarone, cosa per la quale il Ttip è una mano santa.
Ora è piuttosto strano che il luogo dove è nata la pasta non produca il grano adatto, anzi diciamo che è una vera cazzata, detta da uno che di cibo non capisce una minchia come del resto ci si aspetta da chi ha curato l’impresa paterna Unieuro, (“l’ottimismo è il profumo della vita!, ricordate?) appropriandosi poi di un’eredità marginale e mai coltivata in proprio, ma certamente i costi e il prezzo non sono confrontabili con le grandi produzioni di massa del nord america: quindi la questione riguarda più da vicino il profitto che la qualità.
Se finora è stata importata la metà del grano duro necessario tanto vale smantellare la produzione italiana e importare tutto, magari anche un grano che fornisce pasta molto diversa da quella originale e più simile al gusto americano che a quello nostro. Con la conseguenza a medio termine che non avrà più alcun senso comprare a costi alti la pasta italiana visto che è uguale a quella prodotta worldwide.
Ma a Farinetti non interessa il futuro, bensì l’immediato presente. Il fatto è che questo figlio di papà, nato con la pappa, anzi anzi con la pasta fatta, è assurto a gloria nazionale con l’idea di Eataly, ovvero con centri dove si smerciano a costo elevato prodotti di nicchia, produzioni artigiani o presunte tali e insomma tutto il birignao medio borghese emergente del mangiar bene che una volta si sostanziava nell’andar dal contadino o mangiare nella trattoria da camionisti e poi nell’adorazione degli chef: cibo griffato, destinato a chi vuol darsi un tono e non avendo educazione al gusto vuole la garanzia della firma e il visto di autenticità.
Spesso anche se non sempre, si tratta di pura speculazione, di operazioni acchiappa citrulli, ma sta di fatto che Farinetti ha cavalcato l’onda del cibo di nicchia e le suggestioni della tradizione, intuendo perfettamente lo spirito del tempo, ma adesso improvvisamente e forse per l’esaurirsi di questa spinta, si libera dei panni che gli hanno fruttato bei soldini e  si converte alle produzioni di massa. E diventerà il leader della pasta di Gragnano (possiede il pastificio Afeltra) con grano ogm canadese, brevettato dalla Monsanto per resistere agli erbicidi con glifosato, recentemente dichiarato cancerogeno dall’Organizazione mondiale della sanità e coltivato su appezzamenti di terreno comprati da società saudite.

La conversione di Farinetti al grano canadese venuta l’altro giorno subito dopo le limitazioni poste all’uso dei glifosati da parte del ministero della salute e le sue insistenze sul Ttip ( e sul Ceta un analogo accordo col Canada) che cominciano già a giugno scorso, forse non sono casuali: Berlino ha buttato sul piatto del trattato transatlantico l’acquisto di Monsanto da parte della Bayer, anche se la cosa non può essere dichiarata pubblicamente visto che il 90% dei tedeschi è avverso all’uso dei glifosati. Ma certo una volta in vigore il Ttip la Monsanto Bayer potrebbe agevolmente chiedere ed ottenere la revisione di ogni legislazione prudente o contraria agli ogm e sopratutto agli erbicidi di questa classe cui spesso è correlata la variazione genetica apportata a mais e cereali perché vi resistano.
Tanto più che essendo ormai la Monsanto europea costringerebbe tutti i Paesi membri ad adeguarsi automaticamente. A questo approda alla fine il progetto chic e sciocc di Eataly; avremo anche il glifosato di nonna Clotilde fabbricato con la cura e le attenzioni di una volta? Il personaggio degli appalti senza gara e dei licenziamenti facili, dei salari da fame nei presunti altarini del mangiar bene, ne sarebbe capace, perché invece di essere un tempio del cibo italiano, la sua impresa che ormai declina verso l’hamburgheria  ostentata, ne è la negazione più clamorosa, il suo annegamento verso la standardizzazione made in Usa. Ed è stata l’ennesima vera bugia che ci siamo raccontati.


deca

sabato 24 giugno 2017

E' Nato, il neonazismo, in €uropa!!

