Premessa :
Non sono certo che la fonte abbia tradotto con dovizia il testo dei
protocolli, quindi potrebbe essere non genuino al 100/100 nella sua
traduzione.
Sta
di fatto che questo II° protocollo è consigliato per la lettura
solamente ad amanti di film splatters horror e per possessori di stomaci
forti.
Chi ha un'anima dolce e ingenua, chi crede nelle fatine dei dentini, si astenga dalla lettura.
PROTOCOLLI DEI "SAVI ANZIANI" DI SION
PROTOCOLLO II
Per
il nostro scopo è indispensabile che le guerre non producano
modificazioni territoriali. In tal modo, senza alterazioni territoriali,
la guerra verrebbe trasferita sopra una base economica. Allora le
nazioni dovranno riconoscere la nostra superiorità per l'assistenza che
sapremo dare ad esse, e questo stato di cose metterà entrambe le parti
alla mercè dei nostri intermediarii internazionali dagli occhi di lince,
i quali hanno inoltre mezzi assolutamente illimitati. Allora i nostri
diritti internazionali cancelleranno le leggi del mondo e noi
governeremo i paesi nello stesso modo che i singoli governi governano i
loro sudditi.
Sceglieremo fra il pubblico amministratori che abbiano tendenze servili. Essi non avranno esperienza dell'arte di governare, e perciò saranno facilmente trasformati in altrettante pedine del nostro giuoco; pedine che saranno nelle mani dei nostri astuti ed eruditi consiglieri, specialmente educati fino dall'infanzia nell'arte di governare il mondo. Come già sapete, questi uomini hanno studiato la scienza del governo dai nostri piani politici, dall'esperienza dataci dalla storia e dalla osservazione degli avvenimenti che si susseguono. I Gentili non traggono profitto da costanti osservazioni storiche, ma seguono una routine teorica senza considerare quali possano esserne le conseguenze, quindi non occorre prenderli in considerazione. Lasciamo che si divertano finché l'ora suonerà, oppure lasciamoli vivere nella speranza di nuovi divertimenti, o nel ricordo di godimenti che furono. Lasciamoli nella convinzione che le leggi teoriche, che abbiamo ispirato loro, siano per essi di suprema importanza. Con questa mèta in vista e coll'aiuto della nostra stampa, aumentiamo continuamente la loro cieca fiducia in queste leggi. Le classi istruite dei Gentili si vanteranno della propria erudizione e metteranno in pratica, senza verificarle, le cognizioni ottenute dalla scienza che i nostri agenti scodellarono loro allo scopo prefisso di educarne le menti secondo le nostre direttive.
Sceglieremo fra il pubblico amministratori che abbiano tendenze servili. Essi non avranno esperienza dell'arte di governare, e perciò saranno facilmente trasformati in altrettante pedine del nostro giuoco; pedine che saranno nelle mani dei nostri astuti ed eruditi consiglieri, specialmente educati fino dall'infanzia nell'arte di governare il mondo. Come già sapete, questi uomini hanno studiato la scienza del governo dai nostri piani politici, dall'esperienza dataci dalla storia e dalla osservazione degli avvenimenti che si susseguono. I Gentili non traggono profitto da costanti osservazioni storiche, ma seguono una routine teorica senza considerare quali possano esserne le conseguenze, quindi non occorre prenderli in considerazione. Lasciamo che si divertano finché l'ora suonerà, oppure lasciamoli vivere nella speranza di nuovi divertimenti, o nel ricordo di godimenti che furono. Lasciamoli nella convinzione che le leggi teoriche, che abbiamo ispirato loro, siano per essi di suprema importanza. Con questa mèta in vista e coll'aiuto della nostra stampa, aumentiamo continuamente la loro cieca fiducia in queste leggi. Le classi istruite dei Gentili si vanteranno della propria erudizione e metteranno in pratica, senza verificarle, le cognizioni ottenute dalla scienza che i nostri agenti scodellarono loro allo scopo prefisso di educarne le menti secondo le nostre direttive.
Non crediate che le nostre asserzioni siano parole vane: notate il successo di Darwin, di Marx e di Nietsche, che fu intieramente preparato da noi.
L'azione
demoralizzatrice di queste scienze sulle menti dei Gentili dovrebbe
certamente esserci evidente. Per evitare di commettere errori nella
nostra politica e nel nostro lavoro di amministrazione, è per noi
essenziale di studiare e di tener presente l'attuale andamento del
pensiero, le caratteristiche e le tendenze delle nazioni.