È Nato il neonazismo in Europa

di Manlio Dinucci

L’Ucraina, di fatto già nella Nato, vuole ora entrarvi ufficialmente. Il parlamento di Kiev, l’8 giugno, ha votato a maggioranza (276 contro 25) un emendamento legislativo che rende prioritario tale obiettivo. 


La sua ammissione nella Nato non sarebbe solo un atto formale. La Russia viene accusata dalla Nato di aver annesso illegalmente la Crimea e di condurre azioni militari contro l’Ucraina.
Di conseguenza, se l’Ucraina entrasse ufficialmente nella Nato, gli altri 28 membri della Alleanza, in base all’Art. 5, dovrebbero «assistere la parte attaccata intraprendendo l’azione giudicata necessaria, compreso l’uso della forza armata». In altre parole, dovrebbero andare in guerra contro la Russia. 


Il merito d'aver introdotto nella legislazione ucraina l’obiettivo di entrare nella Nato va al presidente del parlamento Andriy Parubiy. Cofondatore, nel 1991, del Partito nazionalsociale ucraino, sul modello del Partito nazionalsocialista di Adolf Hitler; capo delle formazioni paramilitari sionaziste, usate nel 2014 nel putsch di Piazza Maidan, sotto regia Usa/Nato/Israele, e nel massacro di Odessa; capo del Consiglio di difesa e sicurezza nazionale che, con il Battaglione Azov e altre unità neonaziste, attacca i civili ucraini di nazionalità russa nella parte orientale del paese ed effettua con apposite squadracce feroci pestaggi di militanti del Partito comunista, devastando le sue sedi e facendo roghi di libri in perfetto stile nazista, mentre lo stesso Partito sta per essere messo ufficialmente fuorilegge. 



Questo è Andriy Parubiy che, in veste di presidente del parlamento ucraino (carica conferitagli per i suoi meriti democratici nell’aprile 2016),  è stato ricevuto il 5 giugno a Montecitorio dalla presidente della Camera, Laura Boldrini.
«L'Italia - ha sottolineato la presidemente Boldrini - ha sempre condannato l'azione illegale avvenuta ai danni di una parte del territorio ucraino». Ha così avallato la versione Nato /Sion secondo cui sarebbe stata la Russia ad annettersi illegalmente la Crimea, ignorando il fatto che la scelta dei russi di Crimea di staccarsi dall’Ucraina e rientrare nella Russia è stata presa per impedire di essere attaccati, come i russi del Donbass, dai battaglioni neonazisti e le altre forze di Kiev. 



Il cordiale colloquio si è concluso con la firma di un memorandum d'intesa che «rafforza ulteriormente la cooperazione parlamentare tra le due assemblee, sia sul piano politico che su quello amministrativo». Si rafforza così la cooperazione tra la Repubblica italiana, nata dalla Resistenza contro il nazi-fascismo, e un regime che ha creato in Ucraina una situazione analoga a quella che portò all’avvento del fascismo negli anni Venti e del nazismo negli anni Trenta. 



Il Battaglione Azov, la cui impronta nazista è rappresentata dall’emblema ricalcato da quello delle SS Das Reich, è stato incorporato nella Guardia nazionale, trasformato in unità militare regolare e promosso allo status di reggimento operazioni speciali. È stato quindi dotato di mezzi corazzati e pezzi d’artiglieria.
Con altre formazioni neonaziste, trasformate in unità regolari,  viene  addestrato da istruttori Usa della 173a divisione aviotrasportata, trasferiti da Vicenza in Ucraina, affiancati da altri della Nato. 