Il successo del nostro piano consiste nella sua adattabilità al temperamento delle nazioni colle quali veniamo a contatto. Esso non può riuscire se la sua applicazione pratica non è basata sull'esperienza del passato, integrata con le osservazioni dell'ora presente. La stampa è una grande forza nelle mani dei presenti Governi, i quali per suo mezzo controllano le menti popolari. La stampa dimostra le pretese vitali della popolazione, ne rende note le lagnanze e talvolta crea lo scontento nella plebe. La realizzazione della libertà di parola nacque nella stampa, ma i governi non seppero usufruire di questa forza ed essa cadde nelle nostre mani.
Il successo del nostro piano consiste nella sua adattabilità al temperamento delle nazioni colle quali veniamo a contatto. Esso non può riuscire se la sua applicazione pratica non è basata sull'esperienza del passato, integrata con le osservazioni dell'ora presente. La stampa è una grande forza nelle mani dei presenti Governi, i quali per suo mezzo controllano le menti popolari. La stampa dimostra le pretese vitali della popolazione, ne rende note le lagnanze e talvolta crea lo scontento nella plebe. La realizzazione della libertà di parola nacque nella stampa, ma i governi non seppero usufruire di questa forza ed essa cadde nelle nostre mani.
Per mezzo della stampa acquistammo influenza pur rimanendo dietro le quinte. In virtù della stampa accumulammo l'oro: ci costò fiumi di sangue ed il sacrificio di molta gente nostra, ma ogni sacrificio dal lato nostro, vale migliaia di Gentili nel cospetto di Dio.
PROTOCOLLO III
Oggi vi posso
assicurare che siamo a pochi passi dalla nostra mèta. Rimane da
percorrere ancora una breve distanza e poi il ciclo del Serpente
Simbolico - emblema della nostra gente - sarà completo. Quando questo
ciclo sarà chiuso, tutti gli Stati Europei vi saranno costretti come da
catene infrangibili. La bilancia sociale ora esistente andrà presto in
isfacelo, perché noi ne alteriamo continuamente l'equilibrio, allo scopo
di logorarla e distruggerne l'efficienza al più presto possibile. I
Gentili credettero che tale bilancia fosse forte e resistente e
confidavano di tenerla sempre accuratamente in equilibrio, ma i suoi
sostegni, cioè i capi degli Stati, trovano un impedimento nei loro
servitori i quali non giovano nulla ad essi, perché sono trascinati
dalla loro illimitata forza d'intrigo, causata dai terrori che
prevalgono nelle Corti. Il Sovrano, siccome non ha i mezzi per penetrare
nel cuore del suo popolo, non può difendersi contro gli intriganti
avidi di potere. Dacché noi abbiamo scisso il potere vigile dal potere
cieco della popolazione, entrambi hanno perduto il loro significato,
perché una volta divisi, sono spersi l'uno e l'altro come un cieco al
quale manchi il suo bastone. Per indurre gli amanti del potere a fare
cattivo uso dei loro diritti, aizzammo tutte le Potenze, le une contro
le altre, incoraggiandone le tendenze liberali verso l'indipendenza.
Abbiamo fomentato ogni impresa in questo senso, ponendo così delle armi
formidabili nelle mani di tutti i partiti, e abbiamo fatto sì che il
potere fosse la mèta di ogni ambizione.
I governi li abbiamo trasformati in arene dove si combattono le guerre di partito. Fra poco il disordine ed il fallimento appariranno ovunque.
Chiacchieroni
irrefrenabili trasformarono le assemblee parlamentari ed amministrative
in riunioni di controversia. Giornalisti audaci, e sfacciati scrittori
di opuscoli, attaccano continuamente i poteri amministrativi. L'abuso
del potere preparerà definitivamente il crollo di tutte le istituzioni e
tutto cadrà sotto i colpi della popolazione inferocita. Il popolo è
assoggettato nella miseria dal sudore della sua fronte in un modo assai
più formidabile che non dalle leggi della schiavitù. Da quest'ultima i
popoli poterono affrancarsi in un modo o in un altro, mentre nulla li
potrà liberare dalla tirannide della completa indigenza. Ponemmo cura di
inserire nelle costituzioni molti diritti che per le masse sono
puramente fittizi.
Tutti i cosidetti "diritti del popolo" possono esistere solo in teorie le quali non sono praticamente applicabili.
Qual
vantaggio deriva ad un operaio del proletariato, curvato dalle sue dure
fatiche ed oppresso dal destino, dal fatto che un ciarlone ottiene il
diritto di parlare, od un giornalista quello di stampare qualsiasi
sciocchezza? A che giova una costituzione al proletariato, se da essa
non riceve altro benefizio che le briciole che gli gettiamo dalla nostra
tavola quale ricompensa perché dia i suoi voti ai nostri agenti? I
diritti repubblicani sono un'ironia per il povero, perché la dura
necessità del lavoro quotidiano gli impedisce di ricavare qualsiasi
beneficio da diritti di tal genere e non fa che togliergli la garanzia
di uno stipendio fisso e continuo rendendolo schiavo degli scioperi, di
chi gli dà lavoro e dei suoi compagni.
Sotto i nostri auspici la plebe ha completamente distrutto l'aristocrazia, la quale sempre la sovvenne e la custodì per il vantaggio proprio, che era inseparabile dal benessere della popolazione. Oggi giorno il popolo, avendo distrutto i privilegi dell'aristocrazia, è caduto sotto il giogo di furbi sfruttatori e di gente venuta su dal nulla. Noi abbiamo l'intenzione di assumere l'aspetto di liberatori dell'operaio, venuti per affrancarlo da ciò che lo opprime, quando gli suggeriremo di unirsi alla fila dei nostri eserciti di socialisti, anarchici e comunisti. Sosteniamo i comunisti, fingendo di amarli giusta i principii di fratellanza e dell'interesse generale dell'umanità, promosso dalla nostra massoneria socialista. L'aristocrazia, la quale - per diritto - spartiva il guadagno delle classi operaie, si interessava perché queste classi fossero ben nutrite, sane e robuste.
Sotto i nostri auspici la plebe ha completamente distrutto l'aristocrazia, la quale sempre la sovvenne e la custodì per il vantaggio proprio, che era inseparabile dal benessere della popolazione. Oggi giorno il popolo, avendo distrutto i privilegi dell'aristocrazia, è caduto sotto il giogo di furbi sfruttatori e di gente venuta su dal nulla. Noi abbiamo l'intenzione di assumere l'aspetto di liberatori dell'operaio, venuti per affrancarlo da ciò che lo opprime, quando gli suggeriremo di unirsi alla fila dei nostri eserciti di socialisti, anarchici e comunisti. Sosteniamo i comunisti, fingendo di amarli giusta i principii di fratellanza e dell'interesse generale dell'umanità, promosso dalla nostra massoneria socialista. L'aristocrazia, la quale - per diritto - spartiva il guadagno delle classi operaie, si interessava perché queste classi fossero ben nutrite, sane e robuste.
Il nostro scopo è invece l'opposto, vale a dire che ci interessiamo alla degenerazione dei Gentili.
La
nostra forza consiste nel tenere continuamente l'operaio in uno stato
di penuria ed impotenza, perché, così facendo, lo teniamo assoggettato
alla nostra volontà e, nel proprio ambiente, egli non troverà mai la
forza e l'energia di insorgere contro di noi. La fame conferirà al
Capitalismo dei diritti sul lavoratore infinitamente più potenti di
quelli che il legittimo potere del Sovrano potesse conferire alla
aristocrazia.
Noi governiamo le masse mediante i sentimenti di gelosia ed odio fomentati dall'oppressione e dalla miseria. Ed è facendo uso di questi sentimenti che togliamo di mezzo tutti coloro che ci ostacolano.
Noi governiamo le masse mediante i sentimenti di gelosia ed odio fomentati dall'oppressione e dalla miseria. Ed è facendo uso di questi sentimenti che togliamo di mezzo tutti coloro che ci ostacolano.
Quando verrà il giorno dell'incoronazione del nostro Sovrano Mondiale, provvederemo con questi stessi mezzi, e cioè servendoci della plebe, a distruggere tutto ciò che potrebbe ostacolare il nostro cammino.