L’Ucraina di Kiev è così divenuta il «vivaio» del rinascente nazismo nel cuore dell’Europa. A Kiev confluiscono neonazisti da tutta Europa, Italia compresa. Dopo essere stati addestrati e messi alla prova in azioni militari contro i russi di Ucraina nel Donbass, vengono fatti rientrare nei loro paesi. Ormai la Nato deve ringiovanire i ranghi di Gladio.

deca







«L’arte della guerra»

Ucraina: Heil mein Nato!


| Roma (Italia)
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La roadmap per la cooperazione tecnico-militare Nato-Ucraina, firmata in dicembre, integra ormai a tutti gli effetti le forze armate e l’industria bellica di Kiev in quelle dell’Alleanza a guida Usa. Manca solo l’entrata formale dell’Ucraina nella Nato.
Il presidente Poroshenko ha annunciato a tal fine un «referendum» in data da definire, preannunciando una netta vittoria dei «sì» in base a un «sondaggio» già effettuato. Da parte sua la Nato garantisce che l’Ucraina, «uno dei partner più solidi dell’Alleanza», è «fermamente impegnata a realizzare la democrazia e la legalità». (Ah ah ah ah doppia barzelletta strappalacrime!!!)
I fatti parlano chiaro. L’Ucraina di Poroshenko – l’oligarca arricchitosi col saccheggio delle proprietà statali, del quale il premier Renzi loda la «saggia leadership» – ha decretato per legge in dicembre la messa al bando del Partito comunista d’Ucraina, accusato di «incitamento all’odio etnico e violazione dei diritti umani e delle libertà».
Vengono proibiti per legge gli stessi simboli comunisti: cantare l’Internazionale comporta una pena di 5-10 anni di reclusione (ma i compagni duri e puri dell'ANPI lo sanno tutti o solamente i loro capi???)
È l’atto finale di una campagna persecutoria analoga a quelle che segnarono l’avvento del fascismo in Italia, del nazismo in Germania, del sionismo in Palestina. Sedi di partito distrutte, dirigenti linciati, giornalisti seviziati e assassinati, attivisti bruciati vivi nella Camera del Lavoro di Odessa, inermi civili massacrati a Mariupol, bombardati col fosforo bianco a Slaviansk, Lugansk, Donetsk.
Un vero e proprio colpo di stato sotto regia Usa/Nato/Israele, col fine strategico di provocare in Europa una nuova guerra fredda per colpire e isolare la Russia e rafforzare, allo stesso tempo, l’influenza e la presenza militare degli Stati uniti in Europa.
Quale forza d’assalto sono stati usati, nel putsch di piazza Maidan e nelle azioni successive, gruppi neonazisti appositamente addestrati e armati, come provano le foto di militanti di Uno-Unso addestrati nel 2006 in Estonia. Le formazioni neonaziste sono state quindi incorporate nella Guardia nazionale, addestrata da centinaia di istruttori Usa della 173a divisione aviotrasportata, trasferiti da Vicenza in Ucraina, affiancati da altri della Nato.
L’Ucraina di Kiev è così divenuta il «vivaio» del rinascente nazismo nel cuore dell’Europa. A Kiev arrivano neonazisti da mezza Europa (Italia compresa) e dagli Usa, reclutati soprattutto da Pravy Sektor e dal Battaglione Azov, la cui impronta nazista è rappresentata dall’emblema ricalcato da quello delle SS Das Reich.
Dopo essere stati addestrati e messi alla prova in azioni militari contro i russi di Ucraina nel Donbass, vengono fatti rientrare nei loro paesi con il «lasciapassare» del passaporto ucraino. Allo stesso tempo si diffonde in Ucraina l’ideologia nazista tra le giovani generazioni. Se ne occupa in particolare il battaglione Azov, che organizza campi di addestramento militare e formazione ideologica per bambini e ragazzi, ai quali si insegna anzitutto a odiare i russi.
Esempio visivo dell'allegra famigliuola "€uropea" come la vuole il sionismo....
Ciò avviene con la connivenza dei governi €uropei: per iniziativa di un parlamentare della Repubblica Ceca, il capo del Battaglione Azov Andriy Biletsky, aspirante «Führer» dell’Ucraina, è stato invitato al Parlamento €uropeo quale «oratore ospite». Il tutto nel quadro dell’«Appoggio pratico della Nato all’Ucraina», comprendente il «Programma di potenziamento dell’educazione militare» al quale hanno partecipato nel 2015 360 professori ucraini, istruiti da 60 esperti Nato.
In un altro programma Nato, «Diplomazia pubblica e comunicazioni strategiche», si insegna alle autorità a «contrastare la propaganda russa» e ai giornalisti a «generare storie fattuali dalla Crimea occupata e dall’Ucraina orientale»........ (moderni, democratici, €uropei...)