I Gentili non sono più capaci di ragionare in
materia di scienza, senza il nostro aiuto. Per questo motivo essi non
comprendono la necessità vitale di certe condizioni, che noi ci facciamo
un dovere di tener nascoste sino al momento in cui giungerà la nostra
ora; specialmente, che nelle scuole si dovrebbe insegnare la sola vera e
più importante di tutte le scienze, e cioè la scienza della vita
dell'uomo e delle condizioni sociali, le quali richiedono entrambe la
spartizione del lavoro e conseguentemente
la classificazione degli individui in caste e classi.
È
indispensabile che tutti sappiamo che la vera eguaglianza non può
esistere, data la natura diversa delle varie qualità di lavoro; e che
pertanto coloro i quali agiscono a detrimento di tutta una casta
incorrono in una responsabilità ben diversa, davanti alla legge, di
quelli che commettono un delitto nocivo soltanto al loro onore
personale.
La vera scienza delle condizioni sociali, ai segreti della quale non ammettiamo i Gentili, convincerebbe il mondo che il lavoro e gli impieghi si dovrebbero assegnare a caste ben distinte, allo scopo di evitare insofferenze umane derivanti da una educazione non corrispondente al lavoro che gli individui sono chiamati ad eseguire. Se essi studiassero questa scienza, il popolo si sottometterebbe volontariamente ai poteri governativi e alle caste di governo classificate da essi.
Date le condizioni attuali della scienza, che segue una linea tracciata da noi, la plebe, nella sua ignoranza, crede ciecamente nelle parole stampate e nelle illusioni erronee opportunamente ispirate da noi, ed odia tutte le classi che crede più elevate della sua. Ciò perché essa non comprende l'importanza di ogni singola casta. Questo odio diventerà ancora più acuto quando si tratterrà di crisi economiche, perché allora arresterà i mercati e la produzione.
La vera scienza delle condizioni sociali, ai segreti della quale non ammettiamo i Gentili, convincerebbe il mondo che il lavoro e gli impieghi si dovrebbero assegnare a caste ben distinte, allo scopo di evitare insofferenze umane derivanti da una educazione non corrispondente al lavoro che gli individui sono chiamati ad eseguire. Se essi studiassero questa scienza, il popolo si sottometterebbe volontariamente ai poteri governativi e alle caste di governo classificate da essi.
Date le condizioni attuali della scienza, che segue una linea tracciata da noi, la plebe, nella sua ignoranza, crede ciecamente nelle parole stampate e nelle illusioni erronee opportunamente ispirate da noi, ed odia tutte le classi che crede più elevate della sua. Ciò perché essa non comprende l'importanza di ogni singola casta. Questo odio diventerà ancora più acuto quando si tratterrà di crisi economiche, perché allora arresterà i mercati e la produzione.
Determineremo una crisi economica universale con tutti i mezzi clandestini possibili coll'aiuto dell'oro, che è tutto nelle nostre mani. In pari tempo getteremo sul lastrico folle enormi di operai, in tutta l'Europa. Allora queste masse si getteranno con gioia su coloro dei quali, nella loro ignoranza, sono stati gelosi sin dall'infanzia, ne saccheggeranno gli averi e ne verseranno il sangue. A noi non recheranno danno, perché il momento dell'attacco ci sarà ben noto, e prenderemo le misure necessarie per proteggere i nostri interessi.
Siamo riusciti a persuadere i Gentili che il
liberalismo avrebbe dato loro il regno della ragione. Il nostro
dispotismo sarà di questa specie perché avrà il potere di sopprimere le
ribellioni e di sradicare con giusta severità ogni idea liberale dalle
istituzioni.
Quando la plebe si avvide che in nome della libertà le venivano concessi diritti di ogni genere, si immaginò di essere la padrona e tentò di assumere il potere. Naturalmente s'imbatté come un cieco qualsiasi, in ostacoli innumerevoli. Allora, non volendo tornare al regime di prima, depose il suo potere ai nostri piedi.
Ricordatevi della rivoluzione francese, che chiamiamo la Grande Rivoluzione: ebbene, tutti i segreti della sua preparazione organica ci sono ben noti, essendo lavoro delle nostre mani. Da allora in poi abbiamo fatto subire alle nazioni una delusione dopo l'altra, cosicché esse dovranno perfino rinnegarci,
Quando la plebe si avvide che in nome della libertà le venivano concessi diritti di ogni genere, si immaginò di essere la padrona e tentò di assumere il potere. Naturalmente s'imbatté come un cieco qualsiasi, in ostacoli innumerevoli. Allora, non volendo tornare al regime di prima, depose il suo potere ai nostri piedi.
Ricordatevi della rivoluzione francese, che chiamiamo la Grande Rivoluzione: ebbene, tutti i segreti della sua preparazione organica ci sono ben noti, essendo lavoro delle nostre mani. Da allora in poi abbiamo fatto subire alle nazioni una delusione dopo l'altra, cosicché esse dovranno perfino rinnegarci,
in favore del Re Despota, uscito dal sangue di Sionne, che stiamo preparando al mondo.
Nel momento attuale noi come forza internazionale siamo invulnerabili, perché quando siamo assaliti da uno dei governi dei Gentili, altri ci sostengono. Nella loro immensa bassezza, i popoli Cristiani aiutano la nostra indipendenza. Ciò fanno quando si prosternano davanti alla forza; quando sono senza pietà per i deboli; crudeli per le colpe e indulgenti per i delitti; quando si rifiutano di ammettere le contraddizioni della libertà; quando sono pazienti fino al martirio nel sopportare la violenza di una tirannia audace.
Essi tollerano da parte dei loro
attuali dittatori, Presidenti dei Consigli e Ministri, degli abusi per
il più piccolo dei quali avrebbero ucciso cento re. Come si spiega
questo stato di cose? Perché le masse sono tanto illogiche nel farsi un
concetto degli avvenimenti? La ragione è che i despoti persuadono il
popolo, per mezzo dei loro agenti, che l'abuso del potere con evidente
danno allo Stato è compiuto per uno scopo elevato, vale a dire per
ottenere la prosperità della popolazione e per l'amore della fratellanza
internazionale, dell'unione e dell'eguaglianza. Si capisce che questi
agenti non dicono al popolo, che tale unificazione può essere ottenuta
soltanto sotto il nostro dominio; di modo che vediamo la popolazione
condannare gl'innocenti ed assolvere i colpevoli, convinta che potrà
sempre fare ciò che le pare e piace. La plebe, data questa sua
condizione mentale, distrugge tutto ciò che è stabile e crea lo
scompiglio ovunque. La parola "libertà" porta la società a lottare
contro tutte le potenze, persino contro le potenze della Natura e di
Dio. Questo è il motivo per cui, quando noi arriveremo al potere,
dovremo cancellare la parola "libertà" dal dizionario umano, essendo
essa il simbolo della forza bestiale che trasforma le popolazioni in
belve assetate di sangue. Occorre però tener presente che queste belve
si addormentano appena saziate di sangue e che in quel momento è facile
affascinarle e ridurle in ischiavitù. Se non si procura ad esse del
sangue, non si addormenteranno ma lotteranno fra di loro.
PROTOCOLLO IV
Ogni
Repubblica attraversa varie fasi. La prima fase è rappresentata dai
primi giorni di furia cieca, quando le turbe annientano e distruggono a
destra e a sinistra. La seconda è il regno del demagogo che promuove
l'anarchia ed impone il potere assoluto. Questo dispotismo non è
ufficialmente legale ed è, pertanto, irresponsabile; esso è nascosto ed
invisibile, ma nel medesimo tempo si fa sentire. Esso è generalmente
controllato da una organizzazione segreta la quale agisce dietro le
spalle di qualche agente ed è conseguentemente tanto più audace e senza
scrupoli. A questa forza segreta non importerà di mutare gli agenti che
la mascherano. Questi mutamenti aiuteranno persino l'organizzazione, la
quale con questo mezzo si sbarazzerà dei suoi vecchi servitori, ai quali
avrebbe dovuto dare un forte premio, data la durata del loro servizio.
Chi o che cosa può detronizzare una potenza segreta? Ebbene tale è appunto il nostro Governo. La loggia massonica in ogni parte del mondo agisce inconsciamente da maschera al nostro scopo. Ma l'uso che faremo di questa potenza nel nostro piano di azione, come i nostri quartieri generali, restano perpetuamente sconosciuti all'universo.
La
libertà potrebbe non essere danno e sussistere nei governi e nei paesi
senza pregiudicare il benessere del popolo, se fosse basata sulla
religione, sul timore di Dio e sulla fratellanza umana, scevra da quei
concetti di uguaglianza che sono in contraddizione diretta con le leggi
della creazione che hanno ordinato la sottomissione. Retto da una fede
simile, il popolo sarebbe governato dalle parrocchie e vivrebbe
tranquillamente ed umilmente sotto la tutela dei suoi pastori
spirituali, sottomettendosi all'ordinamento da Dio stabilito sulla
terra.