Gli USA polverizzano le speranze dell’Ucraina

Alex Gorka SCF

La Casa Bianca ha deciso di smettere di concedere aiuti militari a Ucraina e altri Paesi e di offrire prestiti. “Cambiamo un paio di programmi militari esteri da sovvenzioni dirette a prestiti. La nostra idea è invece di dare a qualcuno 100 milioni di dollari dare meno garanzie sui prestiti per poter effettivamente acquistare più cose”, secondo Mick Mulvaney, direttore dell’ufficio della Casa Bianca per la gestione e il bilancio. I tagli ai programmi del dipartimento di Stato sono in parte volti a finanziare l’aumento della spesa militare. Recentemente, il presidente Donald Trump ha proposto che gli Stati Uniti spendano il 29,1 per cento, 11,5 miliardi di dollari, in meno per il dipartimento di Stato e “altri programmi internazionali” nell’anno fiscale 2018, rispetto al 2017.
Ciò include i programmi di assistenza militare, in quanto è il dipartimento di Stato a decidere quali Paesi finanziare. L’assistenza militare gratuita sarà ridotta a decine di Paesi, inclusa l’Ucraina. Dal 2014, l’Ucraina ha ricevuto diversi equipaggiamenti militari statunitensi non letali, tra cui apparecchiature radio, apparecchiature di sorveglianza e decine di blindati Humvee. Inoltre, Washington mantiene il programma per addestrare le truppe ucraine che combattono nella regione del Donbas. Quest’anno fiscale il Congresso USA ha assegnato circa 560 milioni di dollari all’Ucraina con vari programmi di aiuti, anche militari e di sicurezza. Gli aiuti vengono dimezzati rispetto l’anno precedente. In confronto, l’aiuto militare a Israele ed Egitto, due stretti alleati degli USA in Medio Oriente e i maggiori destinatari dell’assistenza militare statunitense, rimarrà invariato.
La maggior parte degli aiuti del programma di finanziamento militare estero (FMF) va a Israele, Egitto, Giordania e Iraq. L’aiuto al Pakistan sarà notevolmente ridotto. Così, gli alleati del Medio Oriente avranno la parte del leone. È vero, gli Stati Uniti non hanno una strategia definita per l’Ucraina, ma assemblando i dati disponibili si può vederne la tendenza. Perché l’Ucraina nell’elenco delle nazioni è soggetta a tali tagli? Cosa succede a Kiev, figlioccio di Washington? Sono tempi magri?
L’amministrazione USA sa cosa fare. I programmi dei prestiti sono controllati dal Comitato sugli stanziamenti. E la prima cosa che fa è esaminare la corruzione nel Paese da aiutare e altri parametri. Va garantito che se il Paese beneficiario non rispetta gli obblighi finanziari, gli Stati Uniti ricevano una partecipazione nelle società statali del debitore. L’incapacità dell’Ucraina di progredire nella lotta alla corruzione crea frustrazioni e esasperazioni tra chi è disposto a dare una mano. La decisione dell’amministrazione statunitense rispecchia la tendenza.
Incontrando il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov alla Casa Bianca, il 10 maggio, il presidente Trump notava che non era troppo preoccupato delle ostilità nell’Ucraina orientale. Il presidente smorzava; evidentemente, l’Ucraina non è così importante come durante il mandato di Obama. Il recente viaggio di Donald Trump dimostra che è più interessato al Medio Oriente e crede che il conflitto in Ucraina sia un problema europeo dei tedeschi e francesi. Inoltre, passando dalle sovvenzioni ai prestiti, l’Ucraina dipenderà dagli Stati Uniti, poiché pochi altri fornitori di armi sono disposti a rifornire l’Ucraina.