Ed è perciò che dobbiamo cancellare persino il concetto di Dio dalle menti dei Cristiani, rimpiazzandolo con calcoli aritmetici e bisogni materiali. Allo scopo di stornare le menti Cristiane dalla nostra politica è assolutamente necessario di tenerle occupate nell'industria e nel commercio. Così tutte le nazioni lavoreranno incessantemente per il loro proprio vantaggio, ed in questa lotta universale non si accorgeranno del nemico comune.
Ma perché la
libertà sconnetta e rovini completamente la vita sociale dei Gentili,
dobbiamo mettere il commercio sopra una base di speculazione. Il
risultato di ciò sarà che le ricchezze della terra, ricavate per mezzo
della produzione, non rimarranno nelle mani dei Gentili, ma passeranno,
attraverso la speculazione, nelle nostre casseforti. La lotta per la
supremazia e la speculazione continua nel mondo degli affari, produrrà
una società demoralizzata, egoista e senza cuore.
Questa società diventerà completamente indifferente e persino nemica della religione e disgustata dalla politica. La bramosia dell'oro sarà l'unica sua guida.
E
questa società lotterà per l'oro, facendo un vero culto dei piaceri
materiali che esso può procacciarle. Allora le classi inferiori si
uniranno a noi contro i nostri rivali - cioè contro i Gentili
privilegiati - senza neppur fingere di essere animate da un motivo
nobile, e neppure per amore delle ricchezze, ma unicamente per il loro
odio schietto contro le classi più elevate.
PROTOCOLLO V
Che
genere di governo si può dare ad una società nella quale il
subornamento e la corruzione sono penetrate ovunque; dove le ricchezze
si possono ottenere solamente di sorpresa o con mezzi fraudolenti; dove
il dissenso prevale in tutto, e la moralità si mantiene unicamente per
mezzo del castigo e di leggi severe, e non in conseguenza di principi
volontariamente accettati; dove il sentimento patriottico e religioso
affoga nelle convinzioni cosmopolitane? Quale altra forma di governo si
può dare a simili società, fuorché quella despotica che vi descriverò
ora?
Organizzeremo un governo fortemente centralizzato, in modo da acquistare le forze sociali per noi. Per mezzo di nuove leggi regoleremo la vita politica dei nostri sudditi come se fossero tanti pezzi di una macchina. Tali leggi limiteranno gradatamente tutte le franchigie e le libertà accordate dai Gentili. In questo modo il nostro regno si svilupperà in un dispotismo così possente, da essere in grado di schiacciare i Gentili malcontenti o recalcitranti in qualunque ora ed in qualunque luogo.
Ci diranno che il genere di potere assoluto
che suggerisco non si confà col progresso attuale della civiltà, ma vi
dimostrerò, invece, che è proprio vero il contrario. Allorquando i
popoli consideravano i loro sovrani come l'espressione della volontà di
Dio, si sottomettevano tranquillamente al dispotismo dei loro monarchi.
Ma dal giorno in cui infondemmo nelle popolazioni il concetto dei loro
diritti, esse cominciarono a considerare i Re come semplici mortali. Al
cospetto della plebe la Santa unzione cadde dal capo dei monarchi, e
quando ad essa togliemmo anche la religione, il potere fu gettato sulla
via come pubblica proprietà e venne afferrato da noi. Oltre a ciò, fra
le nostre doti amministrative contiamo quella di saper governare le
masse e gl'individui per mezzo di fraseologie astute, di teorie
confezionate furbamente, di regole di vita e di ogni altro mezzo
d'inganno allettante.
Tutte queste teorie, che i Gentili non comprendono affatto, sono basate sull'analisi e sull'osservazione unite ad una così sapiente argomentazione, che non trova l'uguale fra i nostri rivali, così come essi non possono competere con noi nella costruzione di piani di solidarietà e di azione politica. L'unica società da noi conosciuta che sarebbe capace di farci concorrenza in queste arti potrebbe essere quella dei Gesuiti. Ma siamo riusciti a screditare i Gesuiti agli occhi della plebe stupida per la ragione che questa società è un'organizzazione palese, mentre noi ci teniamo dietro le quinte, mantenendo il segreto della nostra. Al mondo, in fin dei conti, importerà poco se diventerà suo padrone il capo della Chiesa Cattolica, oppure un tiranno del sangue di Sionne. Ma per noi "popolo prediletto" la questione non è indifferente.
Tutte queste teorie, che i Gentili non comprendono affatto, sono basate sull'analisi e sull'osservazione unite ad una così sapiente argomentazione, che non trova l'uguale fra i nostri rivali, così come essi non possono competere con noi nella costruzione di piani di solidarietà e di azione politica. L'unica società da noi conosciuta che sarebbe capace di farci concorrenza in queste arti potrebbe essere quella dei Gesuiti. Ma siamo riusciti a screditare i Gesuiti agli occhi della plebe stupida per la ragione che questa società è un'organizzazione palese, mentre noi ci teniamo dietro le quinte, mantenendo il segreto della nostra. Al mondo, in fin dei conti, importerà poco se diventerà suo padrone il capo della Chiesa Cattolica, oppure un tiranno del sangue di Sionne. Ma per noi "popolo prediletto" la questione non è indifferente.
Per un certo periodo i Gentili potrebbero forse esser capaci di tenerci testa. Ma a questo riguardo non abbiamo da temere perché siamo salvaguardati dall'odio profondamente radicato che nutrono gli uni verso gli altri e che non si può estirpare. Abbiamo messo in contrasto gli uni con gli altri tutti gli interessi personali e nazionali dei Gentili, fomentandone tutti i pregiudizi religiosi e nazionali per quasi venti secoli.
A tutto questo
lavorìo si deve il fatto, che nessun governo troverebbe appoggio nei
suoi vicini, se si appellasse ad essi per opporsi a noi, perché ognuno
di essi sarebbe convinto che un'azione contro di noi potrebbe essere
disastrosa per la sua esistenza individuale.
Noi siamo troppo potenti; il mondo intero deve fare i conti con noi.
I Governi non possono fare il più piccolo trattato senza il nostro intervento segreto.
"Per me reges regunt" - i sovrani regnano per mezzo mio -.
Leggiamo nella Legge dei Profeti, che siamo prescelti da Dio per governare il mondo.
Dio ci ha dato l'ingegno e la capacità di compiere questo
lavoro. Se vi fosse un genio nel campo nemico, egli potrebbe forse
ancora combatterci, ma un nuovo venuto non potrebbe competere con dei
vecchi lottatori come noi, e il conflitto fra lui e noi assumerebbe un
carattere tale, che il mondo non ne avrebbe ancora visto l'eguale.
Oramai è troppo tardi per il loro Genio. Tutte le ruote del meccanismo
statale sono messe in moto da una forza che è nelle nostre mani: l'oro!
La scienza dell'economia politica studiata dai nostri grandi sapienti ha già dimostrato che la forza del capitale supera il prestigio della Corona.
Il capitale per avere il campo libero, deve ottenere l'assoluto monopolio dell'industria e del commercio. Questo scopo viene già raggiunto da una mano invisibile in tutte le parti del mondo. Questo privilegio farà sì che tutta la forza politica sarà nelle mani dei commercianti, i quali col profitto abusivo opprimeranno la popolazione.
Oggi giorno conviene disarmare i popoli piuttosto che condurli alla guerra. È più importante sapersi servire per la nostra causa delle passioni ardenti che spegnerle. Incoraggiare le idee altrui e farne uso pel piano nostro piuttosto che disperderle. Il problema principale per il nostro governo è questo: come indebolire il cervello pubblico mediante la critica; come fargli perdere la facoltà di ragionare che è fomite d'opposizione; come distrarre la mentalità del pubblico per mezzo di fraseologie insensate.
In tutti i tempi le nazioni, al pari degli individui, hanno preso le parole per fatti, perché si contentano di quello che odono e ben di rado si curano di verificare se le promesse siano state adempiute, o pur no. Conseguentemente noi, soltanto per darla ad intendere, organizzeremo delle istituzioni i cui membri dimostreranno e loderanno, con eloquenti discorsi, le loro contribuzioni al "progresso".
Prenderemo un atteggiamento liberale per tutti i partiti e per tutte le tendenze e lo comunicheremo a tutti i nostri oratori, i quali saranno talmente loquaci, da stancare il pubblico, il quale sarà stufo e ristucco di qualunque genere d'eloquenza e ne avrà abbastanza.