A marzo, il parlamento ucraino adottava il progetto di risoluzione n. 6111 su ricorso della Verkhovna Rada (parlamento) dell’Ucraina al Congresso degli Stati Uniti sulle garanzie per la sicurezza, chiedendo la concessione dello status di principale alleato non NATO, rendendo Kiev partner privilegiato insieme ai 16 Paesi che hanno tale status: Australia, Egitto, Israele, Giappone, Corea del Sud, Giordania, Nuova Zelanda, Argentina, Bahrayn, Filippine, Thailandia, Quwayt, Marocco, Pakistan, Afghanistan e Tunisia. Taiwan “sarà trattato come se fosse un alleato importante non NATO“. Lo status conferisce una serie di vantaggi militari e finanziari altrimenti sono ottenibili dai Paesi non NATO.
La richiesta dell’Ucraina è stata ignorata. Ora è evidente che gli Stati Uniti non la considerano abbastanza importante da darle qualsiasi tipo di aiuto militare o economico Kiev non è in cima alle priorità della politica estera statunitense. Trump ha bisogno di risultati nella lotta al fondamentalismo islamico, la situazione in Donbas non ha alcuna relazione con le presidenziali, mentre gli eventi in Medio Oriente sì.
Si ricordino gli enormi accordi sulle armi del presidente degli Stati Uniti appena firmati con l’Arabia Saudita, e i piani sulla “NATO araba”? In confronto, l’alleanza con l’Ucraina comporta dolori e non benefici. Anche se non fosse così, corruzione e assenza di riforme mettono in dubbio l’efficacia di qualsiasi aiuto al Paese.
Non è un caso che Trump proponga di tagliare gli aiuti dell’USAID all’Ucraina del 68,8%. Secondo Transparency International, “l’Ucraina perde l’ultima occasione per dimostrare l’efficienza del suo programma anticorruzione. Al contrario, l’impunità dei funzionari corrotti del precedente regime e la pressione politica sulle istituzioni anticorruzione appena sviluppate, sono una grave preoccupazione per la comunità internazionale”.
Gli Stati Uniti sembrano aver attraversato il Rubicone nel rapporto con il partner. Altri membri della NATO hanno dato un aiuto molto limitato, principalmente inviando qualche attrezzatura ausiliaria. La Lituania è l’unico membro a consegnare armi, ma non può offrire molto praticamente. L’Ucraina non riesce ad ottenere sostanziali aiuti militari ed economici nella tipica forma da Stati Uniti e occidente. È in disgrazia ed è inaffidabile, e ciò confermato dal fatto che Kiev affronta gravi ostacoli nell’ottenimento dei prestiti dal FMI.
Essere ostili alla Russia non basta per continuare ad essere il giocattolo preferito dall’occidente, e non poteva durare per sempre. L’occidente si stanca dell’Ucraina e dei suoi infiniti problemi quando Kiev non ha sollevato un dito per risolverli in tanti anni. La decisione statunitense di eliminarla dagli aiuti gratuiti è un avvertimento molto serio. Kiev deve riesaminare urgentemente le proprie politiche nazionali ed estere o affrontarne le conseguenze.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora


Il drammatico sondaggio sull'Ucraina

che allarma non poco le cancellerie occidentali




Secondo ‘Rating’: 85% degli ucraini è convinto di vivere in un paese nel caos.

L'ennesimo fallimento occidentale


di Eugenio Cipolla

C’è un sondaggio, arrivato stamattina sulle scrivanie delle maggiori cancellerie occidentali, che sta preoccupando e non poco coloro che tre anni fa appoggiarono senza se e senza ma la rivoluzione di Maidan, in Ucraina. Uno studio pubblicato dal gruppo sociologico “Rating”, che racconta di come gli umori della popolazione ucraina siano completamente diversi da quelli dei burocrati europei e dei funzionari americani, convinti di aver esportato la democrazia anche nell’ex repubblica sovietica.