Per impadronirci della pubblica opinione dovremo anzitutto confonderla al massimo grado mediante la espressione da tutte le parti delle opinioni più contraddittorie, affinché i Gentili si smarriscano nel labirinto delle medesime. Ed allora essi comprenderanno, che la miglior via da seguire è quella di non avere opinioni in fatto di politica; la politica non essendo cosa da essere intesa dal pubblico, ma riservata soltanto ai dirigenti gli affari. E questo è il primo segreto.
Il secondo segreto, necessario al successo completo del nostro governo, consiste nel moltiplicare ad un punto tale gli errori, i vizi, le passioni e le leggi convenzionali del paese, che nessuno possa vederci chiaro in simile caos. Quindi gli uomini cesseranno di comprendersi a vicenda. Questa politica ci aiuterà pure a seminare la zizzania in tutti i partiti; a dissolvere tutte le forze collettive, a scoraggiare ogni iniziativa individuale, la quale potrebbe in qualche modo intralciare i nostri progetti.
La scienza dell'economia politica studiata dai nostri grandi sapienti ha già dimostrato che la forza del capitale supera il prestigio della Corona.
Il capitale per avere il campo libero, deve ottenere l'assoluto monopolio dell'industria e del commercio. Questo scopo viene già raggiunto da una mano invisibile in tutte le parti del mondo. Questo privilegio farà sì che tutta la forza politica sarà nelle mani dei commercianti, i quali col profitto abusivo opprimeranno la popolazione.
Oggi giorno conviene disarmare i popoli piuttosto che condurli alla guerra. È più importante sapersi servire per la nostra causa delle passioni ardenti che spegnerle. Incoraggiare le idee altrui e farne uso pel piano nostro piuttosto che disperderle. Il problema principale per il nostro governo è questo: come indebolire il cervello pubblico mediante la critica; come fargli perdere la facoltà di ragionare che è fomite d'opposizione; come distrarre la mentalità del pubblico per mezzo di fraseologie insensate.
In tutti i tempi le nazioni, al pari degli individui, hanno preso le parole per fatti, perché si contentano di quello che odono e ben di rado si curano di verificare se le promesse siano state adempiute, o pur no. Conseguentemente noi, soltanto per darla ad intendere, organizzeremo delle istituzioni i cui membri dimostreranno e loderanno, con eloquenti discorsi, le loro contribuzioni al "progresso".
Prenderemo un atteggiamento liberale per tutti i partiti e per tutte le tendenze e lo comunicheremo a tutti i nostri oratori, i quali saranno talmente loquaci, da stancare il pubblico, il quale sarà stufo e ristucco di qualunque genere d'eloquenza e ne avrà abbastanza.
Per impadronirci della pubblica opinione dovremo anzitutto confonderla al massimo grado mediante la espressione da tutte le parti delle opinioni più contraddittorie, affinché i Gentili si smarriscano nel labirinto delle medesime. Ed allora essi comprenderanno, che la miglior via da seguire è quella di non avere opinioni in fatto di politica; la politica non essendo cosa da essere intesa dal pubblico, ma riservata soltanto ai dirigenti gli affari. E questo è il primo segreto.
Il secondo segreto, necessario al successo completo del nostro governo, consiste nel moltiplicare ad un punto tale gli errori, i vizi, le passioni e le leggi convenzionali del paese, che nessuno possa vederci chiaro in simile caos. Quindi gli uomini cesseranno di comprendersi a vicenda. Questa politica ci aiuterà pure a seminare la zizzania in tutti i partiti; a dissolvere tutte le forze collettive, a scoraggiare ogni iniziativa individuale, la quale potrebbe in qualche modo intralciare i nostri progetti.
Non vi è nulla di più dannoso dell'iniziativa individuale: se è assecondata dall'intelligenza essa ci può recare maggior danno dei milioni di esseri che abbiamo aizzato a dilaniarsi vicendevolmente.
Dobbiamo dare all'educazione di tutta
la società cristiana un indirizzo tale, che le cadano le braccia per
disperazione in tutti i casi nei quali un'impresa domandi
dell'iniziativa individuale. La tensione prodotta dalla propria libertà
d'azione, perde di forza quando incontra la libertà d'azione altrui. Ne
conseguono le scosse morali, le disillusioni ed i fallimenti.
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