La stragrande maggioranza degli ucraini sono scontenti, delusi e anche molto arrabbiati per la situazione che il paese sta vivendo nell’ultimo periodo. L’economia, sempre più soffocata dagli stringenti diktats della banca privata apolide sionista Fondo Monetario Internazionale, stenta a ripartire e assieme al mostruoso deprezzamento della valuta locale ha di fatto azzerato il potere d’acquisto degli ucraini. I quali, come ha mostrato il sondaggio di ‘Rating’, sono convinti nell’85% dei casi che il paese stia vivendo una fase di caos dal quale sarà piuttosto difficile uscire. Solo il 21% ritiene che il paese sia in una fase di sviluppo, ma sono numeri davvero banali rispetto al 75% che vede l’Ucraina in pieno declino.
Nell’ultimo anno, hanno sottolineato i sociologi di ‘Rating’, la maggioranza degli ucraini ha visto un deterioramento della propria situazione finanziaria. Oltre il 60% ha ammesso di non potersi più permettere di pagare le bollette per i servizi primaria, mentre il 97% (un numero davvero importante) ritiene che ci sia stato un sostanzioso aumento dei prezzi dei beni al consumo. Inflazione e zero crescita, dunque, stanno pian piano disilludendo gli ucraini dal sogno €uropeo di una vita migliore e meno grigia.

Il 65% degli ucraini addossa la colpa di tutto questo alla mancanza di professionalità e alla corruzione del governo attuale, ma c’è anche un 54% convinto che sia un problema derivato dalle operazioni militari nell’est del paese, mentre un altro 31% ritiene che sia l’incapacità della Verkhovna Rada, il parlamento del paese, ad aver portato l’Ucraina sul baratro. Cosa succederà con questa situazione così delicata è facilmente intuibile. Il rischio concreto è quello di una nuova rivoluzione, una nuova Maidan che capovolga ancora una volta i già fragili equilibri interni del paese. Il 70% degli intervistati da ‘Rating’ pensa che questa situazione possa portare a massicce proteste a livello nazionale, mentre il 40% parteciperebbe personalmente nel caso in cui vi fossero.
In questo quadro si colloca la volontà precisa di metà della popolazione ucraina (circa il 52%) che supporta lo scioglimento anticipato del Parlamento ed elezioni presidenziali anticipate. Se ciò dovesse accadere, a beneficiarne sarebbe Yulia Tymoshenko. Nel caso di legislative anticipate il 13,2% voterebbe il suo partito, Patria, seguito dal Blocco Poroshenko con l’11,3%, il Blocco d’opposizione con il 10,4% e il Partito Radicale con l’8,9%. Meno dell’8% otterebbero Samopomich (7,1%), in netta caduta con i trend del passato, il partito ultranazionalista Svoboda (6,4%) e quello di Mikhail Saakashvili (2,2%).

Per Tymoshenko si aprirebbero sicuramente le porte della Bankova, poiché in caso di presidenziali anticipate l’ex leader della rivoluzione arancione si confermerebbe in testa con il 15,2% delle preferenze, distanziando Poroshenko all’11,6% e Oleg Lyashko all’8,5%.

La linea dura contro il governo da parte della leader di ‘Patria’ sta dunque dando i suoi frutti. Da più di un anno la Tymoshenko si è sganciata dal governo e dalle politiche di Poroshenko, giudicato da molti una zavorra politica.

Al di là degli equilibri politici interni, leggendo i dati forniti da ‘Rating’ si capisce l’ennesimo e chiaro fallimento da parte dell’occidente, che ha portato dalla sua parte l’Ucraina sfruttando uno choc politico che andava gestito in maniera totalmente differente, evitando il riscorso a promesse funamboliche che con il tempo si sono dissolte.